
Pro e contro dell'adozione a distanza
Bambino cerca sponsor
Il sostegno a bambini e famiglie che si è destinati a non conoscere è un gesto
di grande altruismo che regala una sola gratificazione: sapere che si sta aiutando
qualcuno.
di Tiziana Montaldo
"Aiutare un bambino fa grande un adulto". È lo slogan di don Arturo Lorini e
del suo Progetto Etiopia, una delle numerose associazioni che si occupano di adozioni a
distanza o meglio, come le chiamano gli addetti ai lavori, di
"sponsorizzazioni". Non si tratta di adozioni nel senso stretto del termine
giuridico, non viene firmato nessun tipo di contratto, né è previsto alcun iter
burocratico. Si tratta semplicemente di un sostegno a distanza di un bambino, e spesso
anche della sua famiglia, per almeno un anno. Racconta Maria Grazia Perego, 27 anni,
neolaureata: "Quando don Lorini è tornato dalle missioni Don Bosco in Etiopia mi ha
raccontato di bambini che percorrevano più di sette chilometri per portare a casa una
patata. Lui, per Natale, non aveva nemmeno quello da offrirgli. Mi sono sentita stringere
il cuore. Io verso la mia quota, tutti gli anni dal '90. La "mia" bimba si
chiama Sejamut Selay, ho la sua foto appesa nella mia camera". I contributi vengono
gestiti dalle organizzazioni del posto. Gli scopi sono il sostentamento, l'istruzione,
l'assistenza sanitaria, gli indumenti e la creazione o il mantenimento delle strutture
ospitanti. In alcuni paesi l'assistenza medica può essere molto costosa, per esempio in
Costa d'Avorio, dove i ricoverati si dovrebbero pagare persino il filo da sutura, e dove
la D.u.ma di Francesca e Monica Cantino, con la Società Missioni Africane, si preoccupa
anche di curare i malati. I costi delle sponsorizzazioni variano molto: dalle 30.000 alle
100.000 mensili, anche se il prezzo medio si aggira intorno alle 400.000 annue. Le
modalità di pagamento vanno dal bonifico al bollettino postale, ma in alcuni casi è
possibile pagare in una o due rate. Ci sono poi altri fattori che incidono sui costi, come
le condizioni di vita del paese scelto e il tipo di studi del bambino adottato. I paesi
interessati da questo tipo di adozione sono in genere il Sud Africa, il Centro e il Sud
America, l'Asia , ma anche il vicinissimo Est europeo, con la Romania in testa.
Conoscenza epistolare
Per quanto riguarda i contatti sono previste modalità diverse. In passato molte
famiglie inviavano doni o vestiti di un certo valore ai loro adottati, ricreando le stesse
condizioni di diseguaglianza economica all'interno delle comunità ospitanti. Oppure
capitava che la famiglia effettiva del bambino chiedesse ulteriore denaro ai
"padrini", gli adottanti. È per ovviare a questi problemi che ultimamente i
collegamenti sono stati canalizzati dalla maggior parte delle organizzazioni. Spiega
ancora Maria Grazia Perego: "Ricevo notizie della bambina dai salesiani, e anche se
non ci conosciamo ci unisce un certo filo virtuale. I bambini sanno che c'è una famiglia
lontana che li aiuta a studiare, a vivere nel loro paese. Questo per me è più che
sufficiente". "Riceviamo notizie sulla nostra bambina dalla D.u.ma",
racconta invece Giovanna Greco, insegnante e madre di tre bambini, che ha adottato Monica,
in Costa d'Avorio. "La comunicazione sarebbe difficile perché i veri genitori
parlano solo francese e la bambina è musulmana, inoltre gli abitanti di San Pedro sono
molto reticenti a scrivere. In passato qualche famiglia è rimasta delusa. Ma io credo che
questo "sostegno" non richieda necessariamente una gratificazione. È solo
un'opera di ridistribuzione di beni nei confronti del Sud del mondo, un piccolo gesto che
serve a smuovere le coscienze dal basso, ben poca cosa se pensiamo che i musulmani versano
la decima per i poveri".
Luciana Fassio, madre di due adolescenti di 15 e 17 anni, ha adottato un kurdo e una
tibetana. "Ci scriviamo due, tre volte l'anno. Lui parla solo kurdo e arabo e la
comunicazione è difficile, lei invece parla inglese, la materia che io insegno.
Nell'ultima lettera mi ha raccontato che ha superato l'esame di quarta elementare e che
adora studiare, che ama i libri tristi e vive in un campo profughi in India con la nonna.
Per me, questo rapporto è un arricchimento, diverso dal solito dare e ricevere". La
durata della sponsorizzazione varia a seconda delle associazioni: alcune, come la D.u.ma,
aiutano bambini fino ai 14 anni, altre, per esempio "Insieme senza confini," si
occupano di giovani dai 13 ai 22 anni. Dice Maria Grazia Perego: "La solidarietà che
si è registrata in questi anni verso il progetto di don Lorini è incredibile. In breve
tempo tutta la mia famiglia e molte persone del mio condominio avevano adottato un
bambino. È stata la classica catena di Sant'Antonio". "La speranza che nutro
per il futuro", spiega ancora Giovanna Greco "è che i miei figli, che oggi
hanno nove, sette e sei anni, un domani vogliano dare la possibilità ad altri bambini di
vivere anche grazie loro."
