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Biotecnologie in agricoltura. Gravi rischi per contadini e consumatori

La natura? Proprietà privata

Una pianta modificata geneticamente diventa di proprietà della ditta che l'ha brevettata? Il dibattito è aperto, ma prima che si stabiliscano norme chiare le applicazioni vanno avanti. Come ad esempio la diffusione del seme Terminator, che si "suicida" dopo ogni raccolto e deve essere ricomprato. Un modo per espropriare i paesi poveri delle proprie risorse naturali

di Antonio Onorati
(Centro Internazionale Crocevia)

Finalmente dopo tentennamenti e qualche tentativo di rinuncia il Governo italiano ha deciso di appoggiare il ricorso alla Corte di Giustizia europea, avviato dal Governo Olandese, contro la direttiva che istituisce in Europa il diritto di brevetto industriale per le "invenzioni biologiche". Una direttiva che, di fatto, permetteva di rendere "proprietà privata" gli organismi naturali modificati geneticamente.

Africa contro

La battaglia contro la brevettazione del "vivente" continua, dunque. Ma non bisogna pensare che questa sia solo una preoccupazione di ben pasciuti ricchi signori del Nord sviluppato. Infatti così si esprimevano i rappresentanti degli Stati Africani membri della OUA (l'Organizzazione per l'Unità Africana), il 23 marzo '98: "Il gruppo di esperti ritiene che la privatizzazione di forme viventi attraverso un qualsiasi regime dei diritti sulla proprietà intellettuale viola il diritto elementare alla vita ed è contrario al senso africano di rispetto per la vita."
Che non si tratti di preoccupazioni eccessive o di una semplice schermaglia di principi è provato dalle questioni sollevate dall'uso delle tecnologie genetiche in agricoltura. Modificare geneticamente una pianta ed i suoi semi e proteggere questa pretesa invenzione con un diritto di brevetto significa stabilire un rigido controllo sulla produzione e circolazione degli alimenti attraverso il pianeta.
Paesi poveri, contadini e popolazioni segnate da forte insicurezza alimentare saranno ulteriormente esposte ad un lungo periodo di dipendenza e ricatti. I Paesi avranno sempre meno strumenti per ideare ed applicare misure di politica nazionale ed internazionali capaci di garantire la propria sovranità alimentare.

Il seme suicida

Ad esempio un brevetto ancora in discussione - almeno in Europa - deve destare una forte preoccupazione e iniziative urgenti per fermarlo. È il cosiddetto "seme suicida", una semente ingegnerizzata con una tecnica Terminator che è sterile a partire dalla seconda semina. Insomma quando dopo il primo raccolto lo vuoi ripiantare questo seme si suicida.
I difensori della "Terminator technology", sviluppata dal Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti insieme al Delta and Pine Land Seed Company, dichiarano che essa non sarà solo un incentivo per gli investimenti sulla creazione varietale ma sarà anche un dono alla produzione alimentare nel Sud.
"...È terribilmente pericoloso - dice invece Hope Shand di Rafi (Usa) - metà dei coltivatori nel mondo sono poveri e non possono permettersi di acquistare i semi ad ogni stagione, gli stessi coltivatori poveri producono dal 15 al 20% di alimenti nel mondo e cibano direttamente almeno 1.4 miliardi di persone - 100 milioni in America Latina, 300 milioni in Africa e un miliardo in Asia. Questi coltivatori dipendono dalla conservazione dei semi e dalla loro capacità di piantare e adattare altre varietà per un uso produttivo sulle loro, spesso marginali, terre."
Camilla Montecinos, un'agronoma della Ong cilena Cet, esprime un'altra preoccupazione "Abbiamo parlato con diversi genetisti che hanno studiato il brevetto e loro ci dicono che esiste la possibilità che il polline delle piantagioni portanti il tratto Terminator possano infestare i campi dei coltivatori che hanno rifiutato o che non possono permettersi la tecnologia. Le loro piantagioni non subiranno alcun effetto immediato ma quando, la stagione successiva, andranno a seminare i loro semi potranno scoprire - troppo tardi - che una parte dei semi è sterile. Questo può portare a un'alta perdita dei raccolti. Se la tecnologia è trasmessa attraverso geni recessivi, noi possiamo assistere a diversi anni di raccolto irregolare e a un generale, drammatico, declino della sicurezza alimentare per le comunità contadine più povere."

Sperimentazioni incomplete

E che non si pensi che le imprese, prima di immettere sul mercato sementi transgeniche o prodotti modificati geneticamente per gli allevamenti abbiano esplorato tutte le possibili ricadute o i rischi delle applicazioni.
Tra gli impatti non considerati nelle valutazioni sull'emissione deliberata di organismi modificati c'è proprio l'impatto sui sistemi agrari. L'assunto che la creazione varietale ottenuta attraverso tecnologie genetiche sia solo un altro metodo per ottenere nuove varietà di piante, non dissimile da quelli che non utilizzano l'ingegneria genetica di cui può essere considerato un'estensione, è un assunto discutibile. Meccanismi e potenzialità, al contrario, sono profondamente diversi.
I rischi per sistemi complessi e fragili come quelli agrari, già in gran parte modificati radicalmente dall'imposizione di regole produttive di tipo industriale, vanno misurati con modalità specifiche, puntuali e adeguate alla diversità degli stessi sistemi.
Per questo molte battaglie sono state avviate da alcune Ong tra cui Crocevia, Vas e Greenpeace sui rischi che corrono i sistemi di produzione alimentare.
Ad esempio dobbiamo constatare che ad esempio l'rBGH, l'ormone della crescita bovina, non era mai stato opportunamente testato prima che l'amministrazione americana lo ammettesse sul mercato. Un test-tipo per un nuovo medicinale anti-cancro richiede due anni di sperimentazione su alcune centinaia di cavie prima di poter essere utilizzato sull'uomo. Ma l'rBGH è stato testato per soli 90 giorni su 30 cavie...
Dunque se neanche i più normali test vengono svolti, immaginarsi poi che si conducono valutazioni dei rischi sulle agricolture dei paesi poveri è - per il momento - una pia illusione. Un ottimo motivo quindi per chiedere una moratoria e fermare una tecnologia che ancora ci deve spiegare quali risposte positive porta ai problemi della sicurezza alimentare.

Un'inchiesta di Altroconsumo

Soia transgenica negli alimenti per bambini

Le manipolazioni genetiche sono arrivate nei nostri piatti. Questo purtroppo lo sapevamo già (vedi Volontari per lo Sviluppo sett '97), ma oggi una ampia e documentata inchiesta della rivista Altroconsumo ci indica anche in quali prodotti si trovano (naturalmente senza essere indicati in etichetta). E sorpresa! Su un campione di 50 prodotti esaminati quattro risultano inequivocabilmente contenere organismi geneticamente modificati: tre di questi (la lecitina di soia Valsoia e le bistecche di soia Ki e Il fior di loto) sono di aziende che di solito vendono prodotti biologici e si rivolgono quindi a consumatori particolarmente interessati a cibi sani e "naturali" e l'ultimo (crema di legumi) è addirittura della Milupa, azienda specializzata in cibo per bambini.

La ricerca riguarda in particolare due specifici organismi mutati: il mais "Maximer" della Novartis (multinazionale svedese), manipolato per resistere a un particolare insetto e diserbante e la soia "Round Up" di Monsanto (multinazionale statunitense), modificato per resistere a un diserbante, entrambi in commercio in Europa prima della definizione di una normativa europea ad hoc. Dal 3 settembre scorso comunque è entrato in vigore il regolamento sulle etichettature, per cui per tutti i prodotti successivi a quella data dovrà essere indicato se contengono organismi mutati. Ma purtroppo, specifica Altroconsumo, non è possibile rintracciare questi organismi, né è obbligatorio indicarli in etichetta, nei prodotti in cui il DNA non è più presente o è degradato, cioè quando subisce un trattamento termico o di raffinazione. E proprio questa è probabilmente la direzione che prenderanno molte aziende.

Consumatori e genetica

Ma è vero che non ci sono rischi?

Il recente caso della "patata Gna" scoppiato in Gran Bretagna sembra dire di no. Nella patata Gna è stato inserito un gene capace di produrre una proteina naturalmente estratta dal Bucaneve, nota come lecitina Gna, che ha poteri insetticidi. Il microbiologo Arpad Pusztai, ricercatore senior, presso il Rowett Research Institute di Aberdeen, in Scozia ha riscontrato una grave depressione nel sistema immunitario di topi alimentati on patata Gna e un'allarmante atrofia del fegato, sviluppata in appena dieci giorni. Lanciato l'allarme Pusztai è stato "costretto a ritirarsi in pensione"e la ricerca è stata interrotta e i suoi risultati (ancora preliminari) mai stati pubblicati. Il caso è diventato pubblico quando un gruppo di ricercatori di 13 paesi ha firmato un memorandum in difesa di Pusztai, da allora ha tenuto per diversi giorni tutte le prime pagine dei giornali inglesi, (e provocato anche una presa di posizione contro le modificazioni genetiche da parte del principe Carlo). Va ricordato che l'esperimento di Pusztai non è mai stato compiuto con altri organismi transgenici, neppure quelli già sul mercato.

Volontari per lo sviluppo - Marzo 1999
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