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Diritti dell'uomo

Un Tribunale per l'umanità

Istituire un Tribunale internazionale "super partes" per giudicare i colpevoli di genocidio, sterminio, sparizioni, tortura, fino ai crimini ambientali. Ecco il compito storico delle delegazioni di 120 paesi riunitesi a Roma per quattro settimane a partire dal 15 giugno. Ma Amnesty lnternational e le Ong hanno molti timori...

di Chiara Adamo

Un compito storico, quello che attende la Conferenza diplomatica riunita dal 15 giugno presso la sede della Fao a Roma. Per quattro settimane le delegazioni di 120 paesi negoziano l'istituzione di un Tribunale Penale Internazionale Permanente per i crimini contro l'umanità. Più di 50 anni sono passati dallo storico processo di Norimberga, che segnò profondamente le coscienze di tutto il mondo, chiamando gli hitleriani a rispondere delle atrocità commesse durante la seconda guerra mondiale. Da allora il diritto internazionale ha fatto molta strada, fino ad individuare delle vere e proprie categorie di crimini che per la loro particolare efferatezza prescindono dall'interesse nazionale e toccano tutta l'umanità. Sono crimini quali il genocidio, lo sterminio, le sparizioni, la tortura, lo stupro, la prostituzione forzata, sino ad arrivare ai crimini ambientali. Come dimenticare il genocidio ruandese, la pulizia etnica della guerra di Bosnia o anche le migliaia di desaparecidos argentini? Eppure sino ad oggi è mancato uno strumento permanente, autonomo, che potesse garantire sufficiente equità ed efficacia per perseguire i responsabili.
Riconoscendo i limiti di Norimberga, dove furono i vincitori a giudicare i vinti, al riparo da ogni accusa, ma anche dei Tribunali ad hoc dell'Aja e di Arusha, limitati rispettivamente alla ex-Yugoslavia e al Rwanda, l'Assemblea delle Nazioni Unite ha finalmente accolto la richiesta pressante di molte organizzazioni per i diritti umani (e anche sotto l'impulso del governo italiano), ed ha demandato ad un Comitato preparatorio la stesura di una bozza di Trattato, presentata a Roma in questi giorni.
Ma come funzionerà il "super Tribunale"? Sarà una Corte di giustizia mondiale istituita con Trattato - quindi dotata di poteri vincolanti per tutti gli Stati firmatari - in grado di processare individui personalmente responsabili di aver pianificato, ordinato o commesso gravi crimini internazionali intervenendo laddove gli Stati siano incapaci o non vogliano portare gli autori delle atrocità di fronte alla giustizia. La novità sta quindi nell'eventuale azione deterrente del Tribunale e nel suo porsi "super partes" nel momento in cui la giurisdizione nazionale potrebbe essere condizionata dalla logica dei vincitori o dalla volontà di gettare un colpo di spugna sulle atrocità commesse.
"Nessun governo si è detto apertamente contrario al Trattato - sostiene Scaglione, Presidente italiano di Amnesty International - ma alcuni cercano di ridurne la portata. Ad esempio, si vorrebbe condizionare l'azione del Tribunale all'approvazione dei governi o del Consiglio di Sicurezza dell'ONU; richiesta non accettabile, in quanto non è tollerabile che l'attività dei magistrati sia in qualche modo subordinata al potere politico." Per questo duecento organizzazioni si sono coalizzate allo scopo di controllare l'andamento dei lavori della Conferenza e di fare pressione anche al termine dei negoziati, affinché il Trattato venga ratificato dal maggior numero di Stati possibile. Cosa succederebbe se solo una cinquantina di Stati ratificassero il Trattato, magari quelli meno a rischio di violazioni? Il mondo avrebbe perso una grande occasione. "Ma allo stesso modo è da evitare il rischio di esautorare i poteri del Tribunale, magari limitando la facoltà investigativa del Procuratore, per assicurare un numero superiore di adesioni." Queste sono alcune delle preoccupazioni di Amnesty che è stata invitata, insieme ad altre, ad assistere ai lavori della Conferenza e per questo ha organizzato un sistema di comunicazione quotidiana con l'opinione pubblica, tramite Internet (http://www.amnesty.it/eventi/icc/index.hlm). Per il 4 luglio poi è previsto un tappeto umano per le vie di Roma, fatto di migliaia di persone sdraiate per terra, a ricordo di tutte le vittime di persecuzioni ed abusi.

Volontari per lo sviluppo - Giugno 1998
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