di Fabrizio Cellai
"Evitano di guardarsi l'un con l'altro, quasi si vergognassero di riconoscersi.
Ognuno si muove in due metri cubi di vuoto spinto, [...] destinato a guardare tutto come
da dietro un vetro. Ognuno è tra i muri della sua privacy che si è portato dietro da
casa", così scriveva qualche anno fa Gianni Celati, scrittore, a proposito dei
turisti europei in visita nei Paesi in via di sviluppo.
E questa sensazione, questo senso di colpa, è ormai condiviso da tanti viaggiatori
stanchi della vacanza "tutto compreso" dove il balletto delle tribù amazzoniche
diventa un patetico cliché ad uso dei turisti asserragliati nel loro "Club
Med", uguali in qualunque parte del pianeta.
Così nasce, per differenziarsi, il "Turismo responsabile" che propone
attraverso il viaggio un incontro reale con le popolazioni visitate. E turismo
responsabile significa innanzitutto spirito d'adattamento. C'è il detto che quando si
prende un autobus in America latina sai quando parti, ma non quando arrivi. E può
succedere anche, come in Perù alla stazione di Machu Pichu, di dover prendere il treno al
volo pigiati tra centinaia di persone, polli, capre e fagotti. Insomma si viaggia zaino in
spalle privilegiando i mezzi di trasporto locali: le piroghe sul fiume Niger per
raggiungere la mitica Timbuctu; i taxi brousse nella savana dove per tetto si ha il cielo
stellato; gli autobus sgangherati, ma fedeli, che si arrampicano fino ai 4 mila metri del
lago Titicaca.
Spirito di adattamento anche nel mangiare e nel dormire. Si privilegiano sistemazioni
economiche gestite da albergatori del posto o si utilizzano abitazioni private contattate
dalle guide che accompagnano i gruppi. Spesso i pasti diventano un modo per socializzare
con gli avventori locali. Altro che ristoranti dalle tovaglie bianche, riso e fagioli neri
in Messico oppure cous cous in Africa seduti per terra.
Secondo la nuova ottica del turismo alternativo ogni viaggio dovrebbe diventare
"un'immersione" nella cultura che si incontra e un'opportunità di arricchimento
reciproco tra popoli diversi. E spesso questo interscambio culturale avviene anche grazie
alla visita di un progetto di cooperazione internazionale realizzato dalla associazione
che ha organizzato il viaggio.
Il Cisv di Torino, ad esempio, in collaborazione con l'associazione Tam Tam, propone
itinerari in Africa occidentale che fanno tappa nei progetti di Niafunké, in Mali, e di
Louga, in Senegal. Questi brevi soggiorni permettono di toccar con mano la lotta dei
contadini contro l'avanzata del deserto nel Sahel o di capire gli sforzi che le donne dei
villaggi senegalesi compiono per alfabetizzarsi e per gestire alcuni mulini costruiti
grazie all'appoggio dell'Ong.
Altre proposte sono rivolte poi a categorie specifiche di persone. Su questa linea si pone
ad esempio l'Aspem di Cantù che propone a studenti e giovani uno stage di due mesi a Lima
a fianco dei volontari che lavorano nei quartieri più poveri della periferia della
capitale peruviana. Lo Svi di Brescia invece organizza viaggi in Venezuela su misura per
insegnanti già sensibili alle tematiche dell'educazione alla mondialità, dove sono
previsti incontri e scambi con docenti ed educatori di Ciudad Guayana, oltre a
un'immersione nella natura ancora incontaminata del paese sudamericano.
Viaggiare consapevolmente significa anche rispettare la natura e i suoi equilibri.
Lavorare per un mese nei parchi del Costa Rica oppure a fianco delle tartarughe del
Messico o dei delfini al largo di Lampedusa. Un'idea per dare un significato più profondo
alle vacanze. Le proposte non mancano grazie al Cts, Centro turistico studentesco e
giovanile, che offre un'ampia gamma di viaggi in tutto il mondo e in tutte le stagioni
dell'anno.
E per chi è un vero appassionato vi sono anche i campi di studio e ricerca naturalistica;
guidati da un responsabile scientifico prevedono la catalogazione ad esempio dei branchi
di delfini a Lampedusa o lo studio dei fondali marini in Indonesia tramite immersione.
Sono richieste qualifiche specifiche e la partecipazione a preventivi corsi di formazione.
Per chi invece è disposto a rinunciare alle vacanze i campi di lavoro sono un buona
occasione per "dare una mano" ed entrare in contatto con culture diverse.
I campi, di un mese o anche più di lavoro volontario nelle diverse parti del mondo, si
svolgono generalmente in estate e non richiedono particolari requisiti per parteciparvi,
se non disponibilità e buona volontà. Le aree di intervento sono molteplici, anche se il
lavoro manuale la fa da padrone: si va dall'assistenza ai bambini alla partecipazione ad
attività agricole ed edili, incluso il recupero e la manutenzione dei beni ambientali e
architettonici.
Ad esempio l'associazione Italia-Cuba propone un mese di lavoro nelle piantagioni cubane a
fianco dei contadini: sveglia tutte le mattine alle 6 nell'accampamento, colazione
spartana e poi giù nei campi di canna da zucchero o di caffè; 7 ore di lavoro con pausa
pranzo tutti i giorni della settimana. Sabato e domenica gite, escursioni e incontri con
rappresentanti della società civile.
Generalmente i campi di lavoro si trovano nei paesi in via di sviluppo, ma ci si può
cimentare anche in Italia o in Europa. L'associazione italiana soci costruttori (Ibo), ad
esempio, ogni anno dà lavoro a circa 2.500 giovani in giro per l'Europa. Tre settimane in
cui si aiutano associazioni, comunità, famiglie che svolgono attività sociale di
accoglienza o di recupero tossicodipendenti, barboni, immigrati. In che modo?
Ristrutturando o costruendo abitazioni per chi non ha un tetto sotto cui ripararsi.
Mani Tese di Milano invece si rivolge ai giovani e propone campi in Italia durante i quali
si va a svuotare cantine, soffitte e solai e gli oggetti raccolti vengono prima puliti e
poi venduti nei mercatini dell'usato di Mani Tese. Per partecipare bastano guanti e sacco
a pelo. I proventi servono a finanziare progetti di sviluppo in Africa.
Esiste poi la possibilità di partecipare a esperienze di formazione al volontariato in
Italia che hanno lo scopo di approfondire dei temi specifici oppure fornire ai
partecipanti una visione d'insieme sul mondo della solidarietà internazionale. Ne è un
esempio la settimana di formazione al volontariato internazionale organizzata dal Cisv
presso la Comunità di Albiano d'Ivrea nei mesi di luglio e settembre: sette giorni
intensi per imparare come si costruisce un progetto di sviluppo, chi sono i volontari,
come rapportarsi alle culture diverse, che cos'è il malsviluppo mondiale. Il tutto
attraverso lavori di gruppo, proiezioni di filmati e contributi di esperti.
Anche il Vides di Roma organizza numerose settimane di formazione estive sul volontariato,
l'educazione interculturale e l'educazione di strada.
E se poi i viaggi, i campi lavoro e i corsi di formazione non fanno ancora al caso vostro
non resta che partecipare allo stage di danza, percussioni e canti tradizionali
organizzato vicino a Dakar da Djibril N'Diaje Rose, senegalese d'Italia che nel mese di
agosto vi porterà in un villaggio di pescatori per insegnarvi tutti i segreti della
musica africana. Anche questa è solidarietà internazionale.
Volontari per lo sviluppo -
Giugno 1998
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