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Requisiti e qualifiche richieste dalle Ong a chi vuol partire

Volontari "senza frontiere": ecco chi sono

Medici, agronomi, veterinari. ingegneri, educatori sono i più ricercati, ma la laurea non basta. Ci vogliono una motivazione forte, la conoscenza delle lingue e un curriculum fitto di viaggi ed esperienze lavorative. Insomma sono davvero molte (forse troppe) le competenze richieste oggi a chi vuole lavorare nel terzo mondo. Ma non bisogna scoraggiarsi, l'importante è cominciare, ad esempio con un campo di lavoro estivo.

di Silvia Pochettino

Partire è un po' morire, si diceva una volta. Ma oggi il detto sembra capovolto. Non solo le agenzie di viaggio in questi anni hanno conosciuto un'espansione straordinaria, ma anche le Ong, cioè le oltre 120 organizzazioni di volontariato internazionale in Italia, sono assediate dai curriculum degli aspiranti partenti. "Ne riceviamo almeno due o tre al giorno - sostiene la responsabile della selezione volontari dell'Lvia di Cuneo - ma in un anno non riusciamo ad inviare più di 20 - 30 persone". "Spesso offerta e domanda non si incontrano - spiega Stefano Lentati di Cooperazione Internazionale di Milano - e così nonostante i 2000 curriculum in banca dati ci troviamo a cercare volontari per mesi".
Ma come mai sempre più persone si candidano per partire in un Paese.in via di sviluppo e quali sono i requisiti richiesti dalle organizzazioni che li inviano? Per saperne di più abbiamo interpellato gli operatori del settore un po' in tutta Italia.

Non solo lavoro

"Sicuramente la crisi del mercato del lavoro nel nostro Paese è un elemento determinante per capire il forte aumento delle candidature" osserva Luca Riondini del Cefa di Bologna. Ma non si tratta solo di cercar lavoro, c'è anche una conoscenza e una sensibilità più diffusa rispetto ai problemi dei paesi poveri mentre gli attuali mezzi di comunicazione sempre più pratici e veloci rendono la scelta del volontariato internazionale più abbordabile per tutti. Sono finiti i tempi in cui il volontario partiva, senza stipendio, armato principalmente di buona volontà, con la prospettiva di tagliare per anni i suoi rapporti con l'Europa. Telefono, fax e, oggi più che mai, e-mail e Internet permettono scambi quasi quotidiani tra i partenti anche nelle zone più sperdute del terzo mondo, le famiglie in Italia e le associazioni di appartenenza. Ma se l'alone di eroismo che circondava i volontari di un tempo ha perso lo smalto, le difficoltà non sono diminuite. Sono solo cambiate.

Le esperienze richieste

Il volontario di oggi è prima di tutto una persona professionalmente preparata, dicono tutti gli operatori del settore: medici, agronomi, veterinari, forestali, ingegneri, geometri sono i più richiesti, ma anche educatori professionali, animatori e assistenti sociali, soprattutto per i paesi dell'Est Europa e il Sudamerica, o anche, perché no, gli informatici che ad esempio il Mlal di Verona ha impiegato in Brasile per costruire una rete di informazioni sulle violazioni dei diritti umani. Nella maggioranza dei casi, comunque, viene richiesta un'esperienza precedente nei paesi in via di sviluppo, o come minimo un'esperienza lavorativa nel settore in Italia. Per i medici inviati dal Cuamm di Padova, ad esempio, sono necessari almeno tre anni di lavoro in ospedale. Problema non da poco, questo, per i giovani di buona volontà. C'è da dire però che molte ong considerano di buon occhio anche brevi esperienze come campi di lavoro estivi in Africa o America latina o attività di volontariato nel nostro Paese, mentre sono molto richiesti i master e i corsi post laurea in cooperazione allo sviluppo che prevedono anche stages di alcuni mesi sul campo.

"Superman" della solidarietà?

Naturalmente è richiesta anche una certa conoscenza delle lingue straniere, soprattutto inglese e francese, sebbene ci siano organizzazioni che provvedono loro stesse a offrire corsi di lingua per i candidati.
Ma preparazione professionale e conoscenza delle lingue non sono ancora abbastanza per il nostro "volontario tipo". Come spiega ancora Luca Riondini, del Cefa, "la figura del volontario che svolge puramente un lavoro tecnico è superata. Oggi nei paesi in via di sviluppo ci sono dei bravissimi tecnici locali, mentre le maggiori carenze si riscontrano nei ruoli organizzativi e di gestione; così il volontario espatriato si trova ad assumere sempre più funzioni di "pubbliche relazioni, organizzativo-manageriali"; spesso deve saper fare un'analisi finanziaria, oppure intrattenere rapporti con i partners locali, le autorità, i governi e la Chiesa". E così il nostro povero agronomo, abituato in Italia a trattare con gli agricoltori, si trova improvvisamente a parlare con Ministri e Vescovi, senza essere davvero preparato a questo.
Insomma, mettendo insieme i tasselli del puzzle ne emerge un identikit del volontario internazionale che rassomiglia a un vero "superman" della solidarietà.
Ma c'è anche chi dissente da questa impostazione: "Per me la cosa che più conta in questo lavoro - sostiene Sabrina Marchi, di ritorno da quattro anni di Mozambico con Intersos di Milano e oggi in partenza per il Mali con il Cisv di Torino - non è tanto la professionalità, perché per quanto una persona sia preparata nel suo settore non lo sarà mai abbastanza. In Africa ci si trova di fronte a situazioni imprevedibili. L'importante è la capacità di porsi in ascolto dei bisogni della gente ed essere umili, disponibili a mettersi sempre in discussione".

Coordinatori e logisti

Alcune Ong hanno cercato di ovviare al problema della sovrapposizione di ruoli dei volontari con l'istituzione di nuove figure: la prima è il "rappresentante politico dell'Ong" o "volontario senior", cioè una persona fissa per periodi più lunghi nei paesi del Sud, che aiuta l'inserimento dei nuovi volontari e copre i ruoli diplomatici e il coordinamento delle attività. Sempre con esperienza precedente alle spalle, questo personaggio può avere professionalità diverse e rappresenta però un costo non indifferente che non viene coperto dai finanziamenti per progetti e non sempre è sostenibile per le piccole associazioni.
Altra figura che va per la maggiore è il "logista". Chi è costui? Tutte le Ong lo ricercano, ma nessuna lo sa definire fino in fondo. Sostanzialmente svolge tutti i ruoli amministrativi, fa le pratiche e i rendiconti contabili per i finanziatori, gestisce magazzini e archivi, insomma copre tutti quei compiti organizzativi che il personale locale e gli altri volontari fanno difficoltà a portare avanti. Anche lui tassativamente con esperienza precedente è oggi la più corteggiata delle figure professionali.

Un volontariato adulto

E quanto contano in tutto questo le motivazioni personali alla partenza? Per alcune Ong ancora moltissimo, essendo per loro fondamentale la capacità della persona di testimoniare solidarietà con la popolazione locale, vivere accanto alla gente, fare da "ponte" tra due culture diverse. Per altre molto meno, perché in primo piano vengono poste le capacità tecniche. In generale comunque, tranne poche eccezioni, non viene richiesta la fede e la pratica religiosa, ma solo la capacità di adattamento e la buona volontà.
Tirando le somme si capisce facilmente che l'età media del nostro "volontario-tipo" è piuttosto elevata; "in generale tra i trenta e i trentacinque anni" concordano tutti gli operatori, anche se non mancano le eccezioni. Molti perciò partono con la famiglia, inserendo i bimbi negli asili locali o nelle scuole per stranieri presenti in tutte le capitali nei paesi in via di sviluppo.
Un volontariato adulto, dunque, che non disdegna gli slanci giovanili, ma ricerca soprattutto le scelte consapevoli di chi ha già impostato la propria vita.

Come si fa per iniziare

La via ufficiale per candidarsi a partire come volontario nel terzo mondo inizia con la compilazione dei fatidico curriculum, (in cui è importante segnare tutte le proprie esperienze, anche quelle di volontariato, i viaggi, i campi di lavoro) che va inviato alle Ong con cui si è interessati a collaborare. Un elenco completo delle organizzazioni di volontariato in Italia si può trovare sul volume "Ong: guida alla cooperazione e al volontariato internazionale" edito dal Soci di Milano (tel. 02/72004079) oppure presso lo sportello "Informarvi" della Focsiv (tel. 06/6877796) che raccoglie le richieste di tutte le Ong e tenta di mettere insieme domanda e offerta. Le organizzazioni hanno poi dei momenti di selezione durante l'anno in cui convocano le persone sulla base dei curriculum presentati. Segue un colloquio, degli incontri di conoscenza reciproca e poi, se tutto va bene e candidato e associazione sono fatti l'uno per l'altro, si inizia un periodo di formazione che può variare da un minimo di una settimana a molti mesi a seconda dell'esperienza precedente del candidato.

Ma oltre alla via ufficiale c'è quella ufficiosa, spesso la più diffusa. Si inizia con il fare volontariato in Italia, frequentare un'associazione o un gruppo, partecipare a incontri e corsi di formazione, farsi conoscere e intanto incominciare a capire quali sono i problemi dei paesi in via di sviluppo. Spesso una decisione cosciente di volontariato internazionale richiede tempi lunghi, e riflessione profonda. Le Ong preferiscono le persone che già conoscono e viceversa è utile per il candidato sapere prima qual'è la filosofia e il modo di lavorare dell'associazione, infatti ci sono differenze molto forti tra le diverse Ong.

I tipi di contratto secondo la legge

Volontari

Se il progetto è riconosciuto dal Ministero Affari Esteri (MAE) il contratto da volontari internazionali è di due anni, con copertura assicurativa e previdenziale. Può essere sostitutivo del servizio militare e prevede uno stipendio mensile per il sostentamento che varia da paese a paese (in base al costo della vita). In media si va da L. 1.300.000 a L. 1.700.000 (con integrazioni per il coniuge e i figli a carico). Sono pagate le ferie e i viaggi.

Volontari senior

Sempre nei progetti MAE sono coloro che hanno già esperienza di almeno tre anni di servizio, il trattamento è simile a quello dei volontari, ma la retribuzione è maggiorata dei 25%.

Cooperanti

Sono professionisti con esperienza nei paesi in via di sviluppo. I contratti possono essere per "missioni brevi", meno di 4 mesi, o "lunghe", da 4 a 24 mesi.
Le retribuzioni variano a seconda dell'esperienza e delle competenze, in generale sono molto più elevate di quelle dei volontari (da 3 milioni in su).

Contratti privati

Negli ultimi anni i contratti ministeriali sono sempre più rari a causa dei tagli alla cooperazione internazionale e dei problemi interni al Ministero degli Esteri. Sempre più numerosi sono invece i contratti privati, stipulati direttamente tra il volontario e l'Ong di appartenenza; prevedono ugualmente 24 mesi di servizio per i volontari o contratti più brevi per gli esperti. La copertura assicurativa (difficilmente quella previdenziale) e le ferie pagate. Lo stipendio varia moltissimo a seconda dell'organizzazione, del ruolo che si va a svolgere e del paese (da 300.000 lire al mese a 3 milioni).

Volontari per lo sviluppo - Giugno 1998
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