di Mauro Marchesini
Un po' modesta proposta e altro po' dialogo con le generazioni future. Si presenta
così l'ultima fatica di Tahar Ben Jelloun, poeta, romanziere e giornalista. Nato a Fès,
in Marocco, 54 anni fa, attualmente vive e lavora a Parigi. "Il razzismo spiegato a
mia figlia" è un volumetto in cui si parla in modo piano, diretto e rigoroso di temi
più che mai attuali. Come il confronto fra culture diverse, i pregiudizi umani e le idee
fondamentali di rispetto e dignità.
È la risposta di un padre alla figlia di dieci anni che lo interroga su cosa sia il
razzismo: non si può ricorrere a resoconti storici, teorie e distinzioni morali.
Questioni ed esempi sono tratti dal quotidiano. la casa, la scuola, la televisione,
diventano tracce di un discorso semplice e acuto, rivolto ai ragazzi, ma utile a tutti i
genitori.
Ne parliamo direttamente con l'autore, incontrato durante la sua visita in Italia per la
presentazione del libro.
Nel volume lei afferma: "La lotta contro il razzismo comincia a partire
dall'educazione". Ritiene che oggi in questo campo si faccia a sufficienza?
Naturalmente l'educazione è la base. Essa comincia con la famiglia e la scuola. E
prosegue a livello di contesto sociale, politico e, in senso lato, mediatico. La gente, in
generale, è sensibile. Occorre però che ci sia una sorta di mobilitazione permanente.
In che modo i suoi rapporti con la Francia e il mondo dell'immigrazione l'hanno
influenzata?
La mia presenza in Francia è stata legata agli studi della scuola superiore, ma da
subito sono venuto in contatto con la triste realtà degli immigrati. Lo scandalo derivava
dal fatto che un Paese fiero di proclamarsi democratico, sviluppato e culturalmente
all'avanguardia permetteva che queste persone fossero segregate, mal considerate e
trattate come schiavi. Erano gli anni settanta e in quel periodo ho cominciato a lavorare
per alcuni giornali approfondendo il tema dell'immigrazione. Nel '74, poi, con il
presidente Giscard D'Estaing gli immigrati hanno avuto la possibilità di far, arrivare in
Francia anche le mogli e i figli, figli che ora hanno 20 anni e vivono problemi ancora
più grossi dei loro padri. Sono da sempre osservatore della condizione degli immigrati e
questo non può non influenzare i miei lavori.
In un suo romanzo, "Nadia", c'è un'immigrata che si batte contro
l'emarginazione. La donna avrà un ruolo fondamentale nella futura società multirazziale?
Sono loro l'avanguardia, anzi le donne Magrebine, e in particolare le algerine, sono
già quelle che rischiano di più e hanno un ruolo fondamentale in questo processo. Le
donne sono più audaci e flessibili dei loro compagni. Sanno per istinto che le mescolanze
e gli scambi sono di vitale importanza per l'uomo.
Nel libro c'è un invito: usiamo l'espressione genere umano, e non la parola razza.
Crede che il termine sparirà?
Naturalmente non intendo dire che, scomparsa la parola, scomparirà il concetto. La
mia è una provocazione, è un togliere gli argomenti al razzista per fargli capire che
non esistono diverse razze, ma un unico genere umano con caratteristiche differenziate.
Si è soffermato molto sull'importanza del linguaggio, perché?
Perché il razzista è qualcuno che parla e insulta, che mi disprezza con le parole
per farmi capire la sua superiorità. Il linguaggio è importantissimo perché ognuno di
noi è potenzialmente razzista e, nel corso degli anni, abbiamo consentito il diffondersi
di molti modi di dire pericolosi che i giovani hanno ripreso per imitazione, ma possono
causare gravi danni.
Come spiega il successo del suo libro che da 4 settimane è in vetta alle classiche
di vendita in Francia?
Mah, ritengo che la gente desiderasse qualcosa del genere, più semplice e più
diretto di numerosi trattati storici e biologici che affrontano il problema del razzismo
in modo più scientifico. Ho dovuto lavorare molto, ma quando i risultati sono questi si
dimentica la fatica!.
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Dalla conclusione del libroOgni faccia è un miracolo"(...) richiede volontà, perseveranza ed immaginazione. Non basta più indignarsi
di fronte a un discorso o a un comportamento razzista. Bisogna anche agire, non dare
spazio a una deriva di carattere razzista. Non dire mai "non è poi così
grave!". Se uno lascia correre e lascia dire, permette al razzismo di prosperare e di
svilupparsi anche tra le persone che avrebbero potuto facilmente evitare di abbandonarsi a
quel flagello. Se non si reagisce, e non si agisce, si rende il razzismo banale e
arrogante. Sappi che ci sono le leggi che puniscono l'incitamento all'odio razziale. Sappi
che ci sono associazioni e movimenti che lottano contro tutte le forme di razzismo e che
fanno un lavoro formidabile. |
Volontari per lo sviluppo -
Aprile 1998
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