Uso in Puglia

L'indagine su un oggetto sommerso non identificato

A PESCA DI UFO SUBACQUEI

indagine di Lello Cassano, testo di Matteo Leone



Quella compresa fra il 25 e il 26 agosto del 1984 sembrava una notte come tante altre in quel periodo: cielo terso e privo di nuvole, mare calmo. Eppure in quella notte si verificava, poco al largo della costa pugliese, un fatto strano, insolito, "dannato" per dirla alla Fort: l'avvistamento di un USO - Unidentified Submerged Object (Oggetto Sommerso Non Identificato), l'equivalente acquatico degli UFO.

Il caso, di recente inchiestato da un inquirente del CISU, ha avuto per protagonisti tre amici, pescatori dilettanti.

Intorno alle 3 di mattina del giorno 26 i tre prendevano il largo da Campo Marino (TA), località a 40 chilometri da Taranto, su una piccola barca a motore. Loro intento era quello di mettere a mare un "paramito", ovvero un sistema di esche a molti ami. Mentre risalivano la costa in direzione di Torre Ovo, a circa 3 chilometri dalla costa stessa, questi notavano nel mare oscuro una luce indistinta, di colore biancastro, che si muoveva in direzione opposta alla loro. I tre stimano che la luce si trovasse a circa 500/1000 metri dalla barca, e che le dimensioni apparenti fossero pari allo spazio compreso tra le nocche del dito indice e anulare (4/5 cm) di un pugno posto alla distanza di un braccio.

"Sulle prime pensammo che fosse un sommergibile che stesse emergendo...era come se ci fosse qualcosa, un faretto, di sotto che illuminasse il mare, però maledettamente delimitato", riferiscono i testimoni. Ma ecco che, all'improvviso, avveniva una cosa del tutto inaspettata: una "massa" tondeggiante di colore approssimativamente "grigio metallico" si innalzava fuori dall'acqua. L'"oggetto", sfocato e privo di particolari superficiali, usciva verticalmente dal mare per poi mutare direzione inclinando la propria traiettoria di 60-70 rispetto alla perpendicolare. Il tutto avveniva senza interruzioni del moto: emersione dalle acque, partenza verso l'alto e inclinazione della traiettoria non erano interrotte da manovre di stazionamento. La velocità di allontanamento diagonale era elevatissima, poiché l'oggetto scompariva dal campo visivo nel giro di 3-4 secondi secondo una direzione, est o sud-est (verso la costa pugliese), opposta a quella dell'imbarcazione. Durante l'avvistamento non veniva percepito alcun rumore (cosa che induce il testimone a escludere si trattasse di un missile lanciato da un sottomarino), non venivano visti spruzzi sollevarsi dall'acqua, e non si notava la presenza in cielo di scie eventualmente connesse al fenomeno.

Dopo l'avvistamento i tre riprendevano la pesca, e per tutta la notte non notavano più nulla di strano. Nessun episodio analogo veniva registrato in tempi successivi dai testimoni, recatisi in zona per altre battute di pesca.

E' stato possibile intervistare solamente uno dei tre testimoni, Gaetano N., essendosi gli altri - un sottufficiale della Marina e un sottufficiale della Guardia di Finanza - rifiutati di venire coinvolti nelle indagini sull'incidente, per timore che la divulgazione dei loro nomi nuocesse alle loro carriere militari. A parere di Arcangelo Cassano, autore dell'indagine, che conosce Gaetano N. da un paio d'anni, il testimone è persona "seria ed equilibrata, per nulla incline a facili fantasie e che, pertanto, può essere ritenuto degno di fede".

Allo stato attuale il caso rimane un USO - oggetto sommerso non identificato - in senso stretto.



[tratto da: UFO - Rivista di informazione ufologica n. 18, luglio-dicembre 1996
semestrale a cura del Centro Italiano Studi Ufologici
© CISU, casella postale 82, 10100 Torino, tel. 011 3290279, fax 011 545033]



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