Monika
«Polvere di scacchi» continua a pubblicare i raccontini arrivati e che partecipano al nostro piccolo concorso. E' stato deciso di spostare al 28 febbraio del prossimo anno la scadenza per l'invio dei testi che, come unica condizione oltre ad essere a tema scacchistico, devono poter essere pubblicati in non più di due pagine e mezzo del nostro bimestrale. E' preferibile l'invio di un dischetto o una E Mail a SCACCHI@ARPNET.IT
Enrico sbadiglia e si strofina piano il braccio destro che, dopo gli eccessi di sole e di spiaggia di questi tre giorni che abbiamo trascorso in Romagna, si sta crudelmente spellando.
Le nostre sono vacanze da squattrinati: una stanza in due in questa modesta pensione a quattro chilometri dal mare - e, dopo i quattro chilometri, non c'è una vera spiaggia ma solo uno slargo di sassi e di rocce.
Il primo giorno abbiamo subito provato, senza successo, l'assalto a due ragazze francesi che ci hanno inizialmente schifati e il secondo giorno - quando un po' eravamo entrati in confidenza - ci hanno annunciato che erano di partenza e tornavano a casa.
La nostra solita fortuna in amore!
Enrico fa schioccare la lingua: «Allora? Tocca a te muovere!»
Siamo così avviliti dopo la partenza delle due francesine - quella più giovane aveva un corpo snello e così flessuoso che pareva uscita da un fumetto di Manara, l'altra era più spigolosa, ma potendo... - e per le ustioni solari che, questa sera, non siamo neanche usciti per un giro fino in paese.
Nella grande e buia stanza dove ci viene servita cena, abbiamo bevuto una minestra acquosa, masticato un'insalata dura e corposa con accenni di tonno e pomodoro, cercato di mangiare quanto non era troppo marcio in un vassoio di albicocche e annaffiato il tutto con un caffè trasparente. Con la nostra mezza pensione non ci spetta di più e non facciamo i difficili. Vorremmo compagnia femminile, ma quella dovremmo procurarcela noi.
E, intanto, giochiamo a scacchi.
A dire il vero non ho mai capito bene il motivo per il quale Enrico mi propone sempre di giocare: io gioco regolarmente, faccio tornei, studio libri, esamino posizioni. Enrico non gioca mai eppure, quando mi vede, ha un palpito e mi chiede subito di fare una partita.
Vinco io, praticamente sempre. Ho vinto anche concedendogli una torre di vantaggio, ma Enrico si è arrabbiato (con me? con se stesso?) e da allora mi ha imposto di giocare sempre alla pari.
Enrico non sarebbe un cattivo giocatore, però non ha mai un piano e finisce per fare almeno un paio d'errori gravi per partita. Non ci si improvvisa scacchisti: lo si diventa applicandosi, allenandosi, facendosi le ossa partita dopo partita.
Ho cercato di convincere Enrico a rivedere le nostre partite insieme, a studiare gli sbagli più evidenti. Mi ha guardato, poi quando gli facevo vedere cosa succedeva se, invece di spostare uno sciagurato cavallo, metteva al sicuro il re, lui ha alzato le spalle ed ha commentato: «Che c'entra? Tanto io ho fatto l'altra!»
Sospiro e spingo avanti un pedone e, con troppa sufficienza e senza riflettere, Enrico lo cambia.
Metto l'alfiere in fianchetto ed Enrico alza il braccio per muovere, dopodiché lo riabbassa rendendosi finalmente conto di essere nei guai.
Sempre inutile pensare dopo avere commesso l'errore decisivo.
Mentre Enrico pensa, Monika viene a riordinare i tavoli ed a prepararli per la colazione di domani. Il nostro è di lato e non le serve.
Monika è una bella ragazza, figlia di madre polacca e padre italiano, ed appartiene a quel genere di frutti misti che da entrambi i genitori hanno saputo prendere il meglio.
I gestori di questa pensione a due stelle, forse di stelle una sarebbe abbondantemente bastata, sono due coniugi vecchi, brutti e avari, ma le due ragazze che curano i clienti - ci sono circa una trentina di stanze - sono davvero in gamba e spigliate.
Monika è quella che preferiamo entrambi.
Bionda - forse più castana chiara che bionda - pelle bianca che non si avvilisce al confronto delle abbronzature delle altre ragazze in vacanza, un corpo che dire rigoglioso è dire poco, ed una simpatia naturale che mette subito tutti a loro agio. Forse troppo a loro agio: Enrico ed io c'eravamo fatti delle illusioni la prima sera e lei, con inesorabile gentilezza, ci ha rimessi velocemente al nostro posto.
Enrico fa una nuova mossa stupida e perde una qualità, restando con una posizione senza prospettive. Monika viene a scambiare quattro parole e gli scacchi aspettano il loro turno.
«Passate tutta la serata senza uscire e a giocare a dama?»
Enrico alza le spalle e mi accenna come fossi una carriola: «Per andare in giro io con lui e lui con me tutto il giorno e vedere le ragazze che guardano regolarmente dalla parte opposta, tanto vale stare qui!»
Colgo l'occasione al volo: «Almeno qui una bella ragazza con cui scambiare qualche parola, questa sera c'è!»
Sorride ed io segno mentalmente un punto.
Poi Monika guarda la scacchiera: «Io non ci capisco nulla della dama! Chi vince?»
Dire che sto vincendo io non è carino e così lascio rispondere Enrico che non perde l'occasione: «Veramente sono scacchi e non dama! E, siccome il mio re - che è questo - è circondato da tanti cattivi pezzi neri - suoi! - vuole dire che io sto perdendo!»
Monika guarda la scacchiera e poi Enrico: «Ma puoi difenderti ancora!»
Lui alza le spalle: «Per qualche mossa, poi...»
E fa un gesto rassegnato, accettando in cambio lo sguardo consolatore della ragazza.
Altrettanto rassegnato io segno un punto anche per Enrico e, subito dopo, scambio con lui uno sguardo molto meno languido. Se le ragazze fossero due saremmo complici, essendo una siamo rivali.
Incontro gli occhi di Monika, che forse ha raccolto il nostro scambio e sembra essersene divertita, e propongo: «Se vuoi che ti insegniamo... Le regole sono poche!»
Per un attimo sembra tentata ed Enrico fa già il cenno di spostarsi per darle spazio quando lei lo ferma: «Non posso: devo restare di là. Oggi c'è anche la signora!»
Se c'è quella strega non proviamo neanche ad insistere.
«Devi lavorare fino a tardi oggi?»
«Fino all'una!»
«E dopo sei libera?»
Scoppia a ridere: «Certo! Di dormire!»
Si allontana per preparare ancora un tavolo per le colazioni e per dare uno sguardo all'ingresso, dove stanno passando alcuni dei clienti della pensione. Dopo ritorna ancora da noi ed Enrico ci riprova: «All'una anche domani?»
«E no! Domani alle sette lascio!»
«Allora per una pizza sei libera? Magari dopo si va a ballare!»
Scoppia a ridere: «E ballo con tutti e due?»
Ci lascia così. Perché non con tutti e due?
Guardo Enrico: «Uno di noi si deve sacrificare.»
«Fai pure, racconterò che hai un gran mal di testa!»
Altra giornata di mare un po' sbagliata anche per il tempo: un po' di nuvole, un po' di vento, tanto che, dopo avere preso il poco sole disponibile, nuotato in un mare agitato e sporco (e non solo di alghe), mangiato in spiaggia due panini duri e secchi comprati ad un chiosco e bevuto un litro e mezzo d'aranciata, guardato con discrezione una stupenda ragazza in topless protetta da un marito erculeo, torniamo in pensione brontolando per farci due docce.
E annoiati facciamo la posta alla Monika, nel tentativo di dare un senso alla nostra serata. Il problema è che ci sono sempre in zona o la strega o il marito e così, per avere un alibi, ci mettiamo a giocare a scacchi.
Però appena Monika ci passa a tiro: «E allora stasera? Vieni?»
Lei ride e ripete di nuovo: «Ma con tutti e due?»
Si allontana per prendere una bottiglia d'acqua e al ritorno ci strizza l'occhio. Questa volta la trovo meno simpatica.
Continuiamo a giocare e, proprio appena ho mattato per l'ennesima volta il mio ostinato amico e ci stiamo preparando per una nuova partita, viene ad appoggiarsi al tavolo vicino. Ha i jeans e una maglietta dalla scollatura rotonda che offre una squisita visione panoramica sui suoi seni quando si piega in avanti; il dubbio che si abbassi apposta quando ci viene vicina non è fuori luogo.
«Guarda che siamo bravi ragazzi...», comincia Enrico.
«Neanche troppo male!», aggiungo io.
Questa volta non ride. Si passa un dito sulla punta del naso, poi sulle labbra. Forse, malgrado le nuvole, ho preso troppo sole perché trovo il tutto molto stimolante e sono richiamato alla realtà solo da Enrico che, credo non involontariamente, batte un ginocchio contro il mio.
Monika sospira e noi restiamo sospesi: «Tutti e due no! Se mi vedono le mie amiche con due ragazzi, cosa pensano?»
«Che sei a mangiare una pizza ed a ballare con due ragazzi!», commento senza vedere il grave del problema.
«No, uno!»
Guardo Enrico ed Enrico guarda me e poi sbottiamo: «Va bene! Scegli tu!»
«Scegliete voi!», fa con una voce un po' miagolata ed infastidita.
Mi scappa un gesto un po' esasperato e lei si affretta a proporre: «State giocando una partita? Vediamo chi vince!»
Non mi sembra giusto, ma Enrico muove subito in avanti il pedone di re con determinazione omicida: «E va bene! Vediamo chi vince!»
Poi mi guarda e fa, meno sicuro, appena la ragazza si allontana: «Ma fammi vincere! Sai quanto ci tengo!»
Come se io non ci tenessi! Ci tengo con tutto il mio corpo!
Guadagno subito un pedone approfittando del modo baldanzoso con il quale Enrico imposta l'apertura, poi... m'inguaio.
Non troppo: Enrico riesce a piazzare al centro una bella configurazione di pedoni e accumula i pezzi, senza troppa efficienza ma con efficacia, contro il mio re.
Io contrattacco sull'ala di donna sperando che Enrico non riesca a passare. Ho affrontato queste posizioni decine di volte con Enrico e so che sbaglierà, che farà la mossa perdente oppure che non avrà il coraggio di insistere e perderà tempo per tornare a proteggere l'ala ovest dall'avanzata dei miei pedoni.
E, puntualmente, per due o tre volte perde tempi e mi lascia portare avanti il mio attacco ma, quando mi sento sicuro, trova tutte le mosse giuste e non posso farci nulla.
Abbandono prima di prendere un matto inevitabile. Non perdevo con Enrico da anni!
«Finita?», chiede la ragazza a bassa voce, temendo forse di disturbare.
È tornata proprio in tempo per l'epilogo.
Enrico mi mormora «Grazie!» e mi tende la mano. Probabilmente crede che io l'abbia lasciato vincere, invece mi sento come se mi avessero avvelenato. Sto male!
Monika guarda Enrico ancora incerta: «Hai vinto tu?»
Mi sforzo di credere, con poca soddisfazione, che ne sia dispiaciuta.
Sono le cinque di notte quando Enrico ritorna in camera. Siede sul suo letto che cigola forte: «Sei sveglio?»
Sono andato a dormire alle nove, ho dormito fino all'una e poi mi sono svegliato in un mare di sudore. Non ho più chiuso occhio.
«Sono sveglio», gemo.
«Volevo dirti grazie, davvero. Non sai quanto ci tenevo a Monika!»
«Lo so», ringhio.
«Non lo sai: è una ragazza eccezionale! Quando...»
«Basta! Ti prego! Se ti metti a raccontare, io ti strozzo!»
Gli giro la schiena e resto immobile, attento ai rumori.
Enrico sospira e dice solo più, quando penso che non dirà più niente: «Grazie! Grazie davvero!»
Non giocherò mai più a scacchi con lui!
Non giocherò mai più a scacchi!
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