
Le donne leggono la Bibbia da secoli, forse più degli uomini. Ma il fatto nuovo del nostro tempo è che le donne oggi non la leggono più da dilettanti, da profane, ma da laureate in Scienze bibliche, da "bibliste". Sono sempre più numerose, infatti, le donne che ottengono cattedre di Scienze Bibliche nelle università e facoltà teologiche di molti paesi, e non solo nel progredito mondo occidentale, ma anche nel Terzo o Quarto mondo. La loro competenza, insomma, è ormai fuori discussione. A questo punto è utile e opportuno fare un primo bilancio: quali frutti ha dato l'apporto delle donne allo studio scientifico della Bibbia? E' lecito parlare di una particolare sensibilità delle donne nel cogliere certi aspetti che potrebbero sembrare marginali ad una lettura "maschile"?
Una prima risposta positiva l'ha data un'autorità insospettabile di filo-femminismo, il documento vaticano del 1994 sull'interpretazione della Bibbia: "Le donne hanno preso così una parte più attiva nella ricerca esegetica: sono riuscite a precepire, spesso meglio degli uomini, la presenza, il significato e il ruolo della donna nella Bibbia, nella storia delle origini cristiane e nella Chiesa... La sensibilità femminile porta a svelare e a correggere alcune interpretazioni correnti che erano tendenziose e portavano a giustificare il dominio dell'uomo sulla donna". C'è dunque un'originalità e specificità della lettura femminile della Bibbia che il dibattito si prefigge di riscontrare in concreto attraverso qualche esempio significativo.
Intervengono: Maria Pia Bonanate, vicedirettrice de "Il Nostro Tempo" e autrice di vari libri sul tema e Letizia Tomassone, pastora valdese e teologa; Chiara Zamboni, docente di filosofia all'Università di Verona.
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