Franco Conti

Pittore naif (1942-1991)

Selezione di dipinti (22,1Kb) e poesie (14,5Kb) dell'artista

Franco Conti, pittore naif e sensibilissimo poeta dialettale, è vissuto sempre nella sua Alpignano ed è prematuramente scomparso nel 1991 a soli 49 anni.

Il suo percorso artistico, lungo un'intera vita, fu ricco di creatività e fecondo d'ispirazione. Spontaneo e intuitivo, forse perchè autodidatta, esprimeva nella pittura la passione per la vita attingendo nella sua fervida fantasia ciò che altri colgono nel mondo esterno. Personalità complessa, ricca di sfaccettature, estroverse e comunicativa, dipingere era per lui un'esigenza irrinunciabile, come respirare, e per farlo sottraeva senza rimpianto lunghe ore al riposo.

In anni lontani prima di disporre di uno studio dipingeva in cucina mentre sua moglie sfaccendava accanto a lui. Era appagato dalla tenerezza che lo circondava. L'amore di sua moglie e dei suoi figli Marco e Cristina era la forza trainante della sua ispirazione.

Franco Conti è scomparso quattro anni fa, ma nella sua casa, tra i suoi cari, è ben vivo e presente; è nella magia dei suoi quadri che popolano le pareti, nel mondo immaginifico che la sua creatività ci ha dischiuso, spalancando ampie finestre sull'interiorità di un uomo i cui pensieri hanno saputo materializzarsi, assumere forme, colori, trasparenze e luminosità, per poter essere condivisi con chi li guarda.

Anche la sua spiritualità, così profonda e vibrante, è stata un arricchimento della sua vena creativa. Ne testimoniano alcune opere intense e di grande respiro come "il Vangelo". La vita di Cristo dal presepe fino alla deposizione della croce vi è rappresentata in modo coinvolgente e commosso: un quadro come una preghiera. Il cielo notturno avvolge il presepe, s'illumina all'alba, s'accende di sole, s'incendia nel meriggio e sfuma nel crepuscolo: accompagna i momenti della vita attraverso le fasi della luce.

Un tema ricorrente nella pittura di Conti è anche l'avvicendarsi delle stagioni, cominciando sempre dall'inverno (perchè cosi comincia l'anno), dagli scenari innevati, con le casine minuscole, le luci alle finestre ed il lento crepuscolo trasparente.

Franco Conti dipingeva come chi tiene un diario mettendoci i pensieri e le intuizioni ed anche l'inconscio, come quando creò "La morte del poeta" nell'84, e lo fece pensando alla sua stessa morte ma senza piangersi addosso. Nulla poteva ancora far presagire la malattia e la fine, ma Conti l'aveva già immaginata così. Ne aveva intuito l'ineluttabilità, vi aveva colto lo strazio dei suoi cari, aveva voluto esserne protagonista e regista, ma senza drammi.

Dipingeva come altri raccontano, parlava per immagini, e si esprimeva bene, con candore, ingenuità, immediatezza. l suoi quadri sono proprio com'era lui; intensi, diretti, pieni di vita, estroversi, carnali, vibranti.

Anche la sua poesia è così. Nello studio di Alpignano si possono leggere alcuni suoi versi e sonetti. Due lunghe poesie, in particolare, dedicate ai genitori, evocano nostalgicamente immagini di un mondo contadino ormai scomparso e pur vivo nell'anima di chi lo ha conosciuto e svelano Franco Conti come sensibilissimo poeta, cui gli affetti famigliari erano fonte di inesauribile ispirazione. Come lo svelano i versi teneri e commossi che dedicò alla figlia Cristina per i suoi l8 anni.

Quando un uomo lascia dietro di sè un patrimonio cosi imponente di affetto, rispetto, memoria e nostalgia; un'eredità così ricca di espressioni e di sentimenti come se non potesse morire mai, tanto lontano da lui è il concetto di morte, in quanto fine. Si potrebbe chiamarlo cambiamento della dimensione umana, desiderio di continuità, intuizione del trascendente.

Anche nei momenti dolorosi e bui della malattia, Franco Conti riuscì a vedere, non si sa come, l'aspetto buono della vita. Nel suo diario ammise d'esser stato fortunato, appagato e felice di ciò che aveva avuto. Aveva il dono raro di saper cogliere ed apprezzare le luci della vita, così come sapeva farle risplendere nei suoi quadri.

Un'opera gli rimase incompiuta: il presepe. Dal suo letto di malato disegnava le figure della scenografia che aveva in mente; il suo amico Mario Corongiu le sovrapponeva poi sul legno e le intagliava perchè lui potesse animarle coi colori. Voleva regalarne una ad ogni membro della famiglia affinchè, tutti insieme, a Natale, potessero comporre un grande presepe, significandovi l'intensità dell'unione di questo sodalizio affettivo, per lui così importante. Quest'ultimo sogno non si potè realizzare del tutto.

Tuttavia l'eredita artistica di Franco Conti è senza dubbio imponente: oltre cento opere che testimoniano l'evoluzione del suo pensiero e la sua maturazione. Un cammino lungo una vita, dall'essenzialità del suo stile anni '70, alla ricchezza opulenta dei suoi superbi naf ultima maniera, così affollati e vissuti, così espliciti da poter essere quasi ascoltati, oltrechè guardati.

Nel locale adibito alla mostra, lo stesso che fu il suo studio, un quaderno raccoglieva le impressioni dei visitatori. Qualcuno vi aveva scritto: "Grazie Franco per averci donato la poesia dei tuoi colori, grazie del tuo amore...". Molti vorranno di certo unirsi a quel "grazie" diretto ad un artista vero, capace di comunicare, attraverso l'opera sua, la vivezza di un'emozione di cui, chiunque ami l'arte, può appropriarsi, in modo squisitamente personale.

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