inserto N. 6 ne Il Giornale dell'Arte - reg. Tribunale di Torino N.2917 del 4/2/1979

"Il museo della magnificenza di Corte - Venatio Regia
Il grande gioco della Venaria"

L'invito:

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ANISA ATTIVITA' TORINO per l'educazione all'arte
Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell'Arte
Coordinatore: Maria Luisa Tibone

Celebrazioni del Cinquantesimo anniversario della fondazione
In attesa del grande Congresso Nazionale che si sta preparando a Roma

ANISA ATTIVITA'TORINO
Domenica 23 settembre 2001 alle ore 17
nello Spazio culturale dell'Ex Caserma Beleno Via Trucchi 37 Venaria Reale

in occasione di VENARIA 2001

Davide Borra , Maria Luisa Tibone, Grazia Tartaglini e Marco Righetti
hanno presentato il CDRom

IL MUSEO DELLA MAGNIFICENZA DI CORTE VENATIO REGIA

IL GRANDE GIOCO DELLA VENARIA

Una Iniziativa per il migliore sviluppo dei progetti per la Venaria

L'Associazione ANISA ATTIVITA' TORINO per l'Educazione all'Arte ha realizzato con il supporto tecnico di "No Real", Virtuality & new Media Applications (www.noreal.it) e il contributo dell'Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte, il CD ROM "Il Museo della Magnificenza di Corte Venatio Regia Il Grande Gioco della Venaria".
Si tratta di un prodotto destinato alla scuola e al grande pubblico; ricco di informazioni che possano realizzare la conoscenza e la compiutezza dell'operazione di restauro e di allestimento museale che si sta realizzando alla Venaria. Vi sono descritti spazi storici e progettazioni di destinazione ; vi è delineata la lunga e complessa storia del monumento; vi sono raccolti e illustrati secondo precise tematiche i possibili materiali espositivi, di cui alcuni già presentati in famose rassegne d'arte e di storia. Essi possono costituirvi quel MUSEO DELLA MAGNIFICENZA DI CORTE che, occupando tutti i grandi e spettacolari spazi della reggia e degli annessi, vi creeranno uno spazio museale di respiro europeo, da proporre al mondo come paradigma d'arte e di storia, in particolare dei secoli del Barocco. Il lettore del CD ROM è invitato a giocare con questo materiale a creare il suo museo, attraverso l'interattività che il mezzo consente. I suggerimenti saranno recepiti da ANISA che intende premiare i migliori apporti inventivi pervenuti. Le diverse sezioni hanno lo scopo di orientare il lettore alla lunga vicenda di elaborazione di un processo progettuale che ha avuto le sue contraddizioni, i suoi sviluppi, le sue impennate, le sue geniali risoluzioni e che rappresenterà per Venaria , per il Piemonte, per l'Italia uno spazio di conoscenza e di spettacolare incontro con la Storia e le Arti. Sul sito internet dell'ANISA sono presentati due giochi - in aggiunta a quello contenuto nel CDRom- offrono al pubblico ulteriore occasione di intervento.

Organizzazione: ANISA ATTIVITA' TORINO
Prof. Maria Luisa Tibone
Tel. 348/2682529 E-mail: anisa@ arpnet.it

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Il comunicato stampa:

Per la salvaguardia del Museo Egizio a Torino
Per la trasparenza e il migliore sviluppo dei progetti per la Venaria


L'Associazione ANISA ATTIVITA' TORINO per l'Educazione all'Arte ha consegnato al Ministro per i Beni Culturali on.Melandri il 23 febbraio 1999 a Roma le prime 8085 firme raccolte dal Comitato OCCHIO DI TORINO nato per promuovere e sostenere la presenza nella città della sua più importante istituzione culturale: il Museo Egizio. Successivamente ha consegnato al sindaco di Torino Castellani ed all'assessore per la cultura Perone una seconda rilevante tranche di firme di cittadiniche hanno pesato in modo notevole alla decisione di non trasferire il museo egizio alla Venaria. Contemporaneamente ha presentato al Ministro il progetto IL GRANDE GIOCO DELLA VENARIA: un CD ROM che ora ANISA ha realizzato con il contributo dell'Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte e con l'apporto tecnologico della società NO REAL diretta dall'arch. Davide Borra. Si tratta di un prodotto destinato alla scuola e al grande pubblico; ricco di informazioni che possano realizzare la trasparenza e la compiutezza dell'operazione di restauro e di allestimento museale che si sta realizzando alla Venaria. Vi sono descritti gli spazi storici e le progettazioni di destinazione già decise; vi è delineata la lunga e complessa storia del monumento; vi sono raccolti e illustrati secondo precise tematiche i possibili materiali espositivi che, già presentati in famose rassegne d'arte e di storia, potrebbero costituirvi quel MUSEO DELLA MAGNIFICENZA DI CORTE che, occupando tutti i grandi e spettacolari spazi della reggia e degli annessi può crearvi uno spazio museale di respiro europeo, da proporre al mondo come paradigma d'arte e di storia, in particolare dei secoli del Barocco. Il lettore del CD ROM è invitato a giocare con questo materiale a creare il suo museo, attraverso l'interattività che il mezzo consente. I suggerimenti saranno recepiti nella sede di un concorso che ANISA organizza e che intende premiare i migliori apporti inventivi pervenuti. Il CDRom sul MUSEO DELLA MAGNIFICENZA DI CORTE si inserisce nella lunga vicenda di elaborazione di un processo progettuale che ha avuto le sue contraddizioni, i suoi sviluppi, le sue impennate, le sue geniali risoluzioni. ANISA intende, con questo 'service' offrire materiali di riflessione e ricerche per la realizzazione del grande progetto della Venaria che , come è noto gode di un finanziamento cospicuo e che prevede realizzazioni di avanguardia .

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Il progetto:
La Venaria, Teatro della Magnificenza
Un museo per l'Europa e il mondo

"La Venaria era altre volte il Versailles della corte di Torino… il duca Carlo Emanuele II… era principe sontuoso e tenne corte magnifica… ch'era il soggiorno delle feste e della galanteria..."
D. Bertolotti, 184O


La Reggia secentesca
Costruita in un momento di particolare fervore architettonico- all'esordio di quel gusto spettacolare barocco- Venatio Regia, detta comunemente Venaria, costituì, negli anni del secondo Seicento, un vanto piemontese, capace di rivaleggiare in raffinatezza e modernità con le residenze più famose delle corti europee, da Fontainebleau a Versailles. Ricostruito in essa con un percorso museale variegato ed esteso, il Teatro della Magnificenza dei Duchi e dei primi Re di Savoia può costituire uno spazio spettacolare, da presentare ai visitatori di tutto il mondo come un grandissimo momento di immagine e di storia. La Reggia secentesca restaurata, museo di se stessa, sarà essere il primo ambiente ad offrire, nel ricordo dei fasti di corte, l'avvio al percorso. In essa riportati tutti i dipinti, sostituiti da gigantografie tratte dalle incisioni del libro del Castellamonte tutti quelli mancanti, sarà attrezzato il Museo del Ricevimento di corte, così come all'epoca era praticato. Sale con tavole imbandite con porcellane e argenti e i famosi surtouts; sale arricchite da arazzi e dipinti; salotti arredati con pezzi d'epoca e orologi, ritratti sabaudi in cronologica sequenza. Al centro, nel salone, un'idea del teatro e dei balletti che qui furono rappresentati. Fra gli altri quello zapato ( festa per i doni in occasione di san Nicola) dal titolo Atalanta di cui s'è conservata la descrizione nei minimi particolari. "Delle cacce ti dono il grande impero". Dal motto che compare nel soffitto del salone della Reggia secentesca si parte per un percorso che rinnova, attraverso la rilettura per immagini di testi antichi (cfr. De Salnove) la filosofia della caccia all'epoca in cui si affermava"che la caccia e la guerra è un'istess'arte" Si passa per ambienti che parlano - con un audio che il visitatore può mettere in atto, in tre diverse lingue premendo un bottone. Sarà spiegata così la filosofia del letterato-guida che ispira i pittori, gli stuccatori, gli architetti, offrendo immagini allegoriche, emblemi e imprese di grande impatto sul pubblico. Il restauro ne avrà restituito con una certa chiarezza la presenza. I fasti letterari ed artistici del tempo di Carlo Emanuele I con la prima grande diplomazia europea e la mirata ricerca, attraverso emissari plenipotenziari, di materiali per ingrandire le collezioni ducali aprono il vero museo.
La corte di Carlo Emanuele II tornerà a vivere se se ne presenterà un momento culminante ad esempio quando il 6 dicembre 1673, il Duca in splendore concludeva la rappresentazione e, "cinto di gioie, maestoso, leggiadro, tenendo in mano un lucidissimo specchio tempestato di diamanti scendeva dal sole per dar principio al balletto delle Verità". E' l'imitazione del potere che tre anni prima Luigi XIV aveva preso, diventando Re Sole ed avviandosi verso una regalità sempre più assoluta.

Il padiglione del Garove
Attraversata tutta la reggia secentesca fatta rivivere così nel suo splendore, gli spazi creati dal Garove ospitano la descrizione minuziosa e fedele del libro di Amedeo di Castellamonte "La Venaria Palazzo di piacere e di caccia ideato dall'A. Reale di Carlo Emanuele II Duca di Savoia Re di Cipro disegnato et descritto dal Conte Amedeo di Castellamonte l'Anno 1672"e ri propongono, recitato per tranches, il dialogo con il Bernini. Sulle pareti scorreranno le stupende illustrazioni, utili ad individuare gli spazi già percorsi, ma anche quelli esterni dei giardini. Qui il restauro dovrà essere molto attento, perchè proprio nei giardini " la magniloquenza del linguaggio alla francese" continuava.

I Giardini alla francese
Orchestrati secondo il gusto , allora dominante in Europa di André Le Nôtre, i giardini erano spettacoli grandiosi in cui le immagini e gli spazi aperti completavano con la loro architettura le costruzioni di Amedeo di Castellamonte. Vi si sviluppavano i pensieri decorativi più bizzarri, culminanti nel Tempietto di Diana sugli scogli di un laghetto, ornato di giochi di conchiglie e madreperla del celebre Frate Tadeo. La Fontana dell' Ercole è nota da un preciso disegno, dalla mutila statua dell'eroe e dall'erma di Palazzo Madama. Si realizza una preparazione visiva ed una descrizione uditiva di quei prodigi di scenografia prospettica che erano gli esterni della Venaria, con una lunga strada- canale in asse con la via di accesso che conduceva al tempio, fra turbinio di piogge delle fontane e 'rumori tartarei'; con logge, archi, balaustre, grotte, scalee, con la grande peschiera navigabile- una novità per i tempi- con rotazione di visuale lungo le allee fino all'immenso Parco dei Roveri e dei Cervi, primo legame territoriale con lo spazio che costituì , più tardi, la Mandria. I giardini che , secondo l'intento del Castellamonte"dovevano creare " nobile confusione e dilettevole caos" completavano così la piacevolezza dell'interno.

Il saccheggio e l'incendio
Ma ecco la grande rovina. Una sala ricostruisce, sulla scorta della lettera che il Capitano della Venaria Fabrizio Maulandi scrisse al duca Vittorio Amedeo II il 2 ottobre 1693, "il saccheggio e l'incendio che cominciò al Belvedere, poi al Teatro delle Commedie" Era stato, come ricorda St. Simon, espressamente ordinato da Luigi XIV " in rappresaglia degli incendi che il Signore di Savoia aveva fatto in Delfinato e nella Valle di Pragelato, senza neppure risparmiare le chiese". Un'altra sala descrivera il restauro di Michelangelo Garove che si reca a Parigi a sottoporre il progetto alla revisione del De Cotte. In tutte queste sale flashes sulla politica europea dei diversi momenti.

La Galleria di Diana
Qui prenderà posto la storia del Regno sabaudo alle sue origini, con tutte le lunghe campagne militari di Vittorio Amedeo II da una parte e dall'altra il vagheggiato impianto territoriale che le precede e le prepara, rappresentato dal Theatrum Sabaudiae. Immagini non invasive, che lascino spazio alla Galleria come luogo di raffinate riunioni, di convegni e di mostre. Secondo quanto ipotizzato dalla strategia di Thomas Kreus per il Guggenheim di Bilbao bisognerà mantenere alti standard di qualità e fissare con molto anticipo un rigoroso calendario di mostre ed eventi. Si potrànno così trovare in Europa nuovi finanziamenti, associazioni e raccolte di fondi . La strategia dovrà essere quella di incrementare il numero di altre collezioni d'arte all'interno della propria struttura. Gli spazi particolarmente allettanti, gli straordinari programmi di mostre, una partnership organizzata con le reti di castelli europei più visitati - dai Castelli della Loira a quelli della Baviera, dalle Residenze inglesi a quelle dell'Europa dell'Est- l'accresciuta fama del Castello della Venaria, frutto di una strategia manageriale oculata ed entusiasta, condurranno al castello alle porte di Torino quel vagheggiato " milione di visitatori" che pochissimi musei al mondo possono vantare. Si potrà così finalmente innescare in Piemonte un polo culturale di tipo nuovo, secondo la qualità dei contenuti, lo stile, l'organizzazione da tempo inaugurati al Palazzo Grassi di Venezia.

La Chiesa di Sant'Uberto e la Citroniera
Juvarra occuperà, con la rievocazione della sua opera, la" sua"chiesa di Sant'Uberto, ma soprattutto la Citroniera, dove sarà il caso di rimettere anche i bergamotti dai quali i sovrani ƒacevano trarre l'essenza profumata che donavano agli ospiti. Oltre alla storia e ai modelli delle opere juvarriane la Citroniera conterrà un excursus sulle origini della dinastia sabauda, con un riscontro iconografico di ritratti. Si accennerà alla pretesa origine sassone indagata da "Inclytorum Saxonniae Sabaudiaeque principum arbor gentilitia Philiberti Pingonio auctore Augustae Taurinorum 1581" e rappresentata nel Palazzo Reale di Torino. La tradizionale figura di Umberto Biancamano e dei suoi eredi potrà seguire con una sosta significativa sulla figura di Emanuele Filiberto condottiero europeo, le cui imprese possono occupare un notevole spazio museale, corredate dalla presentazione di qualche armatura e di materiali d'archivio interessanti. Qui potranno essere rievocati - con esposizione di oggetti significativi- tutti i sovrani e i personaggi legati alla corte - ad es.Emanuele Filiberto di Carignano il Muto, il Principe Eugenio di Savoia…- fino a Carlo Emanuele III. Sarà detto come abbiano creato , progressivamente ma con un disegno unitario ben perseguito, la "corona di delizie", cioè le dimore sabaude, da quelle perdute a quelle ora visitabili. Vi sarà un cenno alle residenze in Savoia, Svizzera (Chillon)… chiarendo il progressivo maturare delle esperienze di una corte che da itinerante si fa sempre più magnifica. La peota di Carlo Emanuele III concluderà questo percorso.

Nelle scuderie
Qui un Museo del cavallo e delle cacce potrà rievocare quanto nelle sedi suburbane della corte si faceva per la passione venatoria e per l'equitazione, con regole molto attentamente dettate. Vi si attrezzerà , come a Chantilly, uno spettacolo storico equestre di grande richiamo.

La fruizione
A questo punto il percorso museale chiede due ore buone di fruizione; offre la trattazione variegata di una magnificenza regale sempre strettamente legata alla cultura e alle vicende storiche dell'Europa. La novità e il successo sarà nei dovuti approfondimenti e nelle emozioni che l'uso di tecniche didattiche di avanguardia, di mezzi audiovisivi coinvolgenti, di rappresentazioni murali continue e ricche, di animazioni reali come diorami, o virtuali consentiranno. Il Museo utilizzerà materiale che già esiste, che è in depositi museali o in sale sovraffollate di altre Residenze, Archivi , Musei . Ricuperandolo ed ordinandolo in questo Teatro della Magnificenza si crea una struttura museale assolutamente nuova, continua, pertinente allo spazio nel quale verrà inserita.

Gli strumenti della promozione
Adeguatamente fatto conoscere nei canali della comunicazione turistica di tutto il mondo, il Museo della Venaria potrà costituire un piacevolissimo luogo di visita per visitatori di tutti i paesi. A due passi da un aereoporto potenziato , con una bretella di metropolitana ed una ferrovia che lo colleghi alle vie aeree ed alla città, il Castello di Venaria può diventare un polo di attrazione unico. Con la firma di architetti famosi - con Gae Aulenti, il Museo d'Orsay docet- le strutture grandiose possono veramente rivivere.

A questo punto non sarà assolutamente necessario far emigrare a Venaria il Museo Egizio, che ben ristrutturato e magari dotato di una seconda sede, dovrà restare nel cuore di Torino.

Progetto a cura di ANISA ATTIVITA' per l'Educazione all'Arte di Torino
Coordinatore Maria Luisa Tibone
Corso San Maurizio, 77 10124 TORINO
Tel O11-889889 cell. O348 2682529
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Il primo gioco: l'allestimento virtuale

Proviamo a ricostruire, entro lo spazio affascinante della Galleria di Diana alla Real Venaria, il decoro di un ambiente sovrano. Nel 1986 con il titolo "Porcellane e argenti del palazzo Reale di Torino" si offriva, in una mostra al Palazzo Reale e in un bel volume, una immagine ricca e diversificata degli arredi di una reggia. Giocando con alcune immagini prestigiose, tratte dalle collezioni non sempre esposte al pubblico si può tentare la creazione di un "museo" che ricuperi quanto è stato acquisito, nei secoli XVII e XVIII, per celebrare la magnificenza sabauda.

L'allestimento virtuale
Iniziamo dalle porcellane.
Molto adatto ad ornare la Venaria è un gruppo in porcellana bianca di metà Settecento, con putti cacciatori, probabilmente della manifattura di Mennecy. Conservato al primo piano di Palazzo Reale mostra un albero su cui si arrampicano i bambini con cani, lepri su una base rocciosa frastagliata. Della fabbrica parigina di Sèvres, in biscuit, due gruppi mitologici poggiano su rocchi di colonna. Rappresentano Amore e Psiche e Flora e Zefiro. Raccolti nel Vasellame di Palazzo Reale, potrebbero meglio essere ammirati alla Venaria. Anche il Giudizio di Paride, 1780, e la Toeletta di Venere, sempre da Sèvres, sono biscuits ricchi di espressività e di eleganze formali. A Venaria, sotto gli stucchi del Bolina che ornano la volta della Galleria di Diana ricreerebbero con raffinatezza il gusto decorativo dei sovrani sabaudi. Da Meissen, oggi nel bagno del Principe a Palazzo Reale, due giardinieri montati a candelieri a due fiamme si arricchiscono di motivi floreali in porcellana dai delicati colori e di decori in bronzo dorato. Sono squisiti ornamenti del 1760. Il centro tavola fu spettacolare nel decoro settecentesco. Dal Vasellame di Palazzo Reale questo surtout in porcellana a palle di neve e uccelli, dipinto e dorato, era al centro di una serie di pezzi che arricchivano la mensa sovrana. Di tardo Settecento, prodotto da Gioanetti alla manifattura di Vinovo, ecco un vaso con aquila e stemma sabaudo. Di collezione privata, ha un decoro ricco sui toni del blu e dell'oro zecchino. Sono di Faenza, Museo della Ceramica, le due Guardie del corpo di Sua Maestà Carlo Emanuele III. Sono stati prodotte nell'ultimo Settecento a Vinovo e presentano i due cavalieri con raffinate divise, su eleganti destrieri. Fin dagli ultimi decenni del Seicento venivano importate in Europa le porcellane d'Oriente. Giungevano dalla Cina , dal Giappone e contribuivano a creare quel gusto che culminava nella realizzazione dei Gabinetti di gusto orientale nella residenze reali. Secenteschi sono due vasi cilindrici cinesi di era Chongzhen. La porcellana bianca è dipinta di blu cobalto: nel primo l'imperatore offre il trono a un eremita; nel secondo una figura incede, seguita da un servitore con ombrello. Come i due vasi, anche due statuine femminili in porcellana policroma di era Kangxi (1662-1722) mostrano la passione per il mondo cinese e giapponese che permeava gli anni del regno di Vittorio Amedeo II. Alla Venaria essi possono rappresentare quell'aspetto importante dell' orientamento decorativo. In un armadio del bagno del Principe in Palazzo Reale ecco una figura di madre con bimbo in trono (Guanyin, dinastia Qing, 1720 circa ) Sul trono di rocce e fiori di loto, fiancheggiata da due oranti, questa immagine buddista s'accosta a quella cristiana della Vergine con Bambino, rappresentata come dispensatrice di prole a chi le si rivolge con la preghiera. Adeguatamente presentati nelle sale restaurate della Venaria, questi e altri reperti descritti nel CDRom IL MUSEO DELLA MAGNIFICENZA DI CORTE e ora poco visibili nelle sedi dove sono conservati, potrebbero rappresentare un aspetto importante del collezionismo reale costituendo un interessante nucleo del Museo della Magnificenza sovrana.

Il lettore che desidera partecipare al gioco può scrivere a:
Prof. Tibone ANISA, Corso San Maurizio 77 10124 TORINO
o alla posta elettronica: anisa @ arpnet.it
indicando in una sola cartella dattiloscritta come attrezzerebbe il suo museo.

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Il secondo e terzo gioco

Il secondo e il terzo gioco che proponiamo sono più difficili perché i materiali di cui diamo informazione non compaiono nel CDRom. E' necessario ricercarli secondo le indicazioni fornite e provare ancora a sistemarli nell'ideale museo che i titoli suggeriscono.

Ricordiamo che, analogamente al primo gioco, il lettore che desidera partecipare può scrivere a
Prof. Tibone ANISA, Corso San Maurizio 77 10124 TORINO
o alla posta elettronica: anisa @ arpnet.it
indicando in una sola cartella dattiloscritta come attrezzerebbe il suo museo

Secondo gioco
Alla Venaria : progetto di collezionismo nella Citroniera

"Collezionare per amore e per interesse spirituale è cosa buona".
Così Paul Klee introduce quella intelligente avventura dello spirito che è il collezionismo. Il collezionismo sovrano è stato l'esempio più ricco di una progettazione organica di eleganti messaggi di potere: l'esplorazione di oggetti ad esso legati conduce a sottolineare, ancora una volta, la magnificenza regale.
Le più famose dinastie del mondo vollero legare il loro nome a grandi collezioni d'arte. Medici, Gonzaga, Este, Borbone, Savoia sono le firme che siglano nei musei e nei palazzi questa ricerca accurata, praticata da ministri plenipotenziari appositamente spediti a suggerire, ricercare, a reperire quanto avrebbe fatto parte di una delizia intellettuale e di una magnificenza assicurata. Emanuele Filiberto di Savoia aveva inviato a Roma il canonico Orazio Muti e i carmagnolesi Filippo e Agostino Bucci. Il loro carteggio rivela gli acquisti di medaglie, 'anticaglie'; uno 'statuario' è stipendiato per 'accomodarle sopra gli carri'. Il lunghissimo inventario cita opere pagate - a rate- 'scudi dodicimila in oro'.
La grande stagione collezionistica sabauda inizia con Carlo Emanuele I. Appassionato di archeologia e di architettura, di scultura e di pittura, egli promuove la ricerca, la redazione di trattati che gli vengono dedicati.
Una Galleria lunga 165 metri egli volle costruita a Torino tra il suo Palazzo Ducale e l'antico Castello, oggi Palazzo Madama. Era il primo prestigioso ambiente del collezionismo ducale, affrescato da Federico Zuccaro e dal fiammingo Carracha. Conteneva mille opere tra quadri, sculture e arazzi.
Il successore Vittorio Amedeo I con la consorte Christiana di Francia e il fratello Cardinal Maurizio furono mecenati illuminati tesi ad inviare i loro emissari alla ricerca di pezzi d'argento di particolare bellezza come una carrozza a forma di nave, bacili e boccali con alberi d'argento e smalti.
Curatissimo era il restauro; attenta la conservazione.
Carlo Emanuele II, costruttore della Venaria, onorò le collezioni reali. La consorte Maria Giovanna Battista chiamò a Torino Luigi Vanier "per reale servizio nella conservazione e nel mantenimento delle suddette pitture e statue".
Nel 1659 un incendio distrugge la Galleria di Carlo Emanuele, danneggiando gravemente le raccolte. Nel 1684 Vittorio Amedeo II affiderà la decorazione della nuovissima galleria del suo palazzo a Daniel Seyter di Vienna, donandogli le insegne equestri dei santi Maurizio e Lazzaro " in diamanti del valore di tremila scudi". Claudio Beaumont di Montpellier sarà nominato nel 1725 da Vittorio Amedeo II, già re, "pittore di corte": terminerà le decorazioni della galleria di palazzo destinata a contenere le collezioni.
Poi sarà la volta del collezionismo raffinato del principe Eugenio; si registrerà a Torino l'arrivo dell'incunabolo del Museo Egizio: una mummia donata dal missionario padre Michelangelo di Vestigné al re di Sardegna.
La storia del collezionismo sovrano - di cui s'è dato un breve flash- è ricca di storie curiose, di passioni e di alterchi, di figure patetiche e di personaggi prestanti ed impegnati. Rievocarne alcune tranches nella Citroniera della Venaria è il secondo 'gioco' che proponiamo.

Scultore attivo in Piemonte
Busto di Emanuele Filiberto di Savoia in cotta di maglia e col collare dell'Annunziata. Circa 1570. Torino Museo Civico di Arte Antica.

Busto di Margherita di Valois attribuito a Pompeo Leoni. Torino Museo Civico di Arte Antica.

Busto di Carlo Emanuele I fanciullo. Torino Palazzo Reale.

Scultore romano della prima metà del Cinquecento. Eros dormiente (già attribuito a Michelangelo) Torino, Museo di Antichità.

Scultore lombardo attivo alla corte di Savoia. Carlo Emanuele I 1610-20. Torino, Galleria Sabauda.

François Duquesnoy Il principe Cardinal Maurizio di Savoia. Torino, Galleria Sabauda.

Pompeo della Chiesa. Elmetto da incastro di una 'garniture' di Carlo Emanuele I Circa 1603.. Torino Armeria Reale.

Orafo lombardo. Due medaglioni in cristallo di rocca con Crocefissione e Natività. Torino, Palazzo Reale (cassaforte).

Atélier boemo. Calice in cristalli e smalti. 1600-1630. Torino, Palazzo Reale.

Orazio Calino (?) Resti di una 'garniture' detta 'dei soli' per il principe Emanuele Filiberto di Savoia. Firenze, Museo Stibbert.

Astrolabio. Torino, Palazzo Reale (cassaforte).

Carlo Camillo Tamietti Gruppo in biscuit rappresentante sant'Uberto. 1778. Torino, Museo Civico di Arte Antica.

 

Terzo gioco.
Le carrozze nelle scuderie della Venaria


Il palazzo del Quirinale conserva una serie carrozze appartenuta ai sovrani sabaudi. Sono costruzioni raffinatissime, che conferivano un aspetto teatrale ai cortei reali. Ne abbiamo scelte quattro, di epoca Ancien régime e Restaurazione: sono prodotte da carrozzieri di grido e dipinte da famosi pittori.

Carrozziere torinese e Vittorio Amedeo Rapous
Berlingotto di gala di Vittorio Emanuele duca d'Aosta Roma, Quirinale

G. Pregliasco . A Del Monte. G.M.Bonzanigo.
Carrozza egiziaca Roma, Quirinale

G.Pregliasco G.Vacca
Carrozza di gala della Regina Maria Teresa detta Il Telemaco.1817.
Roma, Quirinale

G.Pregliasco G.Vacca Carrozza di Maria Teresa, principessa di Carignano
Roma Quirinale..

Tutti coloro che parteciperanno al GRANDE GIOCO DELLA VENARIA concorreranno a cinque premi consistenti in altrettanti week-ends d'arte in città storiche per due persone.

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Coordinatrice: Maria Luisa Tibone
C.so S. Maurizio 77 - 10124 Torino
Tel. e Fax (39) 11 889889
email: anisa@arpnet.it
Pagine a cura di Sonia Bigando, Lidia Cardino, Maria Luisa Tibone