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inserto
N. 6 ne Il Giornale dell'Arte - reg.
Tribunale di Torino N.2917 del 4/2/1979 |
"Il
museo della magnificenza di Corte - Venatio Regia
Il grande gioco della Venaria"

| L'invito: |
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---oooOooo--- ANISA
ATTIVITA' TORINO per
l'educazione all'arte in
occasione di VENARIA 2001 |
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| Il comunicato stampa: |
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Per la salvaguardia del Museo Egizio a Torino ---oooOooo--- |
| Il progetto: |
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La Venaria, Teatro della
Magnificenza
Un museo per l'Europa e il mondo "La Venaria era altre volte il Versailles della corte di Torino… il duca Carlo Emanuele II… era principe sontuoso e tenne corte magnifica… ch'era il soggiorno delle feste e della galanteria..." D. Bertolotti, 184O La Reggia secentesca Costruita in un momento di particolare fervore architettonico- all'esordio di quel gusto spettacolare barocco- Venatio Regia, detta comunemente Venaria, costituì, negli anni del secondo Seicento, un vanto piemontese, capace di rivaleggiare in raffinatezza e modernità con le residenze più famose delle corti europee, da Fontainebleau a Versailles. Ricostruito in essa con un percorso museale variegato ed esteso, il Teatro della Magnificenza dei Duchi e dei primi Re di Savoia può costituire uno spazio spettacolare, da presentare ai visitatori di tutto il mondo come un grandissimo momento di immagine e di storia. La Reggia secentesca restaurata, museo di se stessa, sarà essere il primo ambiente ad offrire, nel ricordo dei fasti di corte, l'avvio al percorso. In essa riportati tutti i dipinti, sostituiti da gigantografie tratte dalle incisioni del libro del Castellamonte tutti quelli mancanti, sarà attrezzato il Museo del Ricevimento di corte, così come all'epoca era praticato. Sale con tavole imbandite con porcellane e argenti e i famosi surtouts; sale arricchite da arazzi e dipinti; salotti arredati con pezzi d'epoca e orologi, ritratti sabaudi in cronologica sequenza. Al centro, nel salone, un'idea del teatro e dei balletti che qui furono rappresentati. Fra gli altri quello zapato ( festa per i doni in occasione di san Nicola) dal titolo Atalanta di cui s'è conservata la descrizione nei minimi particolari. "Delle cacce ti dono il grande impero". Dal motto che compare nel soffitto del salone della Reggia secentesca si parte per un percorso che rinnova, attraverso la rilettura per immagini di testi antichi (cfr. De Salnove) la filosofia della caccia all'epoca in cui si affermava"che la caccia e la guerra è un'istess'arte" Si passa per ambienti che parlano - con un audio che il visitatore può mettere in atto, in tre diverse lingue premendo un bottone. Sarà spiegata così la filosofia del letterato-guida che ispira i pittori, gli stuccatori, gli architetti, offrendo immagini allegoriche, emblemi e imprese di grande impatto sul pubblico. Il restauro ne avrà restituito con una certa chiarezza la presenza. I fasti letterari ed artistici del tempo di Carlo Emanuele I con la prima grande diplomazia europea e la mirata ricerca, attraverso emissari plenipotenziari, di materiali per ingrandire le collezioni ducali aprono il vero museo. La corte di Carlo Emanuele II tornerà a vivere se se ne presenterà un momento culminante ad esempio quando il 6 dicembre 1673, il Duca in splendore concludeva la rappresentazione e, "cinto di gioie, maestoso, leggiadro, tenendo in mano un lucidissimo specchio tempestato di diamanti scendeva dal sole per dar principio al balletto delle Verità". E' l'imitazione del potere che tre anni prima Luigi XIV aveva preso, diventando Re Sole ed avviandosi verso una regalità sempre più assoluta. Il padiglione del Garove Attraversata tutta la reggia secentesca fatta rivivere così nel suo splendore, gli spazi creati dal Garove ospitano la descrizione minuziosa e fedele del libro di Amedeo di Castellamonte "La Venaria Palazzo di piacere e di caccia ideato dall'A. Reale di Carlo Emanuele II Duca di Savoia Re di Cipro disegnato et descritto dal Conte Amedeo di Castellamonte l'Anno 1672"e ri propongono, recitato per tranches, il dialogo con il Bernini. Sulle pareti scorreranno le stupende illustrazioni, utili ad individuare gli spazi già percorsi, ma anche quelli esterni dei giardini. Qui il restauro dovrà essere molto attento, perchè proprio nei giardini " la magniloquenza del linguaggio alla francese" continuava. I Giardini alla francese Orchestrati secondo il gusto , allora dominante in Europa di André Le Nôtre, i giardini erano spettacoli grandiosi in cui le immagini e gli spazi aperti completavano con la loro architettura le costruzioni di Amedeo di Castellamonte. Vi si sviluppavano i pensieri decorativi più bizzarri, culminanti nel Tempietto di Diana sugli scogli di un laghetto, ornato di giochi di conchiglie e madreperla del celebre Frate Tadeo. La Fontana dell' Ercole è nota da un preciso disegno, dalla mutila statua dell'eroe e dall'erma di Palazzo Madama. Si realizza una preparazione visiva ed una descrizione uditiva di quei prodigi di scenografia prospettica che erano gli esterni della Venaria, con una lunga strada- canale in asse con la via di accesso che conduceva al tempio, fra turbinio di piogge delle fontane e 'rumori tartarei'; con logge, archi, balaustre, grotte, scalee, con la grande peschiera navigabile- una novità per i tempi- con rotazione di visuale lungo le allee fino all'immenso Parco dei Roveri e dei Cervi, primo legame territoriale con lo spazio che costituì , più tardi, la Mandria. I giardini che , secondo l'intento del Castellamonte"dovevano creare " nobile confusione e dilettevole caos" completavano così la piacevolezza dell'interno. Il saccheggio e l'incendio Ma ecco la grande rovina. Una sala ricostruisce, sulla scorta della lettera che il Capitano della Venaria Fabrizio Maulandi scrisse al duca Vittorio Amedeo II il 2 ottobre 1693, "il saccheggio e l'incendio che cominciò al Belvedere, poi al Teatro delle Commedie" Era stato, come ricorda St. Simon, espressamente ordinato da Luigi XIV " in rappresaglia degli incendi che il Signore di Savoia aveva fatto in Delfinato e nella Valle di Pragelato, senza neppure risparmiare le chiese". Un'altra sala descrivera il restauro di Michelangelo Garove che si reca a Parigi a sottoporre il progetto alla revisione del De Cotte. In tutte queste sale flashes sulla politica europea dei diversi momenti. La Galleria di Diana Qui prenderà posto la storia del Regno sabaudo alle sue origini, con tutte le lunghe campagne militari di Vittorio Amedeo II da una parte e dall'altra il vagheggiato impianto territoriale che le precede e le prepara, rappresentato dal Theatrum Sabaudiae. Immagini non invasive, che lascino spazio alla Galleria come luogo di raffinate riunioni, di convegni e di mostre. Secondo quanto ipotizzato dalla strategia di Thomas Kreus per il Guggenheim di Bilbao bisognerà mantenere alti standard di qualità e fissare con molto anticipo un rigoroso calendario di mostre ed eventi. Si potrànno così trovare in Europa nuovi finanziamenti, associazioni e raccolte di fondi . La strategia dovrà essere quella di incrementare il numero di altre collezioni d'arte all'interno della propria struttura. Gli spazi particolarmente allettanti, gli straordinari programmi di mostre, una partnership organizzata con le reti di castelli europei più visitati - dai Castelli della Loira a quelli della Baviera, dalle Residenze inglesi a quelle dell'Europa dell'Est- l'accresciuta fama del Castello della Venaria, frutto di una strategia manageriale oculata ed entusiasta, condurranno al castello alle porte di Torino quel vagheggiato " milione di visitatori" che pochissimi musei al mondo possono vantare. Si potrà così finalmente innescare in Piemonte un polo culturale di tipo nuovo, secondo la qualità dei contenuti, lo stile, l'organizzazione da tempo inaugurati al Palazzo Grassi di Venezia. La Chiesa di Sant'Uberto e la Citroniera Juvarra occuperà, con la rievocazione della sua opera, la" sua"chiesa di Sant'Uberto, ma soprattutto la Citroniera, dove sarà il caso di rimettere anche i bergamotti dai quali i sovrani ƒacevano trarre l'essenza profumata che donavano agli ospiti. Oltre alla storia e ai modelli delle opere juvarriane la Citroniera conterrà un excursus sulle origini della dinastia sabauda, con un riscontro iconografico di ritratti. Si accennerà alla pretesa origine sassone indagata da "Inclytorum Saxonniae Sabaudiaeque principum arbor gentilitia Philiberti Pingonio auctore Augustae Taurinorum 1581" e rappresentata nel Palazzo Reale di Torino. La tradizionale figura di Umberto Biancamano e dei suoi eredi potrà seguire con una sosta significativa sulla figura di Emanuele Filiberto condottiero europeo, le cui imprese possono occupare un notevole spazio museale, corredate dalla presentazione di qualche armatura e di materiali d'archivio interessanti. Qui potranno essere rievocati - con esposizione di oggetti significativi- tutti i sovrani e i personaggi legati alla corte - ad es.Emanuele Filiberto di Carignano il Muto, il Principe Eugenio di Savoia…- fino a Carlo Emanuele III. Sarà detto come abbiano creato , progressivamente ma con un disegno unitario ben perseguito, la "corona di delizie", cioè le dimore sabaude, da quelle perdute a quelle ora visitabili. Vi sarà un cenno alle residenze in Savoia, Svizzera (Chillon)… chiarendo il progressivo maturare delle esperienze di una corte che da itinerante si fa sempre più magnifica. La peota di Carlo Emanuele III concluderà questo percorso. Nelle scuderie Qui un Museo del cavallo e delle cacce potrà rievocare quanto nelle sedi suburbane della corte si faceva per la passione venatoria e per l'equitazione, con regole molto attentamente dettate. Vi si attrezzerà , come a Chantilly, uno spettacolo storico equestre di grande richiamo. La fruizione A questo punto il percorso museale chiede due ore buone di fruizione; offre la trattazione variegata di una magnificenza regale sempre strettamente legata alla cultura e alle vicende storiche dell'Europa. La novità e il successo sarà nei dovuti approfondimenti e nelle emozioni che l'uso di tecniche didattiche di avanguardia, di mezzi audiovisivi coinvolgenti, di rappresentazioni murali continue e ricche, di animazioni reali come diorami, o virtuali consentiranno. Il Museo utilizzerà materiale che già esiste, che è in depositi museali o in sale sovraffollate di altre Residenze, Archivi , Musei . Ricuperandolo ed ordinandolo in questo Teatro della Magnificenza si crea una struttura museale assolutamente nuova, continua, pertinente allo spazio nel quale verrà inserita. Gli strumenti della promozione Adeguatamente fatto conoscere nei canali della comunicazione turistica di tutto il mondo, il Museo della Venaria potrà costituire un piacevolissimo luogo di visita per visitatori di tutti i paesi. A due passi da un aereoporto potenziato , con una bretella di metropolitana ed una ferrovia che lo colleghi alle vie aeree ed alla città, il Castello di Venaria può diventare un polo di attrazione unico. Con la firma di architetti famosi - con Gae Aulenti, il Museo d'Orsay docet- le strutture grandiose possono veramente rivivere. A questo punto non sarà assolutamente necessario far emigrare a Venaria il Museo Egizio, che ben ristrutturato e magari dotato di una seconda sede, dovrà restare nel cuore di Torino. Progetto a cura di ANISA ATTIVITA' per l'Educazione all'Arte di Torino Coordinatore Maria Luisa Tibone Corso San Maurizio, 77 10124 TORINO Tel O11-889889 cell. O348 2682529 |
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| Il primo gioco: l'allestimento virtuale |
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Proviamo a ricostruire, entro lo spazio affascinante della Galleria
di Diana alla Real Venaria, il decoro di un ambiente sovrano. Nel 1986
con il titolo "Porcellane e argenti del palazzo Reale di Torino"
si offriva, in una mostra al Palazzo Reale e in un bel volume, una immagine
ricca e diversificata degli arredi di una reggia. Giocando con alcune
immagini prestigiose, tratte dalle collezioni non sempre esposte al pubblico
si può tentare la creazione di un "museo" che ricuperi quanto è stato
acquisito, nei secoli XVII e XVIII, per celebrare la magnificenza sabauda. |
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| Il secondo e terzo gioco |
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Il secondo e il terzo gioco che proponiamo sono più difficili perché
i materiali di cui diamo informazione non compaiono nel CDRom. E' necessario
ricercarli secondo le indicazioni fornite e provare ancora a sistemarli
nell'ideale museo che i titoli suggeriscono. Busto di Carlo Emanuele I fanciullo. Torino Palazzo Reale. Scultore romano della prima metà del Cinquecento. Eros dormiente (già attribuito a Michelangelo) Torino, Museo di Antichità. Scultore lombardo attivo alla corte di Savoia. Carlo Emanuele I 1610-20. Torino, Galleria Sabauda. François Duquesnoy Il principe Cardinal Maurizio di Savoia. Torino, Galleria Sabauda. Pompeo della Chiesa. Elmetto da incastro di una 'garniture' di Carlo Emanuele I Circa 1603.. Torino Armeria Reale. Orafo lombardo. Due medaglioni in cristallo di rocca con Crocefissione e Natività. Torino, Palazzo Reale (cassaforte). Atélier boemo. Calice in cristalli e smalti. 1600-1630. Torino, Palazzo Reale. Orazio Calino (?) Resti di una 'garniture' detta 'dei soli' per il principe Emanuele Filiberto di Savoia. Firenze, Museo Stibbert. Astrolabio. Torino, Palazzo Reale (cassaforte). Carlo Camillo Tamietti Gruppo in biscuit rappresentante sant'Uberto. 1778. Torino, Museo Civico di Arte Antica.
Terzo gioco. Carrozziere torinese e Vittorio Amedeo Rapous G. Pregliasco . A Del Monte. G.M.Bonzanigo. G.Pregliasco G.Vacca G.Pregliasco G.Vacca Carrozza di Maria Teresa, principessa di Carignano |
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Coordinatrice:
Maria Luisa Tibone
C.so S. Maurizio 77 - 10124 Torino
Tel. e Fax (39) 11 889889
email: anisa@arpnet.it
Pagine a cura di Sonia Bigando, Lidia Cardino, Maria Luisa Tibone