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Pinocchio,
e con lui il naso che cresce a dismisura, è diventato il simbolo
diella menzogna. Questo burattino di legno che incontra il mondo e le sue
insidie è, in realtà, un piccolo essere alla ricerca della
“verità”.
Come vittima sacrificale, Pinocchio viene spinto in un viaggio iniziatico dove le menzogne degli altri servono ad imbrigliarlo nelle sue stesse bugie. Insomma, un viaggio nel teatro della vita (dove buoni e cattivi talvolta si confondono), che disegna quadri comici, grotteschi e crudeli. Clowns, inservienti del circo e animali da esibizione diventano apparizioni oniriche che rendono il viaggio di Pinocchio simile a un’odissea o a un’avventura da girone dantesco.
Nel romanzo di Collodi, il burattino si trova per ben due volte a “recitare” suo malgrado: nel fantasioso teatro dei burattini e in un metafisico circo degli asini. Questi luoghi rumorosi e colorati ci sono parsi il punto di partenza ideale per una lettura fedele ma non tradizionale del racconto. Abbiamo per circa trent’anni esplorato l’universo dell’infanzia e dell’adolescenza in rapporto diretto con il pubblico o con autori contemporanei; ora proponiamo l’elaborazione di un classico, anzi, il Classico per l’infanzia (ma non solo!), poiché in questo troviamo oggi letture e percorsi aderenti ad un mito collettivo più attuale che mai.
Una società che, come la
nostra, vive sempre più di apparenza e di finzione, (arrivando a
“spettacolarizzare” l’individuo sottoponendolo alla fiera della macchina
della verità), è un terreno fertile per rimettere in gioco
la storia di un burattino che, imparando a non mentire, diventa bambino.
Nino D’Introna |