di Stefania Garini
Latte fresco, uova, amido di frumento e scorza di arance: non sono gli ingredienti per una torta della nonna, ma alcune materie prime usate come collanti per produrre vernici murali "naturali". Vernici fatte cioè con terre, piante tintorie, blu di rame e di cobalto; prive di componenti chimiche e petrolifere, resistenti all'umidità e alle muffe, biodegradabili e, per giunta, adatte a durare nel tempo. Ancora poco conosciute, queste vernici sono uno degli "stratagemmi" cui possiamo ricorrere per abitare in una casa sana, dove il nostro corpo "respiri" liberamente e, nello stesso tempo, l'impatto sull'ambiente sia minimo. Ma per una casa davvero ecologica, ci vuole ben altro che un intonaco agli agrumi... A cominciare dall'aria che respiriamo.
Forse non tutti sanno che negli ambienti domestici l'aria può essere tre volte più
inquinata di quella esterna: la combustione dei fornelli, le superfici lavabili in
formaldeide (sostanza tossica e potenzialmente cancerogena, che può sprigionarsi per anni
dopo la posa), le vernici sintetiche dei parquet, il fumo delle sigarette (che senza una
lunga ed energica ventilazione resta nell'ambiente per giorni), ma anche gli acari che si
annidano in tappeti e materassi, l'uso di detergenti chimici per la pulizia della casa e
delle piante... insomma le fonti di inquinamento domestico sono praticamente illimitate.
Ma i rimedi esistono, e sono alla portata di tutti.
Oltre al semplice sistema di aprire le finestre più volte al giorno - meglio se nelle
prime ore del mattino e in tarda sera, quando c'è meno smog; o subito dopo i temporali -
si possono impiegare materiali "sani", sia per le strutture portanti sia per gli
arredi della casa.
"Al posto degli isolanti tradizionali come polistirolo, poliuretano, lana di vetro o
di roccia, che sono nocivi per chi ci vive e per chi li installa" ci spiega ad
esempio Paolo Ermani di Paea - l'Associazione progetti alternativi per l'energia e
l'ambiente di Montalto, vicino Reggio Emilia, "si possono usare isolanti naturali
come la fibra di legno o di cellulosa, la canapa, la perlite, il sughero (il migliore è
quello espanso a temperature non troppo elevate, che non rilascia benzopirene) ecc.".
Ma anche la scelta dei mobili è importante. Il legno, oltre a essere un ottimo isolante
termico e acustico, sembra anche il materiale più adatto per arredare: nelle camere da
letto, ad esempio, i mobili in massello e le reti con doghe di legno flessibili sono la
soluzione migliore. Le reti metalliche e i materassi a molle possono accentuare gli
effetti dei campi elettromagnetici e in alcuni casi, l'esposizione prolungata può causare
disturbi all'apparato riproduttivo e neurologico. Anche la mobilia in truciolato presenta
qualche inconveniente, perché può sprigionare esalazioni tossiche.
Oltre ai mobili in legno massello, l'ideale per le stanze da letto sono poi i materassi di
lana, crine o cotone, al posto di quelli sintetici che attirano la polvere e si caricano
elettrostaticamente. Per lo stesso motivo, antenne e cavi di radio, tv e telefono
dovrebbero stare a 4-5 metri di distanza dai luoghi in cui si dorme; qui, poi, le
radiosveglie a pile sono da preferire a quelle elettriche, mentre tv e impianti stereo
andrebbero evitati (le casse degli stereo emettono un debole campo magnetico anche quando
sono spente). Per gli acari che infestano materassi e tappeti, invece, le armi vincenti
sono sempre quelle della nonna: esposizione al sole, lavaggi a caldo (60°) o in acqua
dolce, e... olio di gomito! Il battipanni resta infatti un ottimo rimedio, migliore
persino dell'aspirapolvere, che non riesce a eliminare completamente polveri e allergeni.
Negli ultimi tempi però il mercato è corso ai ripari, e oggi si trovano in commercio
aspirapolveri dotati di superfiltri o di serbatoi ad acqua, che lavano via la polvere.
Oltre all'aria, un elemento fondamentale per star bene è senz'altro la luce. Quella
artificiale, a cui siamo costretti a ricorrere nelle ore e nelle stagioni più buie, può
essere di diversi tipi. "Le lampade più comuni, quelle a incandescenza, sono
l'ideale per illuminare le camere dove si studia o si lavora, perché emettono una luce
puntiforme che favorisce la concentrazione" ci spiega Serena Omodeo dell'associazione
Architectura & Natura (http://arch.nat.web.planet.it),
di cui sta uscendo in questi giorni "Il nuovo verdeaureo dell'architettura" (Ed.
Maggioli, Rimini 2001) che offre consigli pratici per avere case... ecologically
correct. "Le lampade fluorescenti - prosegue - che emettono luce diffusa sono
invece indicate per illuminare luoghi di passaggio come corridoi e vani scale, ma non
vanno bene dove occorre una buona concentrazione visiva, perché stancano gli occhi".
Le lampade fluorescenti hanno l'inconveniente di contenere gas tossici, per cui devono
essere smaltite come rifiuti speciali, ma in compenso consumano molto meno delle altre.
"Le normali lampadine durano in media 1.000 ore, mentre quelle a basso consumo durano
dalle 8 alle 10 volte di più" osserva Ermani. E aggiunge: "Sulla convenienza
economica non ci sono dubbi". Un'altra soluzione interessante dal punto di vista
economico è rappresentata dalle lampade alogene, soprattutto quelle a bassissima tensione
che hanno un'ottima resa energetica e di qualità della luce, anche se non sembrano del
tutto innocue per la salute, perché emettono una quantità elevata di radiazioni UV.
Un'illuminazione sana deve tener conto anche di altri aspetti. L'impianto elettrico, ad
esempio, dev'essere fatto in modo da non sottoporre le persone a inutili sovraesposizioni:
vanno evitati gli impianti ad "anello", con i fili che corrono lungo le quattro
pareti, e sono invece da preferire quelli "a stella" in cui i cavi passano, sia
all'andata che al ritorno, in una sola parete, due al massimo.
L'illuminazione naturale, da cui dipendono i nostri ritmi biologici e persino il nostro
umore, è in ogni caso la migliore e va "sfruttata" il più possibile, anche ai
fini del risparmio energetico. Un aspetto spesso sottovalutato, se pensiamo che quasi la
metà della luce elettrica consumata "serve" a illuminare stanze vuote (non solo
negli uffici pubblici, ma anche nelle case d'abitazione).
Oltre alla luce, i vantaggi di una casa con buona esposizione al sole sono altri. Ad
esempio la possibilità di produrre energia elettrica e calore "puliti" a basso
costo (vedi VpS ago-sett. 2001). "Una
normale famiglia può investire senza grosse difficoltà nell'acquisto di un collettore
per la produzione di acqua calda" osserva Ermani. "Un pannello solare semplice,
di 2 m² per 100 litri di serbatoio, che funziona a gravitazione o circolazione naturale
(cioè un circuito chiuso in cui l'acqua che gira, riscaldata da una serpentina, è sempre
la stessa, fredda all'andata, calda al ritorno) costa circa 2 milioni e 700 mila lire, non
richiede quasi manutenzione e ha un ammortamento rapido, che lo rende più conveniente dei
tradizionali boiler elettrici e delle caldaie a gas".
E per scaldarsi in modo igienico ed economico? A parte la stufa e il caminetto, sistemi
salubri ma poco pratici specie per chi vive in città, si può ricorrere a pannelli a
irraggiamento puntiforme, dove il calore viene trasmesso da superfici radianti. La
temperatura dell'aria dev'essere comunque compresa tra i 18° e i 20°, e l'umidità
relativa del 50%.
Buone condizioni termiche sono garantite anche da un buon isolamento, ottenuto ad esempio
usando i doppi telai per i serramenti e i doppi (o tripli) vetri per le finestre. "Se
una casa è ben isolata - osserva Ermani - i consumi elettrici e termici possono ridursi
dal 50 al 70%". L'hanno capito in Germania, dove si stanno costruendo le prime
"case passive": isolate cioè talmente bene da essere quasi del tutto prive di
riscaldamento. Uno degli obiettivi di queste case (attualmente un migliaio di esemplari)
è ridurre a zero i costi per il riscaldamento, riducendo nello stesso tempo i danni
all'ambiente.
Anche il modo in cui utilizziamo l'acqua può essere più o meno rispettoso
dell'ambiente: in un'epoca dove questa risorsa inizia a scarseggiare è infatti importante
evitare gli sprechi. In genere usiamo solo il 3% dell'acqua domestica per cucinare o per
bere, mentre il 40% serve per lavare le stoviglie e per lo scarico del water (ogni volta
che lo usiamo sono 10 litri che se ne vanno).
I più semplici sistemi anti-spreco sono i limitatori di flusso, che costano poche
migliaia di lire e si possono applicare a rubinetti e sciacquoni del bagno; ma sul mercato
si trovano anche erogatori di docce, più cari di quelli tradizionali, che permettono
però di risparmiare fino al 50% di acqua.
Attenzione anche ai rubinetti che perdono: una goccia al secondo equivale a uno spreco di
6 litri di acqua all'ora.
Ma l'acqua può anche essere riciclata: ad esempio quella usata per lavare gli ortaggi
può servire per pulire la cucina e bagnare i vasi, mentre l'acqua di bollitura di pasta e
verdure per igiene personale; le acque "grigie" del bagno e della lavatrice
possono invece servire per il water o per la pulizia dei pavimenti.
Anche gli elettrodomestici possono essere scelti secondo un criterio di
"efficienza ecologica", preferendo cioè quelli a basso consumo di energia,
acqua e detersivi. "Gli elettrodomestici in commercio sono distinti in classi
energetiche, indicate da lettere dell'alfabeto che esprimono il grado di consumo" ci
spiega Paolo Ermani. "Un frigorifero di classe A, ad esempio, può consumare in un
anno circa 344 chilowattora, con un costo di 120 mila lire, mentre un frigorifero G può
arrivare al doppio dei consumi, con una spesa di 270 mila lire". Ovviamente, sta a
noi fare attenzione al momento dell'acquisto, chiedendo informazioni al negoziante
(obbligato a darcele per legge) sul consumo energetico, anziché concentrarci solo sulle
dimensioni e i colori degli oggetti, o sulle marche di maggior richiamo.
Occhio anche alla salute. Se ci serve un ferro da stiro, ad esempio, meglio comprarne uno
a vapore munito di serbatoio d'acqua, che ci permette di rinunciare agli additivi per lo
stiro, spesso nocivi.
I rischi peggiori sono però rappresentati dai prodotti per l'igiene e la pulizia della
casa, come detergenti e detersivi che contengono sostanze chimiche dannose. Anche qui, le
alternative non mancano. In commercio ci sono detersivi biodegradabili, fatti con materie
prime naturali, privi di enzimi attivi e sbiancanti ottici (che schiariscono ma non
puliscono) e detersivi ecologici con tensioattivi di origine animale o vegetale. Gli
smacchiatori prelavaggio, poi, possono essere sostituiti con sapone di marsiglia sfregato
a secco sulle macchie più generiche, o sale e alcool per le macchie d'unto, o bagni di
limone per le macchie di tè, ecc. Acqua bollente e sale grosso possono invece servire
come sgorgatori per lavandini, mentre l'aceto funziona come sgrassante e anticalcare (a
patto che si lasci agire per qualche ora), e i detergenti per vetri, pavimenti e
piastrelle si possono rimpiazzare con acqua e ammoniaca. Insomma, conclude Serena Omodeo,
"per pulire benissimo la casa bastano pochissimi prodotti. Quattro, in particolare:
ammoniaca candeggina aceto e alcool".
E' proprio vero, i "vecchi" metodi sono sempre i migliori...
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Una mostra dalla GermaniaCasa verde casaRisparmio energetico, consumi consapevoli e rispetto per l'ambiente: è la proposta de "La casa ecologica", la più grande esposizione itinerante di tecnologie alternative ed energie rinnovabili d'Europa, nata da un'idea del centro di ricerche ambientali Energie und Umweltzentrum di Springe (Germania), portata in giro per l'Italia da Paea, l'Associazione progetti alternativi per l'energia e l'ambiente di Montalto (Reggio Emilia). La mostra si rivolge a cittadini, artigiani, associazioni, amministrazioni pubbliche e scolaresche, e prevede visite e lezioni guidate. Un team di esperti abita infatti nell'eco-casa per tutta la durata dell'allestimento, dando la dimostrazione pratica di come si possa vivere in modo sano ed economico senza rinunciare alle comodità. Le soluzioni proposte vanno dai pannelli solari per l'acqua e il riscaldamento all'impianto di biogas per i fornelli, dal serbatoio del wc a forte risparmio alla toilette per il compostaggio. E ancora, elettrodomestici e illuminazione alimentati da un generatore eolico, sistemi di recupero di acqua piovana, detersivi biodegradabili, raccolta differenziata dei rifiuti e cibi biologici. E se viene voglia di uno spuntino, c'è anche un bel forno solare per cuocere la pizza. Per informazioni e per noleggiare la mostra: Paea, tel. 0522/605251, e-mail: paea@libero.it, web site: www.paea.it |
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Dicembre 2001
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