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Haiti - La grande festa della purificazione

Tra gli spiriti dei flutti

Erzuli-freda, Damballah-redo e gli altri loà dell'acqua. I loro regni sono ruscelli e fiumi. Ma è nella fantastica cascata di Sodò che si danno appuntamento. Dove ogni anno centinaia di fedeli vengono in pellegrinaggio. Gente di diverse religioni e di tutti gli strati sociali. E così arriva il miracolo.

di Marco Bello

"Erzuli-freda, quando verrai a farmi camminare? Io ti sto aspettando". La vecchia Janelia ha la faccia, increspata dalle rughe, totalmente bagnata, i capelli raccolti in piccole trecce disordinate. Allarga le sue esili braccia per chiedere una grazia e fissa gli occhi verso l'alto della splendida cascata, nella quale è immersa.
Siamo a Sodò (salto d'acqua, in creolo) nel cuore di Haiti, il paese più povero e dimenticato delle Americhe. Ma ricchissimo di cultura, arte e misteri. Si trova qui uno dei più importanti santuari naturali del vudù haitiano, in cui si svolge una delle feste dove maggiore è l'unione tra cattolicesimo e la religione di origine africana. Ogni anno centinaia di pellegrini invadono Ville Bonheur (la città della felicità), il villaggio a pochi chilometri di sentiero da Sodò. Arrivano da ogni angolo del paese e anche dall'estero. Hanno tutte le età e sono di tutti gli strati sociali. Molti vengono solo per la festa, altri - come Janelia, paralizzata alle gambe - per pregare e soprattutto chiedere il miracolo. Alla madonna del Monte Carmelo e a Erzuli, la dea dell'amore e della famiglia, ma anche a tutta la schiera degli spiriti (chiamati loà) dell'acqua, che hanno una delle loro dimore proprio a Sodò. Qui la tradizione cristiana vuole che il 16 luglio 1843 apparve la madonna in cima a una palma. Apparizione che si ripeté 38 anni più tardi suggellando così, almeno per gli haitiani, la sacralità del luogo.

Angeli ribelli

Erzuli e la Vergine del miracolo sono in realtà la stessa cosa. Il vudù haitiano nacque dagli schiavi africani che nel XVIII secolo sudavano nelle piantagioni di canna da zucchero dell'allora "Perla delle Antille", in mano ai coloni francesi. Mascherando i riti dell'Africa con quelli cristiani potevano continuare a pregare i loro spiriti. Ma in questo modo la religione si è evoluta differenziandosi dal vudù di Benin e Nigeria. "Ad Haiti si incontrano due riti principali: il Rada che affonda le sue radici nel regno del Dahomey, il Petro, più duro, i cui spiriti sono vendicativi. Esiste anche il Kongo, di origine bantu, portato dai nuovi schiavi, ma meno praticato", spiega Max Dominique, professore della Scuola normale di Port-au-Prince. "Nella storia di questo paese il vudù è sempre stato la religione del popolo, degli oppressi, e per questo utilizzato in modo strumentale dalle classi dominanti per accrescere il loro potere". Il pantheon vudù è composto dai loà. I più importanti e potenti sono quelli di origine africana, come Erzuli, Legba, colui che apre le barriere e mette in contatto uomini e loà, Damballah-redo, il dio serpente, spirito della ricchezza, anch'egli abitante dei corsi d'acqua; il Baron Samedi, custode dei cimiteri, e molti altri. Poi c'è una galassia di spiriti e geni locali, giovani, differenti a seconda dei riti, in continua evoluzione. I loà, si dice, sono inviati da Dio per aiutare gli uomini, sono come "angeli un po' ribelli". Durante le cerimonie lo spirito invocato possiede (o cavalca) chi lo invoca, grazie a simboli e speciali riti del sacerdote vudù (hungan o boko se uomo, mambo se donna).

Il bagno miracoloso

Succede anche a Sodò. Qui Damballah-redo o sua moglie Aida-redo o un altro loà acquatico può "montare" il fortunato pellegrino, che barcolla tra i flutti, urla e si getta nelle conche naturali della cascata. Altri circondano il posseduto per ottenere qualche beneficio dal contatto diretto con il loà. Molti, sotto i flutti, pregano Erzuli-Vergine del miracolo, ma tutti prendono il bain de chance, il bagno della fortuna. Un rito di purificazione personale: lavarsi con piccoli pezzi di sapone sotto il getto dell'alta cascata, buttare i vecchi vestiti e indossarne di nuovi. Vuol dire che gli spiriti dell'acqua portano via tutto il male e la sfortuna che ci opprime per rinnovarci e darci salute, fortuna negli affari, felicità in famiglia. Il tutto in mezzo a schizzi e aria satura di vapore, dove è impossibile restare asciutti.

Caro spirito dell'acqua...

Raoul Deorcely è di Leogane, una cittadina a sud est della capitale. Dice di aver diciott'anni ma sembra più giovane. Va alla preghiera per chiedere il miracolo di poter partire all'estero e trovare un buon lavoro: "In questo modo sarei in grado di aiutare la mia famiglia qui" dice. È il sogno di tanti boat people che anche oggi, per motivi economici lasciano l'isola. Vicino, una giovane donna urla a squarciagola: "Sto chiedendo alla vergine che mi dia un figlio!". Una donna strofina con speciali frasche il ventre gonfio dell'amica gravida per benedire il nascituro. Alcuni cadono in trance e si rotolano nell'acqua, sulle rocce muschiate.
"Prendiamo un po' d'acqua in un bidone per mia madre - dice Etienne, un bambino venuto qui dalla capitale con suo cugino - è a casa malata e noi siamo venuti qui per pregare per lei". Marie-Jò, una giovane donna dell'Artibonite (l'unica ampia pianura del paese, zona di contadini e di riso), viene ogni anno e prega la Vergine di allontanare da lei tutti i problemi. "Chiediamo una nuova casa - sostiene Marie-Héléne, con la sua amica Louise che ha in braccio un bimbo - siamo di Cité Soleil (la più grande bidonville di Port-au-Prince) e abbiamo perso la nostra baracca. Abbiamo tre figli ognuna e i nostri mariti ci hanno abbandonate. Cosa possiamo fare?". Mentre qualcuno si sta rotolando nell'acqua, urlando e piangendo, un'anziana cerca di uscire dalla folla sotto i flutti. Ha un mucchietto di terra coperto di muschio nella mano sinistra: "La porto a una malata del mio villaggio. Penso che l'aiuterà". Dietro di lei un uomo corpulento ride e dice in misto creolo-inglese, tipico della diaspora haitiana: "Sono di Okap (città del nord, ndr) ma vivo a Miami. Mi piace venire a questa festa ogni volta che posso".

Pellegrini a doppio senso

Intanto dalla vicina Ville Bonheur continua ad arrivare gente. A piedi o a dorso di asino, percorrono il tortuoso sentiero che conduce alla splendida gola naturale invasa dall'acqua. Ogni tanto una sosta per accendere una candela su un tronco o su una roccia, luogo di riposo di qualche loà. Poco prima di arrivare alla cascata su banchetti di legno o a terra vengono venduti tutti gli ingredienti per la festa: frasche profumate, pezzi di sapone (non si ricicla quello altrui altrimenti si prendono tutti i suoi problemi), bottiglie con immagini vudù sull'etichetta, contenenti strani liquidi e distillati d'ogni genere, cordini colorati da offrire a Damballah-redo, e tante, tante candele rosse, blu, bianche. Bizzarri hungan e mambo circolano tra la gente preparando i riti della notte.
Dopo aver pregato Erzuli, i pellegrini tornano a Ville Bonheur e osannano al passaggio della statua della madonna del Carmelo, durante la processione, poi fanno ressa all'ingresso della piccola chiesa stracolma.
Alla cascata l'atmosfera spirituale è molto forte. Odori forti e colori vivaci, quasi aggressivi. I sensi sono tutti sollecitati. La gente sta in silenzio con gli occhi chiusi o urla allargando le braccia. Come un formicaio in movimento alla mercé della forza dell'acqua, tutti nudi, tutti bagnati, tutti uguali davanti a Dio.

Volontari per lo sviluppo - Dicembre 2001
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