a cura di Chiara Adamo
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Il 29 giugno scorso, più di cento rappresentanti di ong ed Enti locali europei si sono
incontrati al Parlamento di Bruxelles per discutere le prospettive della cooperazione
decentrata, e la creazione di una Rete europea di Enti locali per la Palestina.
La conferenza è stata l'occasione per chiarire la posizione dell'Unione europea riguardo
i finanziamenti Meda (che coprono gli aiuti Ue nell'area del Mediterraneo) dedicati alla
cooperazione decentrata - termine che definisce tutti quei progetti che partono dal basso
e sono essenziali per lo sviluppo della democrazia dei popoli, e del partenariato tra ong
ed Enti locali europei e mediterranei.
Alla conferenza, che ha evidenziato il ruolo essenziale degli scambi tra rappresentanti
dei popoli per la promozione della pace e della comprensione reciproca, ha partecipato
anche Timothy Clarke, responsabile alla Commissione europea per la cooperazione
decentrata. Clarke ha sottolineato l'importanza di questa nuova forma di cooperazione
"che aiuta i popoli ad aiutarsi", ma ha anche fatto presente la riduzione dei
fondi comunitari previsti per questo fine. In particolare, il progetto di bilancio 2001
sembra generare una situazione di conflitto tra Enti locali e ong, togliendo ai primi la
possibilità di chiedere direttamente i finanziamenti tramite programmi a loro destinati e
incitandoli a costituirsi in associazioni: cosa che invece di sfruttare le sinergie delle
due realtà le metterebbe paradossalmente in concorrenza per l'accaparramento dei pochi
fondi rimasti.
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Il Commissario europeo Patten ha dichiarato che la Conferenza di Pechino +5 delle
Nazioni Unite ha contribuito alla riaffermazione dei diritti delle donne in quanto diritti
umani.
New York conferma in effetti i risultati di Pechino, nel bene e nel male.
Tra le priorità evidenziate dalle donne c'è la necessità di una maggiore presenza
femminile nelle istituzioni, ma anche sui progetti contro la povertà. Le violazioni più
controverse rimangono la violenza e lo stupro domestico, il delitto d'onore, le
mutilazioni genitali.
Insomma, molta strada resta da fare: per questo, donne provenienti da più di 4500
organizzazioni di 160 paesi del Nord e del Sud del mondo stanno preparando la Marcia
Mondiale delle Donne 2000, ciascuna nel proprio paese. Le donne saranno al Parlamento di
Bruxelles il 14 ottobre, mentre la tappa finale sarà a New York, il 17 ottobre.
Un appuntamento da non perdere.
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Dopo il programma contro le discriminazioni, la Commissione europea ha lanciato a metà
giugno quello contro l'esclusione sociale. Il programma comunitario 2001-2005, all'esame
del Consiglio e del Parlamento, dovrebbe incoraggiare gli Stati europei ad avere un
impatto più significativo nella lotta contro la povertà e l'esclusione sociale.
La Commissione si prefigge di migliore la comprensione di ciò che è l'esclusione
sociale, di promuovere lo scambio di esperienze e la cooperazione, di sviluppare
l'efficacia dei progetti in questo settore. Un sostegno tangibile sarà offerto allo
sviluppo della Rete europea di ong attive nella lotta contro la povertà e l'esclusione.
L'entusiasmo per quest'iniziativa si smorza però sapendo che il budget per il programma
sarà limitato a 70 milioni di Euro per i cinque anni previsti, di cui solo 13,1 milioni
andranno a sostegno delle ong. Si conferma così la tendenza evidenziata dal progetto di
bilancio 2001, che prevede tagli importanti alle attività delle ong e una concentrazione
ulteriore dei finanziamenti. La Piattaforma delle ong sociali denuncia ad esempio che il
nuovo programma contro l'esclusione permetterà il finanziamento di 3 o 4 ong, un numero
ridicolo se paragonato alla quantità di associazioni attive nel settore. Il prossimo anno
assisteremo forse al lancio di un programma contro l'esclusione delle piccole ong?
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A fine luglio la Convenzione incaricata della stesura della Carta europea dei diritti
fondamentali (vedi VpS settembre '99) ha
concluso le discussioni sul testo provvisorio.
Il Parlamento europeo adotterà una risoluzione per il mese di novembre in cui proporrà
agli Stati che la Carta non si limiti a una dichiarazione di principi membri ma abbia
valore giuridico. La Presidenza francese ha fatto sapere che analizzerà i contenuti della
Carta prima di prendere posizione sulla sua natura giuridica.
Ma quali sono i contenuti della Carta dei diritti? Il testo comprende i diritti civili e
politici, e i diritti economici e sociali, per un totale di 50 articoli preceduti da un
preambolo. Quali le lacune più evidenti? Dal punto di vista delle associazioni pacifiste
la mancanza più grave è la non inclusione nel testo del diritto alla pace. A detta dei
sindacati europei, invece, si tratta del diritto al lavoro, non menzionato nel testo,
nemmeno dagli articoli 31-36 che si riferiscono a "diritti e principi in materia
sociale". Si è tuttavia concluso l'esame dell'art. 40 sul diritto dei lavoratori
migranti a ricevere un trattamento equo. L'introduzione di questo diritto è stata
particolarmente dibattuta, dato che alcuni membri della Convenzione (composta da
rappresentanti dei capi di governo; parlamentari nazionali ed europei) non volevano che si
accordassero diritti specifici ai cittadini dei paesi terzi.
Per saperne di più sulla Carta europea e le posizioni delle ong: www.europarl.eu.int/charter/it
Volontari per lo sviluppo -
Ottobre 2000
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