di Paola Barsottelli
Case fatiscenti, servizi igienici inesistenti, raramente acqua corrente e elettricità,
bambini e donne malconci, vestiti stracciati e visetti sporchi. Immagini della tragica
guerra in Bosnia? No. È la Romania, silenziosa e sconosciuta, a poche centinaia di
chilometri dai fratelli ex-socialisti.
Risalgono al dicembre 1989, dopo l'euforia per il crollo del muro di Berlino, le prime
immagini angoscianti di questo paese. Prima le manifestazioni popolari di Timisoara,
soffocate brutalmente dal regime, poi il processo a Ceausescu e la moglie, la loro
fucilazione, infine, la miseria, penosa, inumana. Il Paese che negli anni '60 pareva
essere l'avanguardia dell'indipendenza dal blocco sovietico e che aveva ottenuto per primo
il sostegno degli organismi monetari internazionali si rivelava in condizioni
catastrofiche. Emblematiche le immagini degli istituti in cui venivano tenuti i bambini
abbandonati, che in quegli anni fecero il giro del mondo. Ammassati in orfanotrofi in
condizioni di degrado terribile, presentavano quasi tutti gravi disturbi mentali, un tasso
altissimo di sieropositività e di handicap.
Oggi, otto anni dopo, poco è cambiato. Anzi, le condizioni degli adolescenti e dei
ragazzini sono per alcuni aspetti peggiorate.
Il sistema socialista imponeva il lavoro per tutti, a salari e produttività
bassissimi, ma il minimo vitale era garantito grazie ai sistemi di pianificazione usati in
tutti i Paesi del blocco socialista. "Ai tempi di Ceausescu la gente aveva soldi a
sufficienza per comprarsi il necessario per vivere. Magari c'era poco da comprare, ma il
necessario di solito si trovava. Ora invece non ci sono i prodotti, non si sa come fare a
comprare quello che serve, non c'è lavoro e mancano i soldi". dice Padre Cobzaru
della Caritas Romena. La caduta del regime, la liberalizzazione dell'economia e la
privatizzazione delle aziende (lenta e a favore soprattutto delle élites politiche e dei
più ricchi) ha avuto un effetto letale. Un Paese arretrato tecnicamente ed economicamente
si è trovato a competere con prodotti a prezzo inferiore e qualità maggiore provenienti
dall'Europa occidentale. Come in altri paesi ex-socialisti, privatizzazione ha significato
soprattutto licenziamenti.
Così, non di rado una famiglia di quattro o cinque persone vive con un unico stipendio
che va dalle 80 alle 150 mila lire al mese o addirittura con la sola pensione di un nonno
(equivalente a 50.000 lire): rimasuglio, per quanto povero, del sistema socialista.
I bambini sono i più colpiti da questa situazione perché, si sa, quando i genitori
non sanno più come far fronte alla miseria, abbandonano i figli. E chi ha la fortuna di
avere un lavoro spesso è costretto a lasciare i propri figli in balia di se stessi tutto
il giorno perché gli asili sono pochi e costano troppo. Come nella Bosnia della guerra
civile, i bambini spesso riescono a mangiare una sola volta al giorno, grazie alle mense o
alle distribuzioni di cibo. "Qui c'è bisogno di tutto - racconta la signora
Gabriela, vice-responsabile della Caritas - ma facciamo solo quel poco che ci permettono
le nostre risorse. È frustrante vedere che, a sette anni dalla fondazione della Caritas
Romena, la situazione è peggiorata anziché migliorata e oggi ci troviamo di fronte a
bisogni ancora più grandi di quelli che sette anni fa sembravano terribili".
I terribili orfanotrofi di Ceausescu, che nel 1989 ospitavano centomila bambini, non ci
sono più, ma l'alternativa sono le bande di ragazzi di strada che dormono sui marciapiedi
o nelle fogne, sopravvivono grazie a piccoli espedienti e cercano un'evasione con la
droga. È la versione europea dei più famosi meninos de rua brasiliani, ma in un clima
rigido e piovoso che mina la salute in breve tempo. Tra i minori ancora negli istituti, il
10% è destinato agli istituti psichiatrici e il 30% rimarrà assistito cronico. Di
questi, ben 3500 sono sieropositivi. Tutti questi bambini abbandonati sono l'eredità
della Romania socialista. Ceausescu voleva raddoppiare la popolazione e imponeva un alto
tasso di natalità: ogni donna doveva partorire cinque figli, altrimenti veniva
penalizzata con diminuzione di assegni familiari, case più piccole, ostracismo. Per
nascondere l'alta mortalità infantile, i neonati venivano spesso denunciati all'anagrafe
a un anno di età: i meno forti, che soccombevano prima, ufficialmente non erano mai nati.
I bambini nati con handicap erano spesso confinati in istituti terribili, in cui non
sempre sopravvivevano. Le adozioni internazionali erano ostacolate, ogni domanda doveva
essere autorizzata da Ceausescu in persona.
Oggi le cose sono cambiate, dal 1990 è stata varata una nuova legge sulle adozioni e
sulla protezione dell'infanzia anche se, a causa della pesante burocrazia sopravvissuta al
vecchio regime, nessuno è responsabile della loro applicazione. E di fatto i ragazzi in
istituto sono ancora numerosi come nell'89.
La nascita della Caritas Romena nel 1990 si inserisce nel percorso di rinascita,
faticosissima, del Paese. Esistono oggi 70 Caritas parrocchiali nelle 5 Diocesi in cui la
Romania è divisa. Il Celim ha avviato quest'anno una collaborazione con la Caritas
ambrosiana, soprattutto, per l'assistenza ai minori. Il progetto sostiene il centro Sf
Ioan, nella periferia di Bucarest, una comunità alloggio che ospita 13 ragazzi
abbandonati e ne cura educazione, crescita e avviamento professionale. L'accoglienza nella
comunità si basa su un "contratto" in cui il ragazzo accetta di seguire il
cammino che viene proposto, i diritti e doveri legati ad una vita normale in una
comunità, dopo anni passati sulla strada. Si vuole dare ai ragazzi una vita il più
possibile normale, con la scuola, una mensa, la possibilità di giocare e di essere
sostenuti dagli educatori: ciascun ospite deve recuperare gli anni scolastici persi in
precedenza, acquisire una preparazione professionale, tanto da poter trovare lavoro e
reintegrarsi nella vita sociale. Oggi i dipendenti del Centro di Sf Ioan, pagati dalla
Caritas Romena, sono nove, di cui sei educatori, una direttrice (educatrice) e un cuoco.
Nei casi di recupero dei ragazzi del Centro si è cercato anche di riallacciare il
rapporto con i genitori, ma in molte famiglie non ne hanno voluto sapere. Qualche ragazzo
è stato dato in adozione, qualche altro ha cominciato una vita autonoma. Ma purtroppo
ancora pochi sono riusciti a rientrare nel proprio nucleo familiare.
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Romania: una scheda per conoscere il paesePopolazione. Con una superficie di 237.000 chilometri quadrati ha una popolazione di 23 milioni di persone. I romeni sono una popolazione con caratteristiche proprie, ma nascono dal processo di assimilazione tra la popolazione originaria e i conquistatori che si sono succeduti dalla fine dell'impero romano all'avvento dei Turchi nel 1526. Con il trattato di Parigi dei 1920 alla Romania vengono assegnati anche una serie di territori limitrofi la cui popolazione è ungherese, serba, tedesca, ucraina, bulgara, così che oggi il 30% della popolazione è una minoranza etnica. Risultato: gravi tensioni interne, soprattutto durante la dittatura di Ceausescu, in cui la repressione delle minoranze fu feroce. Situazione politica. Nel 1968, quando i carri armati sovietici
invasero la Cecoslovacchia, Ceausescu condannò apertamente l'Unione Sovietica e, primo
leader socialista, la sua dissociazione rimase non solo impunita, ma rispettata. Nei primi
anni '70, pareva che la Romania dovesse avvicinarsi anche economicamente all'Europa
occidentale. Fu il primo Paese socialista ad entrare negli Organi Monetari Internazionali. Economia. Con un reddito medio procapite di 1.140 $ l'anno (in Italia la media è di 20.000 $), un'inflazione al 70%, un deficit della bilancia commerciale al 13% del PIL la Romania è un paese in condizioni economiche disastrose. Nonostante alcuni segnali di ripresa molti prodotti di largo consumo sono ancora difficilmente reperibili e a prezzi proibitivi. Ufficialmente, la disoccupazione è solo del 10,6% (in Italia del 10,3%). Ma, seguendo la tradizione di Ceausescu, i dati sono sottostimati a causa della non completezza delle registrazioni anagrafiche. Condizioni sanitarie. La spesa pubblica in sanità è del 3,9% del PIL (per rendere l'idea, la nostra sempre decrescente sanità pubblica spende l'8,3% del PIL per curarci), la mortalità infantile è del 130 per mille, più di dieci volte superiore a quella italiana. Il numero di medici per abitante è 1 ogni 552 (in Italia uno ogni 211). La proporzione dei posti letto negli ospedali è invece superiore a quella italiana, ma in compenso la carenza di medicine, medici specializzati e strumentazioni adeguate è ancora grave. La natalità è negativa, dello -0,3%. |
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A Sf Ioan, alla periferia di Bucarest, la Caritas romena e il Celim di Milano hanno aperto un Centro per il recupero dei ragazzi di strada, molti dei quali provengono dai terribili orfanotrofi del tempo di Ceausescu, chiusi dopo la fine della dittatura.
Qui 13 ragazzi recuperano gli anni scolastici persi e sono avviati ad un mestiere. La vita comunitaria e la presenza di educatori professionali assicura un clima "familiare' estremamente importante per ragazzi che non hanno mai conosciuto l'affetto di nessuno.
Per il 1998, oltre le normali attività, per far fronte alla grande necessità di personale qualificato è previsto un seminario di formazione di 20 nuovi operatori della Caritas di Bucarest.
| I COSTI PREVISTI Con 50.000 lire puoi coprire il costo del materiale didattico di ogni operatore. |
Puoi versare il tuo contributo sul c/c n. 52380201 intestato al Celim, piazza Fontana 2 - 20122 Milano. Indicare nella causale: Romania.
Volontari per lo sviluppo -
Febbraio 1998
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