di Federico Perotti
Che cos'è il denaro?" "Tutto" rispondono le donne di Keur Diawly, un
piccolo centro nella provincia di Louga, una delle regioni più povere e desertiche del
Senegal. Strano. Il villaggio è fatto di case in fango e paglia e conta appena 500
abitanti, di cui 150 donne, 250 bambini, 50 anziani e qualche capra (i giovani sono tutti
emigrati a Dakar, o in Italia). Eppure il miraggio e la potenza del mercato mondiale sono
arrivati fino a qui, a quanto sembra, ed ecco che il denaro viene messo al primo posto
nella lista dei desideri proibiti. Ma in realtà non c'è molta chiarezza su cosa serva,
per esempio, una banca. Le stesse donne sono costernate al racconto di come si vive in
Italia, senza possedere un pezzo di terra, un carretto o un cavallo, con uno o due bambini
a carico e come unica ricchezza il conto in banca: "Poverini, ma siete così
poveri?" esclamano.
È proprio con queste donne e quelle di molti altri villaggi vicini che, da ormai 8 anni,
lavorano i volontari del Cisv. Le prime attività realizzate sono stati corsi di
alfabetizzazione, installazione di mulini per il miglio, costruzione di magazzini per
conservare i cereali durante la stagione secca. Tutto è stato impostato in modo che le
donne potessero sin dall'inizio gestire autonomamente le attività e avere un piccolo
reddito. È proprio questo piccolo reddito oggi il centro della discussione: che fare dei
soldi, come gestirli, dove metterli?
Il programma del Cisv, nell'ultimo anno, ha previsto anche la costituzione di piccole
banche rurali. A curare questo aspetto è Piercarlo Barioli, da tre anni volontario Louga
con la moglie Mary e il piccolo Sirio. Economista, laureato alla Bocconi di Milano, per
anni dipendente di una multinazionale di prodotti chimici, poi esperto delle Nazioni Unite
in Sierra Leone, Piercarlo ha un curriculum da far sfigurare molti manager d'azienda, ma
ha scelto una strada diversa, mettendo le sue competenze al servizio delle donne della
savana senegalese.
Perché fare una cassa di risparmio rurale con le donne dei villaggi?
I contadini non hanno accesso alle banche normali. L'unico sportello bancario della
Regione, a Louga, è al di fuori della portata degli abitanti dei villaggi, perché troppo
lontano e perchè i poveri non possono offrire sufficienti garanzie di rimborso dei
prestiti. Alcuni allora fanno ricorso ai commercianti, che si comportano da usurai.
Una alternativa su cui stiamo lavorando è il potenziamento dei sistemi tradizionali di
credito, le cosiddette "tontines" praticate soprattutto dai gruppi di donne.
Come funzionano questi sistemi tradizionali?
L'organizzazione è molto semplice: tutte le donne del gruppo, periodicamente,
versano una piccola somma di denaro in una cassa comune, che, integrata da "tasse'
versate in occasioni particolari (battesimi, matrimoni, etc.), viene poi divisa in modo
uguale, ad ognuno la stessa somma, per lo stesso periodo di tempo (tre-quattro mesi), allo
stesso tasso di interesse. Si tratta di un sistema facile, che infatti viene gestito senza
bisogno di registri scritti, ma poco vantaggioso per il singolo, perché le quote
personali sono molto ridotte. Per le donne è comunque un modo per avere un po' di soldi
per intraprendere le loro piccole attività (produzione di olio di arachidi, ingrasso dei
montoni, piccolo artigianato); per il gruppo, l'obiettivo è di disporre di una somma di
denaro per far fronte ad eventuali bisogni ed emergenze del villaggio.
Il progetto Cisv cosa ha fatto?
In breve, abbiamo cercato di partire da quello che le donne già facevano, e di
trasformare il loro sistema di credito, rendendolo più efficace. Dopo una serie di
incontri e riflessioni le donne hanno capito che il loro sistema aveva dei punti deboli:
le somme versate nella cassa divenivano proprietà comune e questo non stimolava ad
aggiungere altro risparmio personale; il numero dei membri era troppo esiguo e tutti con
attività simili, la cassa non soddisfaceva i bisogni dei singoli. Inoltre i tassi di
interesse sui crediti erano troppo elevati (60%!) e non favorivano le attività
economiche. Le somme disponibili troppo ridotte (2500 franchi CFA pari a 7000 lire a
testa), i periodi di disponibilità molto brevi . Ciononostante le casse erano importanti
come fondi di risparmio collettivo.
Così, con l'aiuto del progetto, i gruppi hanno deciso di strutturare possibilità di
credito diverse, aprire la cassa a tutti, anche agli uomini; darsi dei regolamenti,
stabilire tassi di interesse equi e comunque più bassi di prima. Dal lato finanziario,
inoltre, il progetto ha fornito ai gruppi un ammontare uguale a quello messo dalle donne
(circa 3000 FCFA - 10 mila lire per donna): prima sotto forma di credito, poi lasciato
nella cassa come contributo permanente.
Ma la parte più difficile è stato cercare di capire insieme cosa significa il denaro,
comprendere il ruolo dell'intermediazione finanziaria, delle casse e delle banche.
Risultati di questa attività?
Per ora abbiamo raggiunto l'obiettivo della costituzione formale delle 5 casse di
villaggio, i membri delle casse sono raddoppiati (da 300 a 600), il volume complessivo dei
risparmi è cresciuto da 545.000 a 2.700.000 franchi CFA (8.100.000 lire), il credito dato
a ciascuno da 2500 a 6000 franchi (18.000 lire), per un periodo che è cresciuto da 4 a 6
mesi, con un interesse sceso dal 60 al 25%. Dovremmo dire quindi che va tutto bene,
però....
E qui Barioli da volontario ritorna economista e si ferma dubbioso.
Quali sono i tuoi timori?
I miei dubbi non riguardano le risorse disponibili, quanto gli investimenti che le
donne possono realizzare per rimborsare il credito ottenuto. Purtroppo, a causa della
siccità e della povertà strutturale della regione, le attività economiche a livello di
villaggio sono pochissime: coltivazione di arachidi, miglio, fagioli, ingrasso di animali,
produzione di olio di arachidi, piccolo commercio. In altre parole fanno tutti la stessa
cosa, in genere individualmente, ed allo stesso momento, con gli inevitabili effetti di
eccesso o scarsità di offerta nelle diverse stagioni. Le attività con sbocco sul mercato
sono rese difficili anche dall'isolamento della zona (niente asfalto, elettricità,
telefoni, mezzi di trasporto, etc.).
Le casse sono solo uno strumento, un modo per far restare il risparmio in ambito rurale,
l'obiettivo di fondo è promuovere e offrire seria assistenza tecnica alle attività
economiche nei villaggi, così che la gente possa vivere dignitosamente senza abbandonare
la propria terra. Ma il "mercato globale" tende ad escludere in partenza i
soggetti deboli come le donne senegalesi.
Com'è che un economista specializzato come te finisce a lavorare con le donne
della savana senegalese?
Lavorando nelle aziende private, ho trovato rapporti di lavoro e relazioni
interpersonali veramente poco soddisfacenti. Non sopportavo di trovarmi costretto a
difendere le tesi dell'azienda a tutti i costi, anche quando contrastavano con le mie
convinzioni personali. E poi volevo andare in giro per il mondo. Ho provato anche il
sistema ufficiale della cooperazione, molto burocratico e con poche relazioni con i
problemi reali della popolazione locale. Alla fine ho scelto le ong, perché mi sembrava
che offrissero opportunità di lavorare in modo più umano, con un approccio attento alla
partecipazione e alla realizzazione di interventi utili veramente alla gente. A tre anni
di distanza sono contento della mia scelta e non cambierei.
Volontari per lo sviluppo -
Febbraio 1998
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