di Silvia Pochettino
Giovanna fa animazione con i ragazzi a rischio in un centro diurno di Torino, Maria Grazia assiste i malati terminali di AIDS, Flora, invece, lavora con i gruppi giovanili.a Cosenza. Tre storie molto diverse, ma una scelta comune: un anno dedicato a tempo pieno ad un servizio di volontariato. Si chiama anno di volontariato sociale (AVS) ed è una proposta lanciata dalla Caritas. Alle giovani è chiesto di interrompere per un anno gli studi o il lavoro che stanno facendo, lasciare la famiglia e dedicarsi a tempo pieno ad una attività di volontariato; in cambio viene loro offerto vitto e alloggio in piccole comunità di vita e qualche soldo per le spese personali.
"All'inizio pensavo di non essere all'altezza - racconta Giovanna, 27 anni, studentessa di informatica, tra pochi giorni alla fine del suo servizio - è una scelta impegnativa. Ma per me fare un'esperienza forte di volontariato era un chiodo fisso. Prima volevo andare in missione, poi ho capito che potevo farlo anche qui in Italia. Ho conosciuto l'AVS un po' per caso, grazie al mio parroco. Così ho contattato la Caritas e mi sono inserita nella cooperativa Aurora di Torino, dove svolgo servizio con i ragazzi a rischio. Aiuto i bambini a fare i. compiti, li intrattengo organizzando giochi e attività educative. Quasi tutti provengono da famiglie disagiate, alcuni hanno i genitori tossicodipendenti o sono orfani. Non è facile entrare in relazione con loro, ma col tempo ho imparato come comportarmi". Motivazioni forti, ma anche un po' di casualità, stanno alla base anche della scelta di Maria Grazia, studentessa all'ultimo anno di giurisprudenza: "Ho fatto volontariato fin da quando ero ragazzina - dice - ma poi ho sentito il bisogno di fermarmi un momento e fare il punto sulla mia vita. Volevo mettermi alla prova, capire se "fare del bene" era solo un'idea romantica o poteva diventare la mia vita. Per me l'AVS è stata un'occasione unica, un modo per lasciare la protezione della famiglia e conoscere una parte di mondo fino allora sconosciuta". Maria Grazia affianca il personale medico specializzato nella casa Giobbe di Torino, una struttura di ospedalizzazione domiciliare dei malati terminali di Aids. Insieme agli ospiti ammalati gestisce la casa, fa la spesa, le pulizie, legge, gioca a carte, e soprattutto instaura delle relazioni umane. "È la cosa più bella, ma anche la più difficile - dice - perché sai che sono relazioni destinate ad interrompersi".
Alla sera Giovanna e Maria Grazia si ritrovano insieme, nella piccola comunità delle
AVS di Torino composta da cinque ragazze impegnate in servizi diversi. Mangiano insieme,
si confrontano, talvolta pregano "ma l'esperienza non è solo per credenti - si
affrettano a dire - con noi ci sono anche ragazze atee". La Caritas passa loro un
milione di lire al mese per il vitto e le spese personali: da dividere in cinque non è
certo gran cosa, ma permette di vivere "all'insegna della sobrietà", come
dicono le ragazze.
E le famiglie cosa pensano? "Qualche difficoltà è inevitabile - risponde Maria
Grazia - i genitori all'inizio hanno paura che sia un anno perso, però con il tempo
capiscono".
In Italia oggi sono 70 le ragazze che stanno facendo l'anno di volontariato sociale. I
gruppi più numerosi si trovano a Torino e a Milano, ma ce ne sono in tutte le città
italiane. La maggioranza svolge il servizio con la Caritas, ma alcune si trovano anche con
gli istituti salesiani, la Gioc e le organizzazioni di cooperazione internazionale.
Cosa bisogna fare per partire? La cosa più semplice è prendere contatto direttamente con
gli enti che fanno questa proposta (vedi elenco) o con la propria Caritas regionale. Dopo
un primo colloquio normalmente vengono proposti alla ragazza diversi tipi di servizio, a
seconda delle sue attitudini. "Le ragazze sono ancora poche" sostiene Paola
Daldosso, coordinatrice nazionale della Caritas italiana, "ma è perché si tratta di
una proposta poco conosciuta. Le prime sono partite nel 1984 a Bologna. Da allora è stata
presentata una proposta di legge per il riconoscimento dell'AVS, ma non è mai stata
esaminata. Recentemente abbiamo rilanciato un appello al Ministro Livia Turco." Una
sorta di obiezione di coscienza al femminile? In un certo senso sì, anche se le ragazze
non hanno obbligo di leva. E un modo per obiettare non solo all'esercito, ma in generale
alle ingiustizie della nostra società.
Nel sud Italia le ragazze AVS sono pochissime, pioniera in questo senso è Flora a Rossano Calabro, in provincia di Cosenza. Ragioniera, 23 anni, svolge il suo servizio presso la Gioc (Gioventù operaia cristiana). Si occupa soprattutto di animazione giovanile. "Ero già inserita da anni nel movimento giovanile della Gioc, partecipavo ai gruppi di revisione di vita e alle attività di formazione. L'anno scorso mi hanno fatto la proposta dell'anno di volontariato. Ci ho pensato parecchio poi ho deciso di accettare". È l'unica ragazza AVS in tutta la Calabria e il suo principale problema è la solitudine. Non ha una comunità di riferimento e perciò la sera ritorna a casa. E la solitudine a volte è più profonda, la gente non capisce la sua scelta: chi te lo fa fare? è la frase ricorrente. Comunque Flora non si scoraggia: "La Gioc è un'organizzazione per i giovani lavoratori, ma in realtà a Rossano Calabro io mi trovo a lavorare soprattutto con i giovani disoccupati. Però in questi mesi di servizio ho viaggiato molto per l'Italia, ho conosciuto tanta gente, è stato importante per aprire gli orizzonti. Quando finirò l'AVS voglio aprire una cooperativa qui a Rossano Calabro".
Molte ragazze, dopo l'AVS decidono di dedicarsi ad attività simili a quelle che hanno svolto nel loro anno di volontariato. Dunque l'AVS può essere considerato anche un primo passo per trovare lavoro nel sociale? Secondo la dott.ssa Daldosso non bisogna creare nelle ragazze aspettative esagerate. "Un po' di anni fa era più facile il passaggio diretto dall'AVS all'assunzione nell'ente - dice - oggi vengono sempre più richieste formazione e specializzazione. È facile però che la ragazza riorienti la sua vita, scegliendo di specializzarsi nel campo in cui ha fatto servizio. Molte sono divenute assistenti sociali, altre educatrici, altre ancora sono state impiegate nelle cooperative sociali o nelle ong di cooperazione internazionale. Comunque sia, ancora oggi, per trovare lavoro nel "no profit" in Italia, può essere più utile avere un'esperienza diretta sul campo che tanti diplomi di studio".
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Per saperne di piùChi propone l'anno di volontariato sociale in ItaliaAGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) CARITAS ITALIANA GIOC (Gioventù Operaia Cristiana) ONG DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE CISV (Comunità Impegno Servizio Volontariato) VIDES INTERNAZIONALE (Salesiani) |
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Partire per l'EuropaDal 1997, dietro finanziamento dell'Unione Europea, è stato lanciato "l'anno del volontariato europeo" aperto a ragazzi e ragazze dai 18 ai 25 ani. Si svolge servizio presso un'associazione di un diverso paese d'Europa ed è anche un'ottima occasione per imparare una lingua. I ragazzi partono su progetti presentati dalle associazioni di volontariato, approvati e finanziati dall'UE, hanno vitto, alloggio e un rimborso spese. Quest'anno sono 140. Per il prossimo anno, però, non è certo che il finanziamento sia reiterato. Per informazioni: Dipartimento Affari Sociali Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio III, Via Veneto 56, tel. 06 85300463, fax, 06 8418036, email E.V.S.@agora.stm.it, http://www.ctr.it/evs |
Volontari per lo sviluppo -
Febbraio 1998
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