IL SEGUITO DEL VIAGGIO INTERROTTO

di Edoardo Russo e Paolo Toselli

La lettura del libro di Fuller lascia il lettore con la naturale curiosità di sapere cosa è successo dopo la sua pubblicazione nel 1966.

Per rispondere adeguatamente a questa domanda occorrerebbe un altro libro tutto intero, vista l’ampiezza e la complessità delle conseguenze che ebbe il caso dei coniugi Hill e delle vicende che seguirono.

Ci limiteremo quindi a riassumere i principali sviluppi ed avvenimenti relativi ai seguenti punti: gli effetti del caso sull’ufologia; gli approfondimenti e le analisi successive sul caso stesso; cosa successe in seguito a ciascuno dei protagonisti della vicenda. Molti di questi fatti sono pochissimo noti, specie in Italia, e di alcuni si è appreso solo recentissimamente a seguito della pubblicazione di alcuni e libri di studiosi coinvolti all’epoca.

LE REAZIONI

The Interrupted Journey ebbe l’effetto di una bomba sul pubblico americano. Da un lato il prestigio della rivista Look e dello stesso John Fuller, la reputazione di uno scienziato del calibro di Benjamin Simon, le personalità dei due testimoni (tipici americani di classe media, impegnati socialmente e politicamente, ben conosciuti e stimati nella loro comunità); dall’altro lato la natura incredibile ed allucinante del racconto, che sembrava uscito da una puntata del telefilm Ai confini della realtà. C’erano tutti gli ingredienti per farne un "caso", e in un certo senso i riflettori non si spensero praticamente mai sulla vicenda: fin dal ‘65, Barney e Betty Hill furono intervistati centinaia di volte dai giornali, furono continuamente invitati a programmi televisivi e radiofonici in giro per tutti gli Stati Uniti, tennero decine di conferenze pubbliche per raccontare la loro esperienza, continuarono per anni a ricevere centinaia di lettere e telefonate da tutto il mondo, da parte di studiosi, testimoni di avvistamenti (alcuni dei quali, come loro, "rapiti da un UFO"), semplici curiosi. Il caso dei coniugi Hill raggiunse una notorietà che nessun altro caso ufologico precedente aveva avuto, generando una forte curiosità anche presso chi dei dischi volanti non si era mai interessato prima.

L’articolo di Look venne letto alla tribuna del Congresso (la Camera dei Deputati americana) e attirò l’attenzione del segretario generale dell’ONU, U Thant, che invitò addirittura John Fuller insieme all’allora consulente scientifico del Project Blue Book [1], l’astronomo Joseph Allen Hynek, per aggiornarlo sul problema ufologico.

Sulla comunità ufologica l’effetto fu divaricante. Da un lato c’era chi temeva che la pubblicazione della storia potesse ridicolizzare e screditare un argomento che - dopo essere rimasto per lunghi anni "maledetto" e comunemente ritenuto patrimonio di mitomani, esaltati o eccentrici - proprio in quel 1966 stava ricevendo inattesi consensi e sostegni a livello di pubblico, di scienziati e di politici. [2] Rimane esemplare la freddezza del NICAP, la maggiore organizzazione ufologica americana, quella che per prima aveva raccolto la testimonianza degli Hill. Passarono quasi sei anni prima che il suo notiziario UFO Investigator [3] pubblicasse un commento sul caso! E ancora nel 1973, il maggiore Donald Keyhoe, direttore del NICAP, non nascondeva la sua convinzione che l’esperienza a bordo del disco volante fosse stata un’allucinazione indotta dall’osservazione di un UFO da parte di due persone particolarmente sensibili [4]. Nell’autunno del 1966, lo scienziato-ufologo prof. James McDonald [5] deprecò addirittura la pubblicazione degli articoli di Fuller su Look dichiarando di ritenere che avrebbero riportato la ricerca ufologica indietro di dieci anni. [6]

 

APPROFONDIMENTI

Dall’altra parte, un altro scienziato per lungo tempo scettico sugli UFO, ma che proprio in quel momento stava maturando la svolta interiore che lo porterà a divenire il portabandiera dell’ufologia, il già citato Joseph Allen Hynek, rimase profondamente scosso da una sua intervista con Barney e Betty sotto ipnosi. Nel corso del loro incontro all’ONU, Hynek aveva espresso a Fuller il desiderio di interrogare direttamente i coniugi Hill nello studio del dottor Simon. Era la prima volta che Barney e Betty venivano ipnotizzati insieme, ed era la prima seduta di ipnosi (a parte quella "di controllo" con i redattori di Look) che non faceva parte della terapia ma aveva lo specifico obiettivo di approfondire la realtà della loro esperienza. Tutti i partecipanti si chiedevano come i due avrebbero interagito fra loro. Simon mise facilmente sotto ipnosi Barney e Betty e li istruì ad accettare domande anche da parte di Fuller e Hynek.

Nel corso dell’interrogatorio, Barney ripeté il suo disagio circa l’idea di essere stato veramente rapito, con le medesime espressioni già usate nella seduta con i redattori di Look. Poi, su richiesta di Hynek, riprese il racconto dal momento in cui avevano sentito per la prima volta il bip-bip-bip, ripercorrendo sempre più agitato le varie fasi dell’abduction. Poi Simon passò a fare domande a Betty, ma dovette interrompere per calmare Barney, che aveva cominciato a gridare e scalmanarsi. Betty poi presguì descrivendo dettagliatamente su richiesta di Hynek l’aspetto esterno dell’UFO e poi le discussioni con gli esseri a bordo dell’oggetto. Poi Hynek poté riprendere l’interrogatorio di Barney. Non ci è possibile per ragioni di spazio riportare qui la trascrizione anche solo parziale delle due ore e mezza di seduta, riportata da Fuller nel capitolo aggiuntivo di aggiornamento alla seconda edizione inglese del 1980 [7]; una versione più breve figurava sul primo libro di Hynek [8].

Le forti reazioni di entrambi convinsero definitivamente Fuller che l’esperienza era stata reale. Anche Hynek convenne sulla validità del racconto e in seguito definì pubblicamente "terrificante" la sua esperienza. L’aspetto che maggiormente colpiva era il rifiuto totale di Barney ad accettare il suo stesso racconto, anche mentre si trovava sotto ipnosi. Le sue reazioni emotive erano poi così forti che riusciva difficile accettare la teoria secondo cui Barney avrebbe solo assorbito e fatto proprio il racconto dei sogni di Betty.

Un altro elemento che sembrava puntare verso l’oggettività dell’osservazione di un UFO venne scoperto proprio da Hynek e dal suo collaboratore Jacques Vallée, anch’egli astronomo e studioso di UFO: negli archivi dell’Aeronautica militare ritrovarono il rapporto originale steso dall’ufficiale della Pease Air Force Base che aveva raccolto telefonicamente la testimonianza degli Hill. A sorpresa, in esso si faceva cenno al rilevamento radar di un UFO da parte dell’Air Force lo stesso giorno, più o meno alla stessa ora del "vuoto temporale" degli Hill, e nella stessa zona approssimativa:

"Durante una conversazione casuale in data 22 settembre 61 tra il Maggiore Gardiner B. Reynolds, 100th B W DC01 ed il Capitano Robert O. Doughaday, Comandante 1917-2 AACS DIT, Base Aerea Pease, New Hampshire, venne rivelato che era accaduto uno strano incidente alle 0214 ora locale il 20 settembre.

A 0614Z [alle ore 2.14 locali] osservato A/C non identificato in avvicinamento a 4 miglia su PAR [Precision Approach Radar, il radar puntato lungo la pista di atterraggio]. A/C si avvicinò ma a mezzo miglio di distanza uscì dal fascio radar. Poco dopo osservato debole eco, poi perso contatto radar. Avvisata TWR [torre di controllo] quando A/C era sul finale, poi di nuovo quando era basso, ma TWR non visto nulla.

Nessuna importanza venne attribuita all’incidente al momento. Successiva indagine non ha portato alcuna informazione aggiuntiva." [9]

Alla fine del ‘66, gli Hill fecero la conoscenza di David Baker, un pittore che viveva nel New Hampshire ed era interessato agli UFO fin dal 1958, oltre che avere in comune con Barney la passione per la musica jazz. Gli Hill e i Baker strinsero amicizia e cominciarono a frequentarsi regolarmente. Nell’autunno del ‘67 David Baker chiese a Barney se fosse interessato a fargli fare un identikit professionale delle creature che lo avevano rapito. Detto fatto, dopo cena si misero al lavoro, producendo una decina di schizzi che turbarono non solo Barney, ma anche Betty. Sulla base degli schizzi preliminari, Baker ne preparò alcuni altri più accurati e tre acquerelli. In seguito, gli fu permesso di interrogare Barney sotto ipnosi a casa del dottor Simon, al preciso scopo di acquisire altre informazioni sull’aspetto fisico degli umanoidi. I suoi appunti sulle caratteristiche facciali furono pubblicate nel ‘72 dal NICAP, insieme a due dei ritratti, che sono quelli maggiormente diffusi in seguito da libri e riviste specializzati. [10]

Dalla pubblicazione del libro di Fuller, il caso Hill è divenuto un classico se non "il" classico per eccellenza della letteratura ufologica. Un esempio-limite merita di essere citato: nel 1968 un breve resoconto del rapimento dei coniugi Hill venne incluso nel capitolo dedicato agli UFO sul manuale di testo di Scienze dello spazio per i cadetti dell’Accademia Aeronautica Militare. [11]

Quasi dieci anni dopo il libro, l’allucinante avventura degli Hill è stata riproposta al grande pubblico in un film per la televisione dal titolo The UFO Incident, trasmesso dalla rete NBC per la prima volta il 30 ottobre 1975 e più volte in seguito riprogrammato.

 

LA MAPPA STELLARE

Un capitolo a parte di tutta la vicenda è quello relativo alla mappa stellare disegnata da Betty Hill. Come riportato nel libro, a bordo dell’UFO le era stata mostrata una specie di mappa: un insieme di piccoli e grossi punti uniti tra loro da alcune linee. Secondo Betty, che ridisegnò la carta in stato post-ipnotico, le linee rappresentavano rotte astronautiche: linee multiple per le vie di comunicazione di grande traffico, linee singole per le rotte di minor circolazione e linee discontinue per le spedizioni. Lei stessa credette di riconoscervi la costellazione di Pegaso, vedendola pubblicata sul New York Times a proposito della scoperta del misterioso oggetto astronomico denominato CTA-102, che secondo alcuni radio-astronomi avrebbe potuto essere un oggetto artificiale, una specie di radiofaro interstellare. Betty stessa ridisegnò la sua mappa aggiungendo i nomi delle stelle ricavati da quella del giornale: la stella d’origine degli alieni sarebbe stata Zeta Pegasi. Quest’interpretazione colpì Fuller, che infatti incluse la mappa fra le illustrazioni originali del volume. Ma ben presto gli astronomi si resero conto che CTA-102 era un oggetto naturale, per la precisione un quasar, e di Zeta Pegasi non si parlò più.

Ma in proposito stava maturando un ulteriore sviluppo imprevisto e di enorme ampiezza, emerso solo otto anni dopo. Incuriosita dalla storia della mappa, un’insegnante dell’Ohio, Marjorie Fish, si pose l’obiettivo di tentare di verificarla. Dopo due anni di ricerche, trovò i dati astronomici che le servivano, si mise in contatto con la Hill e cominciò un lento lavoro di selezione. In un raggio di 10 parsec attorno al Sole, esistono circa 250 stelle. Di queste, Fish selezionò quelle (dodici in tutto) che in base ai più recenti dati disponibili potevano avere un qualche sistema solare e il cui spettro non escludeva la possibilità d’una forma di vita. Poi decise di aggiungere alcune stelle particolarmente luminose (quattro in tutto, fra cui le stelle gemelle Zeta 1 e Zeta 2 nella costellazione del Reticolo), anche se si trovavano oltre il limite di 10 parsec, purché all’interno di uno spazio cubico circoscritto alla sfera con raggio 10 parsec. Di tale gruppo di stelle l’insegnante costruì un modello tridimensionale con fili e palline. Partendo dal presupposto che la mappa presentasse una porzione del cielo visibile dal pianeta d’origine degli "ufonauti", la Fish fece ruotare il modello da varie angolazioni, finché arrivò alla conclusione che il luogo di origine degli "ufonauti" doveva trovarsi proprio nei pressi di Zeta Reticuli, a 37 anni luce dal nostro sole.

Presentata per la prima volta al congresso nazionale della Mutual UFO Network nel giugno 1974 e poi pubblicata con risalto sul numero di dicembre del mensile di divulgazione astronomica Astronomy, [12] la ricostruzione di Marjorie Fish causò un grande interesse, che si è mantenuto negli anni, tanto che quasi tutti i libri di ufologia che parlano del caso Hill la citano.

In realtà la ricostruzione della Fish sollevò già subito non poche critiche, da più parti perché delle 26 stelle disegnate da Betty, la Fish ne considerava solo 15, e diversi di questi differivano profondamente dalle posizioni indicate sulla mappa originale. Malgrado la sua bella apparenza, lo "schema Fish" non rispettava nessuna delle invarianti disegnate da Betty: numero di stelle, distanze e angoli tra gli allineamenti. Anche il metodo seguito non era dei più scientifici: i criteri di selezione delle stelle, l’esclusione di alcune stelle e l’inclusione di alcune altre per far quadrare il tutto, la scelta dell’angolo di osservazione, erano tutte scelte arbitrarie. Inoltre la somiglianza era solo apparente, dovuta al modo in cui erano state disegnate le linee di collegamento, mentre scompariva se si confrontavano solo i due insiemi di "stelle".

Inoltre, analoghi tentativi fatti da altri portavano a risultati diversi. In particolare il modello proposto (sempre su Astronomy) da Charles Atterberg sembrò a molti più promettente: lavorando su una rappresentazione matematica della mappa di Betty Hill, dopo una lunga ricerca scoprì che esiste un luogo, nei pressi del limite meridionale della costellazione di Ofiuco, dal quale le stelle situate nelle vicinanze del Sole apparirebbero in una posizione simile a quella riportata sulla mappa della Hill. Il modello di Atterberg faceva quadrare 25 stelle su 26 della mappa Hill, 7 delle 11 stelle già visitate dagli alieni risultavano negli elenchi di quelle più probabilmente abitabili, e addirittura le tre centrali (quelle con i collegamenti più intensi, secondo quanto sarebbe stato detto a Betty Hill dal "capo") sarebbero proprio quelle che l’astronomo ed esobiologo Carl Sagan aveva definito "le più vicine di potenziale interesse biologico".In base a tale modello, però, il luogo di provenienza degli "ufonauti" sarebbe risultato Epsilon Indi. [13]

A questo proposito, menzioniamo solo altri due dei vari modelli di interpretazione alternativi. Di segno totalmente opposto, forse intenzionalmente paradossale, è quella proposta nel 1976 dallo scrittore francese Michel Carrouges che, criticando la significatività dello "schema Fish", offriva una sua personale interpretazione della mappa stellare stravolgendone completamente il significato: i punti e linee rappresenterebbero in realtà la mappa della rete di strade e città della zona orientale degli Stati Uniti, proprio quella interessata dal viaggio dei coniugi Hill. [14] Più di recente, nel 1993, gli studiosi tedeschi della MUFON, Joachim Koch e Hans-Juergen Kyborg, hanno riesaminato la mappa arrivando alla conclusione che essa rappresenterebbe in realtà i pianeti del sistema solare al momento dell’abduction, visti da una posizione poco oltre Saturno, guardando verso il Sole. [15]

La conclusione che si può trarre da tutto ciò è probabilmente che, dato un certo numero di punti qualsiasi su un foglio, è sempre possibile, con un minimo di selezione ed una leggera modifica di direzioni e orientamenti, identificarli con questa o quella parte di cielo, vista da un angolo o da un altro. Una lezione che l’ufologia aveva in realtà già appreso alcuni anni prima, a proposito dell’ortotenia.

Il che non toglie che, proprio a seguito della risonanza avuta dal modello della mappa stellare di Marjorie Fish, nella letteratura ufologica si è poco a poco diffuso il nome di Zeta Reticuli [16], che nell’ultimo decennio è stato messo al centro di una complessa mitologia circa pretesi extraterrestri reticuliani, su cui non merita soffermarci in questa sede.

 

FULLER DOPO GLI HILL

Il ruolo di John Fuller nell’ufologia americana non si fermò con questo libro nel 1966.

Proprio a seguito della sua pubblicazione, Fuller fu coinvolto in una girandola senza fine di apparizioni televisive e radiofoniche, divenendo di fatto uno dei più noti portavoce della realtà degli UFO oltre che uno dei principali responsabili dell’interesse per gli UFO da parte di intellettuali che fino ad allora avevano snobbato l’argomento, considerandolo una cosa da esaltati o da eccentrici. [17] Per il suo efficace iperattivismo, lo scienziato-ufologo James McDonald lo definiva "un raggio laser vivente".

Il suo legame con gli Hill rimase strettissimo: spesso partecipavano insieme a conferenze o interviste. Proprio in occasione di una comune partecipazione ad un programma televisivo, Fuller si portò dietro l’hostess dell’aereo su cui aveva viaggiato, che gli aveva chiesto di conoscere Betty Hill, e che sarebbe diventata la sua seconda moglie.

Dal 1965, comunque, il giornalista rimase in stretto contatto anche con i principali esponenti dell’ufologia statunitense, che giustamente vedevano in lui un sicuro e prezioso alleato nella loro lotta per una legittimazione dell’argomento UFO. Fu pertanto proprio a Fuller che il NICAP si rivolse quando nel febbraio 1968 scoppiò la bomba del "memorandum Low".

Pochi mesi prima, alcuni dei ricercatori che facevano parte della cosiddetta Commissione Condon (istituita dall’Università del Colorado nel ‘66 per svolgere uno studio scientifico sugli UFO su incarico dell’U.S. Air Force) avevano trovato negli archivi un promemoria che Robert Low, futuro coordinatore della Commissione Condon, aveva scritto nell’agosto 1966 ai dirigenti dell’Università del Colorado per convincerli ad accettare il contratto milionario dell’USAF, e nel quale Low scriveva che "il trucco sarebbe descrivere il progetto in modo che al pubblico appaia uno studio totalmente obiettivo ma alla comunità scientifica presenti l’immagine di un gruppo di non-credenti che fanno del loro meglio per essere obiettivi pur avendo un’aspettativa quasi nulla di trovare un disco volante".

Il promemoria era arrivato fino al NICAP e dal NICAP al meteorologo James McDonald, che scrisse direttamente al direttore del Progetto Colorado, il fisico Edward Condon, criticando la metodologia del progetto e il preconcetto negativista. Condon cacciò via David Saunders e Norman Levine, i due membri pro-UFO della Commissione che avevano fatto avere il promemoria a Keyhoe, e ricevette le dimissioni della sua segretaria, disgustata. [18]

Fuller decise di scrivere un articolo sulla vicenda, passò una settimana presso l’Università del Colorado ad intervistare persone e raccogliere dati, ed il 14 maggio la rivista Look usciva ancora una volta con un suo servizio-bomba intitolato "Flying Saucer Fiasco", nel quale si rivelavano tutti questi retroscena e si concludeva con le parole: "La speranza che l’istituzione della commissione di studio aveva portato è svanita. Tutto quel che sembra rimasto è un trucco da 500.000 dollari".

Riviste tecniche e scientifiche (fra cui Industrial Research, Scientific Research e Science) ripresero l’articolo e rivitalizzarono il dibattito e la controversia. Ancora una volta l’articolo di Fuller fu letto dalla tribuna del Congresso, dove il deputato Edward Rousch sollevò "gravi dubbi sulla profondità scientifica e sull’obiettività del progetto", riuscendo a ottenere una nuova indagine parlamentare sugli UFO, concretizzatasi in un secondo dibattito davanti alla Commissione Scienza e Astronautica della Camera il 29 luglio ‘68. Proprio questo dibattito e la sua storia costituirono l’argomento per il terzo libro ufologico di Fuller, intitolato stavolta "Alieni dallo spazio". [19]

Negli anni successivi, da scettico dichiarato che era, Fuller cominciò ad occuparsi sempre più di argomenti misteriosi e paranormali, scrivendo almeno altri tre libri in proposito. [20] Un altro argomento di grande interesse per lui erano i grandi disastri: fra i suoi libri in proposito, ricordiamo in particolare "The Poison That Fell from the Sky" ("Il veleno caduto dal cielo", 1978) sul disastro ecologico avvenuto nel ‘76 a Seveso a seguito della fuoriuscita di diossina dallo stabilimento dell’Icmesa.

John G. Fuller è morto il 7 novembre 1990, a 76 anni. [21]

 

BETTY HILL, IERI E OGGI

Torniamo ora ai coniugi Hill.

Fin dalla pubblicazione dell’articolo su Look, Barney e Betty furono ospiti fissi di programmi radiofonici e televisivi dal New Hampshire alla California. All’epoca, non esistevano i talk shows e la maggior parte dei programmi TV a diffusione nazionale erano varietà con numerosi ospiti. Gli Hill furono catapultati in un mondo a parte: erano ospiti d’onore, al centro dell’attenzione e delle attenzioni, alloggiati nei migliori alberghi e ristoranti, portati in giro in limousine; facevano conoscenza con stelle del cinema, scrittori di successo, noti presentatori; autografavano copie del libro di Fuller; erano insomma personaggi pubblici. La partecipazione telefonica a programmi radiofonici era un fatto quotidiano, tanto che installarono una seconda linea per poter intervenire entrambi contemporaneamente. Anche su base locale erano divenuti delle celebrità, e passavano da una conferenza all’altra, presso chiese, scuole, dopolavori, organizzazioni sociali, la stessa base aerea di Pease.

Il 25 febbraio 1969 Barney morì improvvisamente a soli 46 anni per emorragia cerebrale, la stessa malattia che aveva colpito suo padre. Alcuni autori hanno ritenuto di collegare la sua morte al proseguire dello stato di ansia in cui viveva da quella notte del 1961, ansia che la terapia del dottor Benjamin Simon non aveva purtroppo eliminato portando alla luce il racconto del "rapimento UFO", anzi l’effetto era stato l’opposto. Secondo altri all’attacco aveva contribuito la doppia vita in cui Barney e Betty si erano trovati a vivere dopo la pubblicazione del libro di Fuller: l’improvvisa notorietà nazionale ed internazionale (con un vorticoso giro di conferenze, interviste, programmi radio e TV), a causa di una vicenda incredibile non solo per il pubblico ma anche e soprattutto per Barney, che non aveva affatto accettato la realtà dell’esperienza raccontata dalla sua stessa voce sotto ipnosi.

Due mesi prima di Barney, era morto anche il cane Delsey, lasciando Betty "unica superstite del Viaggio interrotto", come diceva lei stessa.

Anche dopo la morte del marito, Betty Hill proseguì negli anni successivi a rilasciare interviste, a tenere conferenze, a partecipare a programmi radiofonici e televisivi in tutto il paese, portando la sua testimonianza diretta di "prigioniera di un UFO".

Il 23 gennaio 1971, l’Aerial Phenomena Research Organization (APRO) organizzò a Baltimora un congresso, con la partecipazione di alcuni scienziati ed ufologi (fra i relatori figuravano Coral Lorenzen, Joseph Allen Hynek, Berthold Eric Schwarz), il primo di una serie che negli anni successivi caratterizzarono l’ufologia americana. Betty Hill si trovava fra il pubblico, venne riconosciuta ed invitata a salire sul podio nel corso del dibattito. [22] Da quel momento la sua divenne una presenza fissa ai convegni nazionali delle organizzazioni ufologiche, a volte come relatrice, [23] altre volte solamente come ospite, quasi sempre portandosi dietro una scultura che riproduceva la testa degli alieni, ricostruita da Marjorie Fish.

Intorno alla metà degli anni ‘70, però, cominciarono a diffondersi voci (e poi a pubblicarsi articoli) circa l’esistenza di un "luogo di atterraggio UFO" nel sud del New Hampshire, dove Betty si recava almeno tre volte alla settimana per vedere regolarmente gli UFO sorvolare la zona e addirittura atterrare. La sua esatta localizzazione era un segreto decisamente effimero, dato che numerosi giornalisti, ufologi e testimoni di altre esperienze UFO l’avevano più volte accompagnata sul posto. Convinta che gli incontri ravvicinati fossero estremamente ricorrenti in questa zona, Betty aveva addirittura dato un nome ad alcuni degli UFO che apparivano più frequentemente: uno lo chiamava "il militare", a causa della sua "attività ostile", e un altro era "il modello funzionante".

In realtà diversi degli ufologi locali che la accompagnarono nelle sue veglie notturne riferirono che la Hill non vedeva decine di UFO ogni notte, come dichiarava, ma semplicemente chiamava UFO tutte le luci visibili nei dintorni, che fossero aerei o addirittura lampioni. [24]

Alcuni critici colsero l’occasione per attaccare l’attendibilità della Hill come testimone e, implicitamente, la credibilità della sua esperienza del 1961. Altri studiosi si levarono in sua difesa, facendo notare che la sua spasmodica voglia di vedere UFO dappertutto era una logica conseguenza degli interrogativi lasciati aperti da una sua genuina esperienza con l’Altrove.

Fino a poco tempo fa, però, non si aveva idea di quanti numerosi fossero in effetti gli avvistamenti di presunti UFO da parte non solo di Betty, ma anche (fino al ‘69) di Barney, e di quanto profondo fosse stato fin dal principio il livello di coinvolgimento dei coniugi Hill in attività ufologiche. Solo con la pubblicazione di un libro di memorie di Betty, nel 1995, si sono scoperti un gran numero di fatti fino a quel momento noti solo a pochi intimi. [25]

Alcuni esempi possono essere significativi. Il primo risale addirittura al 15 settembre 1962, quasi un anno dopo il viaggio interrotto, ma prima addirittura che Barney cominciasse ad accusare i disturbi che lo porteranno poi dal dottor Simon. Barney e Betty erano in vacanza e si trovavano su un battello che li stava portando da Bar Harbour (nel Maine) a Yarmouth (in Canada), quando il natante cambiò improvvisamente rotta per evitare l’urto contro un oggetto che spuntava dall’acqua. Gli Hill ed altri passeggeri corsero in coperta per osservare un oggetto argento a forma di pallottola, che sembrava navigare sull’acqua. Sbarcati a Yarmouth, gli Hill videro che il giornale locale pubblicava in prima pagina la notizia di un UFO esploso sulla baia la notte precedente, visto da parecchie persone.

Quando nella terza settimana di ottobre del ‘65 il quotidiano locale Boston Traveler Herald pubblicò a sorpresa per cinque giorni consecutivi la storia a puntate del caso, scatenando il putiferio di telefonate da tutto il mondo, gli Hill affittarono una segreteria telefonica e se ne andarono a dormire fuori casa. La terza sera, mentre Barney e Betty tornavano in auto da casa dei genitori di lei, si trovarono davanti, sopra le cime degli alberi, un UFO con luci rosse che si muoveva avanti e indietro come se volesse attirare la loro attenzione, e poi parve atterrare dietro gli alberi. Barney era irritato, e disse alla moglie che voleva trovarlo, bussarci sopra e chiedere una spiegazione di quel che gli era successo. Betty non voleva saperne e gli disse di riportarla a casa dei suoi, ma alla fine giunsero a un compromesso e tornarono a chiamare i parenti di lei. La madre e la sorella si unirono a loro nella caccia all’UFO, ma arrivati nei pressi di una zona paludosa lasciarono perdere.

Quello fu solo l’inizio. Stando al racconto che solo ora Betty ha fatto, uno o più UFO sembravano seguirli praticamente tutte le sere. Chi sembrava risentirne più di tutti era il cane Delsey, che all’apparire delle strane luci si rincantucciava sotto il sedile della padrona. Ma anche i parenti di Betty cominciarono a vedere ripetutamente UFO in volo e perfino a terra: una notte furono svegliati da alcuni rumori, seguiti da un boato che scosse tutta la casa. Pensando che fosse esplosa la caldaia, suo padre chiamò i pompieri, ma tutto era in ordine. Il giorno dopo, un pilota di linea informò Betty che quella notte, volando sopra la zona, aveva visto un UFO atterrare nei boschi poco distante dalla casa dei genitori di Betty. Messisi alla ricerca del posto, i suoi familiari trovarono tre tracce, una strana sostanza nerastra ed alcuni rami spezzati. Chiamarono un ufologo della zona, ma senza ottenere molta attenzione.

La notte del grande black-out che mise al buio New York e gran parte della costa orientale degli USA, il 9 novembre ‘65, gli Hill stavano tornando in auto da Rochester, dove Barney aveva tenuto una conferenza sui diritti civili presso la locale chiesa cattolica, quando videro due UFO arancioni, come due piccole lune.

Un martedì di febbraio del 1966, una conoscente di Betty che stava rientrando a casa a piedi, venne sorvolata da un oggetto luminoso a bassissima quota, verso le 9 di sera. Il martedì successivo, alla stessa ora, la donna rivide un oggetto luminoso passarle sopra e si sentì quasi risucchiata al suo passaggio. Il terzo martedì, nello stesso posto e alla stessa ora, si trovava parcheggiata un’auto con a bordo Betty Hill, sua madre, sua sorella coi suoi due figli, e la testimone (Barney e il padre di Betty avevano preferito restare a casa a guardare la TV). A un certo punto videro arrivare una luce, che però si fermò e sembrò allontanarsi. I cinque avviarono il motore e si misero a perlustrare la zona, finché sulla riva di un lago ghiacciato videro una sera rossastra ferma a livello del suolo. Al loro avvicinarsi, la luce si alzò sopra gli alberi e si allontanò, cominciando a compiere alcune strane evoluzioni, avanti e indietro, poi in alto, cambiando più volte il suo aspetto ed il colore delle sue luci, finché se ne andò. Tornando indietro lungo la strada, i fari dell’auto improvvisamente illuminarono due oggetti a forma di cono, alti circa 5 metri, poggiati sulla superficie ghiacciata, a pochi metri da loro. Spaventata, Betty fece retromarcia e si allontanò. Ad un tratto, i due oggetti si alzarono in volo, ed uno cominciò a seguire la loro auto, finché la sorpassò e se ne andò definitivamente.

Nella primavera del 1966, nel bel mezzo dell’ondata di avvistamenti che colpì tutti gli Stati Uniti, nella zona di Portsmouth si sparse la voce che nel vicino paese di Eliot, ogni sera gli UFO arrivavano lungo il fiume Piscataqua e potevano essere visti da chiunque. Betty e sua sorella andarono sul posto e, insieme a decine di altre persone, osservarono per più sere le evoluzioni di dischi luminosi che sembravano quasi arrivare a scontrarsi con gli aerei in partenza o in arrivo alla vicina base aerea di Pease. L’ufologa Coral Lorenzen, segretaria dell’Aerial Phenomena Research Organization, chiese a Betty di raccogliere le testimonianze locali e le inviò perfino una tessera da investigatore dell’APRO.

Nel settembre del ‘66 un fotografo di Look venne a trovarli e li portò sul posto esatto del loro rapimento per fare le foto che dovevano illustrare il servizio. Per dare un po’ d’atmosfera al tutto, li fece attendere fino al tramonto, ma mentre si trovavano lì videro tutti e tre due oggetti luminosi che sorvolarono in cerchio la radura. Non stupisce che agli Hill venisse sempre raccomandato, dagli studiosi a loro più vicini, di non dare alcuna pubblicità a queste loro esperienze, al fine di non sminuire la credibilità della vicenda principale.

Un altro episodio quasi inedito è stato raccontato solo pochi anni fa dallo scienziato-ufologo Jacques Vallée nei suoi diari del periodo 1957-69. Nel week-end del 9-10 giugno 1967, Vallée fu spedito a Boston dall’astronomo Joseph Allen Hynek, di cui era assistente all’Università di Chicago, per partecipare in sua vece ad uno skywatch, una serata di osservazione, nel corso della quale Betty Hill avrebbe tentato di mettersi in contatto con gli alieni che avevano rapito lei e suo marito. L’esperimento sarebbe stato condotto in collaborazione con John Fuller, il dottor Benjamin Simon e un ingegnere dell’IBM, Robert Hohmann (lo stesso che per primo, nel novembre ‘61, fece notare agli Hill un vuoto temporale nei loro ricordi di quella sera). Secondo Hohmann, Betty era "divenuta un trasduttore", cioè aveva acquisito la capacità di comunicare con gli Umanoidi, e negli ultimi dieci giorni aveva inviato un messaggio telepatico chiedendo di atterrare il 10 giugno. Il luogo scelto per l’esperimento era a Kingston, e Fuller portò Vallée e sua moglie ad incontrare il gruppo di persone: Barney e Betty Hill, col loro cane Delsey, il dottor Simon (che tornò quasi subito a Boston), Hohmann ed alcuni suoi collaboratori. Quella notte non successe nulla, a parte che ad ogni passaggio di un satellite artificiale, ad ogni meteora o lampo visto in lontananza Betty saltava su eccitata. Il giorno dopo, partiti tutti gli altri, i Vallée approfittarono dell’occasione per approfondire la conoscenza con gli Hill, e si resero conto che - al di là dell’esperienza originale - ormai vivevano in una realtà separata, in cui ogni lucina in cielo era un UFO, tutta la zona era divenuta una specie di Terra Santa ufologica, con Betty e sua sorella Janet (essa stessa testimone ripetitiva fin dal 1956) arbitri di un nuovo status symbol locale, misurato in base al numero di avvistamenti UFO personali. [26]

Oltre ai suoi avvistamenti e a quelli dei suoi conoscenti, Betty si trovò naturalmente ad essere il punto di riferimento di un numero enorme di persone che avevano visto cose strane in cielo. Ovunque lei e suo marito andassero a parlare in pubblico, trovavano qualcuno che prendeva il coraggio a quattro mani e le raccontava un avvistamento. Ma la gente della zona le telefonava notte e giorno per riferire osservazioni UFO appena fatte.

Anche la zona di Exeter vide per anni avvistamenti ricorrenti, e Betty andava spesso nella zona a passare le serate aspettando di vedere le strane luci, e talvolta anche di fotografarle. A suo dire, gli avvistamenti locali divennero così comuni che la gente del posto non si fermava neanche più a guardarli. Nel solo anno 1977, schedò 156 avvistamenti. Betty si mise perfino a segnare su una cartina i luoghi degli avvistamenti, per vedere se trovava delle rotte preferenziali, ma dopo tre anni ci rinunciò: se ne vedevano dappertutto.

Fin dal primo momento, Betty tenne precisi appunti su tutto quello che vedeva o che le veniva raccontato. In un primo momento, passava le segnalazioni agli ufologi locali, poi smise quando i testimoni si lamentarono con lei che questo o quell’inquirente sosteneva che loro avessero visto il pianeta Venere o un aereo.

Betty non apprezzava il fatto che gli ufologi locali non davano peso alle sue osservazioni e segnalazioni, ed anzi andavano in giro a dire che si trattava solo di aerei, luci di case ed altre cause convenzionali. Più in generale, frequentando i convegni ufologici, si fece l’idea che gli ufologi non erano veramente interessati a studiare il fenomeno senza preconcetti. Nacque così spontaneamente quella che lei stessa ha definito "la rete silenziosa", senza iscrizioni formali, quote associative, pubblicazioni o dirigenti, ma formata da gente comune - di solito testimoni di avvistamenti - con un grande desiderio di capirne di più. Ignoti ai mass media, al pubblico e agli stessi ufologi, i volontari che ne fanno parte (poche decine in tutto) sono andati avanti per anni a scambiarsi informazioni sui luoghi in cui si verificherebbero apparizioni ricorrenti di UFO, e ad organizzare osservazioni sistematiche in tali luoghi.

La "rete invisibile" iniziò su base locale, dove Betty contava su numerosi amici, che si trovavano regolarmente ed insieme si appostavano la sera nei luoghi dove erano stati segnalati UFO, armati di macchine fotografiche. Nei primi tre anni di questa attività, Betty scattò oltre 200 foto di strane luci in cielo. Col tempo, la "rete" si allargò fino a coprire quasi tutti gli Stati dell’Unione, e spesso i viaggi di Betty erano per conferenze organizzate da componenti questo non-gruppo.

Oltre agli avvistamenti UFO, fin dagli anni ‘70 Betty raccontò di essere perseguitata da strani eventi di tipo "paranormale".

Occasionalmente, dopo l’abduction, quando rientrava in casa notava che l’orologio elettrico della cucina era andato indietro di diverse ore. Un altro orologio, sempre elettrico, si era fermato all’incirca una settimana dopo la morte di Barney, alle 19.20, l’ora stessa del decesso. Alcuni mesi dopo, l’orologio - che nel frattempo non era stato più regolato da Betty - riprese a funzionare nell’esatto istante in cui si era fermato, indicando così l’ora esatta.

"Una volta - racconta Betty - rientrai in casa e notai che tutte le condutture dell’acqua erano state chiuse, malgrado io non le avessi assolutamente toccate. Un’altra volta trovai tutti i lavandini stracolmi d’acqua che usciva dai rubinetti a forte velocità allagando la casa."

Un altro fatto insolito accadde attorno al 1970-71. Betty conservava da otto anni una piccola scatola di latta dove vi aveva messo tutti i ritagli sulle esperienze ufologiche che aveva raccolto. Un giorno le capitò di riprendere in mano la scatola che stava in cima ad un armadietto nella sua camera da letto. Tuttavia, quando aprì la scatola, Betty si stupì nel constatare che tutti i documenti e le registrazioni erano scomparse. La scatola era vuota.

Dopo la morte di Barney, nell’appartamento di Betty si iniziarono ad udire strani rumori, senza che si potesse scoprire chi li produceva. Spesso, secondo la testimonianza di Betty, il telefono squillava, senza però che qualcuno rispondesse dall’altra parte del filo. Altre volte gli elettrodomestici, come ferri da stiro, radio e TV si spegnevano da soli senza un apparente motivo. Un vero scenario da "casa maledetta"!

Su questi ed altri presunti eventi paranormali si soffermò in un lungo articolo lo psichiatra ed ufologo Berthold Eric Schwarz che riassunse i diversi colloqui intercorsi nel 1976 con Betty Hill. [27]

Qualcosa ha turbato la mente di Betty? Tra le varie sfaccettature del fenomeno UFO esiste anche quella della "possessione paranormale", oppure si tratta di percezioni deformate e del tutto fantastiche? Si tratta di fenomeni collegati a quello ufologico o invece del tutto separati e indipendenti? Ognuno ha sicuramente la sua risposta a queste domande.

Nel settembre del ‘91, a trent’anni dal celebre avvistamento, Betty Hill ha pubblicamente annunciato il suo ritiro dall’ambiente ufologico, motivandolo con la stanchezza (aveva 71 anni) ma soprattutto con la delusione verso quello che lei ritiene essere disinteresse da parte degli studiosi verso il vero fenomeno UFO, ed con il disgusto per come si stava evolvendo l’attenzione per le abduction, dando risalto a fantasie e teorie senza fondamento. Da allora, ha sempre resistito alle numerose richieste di interviste e partecipazioni a convegni, programmi radio e TV, limitandosi a proseguire nel coordinamento della sua "rete invisibile" di osservatori e a mettere ordine nei suoi appunti.

Nel 1995 Betty ha pubblicato privatamente un libro intitolato "Un approccio di buon senso agli UFO" [25] che - pur non raccontando quasi nulla del rapimento - riporta diversi episodi della sua vita, un gran numero di avvistamenti suoi o da lei raccolti nel corso degli anni, e riassume il suo pensiero sull’argomento UFO: gli extraterrestri sono sempre stati fra noi, e sono qui per restarci; non sono ostili, forse possono anzi aiutarci a superare i grandi problemi della nostra specie (malattie, sovrappopolazione, la morte stessa).

 

GLI SCETTICI ALL’ASSALTO

Come era logico aspettarsi, l’esperienza di rapimento di Barney e Betty Hill è stata presa di mira dagli studiosi "scettici" che negano l’esistenza di un fenomeno UFO inspiegato ed oggettivo.

Il tentativo più interessante è quello di Robert Sheaffer che nel 1976 verificò per la prima volta l’aspetto della volta celeste sopra il New Hampshire nella notte dell’accaduto, e ne pubblicò i clamorosi risultati. [28]

Come si ricorderà, la notte del 19 settembre 1961 era chiara e luminosa, e la luna era quasi piena. Betty, turista appassionata, non si stancava di ammirare la luminosità del nostro satellite che si rifletteva sulla valle e sulle montagne in lontananza. A sinistra della luna e leggermente al di sotto di essa si vedeva una stella particolarmente brillante, forse un pianeta, pensò Betty notandone la luminosità persistente. Un attimo più tardi, Betty notò che un’altra stella o pianeta, più grande del primo, era comparso sopra ad essa, ed ebbe l’impressione che questo secondo corpo seguisse loro, avvicinandosi sempre più. I due proseguirono il viaggio dando spesso un’occhiata all’oggetto luminoso che, nel contempo, aumentava la loro agitazione. Barney arrestò l’auto, ne uscì ed osservò la "cosa" attraverso i binocoli da un campo a lato della strada. L’oggetto aveva assunto la forma di una grossa frittella con una doppia fila di finestrini attraverso i quali egli vide degli strani visi che lo fissavano. A questo punto Barney fu preso da shock e ritornò in auto in preda ad una forte crisi isterica. Betty confermerà in seguito che durante l’avvistamento l’UFO si mostrò sotto la forma di una stella e che, senza l’aiuto dei binocoli, non erano visibili altri particolari.

In quel momento la Luna era situata molto vicina alla costellazione del Sagittario e del Capricorno, una regione nella quale non appare nessuna stella di forte luminosità. Tuttavia quella notte due pianeti erano ben visibili a pochi gradi di distanza dalla Luna: Saturno, proprio sotto a questa, e Giove posto sopra Saturno, alla sinistra della Luna, dodici volte più luminoso di quest’ultimo.

Gli Hill riferirono di aver visto due oggetti simili a stelle, uno dei quali era l’UFO. Come si può ricavare dai bollettini meteorologici dell’epoca, un banco di nubi del tipo cirriforme era in lento allontanamento da quella porzione di cielo. Quindi Betty, in un primo tempo, non poteva vedere la luminosità del pianeta Giove poiché questo era coperto dalle nubi. Improvvisamente, però, Giove sarebbe apparso a Betty, la quale avrebbe interpretato l’astro non come un pianeta, ma come un’astronave extraterrestre. Considerando inoltre che l’osservazione della volta celeste da parte di Betty non fu occasionale, ma si prolungò fino a trenta minuti, la descrizione di Betty delle posizioni delle luminosità dei due oggetti osservati nei pressi della Luna corrisponde perfettamente ad una descrizione dei due pianeti. Se un oggetto realmente sconosciuto fosse apparso nel cielo in quel momento, ella avrebbe dovuto parlare di tre oggetti luminosi nelle vicinanze della Luna: Giove, Saturno e l’UFO. Secondo Sheaffer sarebbe quindi evidente che l’oggetto creduto un UFO da Betty altro non era che il pianeta Giove estremamente luminoso in quell’occasione.

Anche se a molti potrà sembrare incredibile che persone perfettamente sane possano scambiare un pianeta (anche se molto luminoso) con un oggetto strutturato, non sarebbe certo la prima volta: la casistica ufologica è piena di IFO (oggetti identificati) dovuti all’osservazione di oggetti astronomici. Restano, però, i particolari del "rapimento" che, anche mettendoci tutta la buona volontà, non si possono certo attribuire ad una errata interpretazione del pianeta Giove!

Infatti ogni tentativo di razionalizzare il viaggio interrotto deve separare due distinti aspetti: l’avvistamento e il rapimento. Quando il dottor Simon mise separatamente Barney e Betty Hill sotto ipnosi, ambedue riferirono di essere stati rilasciati senza ricordi consci dell’incidente. Questo particolare è considerato da molti come prova evidente della realtà del "rapimento". Dopo tutto, come è possibile che ambedue abbiano raccontato esperienze così simili se queste non fossero realmente accadute? E dato che l’esperienza è stata riferita sotto ipnosi, ciò non prova che il racconto è autentico?

Purtroppo, la risposta non può essere affermativa con certezza. La maggior parte degli psicologi conviene sul fatto che quanto viene raccontato sotto ipnosi da una persona non necessariamente rappresenta un’esperienza reale, ma spesso è quanto la persona "crede" sia realmente accaduto.

Lo stesso Simon, che nel libro appare molto probabilista, non ha in realtà mai creduto alla realtà oggettiva dell’esperienza a bordo dell’UFO. Poco prima della pubblicazione del caso Hill, un redattore della rivista Look andò a trovare il dottor Benjamin Simon e gli chiese apertamente se credeva realmente in un rapimento degli Hill da parte di alieni. La risposta fu: "Assolutamente no". Discutendone con Vallée nel corso della sua visita a Boston, nel giugno ‘67, alla domanda dell’astronomo "E’ stata un’esperienza reale?", il dottor Simon rispose: "Nessun dubbio: per loro è stata reale". E quando Vallée gli pose la domanda in maniera molto più diretta ("Se io e Lei fossimo stati in auto con loro quando il fatto accadde, avremmo visto un disco volante a lato della strada e cinque piccoli alieni aprire le portiere dell’auto?"), Simon si trincerò in un: "Non ho alcun modo di dirlo. Tutto quel che posso dire è che il rapimento fa parte della loro realtà"; al tempo stesso ebbe cura di sottolineare che non dava alcun peso al tempo mancante: "Quando si viaggia non si presta attenzione al tempo, e si ricordi che si erano persi". Partecipando il 20 ottobre 1975 ad un dibattito televisivo sul caso Hill alla NBC, il dottor Simon fu molto più negativo, dichiarando: "Si trattava di una fantasia... in altre parole, era un sogno. Non vi fu nessun rapimento."

E questa è la linea interpretativa tenuta dai vari Philip Klass e Robert Sheaffer: un sogno di Betty, raccontato a Barney che, di carattere molto sensibile ed ansioso, l’aveva interiorizzato e fatto inconsciamente proprio quando era stato sottoposto ad ipnosi, uno stato che a volte - invece di tirar fuori la verità - stimola la fantasia.

Malgrado tutto, alcuni fenomeni fisici sembrano votare a favore della realtà dell’incontro: la carrozzeria dell’auto degli Hill in certi punti magnetizzata e, quella stessa notte, l’UFO che sarebbe stato rilevato dal radar della base aerea.

Ma gli scettici fanno notare che per quanto riguarda le interferenze magnetiche tuttavia abbiamo solo la testimonianza di Betty e Barney, in quanto nessun’altro constatò la presenza delle "macchie" sulla carrozzeria.

Quanto alle osservazioni radariche, proprio il fatto che il rilevamento fosse stato fatto solo dal PAR (radar di avvicinamento a banda stretta) e non dal ben più potente ASR (il radar di sorveglianza aeroportuale a largo raggio), così come l’impossibilità di una conferma visuale, farebbero concludere che si trattava di un’eco radar spuria come tante altre. In ogni caso il collegamento con l’abduction degli Hill era abbastanza vago, in quanto il rilevamento radar era avvenuto due ore dopo il rapimento ed in un luogo distante decine di chilometri.

A proposito della conferma radar, va ancora aggiunto che più volte Betty Hill ha affermato pubblicamente che ben sette radar costieri del New England avrebbero rilevato, nel giro di qualche minuto, l’arrivo e l’atterraggio del "suo" UFO, e più tardi il suo decollo; quando nel corso di una trasmissione televisiva sul canale WKBD di Detroit il 9 novembre 1975, le venne chiesto di documentare tale affermazione, Betty disse che i rapporti di tali osservazioni sarebbero stati nelle mani di un giornalista. Quando poche settimane dopo tali documenti furono richiesti al giornalista in questione, questi rispose però che non ne era più in possesso, perché li aveva persi.

 

GLI ULTIMI SVILUPPI

Negli ultimi anni, la principale novità negli studi sul rapimento degli Hill è stata data dall’inglese John Spencer, direttore della British UFO Research Association, che nel 1989 utilizzò proprio questo caso come punto di partenza per la sua proposta di un nuovo modello di indagine, particolarmente studiato per i casi di abduction: l’intervista diretta dal testimone.

Nel suo intervento al 5° Congresso internazionale della BUFORA, poi pubblicato su varie riviste specializzate e ripreso in forma ampliata nel suo libro [29], Spencer partì da una duplice considerazione, poi oggetto di non poche contestazioni: che il caso degli Hill era la fonte originale da cui si era poi dipanato l’intero fenomeno dei "rapimenti UFO"; che gli errori metodologici nella gestione dell’indagine avevano portato a costruire un castello senza fondamenta. Basandosi su una rilettura della cronologia degli eventi, Spencer faceva notare che il rapimento non era stato ricordato nello stesso momento e nello stesso modo dell’avvistamento iniziale; che furono degli ufologi a far loro notare il tempo mancante; che la ricerca ipnotica iniziò solo due anni e mezzo dopo, e nel frattempo Betty aveva letto libri ufologici, tenuto conferenze, discusso con propri familiari e con studiosi ed appassionati di ufologia; che i primi sogni di Betty (che contenevano già la sceneggiatura dell’intero rapimento poi emerso sotto ipnosi) furono fatti quando Betty aveva già letto almeno un libro di Keyhoe e scritto la prima lettera al NICAP; che il racconto di Barney sotto ipnosi fu solo di conferma parziale alla storia di Betty, e ricalcava anch’esso lo schema dei sogni ricorrenti che la moglie gli aveva raccontato per due anni; che alcune componenti apparentemente oniriche del racconto sotto ipnosi contraddicevano i pochi riscontri fisici.

Più di recente, la rivista del J. Allen Hynek Center for UFO Studies (CUFOS) ha riesumato le indagini originali del NICAP sul caso, pubblicando la prima lettera di Betty, evidenziando alcune omissioni da parte di John Fuller e ricostruendo, col contributo di Walter Webb, alcune carenze nell’indagine iniziale. [30]

Ma ormai c’è ben poco d’altro che si possa dire sul caso dei coniugi Hill, se non ripetere per l’ennesima volta che è stato, per molte ragioni, un caso fondamentale per l’ufologia.

Ci auguriamo che queste pagine di aggiornamento siano di aiuto al lettore per un inquadramento più ampio ed una valutazione più completa della vicenda, delle sue implicazioni e conseguenze, se non uno stimolo a rendersi conto che lo studio degli UFO è molto più complesso ed articolato, con molte più sfaccettature, di quanto una certa pubblicistica abbia sempre cercato di far credere.

 

NOTE

1) Progetto Libro Azzurro, l’ufficio di indagini ufologiche dell’Aeronautica militare americana, attivo dal 1951 al 1969 presso l’Air Technical Intellicence Center, di stanza alla base di Wright-Patterson, a Dayton (Ohio).

2) Il clamore suscitato dall’ondata di avvistamenti in tutti gli Stati Uniti quella primavera aveva portato il 5 aprile ad un’udienza parlamentare (la prima nella storia dell’ufologia) presso la Commissione Forze Armate della Camera in cui il parere favorevole di vari scienziati (fra cui soprattutto Hynek) costrinse l’USAF ad accettare l’istituzione di una commissione scientifica che studiasse il fenomeno UFO autonomamente dall’Aeronautica militare, commissione che venne istituita quello stesso autunno presso l’Università del Colorado.

3) Richard Hall, "The Enduring Riddle of Betty and Barney Hill", e "New Drawings of Hill ‘Abductors’", su UFO Investigator, aprile 1972.

4) Donald E. Keyhoe, "Aliens from Space - The Real Story of Unidentified Flying Objects", Doubleday, New York 1973.

5) Decano della facoltà di fisica e docente di meteorologia all’Università dell’Arizona, che da anni collaborava con associazioni ufologiche e che proprio nel 1966 stava consultando gli archivi del Project Blue Book per riesaminare gli avvistamenti più significativi. Dall’anno successivo si sarebbe buttato in una vigorosa battaglia personale contro l’U.S. Air Force e per convincere gli scienziati della serietà e importanza del problema ufologico.

6) Coral & Jim Lorenzen, "Flying Saucer Occupants", Signet, New York 1967; trad. it. "Gli uranidi - Gli occupanti dei dischi volanti", Armenia, Milano 1973, pag. 74.

7) John G. Fuller, "Epilog to New Edition, September 1989", pagg. 293-330 dell’edizione inglese di "The Interrupted Journey", Souvenir Press, Londra 1980.

8) Joseph Allen Hynek, "The UFO Experience - A Scientific Inquiry", Regnery, Chicago 1972, pagg. 155-161.

9) Jacques Vallée, "Passport to Magonia - From Folklore to Flying Saucers", Regnery, Chicago 1969, pagg. 89-95. Il testo integrale del rapporto radarico e la sua traduzione dal gergo aeronautico sono stati pubblicati a pag. 39 del libro di Robert Sheaffer, "The UFO Verdict", Prometheus Books, Buffalo 1981. Un breve accenno al rilevamento radarico figura anche in: Joseph Allen Hynek & Jacques Vallée, "The Edge of Reality - A Progress Report on Unidentified Flying Objects", Regnery, Chicago 1975; trad. it. "UFO: realtà di un fenomeno", Armenia, Milano 1979, pag. 106.

10) David C. Baker, "Artist Take Note of Alien Anatomy", su UFO Investigator, aprile 1972.

11) Magg. Donald Carpenter, "Introductory Space Science, vol. II", Department of Physics, USAF Academy, edizione 1968; il brano sul caso Hill è stato ripreso da Raymond Fowler, "UFOs: Interplanetary Visitors", Prentice Hall, New York 1974, pag. 270.

12) Marjorie Fish, "Journey into the Hill Star Map", in Walt Andrus (a cura di), A Scientific Assault on the UFO Enigma - 1974 MUFON UFO Symposium Proceedings, pp. 69-80; Terence Dickinson, "The Zeta Reticuli Incident", su Astronomy, dicembre 1974, e successivi articoli e lettere di commento di Robert Sheaffer, Steven Soter e Carl Sagan (luglio 1975), David Saunders (agosto 1975).

13) Michel Bougard, "Une mission urgente: visiter les étoiles du Réticule", in Inforespace, n. 29, settembre 1976, pp. 18-24.

14) Michel Carrouges, "Les invariants du schema Hill", in Inforespace, n. 29, settembre 1976; trad. it. "Lo schema Hill, lo schema Fish, e la carta della zona orientale degli USA", in Notiziario Ufologico ACOM, n. 11, giugno 1978; n. 12, settembre 1978 e n. 13, dicembre 1979; si veda anche Pier Luigi Sani, "L’analisi critica di M. Carrouges - I limiti dello schema Fish - Ambiguità della mappa Hill - L’ipotesi del collage autostradale", su Notiziario UFO, novembre 1979.

15) Joachim Koch & Hans-Juergen Kyborg, "New Discoveries in Betty Hill’s Star Map", Berlin 1993.

16) Anthony Pace, "The Zeta Reticulans", su Journal of Transient Aerial Phenomena vol. 1 n° 3, luglio-agosto 1990.

17) Basti ricordare le favorevolissime recensioni ricevute ad esempio sul New York Times a firma del noto redattore scientifico Walter Sullivan, da Daniel Cohen su Science Digest, da Oscar Handlin, professore di storia ad Harvard, sul prestigioso Athlantic Monthly; o la serie di articoli che la Saturday Review of Literature pubblicò a firma del suo redattore scientifico John Lear, che ottenne di poter visionare gli archivi del Blue Book e per primo accusò la CIA di aver introdotto una censura sugli UFO. Una dettagliata esposizione dei fatti di questo periodo, definito "punto di svolta della controversia", figura in David Jacobs, "The UFO Controversy in America", Indiana University Press, Bloomington 1975, nei capitoli 8 e 9.

18) La storia dettagliata dello scandalo è raccontata nel libro di David Saunders & Roger Harkins, "UFOs? Yes! - Where the Condon Committee Went Wrong", World Publ., New York 1968 (con prefazione a firma di John Fuller).

19) John G. Fuller, "Aliens in the Skies: The New UFO Battle of the Scientists", Putnam, New York 1969.

20) "Arigo: the Surgeon with the Rusty Knife", 1974 (su un guaritore brasiliano), trad. it. "Arigò - Il guaritore dal coltello arrugginito", Armenia, Milano 1976; "The Ghost of Flight 401", 1978 (su un aereo infestato da uno spettro); "The Airman Who Would Not Die", 1979 (su un caso di comunicazione con l’aldilà).

21) Edwin McDowell, "John Fuller, 76, Writer on the Unexplained, Dies", su New York Times, 9 novembre 1990; ripreso anche su MUFON UFO Journal n°271, novembre 1990; trad. it. su Notizie UFO (CISU) n°33, gennaio 1991.

22) Coral Lorenzen (a cura di), "Proceedings of the Eastern UFO Sumposium - January 23, 1971 - Baltimore, Maryland", APRO, Tucson 1971, pagg. 24-26.

23) Il suo tipico racconto dell’esperienza di rapimento è quello contenuto nel suo intervento al Primo Congresso Internazionale sugli UFO tenutosi a Chicago dal 24 al 26 giugno 1977: Betty Hill, "The Mystery of the Missing Minutes", in Curtis Fuller (a cura di), "Proceedings of the First International UFO Congress", Warner Books, New York 1980, pagg. 183-193.

24) Vari quotidiani americani dell’ottobre 1977; Jerome Clark, "Interview with Betty Hill", su UFO Report, gennaio 1978. Un accenno a questo sviluppo del caso si trova in Allan Hendry, "The UFO Handbook", Doubleday, New York 1979; trad. it. "Guida all’ufologia", Armenia, Milano 1980, p. 217. Un vivo dibattito sulla vicenda è stato innescato da un articolo critico pubblicato sulla rivista Omni nel’ottobre 1985: si vedano gli interventi di Walter Webb, "Betty Hill", su MUFON UFO Journal n°215, marzo ‘86; Joseph Long, "Hill Revisited", n° 218, giugno ‘86; Wayne Laporte, "More on Betty Hill", n°220, agosto ‘86; J. P. Oswald, "Betty Hill’s ‘Landing Site’", n°230, giugno ‘87.

25) Betty Hill, "A Common Sense Approach to UFOs", pubblicato privatamente, Greenland 1995.

26) Jacques Vallée, "Forbidden Science", North Atlantic Books, Berkeley 1992, pagg. 271-278; una versione parziale era già stata pubblicata in Raymond E. Fowler, "UFOs: Interplanetary Visitors", Prentice Hall, New York 1974.

27) Berthold Eric Schwarz, "Talks with Betty Hill", in Flying Saucer Review, vol. 23, n. 2, agosto 1977, pp. 16-19; n. 3, ottobre 1977, pp. 11-14; n. 4, gennaio 1978, pp. 28-31; ripubblicato come capitolo del suo libro "UFO Dynamics - Psychiatric and Psychic Aspects of the UFO Syndrome", Rainbow Books, Moore Haven 1983.

28) Rober Sheaffer, "The New Hampshire Adbuction Explained", in Official UFO, agosto 1976. Vedasi inoltre Jean-Marie Gantois, "Rencontre de la troisième sorte: Hill", in UFO-Info - Bulletin du GESAG, n. 53, settembre 1978, pp. 19-23; trad. it. "Hill: incontro ravvicinato col pianeta Giove?", in Notiziario Ufologico ACOM n. 13, dicembre 1979. L’analisi critica del caso Hill è stata ampliata dallo stesso Sheaffer nel suo libro "The UFO Verdict", Prometheus Books, Buffalo 1981 (pagg. 33-44) e riportata da Philip Klass nel libro "UFO Abductions: A Dangerous Game" (Prometheus Books, Buffalo 1988. pagg. 7-24).

29) John Spencer, "Witness Driven Investigation", intervento al Fifth International UFO Congress della BUFORA, Londra, 16 luglio 1989; poi pubblicato su UFO Times n° 5, gennaio 1990, e n° 6, marzo 1990; e anche, col titolo "A New Model of Investigation", su MUFON UFO Journal n° 257, settembre 1989, e 258, ottobre 1989; su quest’ultima rivista, lettere di commento di John Fuller, Betty Hill e la replica dello stesso Spencer sul n° 260, dicembre 1989; inoltre la replica di Thomas Bullard, "The Hill Abduction: the Other Side of the Coin", su UFO Times n°7, luglio 1990. Un’analisi più ampia e dettagliata figura come capitolo del libro di John Spencer, "Perspectives - a Radical Examination of the Alien Abduction Phenomenon", Macdonald, Londra 1990.

30) Mark Rodeghier, "Hypnosis and the Hill Abduction Case", su International UFO Reporter (CUFOS, USA) vol. 19 n. 2, marzo-aprile 1994; lettere di commento di Robert Coddington e Philip Klass sul n. 3, maggio-giugno 1994; di Walter Webb sul n. 6, novembre-dicembre 1994.

 

 

Gli articoli e i testi indicati nella bibliografia sopra riportata sono stati raccolti in un apposito dossier dell’Archivio Documentazione del Centro Italiano Studi Ufologici, e sono disponibili per gli iscritti al CISU su richiesta.



TRENT'ANNI DOPO PRIGIONIERI DI UN UFO

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