UFO SOLAR

NON GIOCHIAMO TROPPO CON GLI UFO-SOLAR

di Renzo Cabassi



La frase di Giancarlo Cecconi riportata in apertura dell'articolo di Marco Orlandi contiene tutto il drammatico pathos che ogni esperienza UFO genuina ha in sé quale patrimonio indissolubile di una reale esperienza empirica. Esperienza che non ha avuto una spiegazione logica e puntuale e, quindi, ha generato un rapporto UFO che ora è sul nostro tavolo: una sfida a tutti gli effetti.

Raccogliamo la sfida e cerchiamo di sviluppare alcuni spunti di riflessione.

La "cisterna" non era affatto una cisterna. Poteva, molto più razionalmente, essere un pallone, uno di quelli costruiti con sacchi di leggera plastica nera e riempiti d'aria e lasciati poi al sole. L'aria, riscaldandosi, solleva il leggerissimo involucro portandolo in quota.

Un riferimento per tutti. Dal 1978 si trovava periodicamente in edicola una rivista che veicolava, incellofanato, gadget ante litteram, un sacco somigliante a quelli per la spazzatura, con grosse scritte blu e rosse. "UFO SOLAR", l'aveva chiamato il suo ideatore, Lirio Severini, e questo nome appariva in grossi caratteri sul cilindro nero.

Tre metri di lunghezza per circa 80 centimetri di diametro, una volta gonfio. Costava 2.000 lire e per questa cifra si poteva leggere sulla rivista che lo accompagnava anche qualche articoletto sull'aeronautica e sugli UFO, su quelli veri, redatto da un giornalista del quotidiano La Nazione di Firenze.

L'idea, a Severini, era venuta casualmente. _ il 1978, anno boom per gli UFO. Severini ha un'azienda di prodotti plastici e grazie ad estrusori di suo brevetto può produrre rotoli di plastica leggerissimi; un giorno gli capita di vedere svolazzare un pezzo di questo materiale: da lì l'idea si evolve fino al cilindro nero finale. La possibilità di commercializzare l'oggetto piace anche ad altri ed ecco nascere una società per la realizzazione di questo "UFO", che sta tra un'esperienza scolastica di fisica ed il gioco. Basta che ci sia il sole e - possibilmente - assenza o quasi di vento, e con poche manovre il sogno di Icaro può avverarsi almeno in parte.

Il pallone vincerà la forza di gravità con i suoi pochi grammi di peso alzati da un grande volume di gas riscaldato e prenderà il volo, con lo stesso principio che fa volare le mongolfiere.

Per sette anni questi palloni vennero commercializzati e se ne vendettero almeno mezzo milione di esemplari. Il 5 novembre del 1985 gli UFO Solar vennero dichiarati fuori legge da un decreto del Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato. Una relazione tecnica della commissione per la sicurezza del volo, voluta dal ministro Renato Altissimo, aveva stabilito la pericolosità di tali palloni per la navigazione aerea (vi erano state almeno tre mancate collisioni di aerei con tali giocattoli). Ecco quindi il sequestro su tutto il territorio nazionale e la distruzione del materiale.

Cecconi avrebbe incontrato nei cieli di Treviso uno di questi oggetti, secondo una identificazione ufficiale, ovvero un UFO Solar in una versione probabilmente più grande, magari il prototipo di un concorrente di Severini. Ci dicono esistesse infatti un'azienda che provava a replicare il successo degli UFO Solar proprio in quella zona, ma fu fermata da intimazioni del Severini, detentore di vari brevetti internazionali.

Dovremmo quindi pensare ad un prototipo, forse due volte più grande del pallone commercializzato. Eccoci quindi ad un tubo di circa sei metri per un metro e mezzo di diametro. Meno di due etti di plastica gonfiati dal sole splendido di quella mattina di giugno.

L'apparente forma strutturata del pallone potrebbe trovare una ragione sui moti convettivi per lo scambio di temperature interne (anche 40/50 gradi) e quelle esterne (15/20 gradi con una diminuzione di 1,6 gradi ogni mille metri di altezza) che inducono il leggerissimo involucro a continue e a volte spasmodiche contorsioni. Movimenti questi dovuti anche ai colpi di vento, creatori anch'essi di modifiche alla struttura anche notevoli, come piegamenti ad angolo retto del cilindro se non all'abbattimento repentino del pallone stesso.

Il sole ed il vento sono le due variabili di base per un volo lungo e tranquillo di questi oggetti (voli anche di centinaia di chilometri, se lasciati liberi). La scomparsa del sole provoca lo sgonfiamento, anche veloce, del pallone; il vento può impedire sia l'innalzarsi sia la permanenza in quota.

Ritorniamo a Cecconi. Quel pallone, se vogliamo restare all'interno dell'ipotesi esplicativa, avrebbe dovuto però essere frenato a terra, cioè un cavo avrebbe dovuto tenerlo sia posizionato orizzontalmente che relativamente immobile, per permettere al pilota di averlo facilmente nel mirino per le oltre ottanta immagini che scattò.

Non si spiegano, inoltre, i graduali cambiamenti di altitudine secondo la procedura raccontata dal Cecconi (®saliscendi¯). Gli UFO Solar, infatti, una volta partiti in ascensione, più o meno scaracollando, salivano senza arresti o inversioni, addirittura ripetute, di manovra.

La velocità riferita dagli osservatori è impropria per un oggetto della forma, delle dimensioni e del materiale usato per palloni di questo tipo. Il dato di 130 nodi, 240 km/h, è una velocità riservata, a quelle quote, ad oggetti artificiali diversi, dotati di aerodinamiche, strutture diverse ma soprattutto di energie di propulsione: superleggeri, alianti, piccoli aerei. Solo il vento poteva imprimere ad un pallone tipo UFO Solar una qualche velocità, ma a quella quota, 10/13.000 piedi, venti di quella velocità, ammesso che possano anche occasionalmente esistere, avrebbero sicuramente distrutto il sottilissimo involucro di plastica e provocato qualche problema al pilota del G-91, che si muoveva - ricordiamolo - ad una velocità di cerca 500 km/h, compiendo manovre già abbastanza impegnative per avere l'oggetto fotografabile. Va poi detto che alla velocità dell'oggetto veniva riferita anche una direzione costante: nord-ovest.

Questi dati, direzione e velocità, non sono stati rilevati da bordo del velivolo, ma da terra, dall'operatore radar di Istrana.

Dobbiamo anche considerare che almeno una volta il Cecconi ha eseguito foto sia frontalmente che verticalmente all'oggetto. Il pilota ci ha raccontato che per almeno una delle immagini che ritraggono frontalmente l'oggetto (nel senso che l'oggetto si trovava a prua del velivolo) la manovra di disimpegno, cioè il superamento dell'oggetto, è consentita in un passaggio sotto l'oggetto stesso con susseguente presa di quota, il che voleva dire investire sicuramente l'oggetto con la scia dei gas di scarico del jet: certamente distruttiva oltre che per la potenza soprattutto per il calore (900 gradi circa) per un pallone di quel tipo. Ma quella foto non fu l'ultima della serie, e quindi il pallone sopravvisse anche a quello choc.

Infine, anche se lo studio dell'ultima immagine di cui siamo venuti a conoscienza è appena iniziato - e per il momento solo a carattere visivo - tralasciando l'apparente "cupoletta" (o carenatura), che lasciamo ad indagini più approfondite, la geometria della poppa (l'oggetto è ripreso dal di dietro) fa intravvedere una sagoma apparentemente rigida delineata da un perimetro con una sorta di supporti rettilinei congiunti con angoli retti. Pensare che tutto questo sia unicamente un gioco di tensioni e rilascio nella superficie sottile e leggera della plastica risulta un po' problematico, anche per via di alcune simmetrie difficilmente giustificabili. Dovrebbe in questo caso essere una configurazione casuale, mentre almeno in un'altra foto della poverissima serie a nostra disposizione, si scorge lo stesso tipo di struttura.

Che dire di più? Pallone? UFO? certamente la documentazione fotografica ha il vantaggio di essere vera. Si tratta di vedere, ora, che cosa documenta.



tratto da UFO - Rivista di informazione ufologica, semestrale a cura del Centro Italiano Studi Ufologici n. 17 - febbraio 1996; © CISU, casella postale 82, 10100 Torino - tel. 011 3290279



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