Il Meisino ed il suo bosco
Il Meisino
L'area che porta questo nome è grossomodo un grande settore di cerchio delimitato dalla Collina Torinese (in particolare da quella di Superga), e dall'arco del Po, che proprio in questo punto devia decisamente verso est, dopo aver percorso il basso Piemonte verso nord per aggirare le colline, e si dirige finalmente verso la direzione del mare lontano.

Di antica vocazione agricola, l'area è sempre stata soggetta alle esondazioni del fiume fino alla costruzione, nel 1952, dell'argine in cemento sulla sponda destra del Po e su quella sinistra dello Stura in prossimità della confluenza. Questo argine serviva per delimitare un bacino a scopo idroelettrico.
In questi luoghi, cosiddetti marginali, si sono concentrate le solite disordinate attività: demolitori, orti, discariche abusive. Una strada a grande scorrimento (Via Agudio), ha tagliato in due il Meisino, rompendo per sempre l'unitarietà di questo luogo.
Sulla sponda di Borgata Rosa esisteva cava per l'estrazione di ghiaia, questa è stata colmata nel dopoguerra con le macerie della ricostruzione. Un'impresa di costruzioni, fallita nel '93 in seguito alle vicende del sottopasso di Corso Bramante (la Crosetto) possedeva al Meisino molte aree che ora sono abbandonate. È dal suo fallimento che le Associazioni Ambientaliste chiedono che l'Amministrazione comunale acquisisca le aree come primo nucleo per la realizzazione del Parco in questa zona.
Dalla sponda di Borgata Rosa si gode una splendida vista sulla Garzaia dell'Isolone di Bertolla e sulla Collina di Superga, oggi Parco Regionale. Si possono osservare facilmente gli animali che nidificano sugli alberi dell'Isolone in piena libertà senza minimamente disturbarli. Si verificano quindi le stesse condizioni che ci sono sulla sponda della Colletta.
Nella grande area del Meisino si possono trovare alcuni siti interessanti e fondamentali per la Riserva Naturale Speciale: il Galoppatoio Militare, gli ex vivai Astegiano e la Dentiera che porta a Superga in Piazza Modena.
Il Galoppatoio Militare
Al Meisino c'è un posto che da anni è chiuso al pubblico. Questo triangolo di terra costeggia il Po ed è di proprietà del Demanio Militare. In passato qui venivano svolte attività militari di prova delle artiglierie, puntate sulla collina (era molto meno abitata di oggi). Poi rimase come terreno per l'addestramento dei cavalli: sono ancora presenti gli ostacoli dei vari percorsi. Oggi solo una piccola parte verso il cimitero è manutenuta per sporadiche esibizioni, tutto il resto è stato dimenticato, e si è sviluppato un fitto bosco spontaneo. I vecchi alberi che muoiono spontaneamente non vengono rimossi come nei giardini pubblici, ma vanno ad arricchire la biomassa, alimento per parassiti, insetti ed altro. Si crea una catena alimentare a beneficio di piccoli roditori e uccelli favorendo la diversificazione delle specie, anche per la facilità di trovare ripari e tane. Un piccolo stagno di falda ospita anche piccoli anfibi.
È proprio su questi vecchi alberi che stazionano aironi e cormorani, visibili facilmente dalla passeggiata della Colletta. L'area è stata quindi dimenticata, ma bisognerebbe ringraziare l'Esercito per la custodia che non ne ha permesso il degrado, come è avvenuto invece per le zone circostanti.
Oggi l'area è quindi fortunatamente inaccessibile, ma noi chiediamo che comunque rimanga chiusa all'accesso, anche se un giorno dovesse diventare pubblica. È un serbatoio di fauna, insieme all'Isolone di Bertolla, come ne esistono pochi, soprattutto in città.
Sede operativa all'interno del Galoppatoio Militare è la "Cascina Malpensata", ed il suo nome ha un perché…
La Cascina Malpensata
All'interno del Galoppatoio Militare c'è una costruzione sede della guardia: è la cosiddetta Cascina Malpensata.
Nel nome sta la sua caratteristica: prima della costruzione del brutto argine di cemento del Po nel 1952, tutta la zona era soggetta a periodiche esondazioni. La saggezza ironica dei nostri "vecchi" gli aveva affibbiato quel nome, identificando la stoltezza di chi aveva costruito proprio lì una cascina.
In Piemonte altre costruzioni edificate vicino ai fiumi si sono viste dare questo nome: "malpensate". Oggi interi quartieri di città sorte negli ultimi decenni meriterebbero lo stesso nome, comprese scuole, ospedali, fabbriche, centrali elettriche, depuratori, strade…
L'uomo moderno pensa di imbrigliare la forza della natura con argini sempre più alti, spostando ed aumentando il pericolo verso valle. Il fiume si riprenderà, prima o poi, quello che è suo. Esiste un progetto non ancora abbandonato delle ACLI-Casa, che realizzerebbe alcune palazzine molto "malpensate".