Il Parco della Confluenza
Parco della Confluenza (Po-Stura) di Piazza Sòfia
È cominciato tutto da qui…
Tutti i pensieri e i sogni di realizzare un grande parco fluviale sono nati qui nelle teste e nel cuore di un gruppo di amici, nella volontà tenace della VI Circoscrizione e degli abitanti del quartiere Regio Parco.
È stato questo il primo vero parco realizzato quasi a furor di popolo. Si sono susseguiti almeno 10 anni di battaglie ('70-'80) per strappare un territorio al grave degrado e restituirlo a verde pubblico.

C'era un impianto di depurazione vecchio ed obsoleto chiamato SATTI-METANO che produceva puzze che si spandevano per tutto il quartiere Regio Parco e che, dopo l'entrata in funzione nel 1980 del depuratore di Settimo Torinese, non ebbe più motivo di esistere; inoltre, numerosi orti abusivi e, come altrove, nascoste tra un orto e l'altro, svariate attività illegali (prostituzione e smontaggio di auto rubate).
Con la collaborazione della Brigata Alpina Taurinense e dei suoi mezzi pesanti, nel 1982 si cominciò a ripulire il terreno e a piantare i primi alberi.
Oggi questo verde è l'orgoglio dei cittadini del quartiere, che lo sentono come proprio e non esitano a telefonare in Circoscrizione VI per segnalare ogni più piccolo atto vandalico o situazioni illegali vi si verifichino.
L'ultimo attacco portato al parco è stato quello dell'insediamento edilizio dell'E28. Una storia finita bene che vi invitiamo a leggere (v. Cronache di un recupero).
Sullo specchio d'acqua prospiciente, formato dalla diga del Pascolo con le acque del Po e dello Stura si possono osservare a seconda delle stagioni numerose specie di uccelli acquatici, e alcune anche nidificanti, come svassi, tuffetti, gallinelle e folaghe.
Insieme a quello della Colletta forma un parco continuo ed è attraversato dalla pista ciclabile che dal centro di Torino va verso San Mauro Torinese. Per ora la pista prosegue solo in quella direzione, forse un giorno seguirà il corso dello Stura e arriverà magari al Parco della Mandria di Venarìa Reale? Fantascienza?
L'impianto SATTI-METANO
Nel parco della Confluenza oggi si nota una collinetta. È tutto ciò che resta dell'impianto Satti per la produzione di metano…
Prima della II guerra mondiale, l'Italia, sotto il regime fascista, era stata sottoposta a delle sanzioni economiche internazionali e i problemi si facevano sentire in tutti i campi, compreso quello dei trasporti, per la scarsità di combustibile. Questo è il periodo che fu chiamato "autarchico" e vide il tentativo di fare tutto da soli, cioè di autoprodurre qualsiasi cosa all'interno delle frontiere, dagli alimenti ai tessuti alle fonti di energia...
Per far circolare qualche mezzo pubblico a Torino, si pensò di utilizzare il gas metano prodotto dalla fermentazione anaerobica dei fanghi delle fogne torinesi, costruendo un impianto proprio alla confluenza dei fiumi Po e Stura che è ovviamente la più bassa di tutta Torino e dove convergono ancor oggi i collettori del Consorzio Po-Sangone per la depurazione delle acque, prima di attraversare il torrente Stura e dirigersi verso il depuratore ubicato a Settimo Torinese. Dopo che i fanghi avevano esaurito la loro forza venivano essiccati al sole ed utilizzati come concime.
Così si presentava la scena fino al 1982: un paesaggio desolato con un forte odore "caratteristico", soprattutto nelle giornate di bassa pressione. Ci fu anche chi coniò il termine di "borgo dla m…".
Ci furono pressioni notevoli di cittadini e della VI Circoscrizione per la chiusura dell'impianto, il quale ormai, con la crescita della città, non aveva più utilità depurativa (che d'altronde non aveva mai avuto efficientemente, dato che non era stato concepito per quello). Il concime prodotto, inoltre, inquinato dai farmaci e dai detersivi sintetici in uso nelle nostre case, non era certo un toccasana per orti e campi.
Chiuso l'impianto si tirò un "sospiro di sollievo" e fu l'inizio dei lavori per il Parco della Confluenza, che, sgomberati gli orti urbani, si realizzò di lì a pochi mesi.
Dietro la collinetta esistono ancora la casetta del custode dell'impianto e il CRAL dell'ATM (circolo dell'Azienda Torinese Mobilità), realizzato nelle officine dei pullman che la Satti (società di trasporti suburbani) aveva attigui.