TEATRO JUVARRA: MULTIMEDIALITA' A TEATRO

Aspettavamo da tempo uno spettacolo come quello presentato dalla Multimedia Arte e Spettacolo Juvarra produzioni. Viviamo nell'epoca elettronica e sapevamo che prima o poi il teatro, almeno quello sperimentale, avrebbe provato un connubio con la tecnologia informatica. Il palcoscenico e' una x , un labirinto coperto da bianche lenzuola, mosse, quasi a riecheggiare le onde del mare. Un cantore con voce melodiosa racconta l'amore beffato. Angelica non ha viso, e' solo un' immagine video e a volte le forme del suo corpo sono nascoste, mentre altre volte sono sottolineate con ritmo da una luce intermittente. Siamo sull' isola della maga Alcina e tutto puo' quindi essere gioco ed inganno . Un quartetto di archi, in scena, scandisce il tempo con la dolcezza dei violini. I costumi sono arricchiti da applicazioni plastificate, fantasiose.

Il canto lirico si alterna alla voce metallica di Angelica che ammalia i suoi pretendenti. Questi gli elementi che animano un' opera multiludica in un solo atto tratta dal libretto settecentesco di Grazio Braccioli, scritto per L' Orlando Furioso di Antonio Vivaldi. "Il Minotauro " e' invece una partitura nella quale protagonisti sono la musica, il corpo e l'immagine. Il corpo e' una ballerina dai capelli lunghi che vibra alla ricerca di equilibri. Il suono e' quello di un violoncello, maestoso nella sua staticita'. L'immagine e' il labirinto: giochi elettronici di forme si scompongono, ricompongono, si stringono, si allungano, in un continuo rincorrersi. Si susseguono immagini irreali quasi nessuna uguale alla precedente. All' improvviso si spengono e il corpo della ballerina, ora danza liberamente in modo istintivo. E poi ancora immagini, molte, rotonde e colorate, si perdono in giri concentrici. Il labirinto virtuale si amplia, diventa intellettuale, le sensazioni visive si fanno sentimenti. C'e' la guerra, la morte, la vita, l'infanzia, il dolore, la poverta'. Ci sono volti comuni, scene di vita quotidiana, ritagliate dal passato, che vengono rievocate con ritmo incalzante. Compagna e testimone delle due opere teatrali e' una telecamera che riprende in diretta: cosi' lo spettacolo per alcuni attimi diventa l'immagine ingigantita attonita dell'attore o le pieghe sinuose delle lenzuola che si muovono come barche e ancora un volto con una maschera di plastica, un sorriso. La telecamera e' un occhio che ingrandisce, che scopre cio' che da lontano si intravede appena, ma che se lo si guarda troppo da vicino modifica la realta' finoa ricrearla. Ognuno sceglie il punto di vista dal quale vuole vivere questa sperimentazione. Chi alza gli occhi scopre poi che la scena e' inoltre delimitata da dei mondi -mappamondi appositamente appesi e colorati e noi, all'interno del nostro, ne siamo soltanto uno.

Silvia Zopolo

dal


Torna all'elenco della stagione teatrale .