1.   La guerriglia

 

a)   America Centrale: una rivoluzione democratica e sociale mancata

 

Alle soglie degli anni ‘50 del secolo scorso sembrava che nei paesi centro-americani iniziasse un’era di maggior benessere e di riequilibrio degli assetti sociali, con un’evoluzione in senso riformista del sistema politico nel quadro di una maggiore democrazia. Si facevano sentire gli effetti della grande guerra combattuta dalle nazioni occidentali alleate con l’Unione Sovietica contro i paesi nazifascisti. Essa aveva radicalmente interrotto il trend politico reazionario ed aggressivo che aveva imperato su scala internazionale “nell’età dei fascismi”.

La guerra, conclusa nel 1945, aveva reso importanti per il campo occidentale le risorse disponibili nell’area latino-americana, determinando una domanda di prodotti in grado di rivitalizzare i sistemi economici di quei paesi, con effetti positivi che si riflettevano anche nel campo politico-sociale. Inoltre, l’alleanza tra Stati Uniti ed URSS rafforzò un nuovo corso politico verso i paesi dell’area gradualmente sviluppato dall’amministrazione progressista del presidente nordamericano F. D. Roosevelt. Si determinò infatti il potenziamento operativo delle forze democratiche locali ed una parziale delegittimazione dei regimi autoritari oligarchici.

Tuttavia l’illusione riformista delle classi medie e popolari centro-americane si scontrò ben presto con la saldatura tra gli interessi costituiti delle classi dominanti tradizionali con quelli del capitale finanziario nord-americano che aveva investito nell’area, specie quello delle multinazionali.

Le conseguenze politiche si evidenziarono ben presto. In Salvador si verificò una svolta autoritaria con la presidenza Lemus. In Honduras il processo di modernizzazione economica e politica venne bloccato da un colpo di stato. In Nicaragua si consolidò il potere sanguinario di Somoza, ed in Guatemala nel 1954 venne affossata l’avanzata forma  democratica conquistata.

Il cambiamento di politica USA si fece sempre più marcato, soprattutto attraverso gli aiuti economici militari finalizzati alla lotta contro il comunismo. Ma chi erano i comunisti? Ovviamente chiunque si opponesse ai regimi dittatoriali e repressivi, per lo più militari, che assicuravano lo status-quo ad alto prezzo di sangue versato.

Anche il più importante impegno riformatore progettato dall’America di Kennedy per l’America Latina, la denominata “Alleanza per il progresso” (1962), finisce per rafforzare solo il rapporto di subordinazione economica e politica specie per il  Centro America.

E’ da questa chiusura di ogni possibilità di lotta sul terreno legale e dalla repressione istituzionalizzata che nasce, o si rinvigorisce, l’opposizione radicale della guerriglia in America Centrale. Si oppone ad una prassi di colpi di stato, frodi elettorali, controlli sulla stampa e sulla libera opinione, negazione massiccia di tutti i diritti politici e sociali anche quando sanciti nelle stesse costituzioni dei singoli paesi.

E’ certamente una di quelle situazioni declinate dal pur mite Papa Paolo VI nella sua enciclica “Populorum progressio”, dove si afferma che: “L’ingiustizia grida verso il cielo. Quando popolazioni intere, sprovviste del necessario, vivono in uno stato di dipendenza tale da impedire loro……..di partecipare ad ogni attività sociale e politica…………[ allora ]………grande è la tentazione di respingere con violenza simili ingiurie alla dignità umana”.

 

 

 

 

b)   La guerriglia in America Latina: generalità

 

Nell’America Latina la guerriglia ha lontani radicamenti nelle forze di resistenza armata presenti tra gli indigeni e gli schiavi africani nel corso delle guerre creole di indipendenza anticolonialista. In seguito, nella prima metà del secolo XX, fu praticata sotto varie forme nella rivoluzione messicana di Villa e Zapata, nella colonna Prestes in Brasile contro la repubblica oligarchica , in Nicaragua e Haiti contro le invasioni di marines USA. In età più vicina la mancanza di democrazia, le grandi differenze sociali, l’impossibilità di effettuare riforme significative alla struttura della proprietà, il predominio economico e politico degli Stati Uniti sono gli elementi che hanno spinto parte del movimento politico alla lotta armata.

Caratteristica di fondo prevalente della guerriglia latino-americana é la mancanza di una larga base di massa, il coinvolgimento invece più significativo di intellettuali e studenti e la debole influenza dell’ideologia marxista nella versione occidentale. I suoi elementi specifici sono piuttosto populistici e nazionalisti, con scarsa presenza di progetti socialisti, mentre molte volte in merito i partiti comunisti si dividono e si spaccano.

L’evoluzione in senso socialista del castrismo cubano è stata in un certo senso “forzata” dagli eventi e dalla cecità politica nord americana, mentre il tentativo del coinvolgimento degli indigeni boliviani e della loro sollevazione da parte di Che Guevara fallisce e determina la sua morte.

In genere i movimenti di guerriglia si estinguono con il conseguimento di un certo grado di democrazia, salvo la residualità di gruppi radicali.

 

c)   La guerriglia guatemalteca

 

La guerriglia guatemalteca deriva dall’abbattimento del governo democratico di Arbenz (1954) e dalla grande repressione che ne è seguita, con la chiusura di tutti gli spazi di partecipazione legale  per le forze popolari. Di fatto la lotta politica può continuare solo con la presa delle armi.

Compare verso il 1960 con l’azione armata di gruppi denominati Forze Armate Ribelli (FAR), costituiti soprattutto da ufficiali dissidenti dell’esercito. La strategia seguita è quella detta dei “fuochi”: si producono sollevazioni armate in più punti del paese, ed esse dovrebbero funzionare da detonatore per le insurrezioni di massa. Ma il dottrinarismo di questa teoria, divisioni di tipo ideologico e specialmente l’incomprensione del problema indigeno favoriscono l’azione di controguerriglia dell’esercito e determinano la sconfitta del movimento insurrezionale che non riprenderà più per molti anni.

 Nei primi anni ’70 alcuni sopravvissuti delle FAR si rifugiano nella Sierra Madre ed iniziano un paziente lavoro nei confronti degli indigeni, che porta alla creazione dell’organizzazione Rivoluzionaria del Popolo in Armi (ORPA) diretto da Gaspar Ilom ( Rodrigo Asturias). Altri superstiti del fronte guerrigliero passano nell’Ixcán, cuore degli insediamenti indigeni, e svolgono un’opera di coscientizzazione che determina la costituzione di una nuova organizzazione insurgente chiamata Esercito Guerrigliero dei Poveri (EGP), al comando di Rolando Morán. Residui delle FAR continuano una limitata attività agli ordini di Pablo Monsanto ( Jorge Soto).

ORPA ed EGP rompono con la tradizionale diffidenza della sinistra nei confronti del mondo indigeno, fino a quel momento ritenuto amorfo ed incapace di alimentare il movimento di opposizione armata.

Verso la fine degli anni ’70 il governo si trova di fronte ad un notevole esercito guerrigliero di oltre 6.000 uomini e comincia a temere una sollevazione di massa della popolazione delle campagne.

Scatena una grande repressione militare che sconvolge tutta la vita della nazione ed ha effetti tremendi sulla popolazione. I gruppi guerriglieri sono duramente colpiti e devono ridimensionare la loro attività, senza tuttavia subire sconfitte decisive.

Mentre con la militarizzazione globale, sangue, dolori e lacrime si abbattono sui guatemaltechi, le difficili condizioni favoriscono un progressivo avvicinamento tra le forze della guerriglia, che il 25 gennaio 1982 sottoscrivono un  patto d’azione militare e politico con la costituzione dell’Unione Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca (UNRG).

L’ORPA di Gaspar Ilom e soprattutto l’EGP di Rolando Morán forniscono il grosso delle forze, mentre ad un livello più modesto rimangono le FAR di Monsanto.                  

La guerriglia guatemalteca non ha mai avuto la forza militare per avviare campagne come l’FMLN salvadoregno, e quindi di creare zone liberate, tuttavia la sua capacità politica nel condurre le trattative di pace, dopo l’avvio dei dialoghi all’inizio 1990, ha continuamente accresciuto il suo peso politico anche a livello internazionale.

Infatti, quando l’insostenibilità della sua situazione costringe i militari a ripristinare nel 1986 un governo civile, pur sempre sotto la loro stretta tutela, l’UNRG valuta subito l’opportunità di iniziare una lotta per la pace che assicuri nel contempo l’apertura di una vita democratica e cambiamenti importanti nel paese.

Sul tavolo delle negoziazioni la guerriglia saprà agire con abilità sulla base di principi ispiratori quali:

·      Le nuove condizioni sono frutto della lotta rivoluzionaria.

·      La lotta rivoluzionaria staccata dalla realtà può finire in un vicolo cieco.

·      La fase che si è aperta rende possibili importanti cambiamenti.

·      Gli obbiettivi primari da raggiungere subito sono il rispetto pieno dei diritti umani, la soppressione delle strutture repressive, la smilitarizzazione e la democratizzazione del paese.

·      Il ritorno alla lotta politica è da vedere come la continuazione della lotta storica del popolo guatemalteco: un punto di partenza e non di arrivo.

·      Per questo è giunto il momento dell’unità, per battere il settarismo e per creare alleanze anche con settori che non siano quelli popolari tradizionali.

La lotta per la pace ha una positiva conclusione con la firma del dicembre 1996 ed il contenuto degli Accordi. La conseguente trasformazione della guerriglia da forza militare a forza politica veramente alternativa è invece risultata piuttosto deludente, come si vedrà più avanti, con prospettive molto negative per il futuro democratico del Guatemala.