EDUCAZIONE DEGLI ADULTI
FFR
CGIL
SNS
CGIL
Alle
segreterie regionali FFR
Alle
segreterie regionali SNS
Alle segreterie delle Camere del Lavoro
Alle segreterie provinciali SNS
Alla segreteria naz.
SPI
Oggetto:
Sistema integrato di Educazione Degli Adulti
Come
concordato, si sono svolte due riunioni interregionali con le strutture
Federazione Formazione Ricerca e Sindacato Scuola, finalizzate a mettere a punto
le linee di piattaforme regionali, da concordare ove possibile con CISL e UIL,
per avviare sul territorio la riorganizzazione del nuovo sistema
integrato di Educazione degli Adulti.
Infatti, con la pubblicazione sulla
G.U. della direttiva n. 22 del Ministero della P.I., diviene operativa la parte
di riorganizzazione di cui è titolare il Ministero stesso, mentre per tutti gli
adempimenti che riguardano le Regioni e gli Enti Locali è necessario attivare
direttamente gli assessori responsabili.
Dalle
riunioni svolte con le strutture regionali è emerso un giudizio sostanzialmente
positivo sulla direttiva MPI, che costituisce il primo provvedimento di
attuazione dell’Accordo Stato-Regioni-Città del 2/3/2000. In coerenza con
l’impianto complessivo, la direttiva avvia l’attuazione dell’integrazione
tra i sistemi formativi e il lavoro, la partecipazione delle parti sociali, un
forte decentramento delle funzioni istituzionali alle Regioni e soprattutto agli
Enti Locali, la personalizzazione dei percorsi formativi. La costituzione del
Comitato nazionale per l’EDA, composto dai diversi soggetti istituzionali e
sociali coinvolti nel sistema, ne potrà consentire una direzione integrata con
le politiche sociali e del lavoro.
Poiché l’Accordo prevede la
costituzione di strutture integrate per la direzione del sistema anche a livello
regionale e locale, è emersa la necessità di attivare al più presto il
confronto con le Regioni, titolari della programmazione dell’offerta
formativa integrata sul territorio e a cui spettano le prime decisioni per
costruire il sistema integrato a livello territoriale.
In
relazione all’attuazione sia della direttiva stessa sia dell’Accordo nel suo
complesso, sono stati evidenziati i seguenti punti
centrali per l’elaborazione di piattaforme regionali:
A)
per quanto riguarda la costruzione del nuovo sistema territoriale integrato per l’EDA,
occorre rivendicare:
·
la
costituzione del Comitato regionale
integrato, composto dai soggetti e secondo le modalità previsti
nell’Accordo. Al fine di evitare
la moltiplicazione dei tavoli regionali di confronto (per l’apprendistato, per
l’IFTS, per l’obbligo formativo, per l’EDA, etc), su nostra proposta,
alcune Regioni si stanno positivamente orientando a costituire un unico
nucleo di “tavolo integrato”, composto dai soggetti istituzionali e
sociali presenti a tutti i diversi tavoli (regione, EE.LL., direttore regionale
scolastico, parti sociali), da integrare di volta in volta con i soggetti
eventualmente mancanti (ad es. l’università per l’IFTS, il privato-sociale
per l’EDA etc). Questo assetto unificato – da rivendicare - può facilitare
fortemente sia il raccordo tra le diverse filiere, sia l’adozione di misure di
sistema coerenti, sia, infine, il raccordo con le politiche attive del lavoro e
i servizi per l’impiego.
Sulla base di quanto previsto nell’Accordo del 2/3/2001, il Comitato regionale per l’EDA dovrà assumere le seguenti decisioni:
1) approvazione delle linee di programmazione complessiva dell’offerta formativa per l’EDA, sulla base della rilevazione dei fabbisogni culturali ed educativi del territorio;
2) definizione dei criteri territoriali per la costituzione dei Comitati locali. Il nostro orientamento è che si tenga conto della specificità dei territori (viabilità, trasporti, comunità montane, etc) ma senza pervenire ad eccessiva e ingiusitificata frammentazione;
3) la definizione dei criteri per la nuova dislocazione territoriale dei Centri territoriali EDA. L’ipotesi che si ritiene più utile è quella di raccordare i bacini territoriali dei Centri EDA con quelli dei servizi per l’impiego, al fine di contribuire attivamente alla definizione delle politiche attive per il lavoro;
· la costituzione dei Comitati locali, sulla base dei criteri territoriali decisi a livello regionale, per la pianificazione dell’offerta formativa locale, sulla base dei fabbisogni culturali e formativi. Composizione e modalità sono definiti nell’Accordo del 2/3/2000. Le parti sociali debbono in questa sede esprimere la domanda di cultura e di formazione del territorio;
· la costituzione dei nuovi Centri Territoriali EDA. La direttiva MPI non definisce con chiarezza il modello di “centro di servizio”. A tal proposito, occorre sottolineare che: a) le funzioni del CT cambiano profondamente, perché per la prima volta è punto di riferimento nel territorio per l’accoglienza e l’orientamento, per la informazione e raccolta della domanda di formazione, per l’organizzazione dei corsi, per l’accreditamento delle competenze in ingresso; b) per la prima volta il CT è l’espressione di una rete di scuole; c) per la prima volta, insieme alla scuola di base, è coinvolta anche la scuola secondaria superiore (verticalizzazione).
E’ quindi indispensabile che nell’individuare la dislocazione dei CT (compito affidato alla programmazione regionale, su proposta dei Comitati locali) si tengano in considerazione diversi fattori quali: le esigenze dell’utenza, la presenza di strutture adeguate, le competenze professionali esistenti, la disponibilità e le competenze dei capi istituto. In relazione a ciò, è prevedibile che l’attuale rete dei CT debba essere rivista ed ampliata, anche per assicurare una reale agibilità per un’utenza più ampia e diffusa.
E’, inoltre, iniziato nei giorni scorsi il confronto con il Ministero della P.I. sulla piattaforma presentata dai sindacati CGIL CISL e UIL scuola (documento allegato) per assicurare ai CT:
Ø fin d’ora la maggior autonomia possibile, a livello didattico, organizzativo e finanziario, a normativa vigente. Ciò dovrà avvenire attraverso la stipula dei protocolli tra le scuole di primo e di secondo grado per la costituzione del CT;
Ø le definizione di un organico stabile e funzionale (in relazione al piano dell’offerta formativa), non pletorico, che abbia al suo interno sia le competenze organizzative che quelle didattiche, queste ultime da riferire a quella parte dell’offerta formativa caratterizzante l’attività dei CT. In prospettiva l’organico dovrà essere composto sia da personale delle scuola di base che della scuola secondaria, con specifiche competenze per l’apprendimento degli adulti.
Ø percorsi formativi mirati, possibilmente congiunti con operatori della formazione professionale, per rafforzare la capacità di collaborazione e di comunicazione tra i sistemi.;
Ø un'unica figura di dirigente responsabile, cui affiancare un vicario con delega.
·
Sull’insieme
del nuovo modello, è possibile prevedere la predisposizione di progetti
pilota, concordati tra Ente locale e parti sociali, per la sperimentazione
di modelli trasferibili, le cui procedure di attivazione dovranno essere
definite dal Comitato nazionale, già istituito e in via di insediamento
B)
Per quanto riguarda la programmazione dell’offerta formativa, occorre procedere
sia alla programmazione a livello
regionale di criteri e obiettivi, sia alla pianificazione degli interventi a livello locale. In ogni caso, è
necessario partire dalla richiesta della rilevazione
dei fabbisogni culturali e formativi della popolazione locale, al fine di
attivare in modo mirato il piano di
alfabetizzazione funzionale, secondo le linee e le modalità previste
nell’allegato alla direttiva del MPI.
Di
particolare rilievo è l’attenzione da prestare all’organizzazione dei
servizi – previsti nel piano e particolarmente innovativi, da noi voluti per
sostenere la personalizzazione dei percorsi formativi e la formazione continua
– riferiti all’orientamento (definizione del patto formativo), alla valutazione/rilevazione
delle competenze possedute (compilazione del dossier), all’accreditamento
delle competenze in ingresso (riconoscimento dei crediti formativi), alla verifica
e all’attestato finale (che per la prima volta è unificato per tutti i
CT).
Nell’ambito
della programmazione, specifiche iniziative dovranno essere previste per sollecitare
la domanda di formazione delle fasce a bassi livelli di scolarizzazione (target
a rischio), che deve restare il destinatario privilegiato dei CT, mentre,
come noto, negli ultimi tempi la domanda di formazione è cresciuta soprattutto
per le richieste dell’utenza a media e alta scolarità.
C)
Per
quanto attiene alla partecipazione attiva del settore
privato-sociale, questo è un
fattore importante e positivo, da noi voluto, che consente un arricchimento
della quantità e della qualità dell’offerta culturale e formativa.
Tuttavia, esige regole chiare e predefinite, da concordare con la
Regione, per assicurare la reale rappresentatività
delle associazioni e la trasparenza dei
finanziamenti, anche definendo,
attraverso precise regole, casi di eventuale incompatibilità (ad es. presenza
nelle sedi che fanno i bandi e partecipazione ai bandi stessi, etc).
A
livello territoriali, alcune regioni o grandi aree metropolitane hanno già
attivato iniziative in merito alla costruzione del nuovo assetto dell’EDA o
alla pianificazione dell’offerta formativa. Vi invitiamo a comunicarci le
iniziative che intenderete avviare e quelle già assunte dalle istituzioni
locali, al fine di poter avere un quadro nazionale di riferimento.
Le scriventi segreterie restano comunque disponibili per eventuali iniziative che si ritenesse utile assumere in sede territoriale.