I CONCERTI

I GENERI

Nell'epoca della contaminazione, ogni confine diventa "soglia": non separa, ma unisce. I tre diversi appuntamenti dedicati al jazz, all'etnica e al rock, lungi dal voler creare barriere, offrono un'immersione nelle diverse atmosfere e uno sguardo privilegiato sul loro prossimo futuro, un futuro eclettico che non può che essere all'insegna proprio della coesistenza e della mescolanza di elementi provenienti da esperienza musicali diverse. 

La notte dell'ultrajazz
Il Salone della Musica rende omaggio al nuovo jazz proteso verso il futuro con una lunga serata animata da grandi nomi di culto. Fred Frith e Chris Cutler, metà dei leggendari Henry Cow, propongono una versione anni '90 della loro musica in opposition, situata al confine tra improvvisazione, minimalismo e free. Interessante soprattutto riascoltare Frith in un momento di grande fervore della sua carriera: negli ultimi tempi sono usciti diversi suoi dischi, fra cui Pacifica, "una meditazione con versi di Pablo Neruda", e Meridiem, collaborazione con Percy Howard, Charles Hayward e Bill Laswell voluta e curata dalla Materiali Sonori.

Dave Douglas, la più bella tromba della nuova generazione jazz, propone invece in concerto il suo straordinario disco del 1997, Sanctuary, dedicato alla costruzione della Basilica di Santa Maria in Fiore, a Firenze. Un mirabile esempio di come il jazz sappia trascendere le sue radici e parlare alla storia dell'umanità e della cultura, con affascinante contrasto tra l'idealità rinascimentale e la sensibilità dei nostri giorni. Di Douglas sono appena usciti in queste settimane due nuovi dischi, che testimoniano l'ecletticità del suo stile: se Charms of The Night Sky è un quadro di pura poesia, con un quartetto di tromba, fisarmonica, violino e batteria, Moving Portraits è una ricerca sul filo del jazz moderno e altro, con la sorpresa di tre bellissime cover dal repertorio di Joni Mitchell.

Bobby Previte infine è un grande culto nel campo dell'ultrajazz, un batterista, compositore, produttore attivo ormai da vent'anni con una chilometrica discografia che comprende dieci album solistici e collaborazioni con Wayne Horvitz, John Zorn, Elliott Sharp, Tom Waits, Victoria Williams, Iggy Pop. La sua nuova impresa è un omaggio a Miles Davis e alla sua fusion elettrica di trent'anni fa che cade perfettamente in un momento di grande rivalutazione di quel progetto, giusto mentre la Sony sta ripubblicando l'integrale con inediti delle sessions di Bitches Brew: e proprio con una lunga pagina da quello storico disco inizierà il concerto torinese di Previte e del suo ensemble. 

Luna Mediterranea
Le atmosfere e i colori del Mediterraneo invadono il Salone: la musica Raï e una sorprendente fusione di ritmi berberi, cileni e ucraini sono alla base del viaggio musicale nell'area algerina con Abdel Ali Slimani e Abdelli.

Abdel Ali Slimani, conosciuto come DJ di musica Raï nel mondo, colpì il pubblico a Londra ancor prima di essere, per cinque anni, la prima voce degli Invaders of the Heart di Jah Wobble. Ha prodotto per la Real World un album che vanta il marchio di Wobble con la presenza del basso che guida i brani musicali, rimanendo comunque fedele alle origini della musica araba. Anche Sinead O' Connor ha duettato con Ali cantando in arabo la canzone che porta il titolo dell'album, Mraya: una miscela di antico e moderno. Come il suo cantante preferito, Khaled, Ali Slimani ha dato vita a un'interpretazione della musica Raï che va al di là dei confini e del pubblico. Sorgente di energia araba, Ali è stato uno dei principali musicisti della scena algerina a Londra per circa sette anni. E' stato inoltre il primo a portare al pubblico inglese le atmosfere Raï: la musica ribelle pop dei giovani algerini.

Abderrahmane Abdelli, compositore e interprete, mandolista e cantante algerino, dalla voce ipnotica, è l'ultima scoperta discografica dell'etichetta Real World di Peter Gabriel. I suoi testi utilizzano le stesse immagini forti e poetiche che contraddistinguono il patrimonio culturale della sua gente i Kabyl, la gente alla quale egli appartiene e che, come i Tuareg, i Mzabits e gli Schleuhs, fanno parte della tribù dei berberi, i nativi del Nord Africa. Ma la musica nasce dalla mescolanza tra la cultura berbera, con quella cilena e ucraina. Un'operazione ardita riuscitissima, che conferma la bontà dei presupposti ideologici sui quali si fondano le creazioni musicali di questo berbero orgoglioso delle sue radici ma attento ai suoni del presente e che non esita ad accettare altre forme musicali, seppur lontane dalla propria. 

Senser
L'avanguardia del post-rock
Esponenti di quell'avanguardia inglese a cui appartengono anche Björk e i Prodigy, oggi i Senser propongono una miscela di groove, hip-hop, musica elettronica e riffs chitarristici metal che ricordano gruppi quali Helmet e Metallica.

Il secondo album, Asylum, prodotto quest'anno da Arthur Baker al Battery Studio di Londra, mette in luce un nuovo corso del gruppo rispetto al loro album d'esordio, Stacked Up, grande successo con 250.000 copie vendute nel mondo.

I Senser contano ora un nuovo membro, Kerstin Haigh, che attraverso la generosa presenza della sua voce, ha arricchito la band di una nuova sensibilità e di un nuovo stile. Si è recentemente unito al gruppo anche un nuovo batterista, Paul Soden. La loro musica è ispirata da visioni e incubi notturni, sogni, speranze, storie di sesso, nascita e morte e diavoli e videogames. Echi del Kashmir, vulcani in eruzione, apocalissi sono annunciate dalla batteria e dal basso cui si fondono talvolta la chitarra acustica e il violoncello. 

Il concerto finale
Per festeggiare cinque giorni e cinque notti di full immersion nella musica, una grande session chiuderà la terza edizione del Salone: Lucio Dalla e Luca Carboni, insieme ai giovani artisti Clessidra, Armando Dolci, Stefano Fucili, Stefano Ligi, riempiranno l'Arena con la festa dei suoni della musica italiana "doc". 


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