
Al centro del dibattito è il mutamento
dell'immagine femminile - e della nozione stessa di
femminilità - che si compie nel corso del Novecento
investendo ogni forma di rappresentazione, dalla letteratura
al cinema alla fantascienza.
Lalla Romano porta la sua testimonianza di
scrittrice nel racconto di un'esperienza che attraversa
l'intero secolo e nella riflessione sui metodi espressivi,
sulle figure e sulle voci della sua narrativa.
Lo scrittore Vincenzo Consolo analizza i due
atteggiamenti che contrassegnano, per la letteratura e per la
storia, la condizione della donna in Sicilia tra Verga e
Vittorini, a significare, da un lato la soggezione e la
rassegnazione, dall'altro la presa di coscienza e la
ribellione.
Marisa Bulgheroni, studiosa di letteratura
americana e scrittrice, definisce la metamorfosi dell'eroina
ottocentesca da figura in coscienza. Nella scrittura delle
narratrici moderniste - da Virginia Woolf a Katherine
Mansfield a Zora Neale Huston - la donna si esprime in una
propria lingua, visionaria o lirica o duramente colloquiale,
alternativa rispetto al canone espressivo maschile. In
Orlando della Woolf - eroe/eroina in continua
mutazione - si compie il passaggio non solo
dall'oggettività alla soggettività, ma dalla
certezza al dubbio sui "generi" e sui ruoli.
Maria Nadotti, saggista, scrittrice e giornalista,
partendo dall'attenzione alla fantascienza e al cinema
attuali - in particolare riferendosi ai casi esemplari di
Octavia Butler e di Kathryn Bigelow - si pone una serie di
domande teoriche. La femminilità è una maschera
mutante nel tempo? Quali sono i fluttuanti confini che il
personaggio femminile è chiamato a varcare? Come
ridefinire il concetto stesso di metamorfosi? La creazione di
ogni personaggio maschile/femminile di autrice/autore si
identifica oggi con la dicotomia scrivere/essere scritto,
trasformarsi dall'interno ridefinendosi/subire l'imposizione
del mutamento? E, se eroina è il femminile di eroe,
che cosa s'intende per eroe?
La scrittrice Pia Pera riflette sui motivi che
l'hanno spinta a dar voce, nel suo primo romanzo, a una delle
eroine più ambigue e inquietanti uscite, in questo
secolo, da una mente maschile - la Lolita di Nabokov -
e sui metodi che le hanno permesso di trasformare la
seduttrice adolescente in coscienza critica.
Coordina Anna Chiarloni, saggista e ordinario di Letteratura Tedesca presso l'Università di Torino.
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