ALLEGATO B
Introduzione
Il Nicaragua è una delle regioni del Centroamerica
a maggiore valenza naturalistica e conservazionistica. Questo in conseguenza di
due fattori. Primo, la localizzazione geografica della regione che si situa
nella parte centrale del cosiddetto “corridoio biologico mesoamericano”.
Secondo, qui sono ancora presenti vaste estensioni di foresta primaria
tropicale umida. Il Nicaragua rappresenta dunque uno dei “punti caldi” della
biodiversità di tutto il continente americano e, conseguentemente, del pianeta.
Allo stesso tempo il Nicaragua è uno degli
Stati che, ad oggi, meno ha investito nella promozione turistica. Il turismo
rappresenta una fonte quasi trascurabile del bilancio economico del Paese,
tanto più se comparato con altre regioni (es. Costa Rica) della medesima area
geografica. Il turismo nicaraguense e internazionale è prioritariamente legato
alle fasce costiere caraibica e pacifica, mentre assai scarso è l’apporto
all’economia locale nelle regioni dell’interno. Nell’ambito del turismo non
marittimo una certa rilevanza assumono le città di importanza storica (Leon,
Granada), mentre il turismo ambientale è pressoché inesistente. Questo fenomeno
è ancora più marcato se ci si sposta fuori dalle rotte vicino alla capitale
Managua, come è il caso del Distretto del Rio San Juan.
La regione del Rio San Juan è sita
nell’estremità meridionale del Paese, al confine con il Costa Rica. Questa
regione ha, da sempre, rappresentato un punto strategico nelle vicende storiche
del Nicaragua, sia sotto il profilo economico sia sotto quello militare. Il Rio
San Juan rappresenta, infatti, un ampio canale navigabile che mette in
collegamento l’Oceano Atlantico con il Lago Nicaragua (Lago Cocibolca) e,
dunque, con le città dell’interno. Attraverso quest’area sono penetrati in
Nicaragua i colonizzatori spagnoli (che hanno poi profondamente inciso sulla
storia del paese) e sempre quest’area ha rappresentato il limite di influenza
territoriale delle potenze spagnole da un lato e anglosassoni dall’altro. E’
importante sottolineare che il Rio San Juan rappresenta l’alternativa
navigabile naturale al Canale di Panama e che proprio in quest’area è presente
una estensione forestale di enorme importanza conservazionistica e di grande
potenzialità turistica (Reserva Biologica Indio-Mais).
La regione del Rio San Juan vive ancora
le conseguenze della guerra che ha visto opporsi (nel periodo 1983-1990)
l’Esercito governativo con la guerriglia dei Contras. La vicinanza del Costa
Rica e la difficoltà di controllo di un’area così estesa e impenetrabile hanno
portato a una lunga serie di azioni militari che, a loro volta, hanno causato
massicce migrazioni delle popolazioni residenti.
Le migrazioni hanno riguardato i centri
di raccolta localizzati più a Nord lungo l’asse San Carlos - Acoyapa, ma anche
il confinante Costa Rica.
La fine delle attività militari nel 1990
ha consentito l’inizio di un controesodo verso la regione, che non ha saputo
adeguatamente pianificare l’aumento della popolazione in relazione allo
sviluppo economico e alla corretta gestione ambientale. In particolare, le estese
fasce forestali sono state lottizzate e parcellizzate, per poi essere donate /
vendute ai piccoli proprietari affinchè vi si insediassero. Parallelamente,
sono stati restaurati grandi appezzamenti di latifondo, sui quali l’economia
dominante è la medesima di quella legata ai piccoli fondi: l’allevamento
estensivo del bestiame. Deforestazione, allevamento e impoverimento del suolo
sono, oggi, le caratteristiche basilari dello “sviluppo” e della gestione
territoriale ed economica della regione.
Lo sviluppo di un’economia basata
essenzialmente sulla deforestazione e l’allevamento estensivo del bestiame
vaccino ha portato a conseguenze ecologiche e socio-economiche così
riassumibili:
a. il territorio appare oggi in un forte
stato di degrado, eccezion fatta per le Riserve Biologiche e Forestali di
proprietà statale. La parcellizzazione del territorio in micro e macro
appezzamenti a proprietà privata e i limiti alla transumanza sono fattori
limitanti in ogni fascia climatica, ma particolarmente gravi ove esistano una
stagione secca e una stagione piovosa nel corso dell’anno;
b. l’impoverimento del suolo, dovuto al
sovrapascolo e alla scarsa capacità rigenerativa nel periodo secco, portano
molti proprietari (soprattutto proprietari di terreni di dimensioni medio-piccole
e piccole) ad abbandonare la propria terra vendendola sottocosto, per portarsi
alla ricerca di nuove terre fertili per riavviare il ciclo produttivo basato
sull’allevamento. La disponibilità di nuove terre oggi è localizzata a ridosso
delle Riserve Statali, il che porta al crearsi di una vera e propria “frontiera
agricola” che preme legalmente e illegalmente per poter sfruttare le grandi
riserve forestali del Paese;
c. il legname forestale viene
sottoutilizzato e sottovalutato. Il disboscamento ha l’obiettivo fondamentale
di rendere disponibili nuove terre per il pascolo. La vendita di legname è
limitata alle piante di maggiori dimensioni, anche se queste, in genere,
appartengono a specie pregiate e protette dalle legislazioni nazionali. Ad oggi
nessun progetto di riforestazione è stato avviato nella regione;
d. l’agricoltura e l’allevamento in settori
zootecnici differenti ha una valenza economica del tutto marginale ed è
praticata prevalentemente a livello familiare. La maggior parte della merce in
commercio deriva da importazione sia a carattere nazionale sia internazionale;
e. non esistono fonti di reddito derivanti
da attività industriali, artigianali o dal terziario, ed il turismo è ancora
pressoché inesistente, tanto da non essere considerato una fonte di reddito
nell’economia dell’intera regione;
f. la mancanza di offerta economica e
lavorativa ha come conseguenza diretta l’emigrazione dei giovani verso le città
o altri Paesi.
La situazione attuale è dunque essenzialmente depressa a
causa della mancanza di strategie
di sviluppo alternative all’allevamento estensivo. Le linee guida
internazionali, sia sotto il profilo della salvaguardia del clima (Protocollo
di Kyoto), sia sotto quello della conservazione delle foreste e della
biodiversità, spingono affinché, a livello locale, si sviluppino economie
eco-compatibili ed autosostenibili a basso impatto ambientale (in particolare
in aree di foresta tropicale umida).
L’Arcipelago di Solentiname
L’Arcipelago di Solentiname, situato 20
Km a occidente della cittadina di San Carlos, costituisce un ecosistema
insulare tipico della fascia tropicale e presenta interessanti particolarità.
Il bosco tipico dell’area è un bosco
tropicale umido, grazie a precipitazioni annuali di 1800 mm ca. e all’influenza
dell’ecosistema lacustre e della terra ferma. Gli ecosistemi naturali di queste
isole presentano una interessante biodiversità sia a livello di flora sia di
fauna che, ad oggi, risultano ancora poco conosciute. La ricchezza
dell’avifauna dell’Arcipelago, per esempio, riflette l’esistenza di habitat
favorevoli e di importanti siti di nidificazione per gli Uccelli coloniali,
equiparandosi così per importanza alle zone umide poco distanti di Los Guatuzos
e Caño Negro (in Costa Rica).
La situazione ambientale delle isole è,
senza dubbio, assai critica. Circa l’80% della superficie è stata deforestata
in conseguenza alla forte pressione della popolazione che ricerca terra per uso
agricolo e allevamento estensivo. I suoli agricoli manifestano già oggi una
erosione superficiale assai spinta, ponendo dei limiti alla persistenza stessa
delle popolazioni locali.
L’Arcipelago, grazie alla sua importanza
ambientale, storica e culturale, è stato dichiarato nel 1990 Monumento
Nazionale, all’interno del Sistema delle Aree Protette del Nicaragua
Sudorientale. Tuttavia, benché questa garanzia sia dichiarata sulla carta, le
poche aree che ancora presentano una foresta ben conservata, o un bosco poco
modificato, sono fortemente minacciate dalla richiesta di terreni per attività
agricole.
Queste considerazioni hanno fatto sì che
la Fundacion del Rio, seguendo gli obiettivi e i principi statutari
ambientalisti che la caratterizzano, acquisisse un terreno di 64 ettari noto
come Cerro Cerro Santa Rosa e San Antonio nell’Isola di Mancarroncito. Questa area,
caratterizzata da un ottimo livello di conservazione forestale, ha
rappresentato il primo tentativo di intervenire direttamente sul territorio per
attuare piani di sviluppo sostenibili e per operare al fine di preservare la
biodiversità della foresta tropicale nel Nicaragua meridionale.
Il presente progetto di gestione
ambientale rappresenta il primo esperimento nel settore in Nicaragua, e prevede
il pieno coinvolgimento delle popolazioni locali nella ricerca di forme
economiche che non prescindano dalla conservazione attiva del patrimonio
forestale e della biodiversità.
Le linee guida qui riportate sono state
studiate in via preliminare già nel 1994 e discusse nell’ambito della Strategia
di Sviluppo Sostenibile per l’Arcipelago di Solentiname tra la Fundacion del Rio e le
Istutuzioni governative e le organizzazioni non governative operanti in loco.
L’Arcipelago di Solentiname è
caratterizzato da quattro isole principali e 46 isole in totale. L’Isola di
Mancarroncito è una delle principali, localizzata nella parte occidentale,
rappresenta “... una delle isole con minore sviluppo e integrazione con il
resto dell’Arcipelago, mancando i servizi e le infrastrutture minime nei campi
della salute, dell’educazione e dell’assistenza tecnica nei diversi settori
della produzione”.[1]
Nella porzione settentrionale di questa
isola si trova il Cerro Santa Rosa e San Antonio, Riserva Privata della
Fundacion del Rio, che presenta una copertura totale di bosco maturo ben
conservato con abbondanti epifite quali Bromeliacee, Orchidacee e Aracee. Ed è
proprio a causa dell’elevata velocità nel processo di degradazione ambientale
delle isole dell’Arcipelago da un lato, e la presenza di residue aree forestali
con grande importanza ecologica, paesaggistica, archeologica ed economica
dall’altro, che a Mancarroncito la Fundacion del Rio ha già, in passato,
avviato tutte le iniziative finalizzate all’acquisizione dell’area per
garantirne in futuro l’esistenza.
Così ancora si legge nel Piano “... area
di protezione assoluta per la conservazione della vita selvatica, per il suo
elevato grado di biodiversità (principalmente Uccelli e Rettili), per l’ottimo
livello di conservazione della foresta primaria” e “... per la sua importanza è
necessario realizzare un piano di gestione e la definizione formale di Riserva
Privata presso le autorità competenti”.[2]
Si intende che i piani di gestione,
finalizzati alla protezione e conservazione della Riserva Privata e dell’isola
nella sua totalità, sono di fondamentale importanza per la realizzazione della
Strategia di Sviluppo e Conservazione di Solentiname, costituendo la Riserva un
centro di sperimentazione e ricerca, ed un polo di attrazione eco-turistica.
Descrizione dell’area
L’Isola di Mancarroncito è localizzata
nella parte occidentale dell’Arcipelago di Solentiname. Con un’estensione di
680 ettari, è una delle quattro isole principali dell’Arcipelago.
Il paesaggio dell’isola presenta un
rilievo con una pendenza del 30-70%. I suoli sono prevalentemente rocciosi,
mediamente profondi e con caratteristiche simili alle altre isole
dell’arcipelago.
Poiché si tratta dell’isola meno
frequentata dell’arcipelago, storicamente la terra (100% di proprietà privata)
è stata divisa tra poche famiglie: questo ha contribuito alla conservazione
della copertura boscosa che, attualmente, rappresenta il 40% della superficie
complessiva.
Sull’isola sono presenti 14 proprietari e
12 famiglie, con una popolazione di 46 abitanti che si dedicano alla
coltivazione di alimenti di base, all’allevamento bovino e alla pesca
(commerciale e di autoconsumo).
Il rendimento agricolo è bassissimo, come
del resto in tutto l’Arcipelago, a causa della bassa fertilità di questi suoli
(20 qq/ha di mais e 12 qq/ha di fagioli).
Sull’isola non sono presenti servizi
quali energia elettrica, acqua potabile, fognature, trasporti, servizi medici e
scuole.
Ne consegue la presenza di 22 persone
analfabete, ossia il 49% dei residenti sull’isola e il 12% del totale
dell’Arcipelago.
La Riserva Naturale Privata del Cerro
Santa Rosa e San Antonio ha un’estensione di 64 ha, è localizzata nella
porzione Nord e raggiunge un’altitudine di 193m slm..
L’area è interamente occupata da una
foresta primaria dove si possono incontrare specie arboree eradicate dalle
altre isole, come il Javillo Hura polyandra,
il Nispero silvestre Manilkara chicle,
il Panama Sterculia apetala, il
Sangredrago Pterocarpus rohri e il
Ojoche Brosimum alicastrum. In
associazione con la foresta si incontrano due interessanti classi di piante
tropicali: cactus e orchidee. Al momento, sono conosciute dieci specie di
orchidee e alcune specie di cactus nelle porzioni rocciose del sottobosco.
La fauna selvatica è assai poco
conosciuta, ma indagini preliminari sull’avifauna migratrice fanno ritenere che
le porzioni ben conservate delle isole siano importanti punti di transito lungo
la rotta di migrazione tra Nord e Sud America; allo stesso tempo, l’Arcipelago
presenta alcune delle più importanti colonie di cormorani e aironi nidificanti
in Nicaragua. La Riserva Biologica rappresenta, dunque, un interessante esempio
di come doveva essere la foresta tipica dell’Arcipelago e merita studi
approfonditi e conservazione.
Si tratta, per ora, di un fenomeno
secondario.
Obiettivi del piano di gestione:
Ø Attuare le indicazioni del Piano di
Conservazione e Sviluppo dell’Arcipelago di Solentiname mediante opere di
recupero ambientale, protezione e gestione dell’isola, nonché creazione di
condizioni per lo sviluppo controllato dell’ecoturismo.
Ø Identificare sull’isola aree da
destinarsi a riforestazione e banca genetica vegetale in grado di produrre
piante autoctone e di pregio utili per la riforestazione delle altre isole
dell’Arcipelago.
Ø Realizzare azioni di educazione
ambientale per sviluppare una coscienza ambientalista nella popolazione,
soprattutto in merito alla necessità e importanza di un adeguato utilizzo delle
risorse naturali e una maggiore conoscenza ecologica ed economica delle
medesime risorse, per il proprio beneficio e per la conservazione dell’isola.
Ø Sviluppare un programma di assistenza
tecnica agroecologica, diretto a migliorare l’uso delle aree agricole,
finalizzato all’autosostentamento delle popolazioni residenti e che annulli
l’impatto sulle aree forestali. Sull’Isola di Mancarroncito non saranno
permessi nuovi insediamenti abitativi. I residenti che intendano continuare a
vivere sull’isola sottoscriveranno un contratto di affitto e avranno diritto a
una superficie agricola utile per l’autosostentamento. Nell’ottica di
migliorare la qualità della vita, si propone di fornire ai residenti sistemi
solari di generazione di energia elettrica e priorità nell’accesso alle attività
economiche, quali personale di sorveglianza ed ecoturismo.
Ø Sviluppare le condizioni
infrastrutturali e ambientali, favorevoli alla creazione di opportunità
ecoturistiche di basso impatto. Lo sviluppo dell’ecoturismo appare oggi la più
valida possibilità per offrire condizioni di sviluppo economico nella regione,
nell’ottica della salvaguardia e della valorizzazione delle risorse naturali.
Tutti gli utili derivanti da tali attività, al netto degli investimenti
gestionali, saranno reinvestiti in progetti di conservazione ambientale.
Con la realizzazione di questo progetto
si intende avviare un piano di gestione territoriale per la protezione e
conservazione di un’area naturale, inserendosi, di fatto, nella strategia
globale di sviluppo e conservazione di aree selvatiche nella regione e nel
paese.
L’idea di sperimentare insieme alla
popolazione locale un modello di gestione ambientale integrale e in grado di
offrire diverse opzioni di sviluppo individuale e/o comunitarie rappresenta, ad
oggi, un’iniziativa innovativa.
Durata del progetto
Il progetto avrà una durata di due anni,
dall’atto di acquisto dei terreni.
Beneficiari del progetto
I beneficiari diretti del presente
progetto saranno le famiglie residenti nell’isola, con le quali si
realizzeranno azioni volte a un miglioramento igienico-ambientale e
agroforestale, nonché di sviluppo ecoturistico.
Parimenti, ne trarrà beneficio la
Fundacion del Rio che intende perseguire il suo obiettivo di protezione delle
foreste ancora presenti sull’isola e di migliore qualità di vita della
popolazione residente.
INFRASTRUTTURE
1. Infrastruttura d’appoggio per la
gestione della riserva naturale
a. delimitazione dell’area della riserva
naturale: si procederà all’identificazione dei confini naturali, dei punti di
accesso, dei sentieri percorribili, dei punti di osservazione e di tutte le
aree di potenziale interesse
b. creazione di una base operativa nella
Riserva, destinata all’accoglienza del personale del progetto, di studiosi, di
ricercatori, visitatori e alla creazione di sale di esposizione sulla
biodiversità rappresentativa dell’isola ed, inoltre, di locali adibiti a
laboratori e centro di documentazione
c. costruzione di un approdo che consenta un
accesso facilitato ai visitatori.
2. Equipaggiamento
a. la base operativa dovrà essere dotata di
apposite attrezzature affinché possa svolgere funzioni di stazione biologica
con finalità di protezione, di ricerca e di educazione ambientale
b. per la realizzazione delle attività di
assistenza tecnica e di formazione professionale, è necessaria una rete di
accesso all’isola che preveda una disponibilità continuativa di un mezzo
natante per facilitare i collegamenti con il resto dell’Arcipelago e con la
terra ferma
Definizione di
figure professionali e settori di intervento
1. Figure professionali
a. per la protezione e conservazione è di
fondamentale importanza la vigilanza permanente su tutta l’area, così come la
realizzazione di azioni di educazione ambientale con la popolazione sia dell’isola
Mancarroncito sia delle altre isole dell’Arcipelago
b. il progetto prevede l’assunzione di
persone residenti nell’isola o nell’Arcipelago, la loro formazione
professionale in qualità di guardia forestale per garantire sia la vigilanza
sia lo sviluppo di attività agroambientali all’interno di tutta l’isola
2. Educazione ambientale
a. sensibilizzazione della popolazione
locale sull’importanza della protezione e conservazione degli ecosistemi
rappresentativi dell’isola e dell’Arcipelago
b. promozione della ricerca di alternative
produttive economicamente sostenibili in alternativa alla pressione sui boschi
ancora presenti nell’isola
c. attuazione di una campagna di
alfabetizzazione ambientale rivolta alla popolazione locale al fine di elevare
il livello culturale e di garantire un miglioramento igienico ed ambientale per
le famiglie
d. supporto alle famiglie mediante
l’educazione e l’alfabetizzazione ambientale tale da consentire la costruzione
di pozzi per l’acqua potabile, servizi igienici, miglioramento delle cucine in modo
da ridurre il consumo di legna, l’utilizzo di generatori di energia elettrica
mediante impianti fotovoltaici
3. Programma di interventi ambientali
a. Organizzazione di un Centro Studi e di
una rete di sentieri naturalistici che conducano a punti di osservazione in
aree di rilevante valore botanico, faunistico e paesaggistico: lungo i percorsi
saranno posizionati cartelli-guida per il riconoscimento delle specie forestali
con fine educativo e di documentazione naturalistica; presso la stazione
biologica saranno, inoltre, collocati pannelli esplicativi con riferimento alla
conservazione dell’isola e con descrizioni della storia naturale e sociale del
luogo
b. Iniziative di divulgazione in seguito
all’avvio delle attività di ricerca e di formazione professionale: si
organizzeranno incontri pubblici per discutere i piani di gestione territoriale
dell’isola e per rendere più tangibile l’importanza della partecipazione della
popolazione residente
c. Realizzazione di un depliant divulgativo
sulla Riserva Biologica: redatto con un linguaggio semplice, sarà utilizzato in
incontri pubblici e distribuito nel resto dell’Arcipelago e della regione.
Centro studi e
documentazione
La
Fundacion del Rio ha già realizzato e attivato, insieme alla Cooperazione
italiana (Re.Te. ONG), l’Hotel Cocibolca con annesso Centro de Investigaciones
sovra los Humedales a San Miguelito (area proposta come sito RAMSAR).
Attualmente, è in fase di studio la realizzazione di un Centro internazionale
di studi proprio a San Miguelito. La Stazione Biologica di Mancarroncito
diventerà una delle strutture a esso collegate, e servirà a promuovere e
coordinare le attività di ricerca scientifica nell’Arcipelago di Solentiname.
In particolare, la possibilità di poter operare in un’area tutelata come
riserva naturale offre l’opportunità di realizzare studi approfonditi sulla
biodiversità forestale. I risultati saranno utili per una conoscenza di tale
tipologia ambientale non solo a carattere locale, ma a livello di tutto
l’Arcipelago e dell’intera regione. Appare dunque urgente avviare un piano di
studi sulla composizione botanica, faunistica e sulle interrelazioni ecologiche
qui presenti.
Gli studi saranno realizzati in
collaborazione con Istituti Universitari ed Enti di Ricerca nazionali ed
internazionali per offrire la possibilità a ricercatori e studenti di
realizzare studi e tesi di laurea
1. Studi botanici
a. Elenco delle specie vegetali presenti
nell’isola e identificazione delle specie autoctone
b. Definizione fitosociologica per comprendere
le associazioni vegetali esistenti al fine di disporre di dati di ecologia
forestale, utili per piani di recupero ambientale dell’Arcipelago
c. Ottenere informazioni silvocolturali
sulle specie presenti nell’area, al fine di intraprendere opere di
riforestazione
d. Identificazione di una metodologia di
selezione di semi e di allevamento di piante finalizzati all’allestimento di un
vivaio e di una banca dei semi di specie autoctone
e. Pubblicazione di documenti con i
risultati delle ricerche.
2. Studi faunistici
a. Descrizione delle specie presenti nella
riserva e nel resto dell’isola, incluse le specie migratrici, studi di dinamica
di popolazione, identificazione dei siti di nidificazione più importanti
b. Realizzazione di liste di specie con
indicazione dello status, della presenza nel corso dell’anno e della loro
importanza conservazionistica
c. Allestimento di una stazione di cattura e
inanellamento degli uccelli a scopo scientifico
d. Valutazione dell’importanza ecologica
della riserva e identificazione delle aree primarie di intervento gestionale
e. Organizzazione di un convegno di supporto
scientifico al progetto e di seminari di formazione professionale nel settore,
in collaborazione con Istituti Governativi e Università nazionali ed
internazionali.
f. Pubblicazione di documenti con i
risultati delle ricerche e realizzazione di una guida sull’avifauna
dell’Arcipelago e del Rio San Juan.