
TORINO E OLTRE
Itinerario 2005
"MOMENTI DI SPIRITUALITA' A CORTE"

18 giugno e 8 ottobre
ore 10/12
Un inedito percorso all'interno del Palazzo Reale di Torino alla scoperta della
profonda spiritualità che caratterizzò la vita di corte tra il
XVII e XIX secolo. Una lettura straordinaria dei diversi ambienti dove porte
segrete svelano altari e Pregadio, pregevolissimi esempi di alta ebanisteria.
In un continuo rincorrersi di immagini mitologiche, i quadri dei Principi Sabaudi
morti in concetto di santità, quali il Beato Amedeo IX e le Beate Ludovica
e Margherita del Gonin, si mostrano nella "Camera dei Santi",ove Carlo
Alberto firmò lo Statuto il 4 marzo 1848,e anticipano "La Madonna
con il Bambino"opera del 1523 di Defendente Ferrari.
Il Pregadio di Carlo Alberto, già cella per la custodia dei gioielli
della corona al tempo di Carlo Emanuele II, opera congiunta di Piffetti e Prinotto,
gareggia per bellezza e raffinatezza con il Gabinetto del Pregadio dell'Appartamento
della Regina ove è possibile ammirare le meravigliose undici scenette
dalla Gerusalemme Liberata del Van Loo, simili, nello splendore e luminosità
del colore, a pietre preziose,oltre ad un inginocchiatoio, illuminato da un'incantevole
Madonna con bambino del Trevisani.
La Cappella privata della Regina realizzata dal Palagi per Maria Teresa si mostra
infine come perfetto esempio di rocaille piemontese mentre la graziosa Cappella
Regia racchiude in sé l'essenza della spiritualità fortemente
caratterizzante tutto il Palazzo Reale che, sin dalle sue origini sorge in aderenza
con il Duomo della Città, da questo unito e diviso dalla Cappella Guariniana
che per, volontà sabauda, venne eretta per ospitare la S. Sindone.
Itinerario 2004
"ORI, ARGENTI, CRISTALLI E PORCELLANE. ARREDI E "FRAGILI
LUSSI" DI PALAZZO REALE"
19 GIUGNO E 25 SETTEMBRE
ORE 10/12
L'itinerario ha inizio con l'incontro sotto i Dioscuri, Castore e Polluce, punto
magico per eccellenza di Torino, dove la splendida cancellata palagiana separa
la Piazzetta Reale da Piazza Castello.
Da qui si sviluppa il percorso alla riscoperta di una delle più belle
regge d'Europa, il Palazzo Reale di Torino.
La sua storia ha inizio nel 1563 quando, con il trasferimento della capitale
del ducato sabaudo da Chambery a Torino voluta da Emanuele Filiberto, si incomincia
a pensare ad una nuova residenza per il sovrano. Dal Palazzo del vescovo si
passa nel 1584 al progetto di un nuovo palazzo commissionato da Carlo Emanuele
I ad Ascanio Vitozzi per giungere all'intervento di Carlo di Castellamonte chiamato
a corte dalla reggente Cristina di Francia. Nel primo Seicento si definisce
la sistemazione del cortile di affaccio sulla piazza e Carlo Morello stabilisce
lo "sbianchimento" della facciata.
Sono gli anni in cui si procede all'arredo delle sale da parata del primo piano
con i loro ricchissimi soffitti intagliati ed indorati, opera della famiglia
Botto, che costituiranno il tema dominante delle decorazioni successive di quasi
tutte le sale, ove sempre si esalteranno le virtù dei sovrani e delle
loro consorti.
Jan Miel, Charles Dauphin, e i fratelli Dufour, portano a Palazzo, nelle rappresentazioni
delle loro tele, il linguaggio classicheggiante della pittura barocca europea,
mentre sul finire del XVII secolo, Daniel Saiter giunge da Roma per decorare
molte delle volte delle sale, segnando un momento importante per la pittura
del Settecento piemontese.
Con Vittorio Amedeo II e l'acquisizione del titolo regio nel 1713, viene risistemato
anche il Giardino ad opera del francese Le Notre -architetto di Versailles-,
e la stessa struttura del Palazzo, viene ampliata per ospitare le nuove funzioni
amministrative: si realizza la zona di comando con l'edificazione delle Segreterie
e dell'Archivio di Stato oltre al Teatro Regio. A questi incarichi è
addetto il messinese Filippo Juvarra, il cui arrivo a Torino coincide con una
svolta importante: dota la città, il territorio e lo stesso Palazzo Reale
di capolavori assoluti; egli coordina l'aspetto architettonico dei sui progetti
con l'ornamentazione, riempie di gusto ogni suo intervento, inventa le rampe
sdoppiate della Scala delle Forbici, porta l'esotismo nel Gabinetto Cinese,
arreda con consolles sapientemente intagliate i salotti del sovrano, progetta
e realizza le tre camere dell'Appartamento d'angolo della Regina che dal 1731
saranno ammobiliati da Pietro Piffetti, il protagonista della più alta
stagione dell'ebanisteria piemontese. Attivi in questi anni sono anche gli intagliatori
Francesco e Giuseppe Marocco, Pietro Carlo Tamietti e Giovanni Bolgiè.
Tutto questo accade mentre dall'estero e dalla lontana Cina giungono porcellane
e vasi dai colori vivaci che vanno ad arricchire le collezioni del Palazzo.
Dopo Juvarra saranno Benedetto Alfieri e Claudio Francesco Beaumont, architetto
e pittore ufficiali di Carlo Emanuele III ad intervenire in molti ambienti di
corte, soprattutto al secondo piano e nell'Appartamento dei Quadri Moderni,
con soggetti mitologi, allegorici e con un nuove decorazioni e boiseries intagliate
e dorate; a Beaumont si devono in oltre gran parte dei soggetti degli arazzi
tessuti alla manifattura piemontese che proprio in quegli anni vede il suo massimo
splendore al pari delle manifatture d'oltralpe.
Il finire del Settecento è segnato dall'arrivo di Napoleone che non lascia
traccia nella compagine del Palazzo benché lo spogli dei molti arredi
trasferiti a Parigi.
Sarà infine il Regno di Carlo Alberto l'ultimo momento di trasformazione
delle Sale che, con l'architetto bolognese Pelagio Palagi, subiranno notevoli
reinterpretazioni. Con spunti tratti dall'antichità classica e dal mondo
egizio o con ardite riprese neogotiche, vengono rimodellati il Salone degli
Svizzeri, la Camera da Studio del Re, il Gabinetto delle Medaglie e la Sala
del Consiglio oltre a numerose sale del secondo piano; viene realizzata ex-novo
la Sala da Ballo adornata da danzatrici simili a quelle pompeiane, tra alte
lesene intagliate e dorate su fondo avorio, tra specchiere neoclassiche e immensi
lampadari di cristallo dalle mille gocce scintillanti.
In un rinnovato spirito celebrativo, con Vittorio Emanuele II, il Palazzo Reale
di Torino si avvia dunque a diventare, seppur per pochissimi anni, la capitale
del Regno d'Italia che Domenico Ferri celebra nella realizzazione del grandioso
Scalone d'Onore.
Oggi, cessata la funzione di residenza, in una ritrovata veste museale, il Palazzo
si apre ai suoi visitatori con continue novità: esposizioni temporanee
di argenti e cristalli si alternano alle numerose tavole imbandite che fanno
mostra delle decine di servizi di porcellane sapientemente custoditi tra le
collezioni della dimora.
Gli ambienti sui quali si sta intervenendo con un attento restauro conservativo,
si mostrano in tutto il loro splendore e stupiscono per tanta ricchezza di decorazioni
e lavorazioni diverse che nei secoli si sono avvicendate, compenetrate, reinterpretate.
Lampadari in cristallo di Boemia o in pregiato cristallo di Rocca tornano a
splendere tra immense specchiere d'epoca sapientemente lavorate o dipinte, mentre
grandi piramidi di vetro ospitano intere collezioni di porcellane cinesi del
XVII e XVIII secolo -famiglia verde, famiglia blu, famiglia rosa, blanc de Chine
etc.- dal valore inestimabile.
Sulle tavole sono in mostra servizi di Meissen e Sevres tra pezzi in biscuit,
portaliquori e tazzine da caffè, affiancati da candelabri e bicchieri
ottocenteschi recanti l'iscrizione "FERT" mentre in alcune sale è
possibile incontrare dei veri e propri manichini vestiti da Guardaportone Svizzero
in uniforme da Gala originale, in panno scarlatto adornato da galloni d'argento
e simboli sabaudi, con la tipica feluca nera, la spada e la mazza con pomo puntale
e fiocchi in argento.
Ori, argenti, cristalli, porcellane e arredi, questi i "fragili lussi"
che ci serviranno da fili conduttori di un percorso inedito tra le sale di Palazzo
Reale, dove il tempo e la storia sembrano essersi fermati per consentirci di
narrare le vicende costruttive e decorative di una residenza che conserva, nei
suoi Appartamenti, la traccia di un passato splendente.
Itinerario 2003
GRANDI VIALI, UN BOSCO OMBROSO E FRESCO,
SPECCHI D'ACQUA OVE FERMARSI,
VASI, STATUE E, TUTTO INTORNO,
IL GIARDINO DEL RE
DATE ITINERARI
1°: sabato 14 giugno 2003 h. 10/12
2°: sabato 27 settembre 2003 h. 10/12
LUOGO DI PARTENZA ITINERARIO
Cortile d'onore di Palazzo Reale
Quasi cinque secoli di storia, interrogati attraverso lunghi
percorsi d'archivio, ci stanno restituendo, a poco a poco, l'immagine originaria
dei giardini di Palazzo Reale: un luogo di loisir ornato di siepi di bosso,
giardini a fiori, parterres en broderie, strade in terra battuta sapientemente
inghiaiate, fughe prospettiche accuratamente ricercate nell'assialità
dei viali, specchi d'acqua utilizzati per moltiplicare l'immagine del Palazzo
e del verde, un belvedere, un boschetto piantumato a quinconce, in un'alternanza
di stili diversi che hanno caratterizzato, riplasmato e trasformato il Giardino
Reale o parti di esso.
Ecco allora svelate le motivazioni di questo itinerario che ha lo scopo di percorrere
quei luoghi per ritrovare le tracce di un racconto affascinante che, affievolitosi
sul finire del secolo scorso, sta nuovamente invitando all'ascolto, disposto
a raccontare le sue vicende di "luogo magnifico".
Il percorso ha inizio nella corte d'onore di Palazzo Reale, luogo dal quale,
attraverso un cancello, si accede ai Giardini Reali, o meglio al Giardino Ducale
che Emanuele Filiberto, secondo il riferimento colto dei giardini tardo-manieristici
medicei, volle realizzare entro lo spazio costretto delle mura per consolidare
la funzione rappresentativa della nuova capitale del Ducato sabaudo.
Perse le tracce della grotta-fontana di Domenico Poncello, con le pareti punteggiate
di conchiglie, coralli e "pietre mischie" e della fontana della peschiera
con al centro la statua di Venere in marmo bianco opera del Moschino, è
oggi ancora presente quello che fu il punto nodale del giardino: il "Casino
del Bastion Verde", costruito dopo il 1584 dall'architetto Ascanio Vitozzi,
un belvedere proteso verso il paesaggio oltre le mura, che legava, attraverso
il ponte sulla Dora, il giardino chiuso con il vasto spazio della residenza
extraurbana del Regio Parco.
Nei primi decenni del Seicento, con il rimodellamento dei bastioni e la demolizione
del muro trasversale del 1633, si ebbe la prima definizione secondo i principi
del giardino "formale", giocata sul modulo quadrato delle grandi aiuole
spartite dai due viali ortogonali al cui fulcro compositivo venne costruito
un tempietto votivo circolare periptero detto "Cappella di marmo".
Era l'epoca di Carlo Emanuele I e Vittorio Amedeo I e il giardino profumava
di lavanda, sistemata tra le siepi di bosso, oltre che di "naranzi e citroni"
collocati in grandi casse lungo quel muro di cortina dove prosegue il nostro
itinerario.
Con la reggenza di Cristina di Francia il giardino venne ripensato in adesione
al gusto francese che dominava la cultura di corte; giunsero da Parigi illustri
giardinieri quali Alessandro Bélier e il nipote Henri Duparc che con
il disegno dei parterres en broderie irruppero nella semplice geometria delle
aiuole quadrate. Nel 1649 la Cappella di marmo venne demolita e rimase il bacino
d'acqua che dal 1663 venne trasformato, su disegno di Michelangelo Morello,
nella fontana del Rondò, con un alto getto d'acqua al centro e ventiquattro
statue marmoree tutte intorno, opera di sei diversi scultori, tra cui Bernardino
Quadri.
La passeggiata prosegue sull'ampliamento del giardino attuato a partire dal
1673 contestualmente all'ampliamento della città verso levante progettato
da Amedeo di Castellamonte; fulcro di questo spazio una nuova fontana, disegnata
nel 1686 da Carlo Emanuele Lanfranchi e ancora oggi visibile. Qui il nostro
itinerario si sofferma per parlare dei giochi d'acqua delle fontane, delle diverse
sculture che si sono alternate al centro del miroir d'eau fino alla soluzione
attuale opera di Simone Martinez del 1755-58 e delle statue marmoree che formano
un'esedra intorno al bacino. Saliamo appena qualche scalino e, alle spalle della
fontana ci troviamo in uno di qui luoghi di riposo e frescura disegnati da Monsieur
De Marne inviato a Torino nel 1697 per attuare l'idea di André Le Nôtre,
il famoso progettista di giardini di Luigi XIV che improntò in maniera
forte e decisiva tutta la struttura del giardino. Ci troviamo nello spazio del
treillages, una imponente struttura lignea grigliata di cui non è rimasta
traccia, che segna uno degli assi compositivi di Le Nôtre e che porta
il nostro cammino verso la zona appena recuperata del giardino.
Attraversiamo l'elegante cavalcavia che, costruito tra il 1921 e il 1923 su
progetto dell'Ufficio Tecnico dei Lavori Pubblici del Comune di Torino del dicembre
1914, separa due parti distinte dei Giardini Reali o, meglio, restituisce quel
senso di unitarietà ad un luogo per troppo tempo dimenticato della nostra
Città: il Giardino Reale del Bastione di San Maurizio, recentemente restaurato
e restituito alla sua originaria funzione di luogo di passeggio.
E' qui che, grazie al programma di recupero avviato dalla Soprintendenza per
i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte e dal Comune di Torino,
è possibile ammirare come la superficie irregolare del giardino sia stata
rimodellata nel gioco delle fughe prospettiche dei viali e degli specchi d'acqua
voluti da La Nôtre, undici in origine, ma solo sei effettivamente realizzati,
uno dei quali riportato alla luce durante i restauri. Oggi, proprio da questo
bacino, si irraggia di nuovo il ventaglio di viali del Bastione di S. Maurizio
-progettato da Michelangelo Morello- che segnava il passaggio tra la parte aulica
del giardino e il "potaggiere" che proseguiva fino al Bastione di
S. Carlo del tutto scomparso.
Tornando verso Palazzo Reale, il nostro racconto narra la storia degli arredi
e delle sculture ricollocate nel corso degli ultimi anni del Settecento quando
il giardino venne dotato di sedici vasi in bronzo, di panche marmoree ove sostare
alla frescura delle piante, di un nuovo treillages, di una splendida terrazza
opera di Ignazio Birago di Borgaro del 1769-1775, quando il giardino, teatro
della vita di corte, si rivolgeva alla campagna circostante attraverso il filtro
di alberature potate a formare una parete verde (palissade) ritmata da aperture
ad arco.
Gli anni imperiali del Governo Napoleonico, segnarono il tempo delle spoliazioni
anche per il giardino, fino a quando nel 1805, venne dichiarato Giardino Imperiale.
Tra il 1810 e il 1812 l'architetto Imperiale Giuseppe Battista Piacenza fece
restaurare le quattro sculture raffiguranti le Stagioni, scolpite nel 1753 da
Simone Martinez e 14 grandi vasi decorativi realizzati da Ignazio e Filippo
Collino nel 1773 provenienti dalla Venaria, che trovarono una nuova sistemazione
nel giardino del palazzo torinese, conferendogli l'attuale fisionomia.
Con la Restaurazione il giardino restò immutato, solo con Carlo Alberto
le permanenze del giardino "formale" vennero interrotte da inserimenti
"pittoreschi" di gusto romantico. Pelagio Palagi progettò sentieri
che si snodavano in andamenti curvilinei per la risistemazione dei due parterres
di levante piantumati con <<Pinus, Cedrus, Taxus, Magnolia, ecc..>>
e 300 <<arboscelli parte sempreverdi, parte a foglie caduche, Azalee,
Rododendri, Peonia, Andromeda…>>.
Il boschetto di tigli e platani disposti geometricamente a quinconce del 1837
a sostituzione del "giardino a fiori", rappresenta l'ultimo capitolo
della nostra narrazione e coincide con l'ultimo grande intervento di trasformazione
del giardino.
Nel 1881 i vasi in bronzo vennero sostituiti dalle attuali copie in ghisa mentre
i riquadri a verde, cinti dalle siepi, vennero arricchiti con piante ornamentali
e fiori.
Sul finire del secolo l'Arch. Stramucci collocò, in occasione di una
festa tenutasi durante gli ultimi anni di Regno di Umberto I, le tre statue
raffiguranti il Conte Verde, Vittorio Amedeo I e Vittorio Amedeo II realizzate
nel 1864 dallo scultore Lanzirotti insieme alla Musa posta in prossimità
della rampa di discesa ai Giardini Inferiori.
Erano gli ultimi anni di splendore di un giardino ancora dotato di magnifiche
serre dove si coltivavano gli agrumi e si producevano le piante e i fiori ornamentali
per gli Appartamenti Reali.
Attraverso la cancellata dalla quale siamo entrati, salutiamo il Giardino Reale,
un Giardino Storico, che con questa passeggiata, ha incominciato a narrarci
di sé e a mostrarci che recuperare la traccia di quel passato splendente
non è poi così impossibile, anzi … la sfida è già
incominciata.
TORINO NON A CASO
Itinerario 2002
Palazzo Reale di Torino
II Piano Nobile
Due Quartieri Nuziali nel Palazzo
Reale di Torino:
gli Appartamenti dei Duchi di Savoia
e dei Duchi d'Aosta
DATE ITINERARI:
sabato 1 giugno 2002 h. 10/12, sabato 5 ottobre 2002 h. 10/12
LUOGO DI PARTENZA ITINERARIO:
Piazzetta Reale, sotto i Dioscuri
PRENOTAZIONI:
a partire dal 4 maggio 2002 presso la Vetrina per Torino, Piazza San Carlo 159,
tel. 011
4439040
L’itinerario ha inizio, come sempre,
con l’incontro sotto i Dioscuri, punto magico per eccellenza di Piazza
Castello, dove la splendida cancellata palagiana separa la Piazzetta Reale da
piazza Castello.
Da qui si sviluppa il percorso alla riscoperta
di una delle più belle regge d’Europa, il Palazzo Reale di Torino.
Verranno inizialmente illustrati i legami
che il Palazzo Ducale prima e Reale poi, nel corso dei secoli ha saputo instaurare
con la città nel suo aspetto urbanistico. La sua perfetta assialità
con l’antica Via Nuova (attuale via Roma) poneva il Palazzo Reale come
una grandiosa quinta di facciata altamente scenografica, che catturava l’attenzione
di tutti coloro che si recavano in visita nella capitale sabauda, soprattutto
di quei viaggiatori che entravano in città attraverso la Porta Nuova.
Per raccontare le vicende storiche-costruttive di questo edificio, la Piazzetta
Reale è il posto migliore per cogliere nella totalità la genesi
e l’interrelazione che corre tra il Palazzo del Re e la cosiddetta Zona
di Comando, comprendente tra gli altri l’ex Palazzo San Giovanni, Palazzo
Chiablese, Palazzo Madama, l’attuale Prefettura e la Cavallerizza.
Il passaggio attraverso il cortile interno
della reggia permette, invece, di ammirare l’aspetto più sacrale
di questo prestigioso edificio: la Cappella della Santa Sindone, inserita strategicamente
come punto di raccordo tra il Duomo ed il Palazzo, attualmente coperta dalle
impalcature in seguito all’incendio dell’11 aprile 1997.
L’itinerario prosegue, quindi,
all’interno della Reggia, alla quale si accede percorrendo lo Scalone
d’onore collocato nel Torrione Sud-Ovest di Palazzo Reale, anch’esso
compromesso dall’incendio, ma oggi ritornato all’antico splendore.
Quest’aulica struttura, che costituisce
l’ultima impresa architettonica e decorativa del Palazzo, venne iniziata
nel 1861 e rinnovata, poi, subito dopo la creazione del Regno d’Italia,
dagli architetti Domenico e Gaetano Ferri. Alle pareti quattro grandi tele ad
olio, di carattere iconografico, legittimano l’aulicità dello scalone
monumentale e fanno da cornice alle due grandi statue di Emanuele Filiberto
e di Carlo Alberto.
Per raggiungere il secondo piano nobile
del Palazzo si attraversa il Salone della Guardia Svizzera, dove si possono
ammirare i magnifici affreschi del fregio realizzati, tra il 1658 e il 1661,
dai fratelli Fea e le decorazioni della volta portate a compimento alla metà
del XIX secolo da Carlo Bellosio e Pelagio Palagi.

La salita agli appartamenti nuziali avverrà
dalla settecentesca Scala delle Forbici, ideata e realizzata secondo i progetti
di Filippo Juvarra per il matrimonio del principe ereditario Carlo Emanuele
con Anna Cristina di Baviera Sultzbach, celebrato il 15 febbraio 1722. Tra il
bianco assoluto degli stucchi e l’unicità cromatica che conferisce
all’ambiente la massima luminosità, si possono osservare, salendo,
ghirlande fiorite, inserti, volute, conchiglie e cornucopie, che sembrano sorreggere
virtualmente il pianerottolo del secondo piano, il tutto senza soluzione di
continuità nelle superfici curve, flessuose, elastiche.
Si giunge, così, agli appartamenti
aperti al pubblico per la prima volta nel 1963 in occasione della Mostra del
Barocco ed in seguito solo saltuariamente in occasione di particolari Mostre.
Trattandosi di appartamenti che hanno avuto anche in tempi recenti un carattere
specificatamente più privato rispetto a quelli del primo piano nobile,
la destinazione delle sale è variata a secondo del gusto dei personaggi
che vi hanno abitato e quindi è spesso di difficile ricostruzione.
Al contrario si riscontra in alcuni ambienti
una permanenza di funzioni: così passeremo nella camera da letto dei
tre Re di nome Vittorio Emanuele e nella camera da letto di almeno due Principi
di Piemonte - Carlo Emanuele (IV) e Umberto (I) - e in alcuni casi troveremo
ancora tracce del "vissuto" di personaggi quali gli ultimi sovrani
d’Italia: Umberto II e Maria José. L’arredo non è
sempre quello originale, salvo per alcuni mobili squisitamente palagiani nell’appartamento
di Maria Adelaide, ma proprio per questo motivo ci sarà modo di riconoscere
le sovrapposizioni stilistiche che ciascuno degli architetti, che hanno operato
a questi ambienti, ha lasciato di sé.
L’appartamento più importante
di questo piano era, infatti, quello denominato "Appartamento nuziale",
la cui realizzazione era lasciata al primo architetto di corte.
Il piano ancora oggi si presenta dunque
come un insieme di "quartieri nuziali", in parte riconoscibili, in
parte radicalmente trasformati
L’appartamento dei Duchi d’Aosta,
a partire dal 1788/89, venne ammodernato, con determinante intervento nella
decorazione, dall’ebanista ed ornatista Giuseppe Maria Bonzanigo (1745-1820)
e dal suo atélier ed è pertanto caratterizzato dallo stile Louis
XVI. Nel 1789 si celebrarono le nozze del figlio secondogenito di Vittorio Amedeo
III, Vittorio Emanuele (I) Duca d’Aosta e futuro Re di Sardegna, 1802-1824,
con Maria Teresa, figlia primogenita dell’Arciduca Ferdinando d’Asburgo-Este
(n.b.: il primogenito Carlo Emanuele (IV), 1796 -1819, è Re di Sardegna
sino al 1799 anno in cui abdica e si rifugia in Sardegna).
Il matrimonio, che rappresentò
un grosso affare dinastico per Casa Savoia, costituì l’occasione
di grandi opere di rinnovamento oltre che in Palazzo Reale, nelle residenze
di Moncalieri, Rivoli e Venaria, lavori che presero avvio, a quanto risulta,
nel 1788.
Le più attente cure furono
naturalmente dedicate all’appartamento dei Duchi in Torino. La particolare
solennità che circondò le nozze, le ingenti spese sostenute per
l’avvenimento, possono trovare una spiegazione nel fatto che in esse venivano
riposte le speranze di assicurare alla dinastia un erede, essendo risultato
sterile il matrimonio, avvenuto nel 1775, del primogenito Carlo Emanuele con
Clotilde di Francia. A dirigere i lavori di ripristino fu chiamato nel 1788
l’architetto Giuseppe Battista Piacenza. Scultori, pittori, miniatori
della Corte e dell’Accademia furono impiegati per affreschi, sovrapporte,
ritratti entro specchiere di trumeaux, decorazioni marmoree e bronzee di caminetti
e altro ancora. Ricordiamo: Giovanni Comandù, Giovenale Bongioanni, Vittorio
Amedeo e Michele Rapous, Pietro Visca e Angelo Vacca, Rocco Comaneddi e G.D.
Molinari, Giovanni Panealbo, Giovanni Battista Bernero e Simone Dughet.
Un altro appartamento nuziale
sarà curato da Pelagio Palagi, tra il 1840 e il 1842, per le nozze del
Duca di Savoia Vittorio Emanuele (II) con Maria Adelaide d’Asburgo. Si
tratta dell’Appartamento che sarà abitato negli anni 1930-31 continuativamente
e poi saltuariamente dalla Principessa del Piemonte Maria José del Belgio,
sposa al Principe di Piemonte Umberto, che alloggerà, invece, nell’appartamento
alfieriano del Duca di Savoia. L’attuale aspetto dell’appartamento
è quello tardo neoclassico datogli da Palagi nel 1842 per le nozze di
Vittorio Emanuele (II) e Maria Adelaide di Asburgo-Lorena e ricorda molto gli
ambienti del Castello di Racconigi.
Le tappezzerie sono state rifatte
nel 1930-31, per il matrimonio di Maria Josè con Umberto, su disegni
originali. I quadri delle Sale blu e rossa, fanno parte di una serie storico-dinastica,
commissionata da Carlo Alberto, per sostituire "al Primo Piano" i
dipinti trasferiti alla Regia Pinacoteca (Palazzo Madama, 1832). Mutato il gusto
(Umberto I e Margherita) i dipinti furono dispersi fra il secondo piano, gli
appartamenti di Superga e il Quirinale.
I pavimenti sono opera dell’ebanista
Gabriele Capello, detto il Moncalvo.
Recentemente alcune stanze dell’appartamento
dei Principi di Piemonte sono apparse nel film-tv "Maria José: l’ultima
Regina".
TORINO NON A CASO
Itinerario 2001
Lantica Residenza di Beatrice Langosco
IL PALAZZO CHIABLESE
DATE ITINERARI: sabato 9 giugno 2001 h. 10/12, sabato 13
ottobre 2001 h. 10/12
LUOGO DI PARTENZA ITINERARIO:
Piazzetta Reale, sotto i Dioscuri
PRENOTAZIONI: Vetrina per Torino,
Piazza San Carlo 159, tel. 011/4439040
Litinerario ha inizio, come sempre, con
lincontro sotto i Dioscuri, punto magico per eccellenza di Piazza Castello, dove la
splendida cancellata palagiana separa la Piazzetta Reale da piazza Castello.
Verranno inizialmente illustrati i legami che il Palazzo Ducale prima
e Reale poi nel corso dei secoli ha saputo instaurare con la città nel suo aspetto
urbanistico. La sua perfetta assialità con lantica Via Nuova (attuale Via Roma)
poneva il Palazzo Reale come una grandiosa quinta di facciata altamente scenografica che
catturava lattenzione di tutti coloro che si recavano in visita nella capitale
sabauda, soprattutto di quei viaggiatori che entravano in città attraverso Porta Nuova.
La Piazzetta Reale è il posto migliore per cogliere nella totalità la genesi e
linterrelazione che corre tra Palazzo Reale e la cosiddetta Zona di Comando
comprendente Palazzo Madama, lattuale Prefettura, la Cavallerizza, lex Palazzo
di San Giovanni e Palazzo Chiablese.
Osservando la facciata del Palazzo Reale di Torino, sulla sinistra di
questultimo si nota un severo fabbricato intonacato, a tre piani fuori terra, il cui
corpo si protende fino alla guariniana Chiesa di San Lorenzo: è il palazzo Chiablese.
Esso, articolato in più maniche, i cui confini sono la Piazza S.
Giovanni, via XX Settembre, via Palazzo di Città fino a piazza Castello, è poco noto al
cittadino, pur avendo una notevole valenza architettonica. La discontinuità delle
funzioni storiche ha sempre confinato ledificio ad un ruolo secondario rispetto
allattiguo Palazzo Reale e alla sua manica perpendicolare, che oggi ospita la
Biblioteca e lArmeria Reale, soprattutto perché il Palazzo Chiablese ha acquistato
una sua unitarietà architettonica solo nel XVIII secolo ad opera di Benedetto Alfieri.
Pur se lorigine non è certa, a seguito di ritrovamenti evidenziatisi durante i
recenti lavori di restauro, si può affermare che limpianto è antecedente al XV
secolo o, quanto meno, è nato da una riplasmazione di nuclei abitativi e case-torri;
successivamente le vicende storiche sono state subordinate a quelle dellattiguo
Palazzo Reale.
La prima proprietà fu della marchesa Beatrice Langosco di
Stroppiana e del secondo consorte, Francesco Martinengo di Malpaga, ai quali, per i
servigi resi, il duca di Savoia Emanuele Filiberto donò il "Palazzo",
rimodellato ed eretto a fine Cinquecento sulla Piazza Castello, su disegno del Vittozzi.
Allinizio del Seicento ledificio ospitò il Cardinale
Pietro Aldobrandini, invitato a Torino da Carlo Emanuele I per presenziare ai
matrimoni delle sue due figlie, Margherita ed Isabella di Savoia e per sopire le discordie
tra il Ducato sabaudo e la Francia in ordine al possesso del Marchesato di Saluzzo. In
tale occasione, per ordine del Duca e su progetto di Ascanio Vittozzi, la Piazza Castello
fu interessata da un vasto progetto di riqualificazione con il preciso scopo di realizzare
una unitaria e funzionale zona destinata alle strutture del governo e delle rappresentanze
della città e quindi strutturare un impianto urbanistico in funzione del nuovo ruolo di
"Capitale".
La costruzione nel 1642 venne abitata dal cardinale Maurizio di
Savoia Carignano, che sposò Maria Ludovica, figlia di Vittorio Amedeo I; alla
morte di questultima il Palazzo fu abbandonato come residenza per essere trasformato
in uffici a servizio della corte reale.
Nel 1753 il re Carlo Emanuele III affidò allarchitetto
di corte Benedetto Alfieri il progetto per riplasmare la residenza adeguandola a
sede per il figlio Benedetto Maurizio, duca del Chiablese, natogli dalla terza
moglie, Elisabetta di Lorena. Il progetto rinnovò completamente la facciata sulla
piazzetta Reale, dandogli laspetto odierno e realizzando un grandioso intervento
unitario con la sopraelevazione di due nuovi piani soprastanti in sostituzione di quanto
prima esistente: in tal modo venivano modificate le prospettive della piazzetta Reale, che
perdeva così la simmetria delle finestre ivi prospicienti essendo, originariamente, le
finestre del Palazzo Chiablese alla stessa quota di quelle del Palazzo Reale, così come
appare dalle iconografie settecentesche..
Le sorti del palazzo Chiablese decaddero nuovamente con la morte del
duca Benedetto Maurizio nel 1808 e loccupazione francese, per ritornare ai Savoia
nel 1814 nella persona della duchessa del Chiablese, vedova di Benedetto Maurizio.
Nel 1824, alla sua morte, il Palazzo passò in eredità al fratello,
il re Carlo Felice e da allora esso venne chiamato "Palazzo Genevese"
e più tardi "Palazzo del Re". Il duca volle rimanere nel Palazzo anche
quando nel 1821 divenne re, in sostituzione del fratello che aveva abdicato in suo favore.
Attraverso la galleria alfieriana si raggiungeva direttamente lo scalone monumentale e il
salone delle Guardie Svizzere del Palazzo Reale.
Alla morte di Carlo Felice, avvenuta nel Palazzo, esso fu ereditato da
Ferdinando duca di Genova, secondogenito del re Carlo Alberto e rimase quindi al
ramo Savoia-Genova per tre generazioni, pur rimanendone lusufrutto alla regina Maria
Cristina fino alla morte.
Nel 1851 vi nacque Margherita, figlia di Ferdinando e Maria Elisabetta
di Sassonia, prima regina dItalia.
Quasi un secolo dopo, durante la seconda guerra mondiale, il Palazzo
Chiablese subì notevoli danni: il tetto venne distrutto insieme a gran parte dei solai
del piano nobile prospiciente la piazzetta Reale e la via XX Settembre; molti arredi
andarono persi insieme alle boiseries e agli stucchi

Dalla piazzetta San Giovanni attraverso un grande portone ubicato
sulla sobria e lineare facciata, realizzata con paramento in mattoni a vista, si accede ad
un ampio porticato con colonne e pilastri in pietra e volte a crociera, per poi
addentrarsi nei due cortili interni, divisi da una manica centrale (1761).

Un maestoso Scalone monumentale in marmo (1753/54) conduce al
piano nobile, ricco di arredi, stucchi del Sanbartolomeo, pavimenti in legno intarsiati,
serramenti e boiseries decorate, camini in marmo, specchiere e sovrapporte attribuite a
Michele Rapous, a Francesco De Mura, al romano Gregorio Guglielmi.
Il nostro percorso di visita prosegue nel Salone di Ingresso,
ex Biblioteca dei Duchi di Genova, ambiente completamente trasformato negli anni Sessanta,
che dà accesso alla Prima Anticamera, ex Sala delle Guardie del Corpo con
sovrapporte dellAntoniani e grande dipinto del Beaumont, con episodio
dalle Storie di Alessandro e alla Seconda Anticamera, già Sala dei
Valletti a piedi, anchessa fornita di grandi tele di Beaumont, modello per la
tessitura di arazzi; si prosegue con il Salone Verde dove è spirato il re Carlo
Felice nel 1831, il Salone Rosso, già Sala della duchessa di Pistoia, con
sovrapporte piemontesi di metà Settecento raffiguranti Storie di Enea, il Salone
da Ballo con Le quattro parti del mondo, sovrapporte di Francesco De Mura e
ritratti di casa Saluzzo alle pareti; la Sala da Pranzo con i dipinti di Gregorio
Guglielmi e infine la Sala Rossa, già Salone di San Giovanni con
sovrapporte rappresentanti Personificazione delle Scienze.

Gli arredi attuali provengono parte dalle collezioni dei Duchi di
Genova e parte dai castelli di Agliè, di Moncalieri e dal Palazzo Reale.
Litinerario si concluderà con un affaccio sulla corte rustica
dagli uffici della Soprintendenza Archeologica del Piemonte con vista sul campanile
(colonna astrologica) e cupola di San Lorenzo.
Il palazzo, di proprietà del demanio dello Stato, è attualmente sede
di più istituti culturali e di tutela: il piano nobile è attualmente sede della
Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte.
© Associazione Amici di Palazzo Reale - Torino - Italy