RACCONIGI

Il Castello e il Parco


Conosciuto già nel 1004, ampliato dai Marchesi di Saluzzo, passato quindi ai Principi di acaja; poi, a partire dal 1418, ai Savoia-Racconigi; infine dal 1620, ai Savoia-Carignano, il castello mantenne il suo impianto medievale fino oltre la prima metà del 1600. Nel 1675-76 Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano (1628-1709) affidó a Guarino Guarini (1624-1683) il compito di realizzare la ristrutturazione del castello. Dello splendido progetto elaborato dal geniale architetto modenese venne realizzato solo il fronte nord verso il parco, che si segnala comunque come un capolavoro della architettura seicentesca.
Terminato l'intervento guariniano, il castello si presentó per alcuni decenni incompiuto sul versante meridionale affacciato sul paese. Si dovette attendere il 1755 prima che il principe Ludovico Vittorio (1721-1778) incaricasse l'architetto Giovanni Battista Borra (1712-1786) di riprendere i lavori. Venne cosí eseguita la facciata sud e rifatta gran parte degli appartamenti e delle sale, che completavano l'edificio in chiave neoclassica. Mentre importanti lavori avevano luogo nel parco, nulla di significativo interessó il castello per altri decenni, fino al 1831, quando Carlo Alberto (settimo principe di Savoia-Carignano, divenuto Re di Sardegna alla morte, senza eredi, di Carlo Felice) decise l'ampliamento dell'intero complesso.
L'incarico venne affidato all'architetto pinerolese Ernest Mellano (1784-1867), che realizzó i due grandi padiglioni esterni raccordati alle preesistenze barocche e neoclassiche in modo da formare due cortili interni. L'architetto bolognese Pelagio Pelagi (1775-1860) e un autentico stuolo di pittori, ebanisti e decoratori si impegnarono nella realizzazione di sfarzosi locali di rappresentanza, mirabile esempio del gusto ottocentesco.
I visitatori hanno la possibilità di ammirare un edificio composito, dove elementi barocchi, neoclassici ed ottocenteschi convivono a formare quello che è stato definito un gioiello dalle svariate sfaccettature.
Il percorso di visita comprende tutto il primo piano nobile, dove sono raggruppati i principali locali di rappresentanza. Giungendovi dalla Galleria di Levante si attraversano tre sale dell'Appartamento Cinese, per poi entrare nella Sala di Diana (che dà sulla Sala da Pranzo). Si prosegue, sempre con la visuale aperta sul parco con la Sala dei Dignitari (o del Caffè), la Sala di Ricevimento (sfarzosa e dorata), l'elegante Gabinetto di Apollo, lo straordinario Gabinetto Etrusco (Studio di Re Carlo Alberto, capolavoro di ebanisteria, intarsi, decori). Quindi, si incontrano la Sala del Biliardo, la Galleria di Eolo (o della Cappella), la Galleria Nuova (o del Cinema), la Galleria di Ponente (decorata con classe e finezza dai pittori Cinati e Trifoglio).
Giunti negli ambienti che si affacciano sulla piazza del paese, si visitano la Sala della Musica, la Camera da Letto della Regina Elena, il Salotto Giallo, la Camera da Letto di Re Vittorio Emanuele III, la Sala del Mappamondo; infine il grandioso Salone d'Ercole, settecentesco, realizzato dal Borra con l'ausilio dello stuccatore Bolina. Attraverso la cosiddetta Galleria dei Principini si ritorna al pian terreno concludendo la visita.
Dal cancello che lo separa dal Cortile d'Onore o dalla porta detta Cinale si accede poi al Parco. Anche qui cominciamo fornendo una sintesi della sua evoluzione storica. Il Castello, come si evince da un documento dell'epoca, possedeva un giardino già nel 1336; lavori e progetti vengono realizzati nel corso del '600. Ma cosí come per il Castello, si deve ancora al principe Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano l'intervento decisivo nella storia del parco racconigese. Egli richiese infatti al grande architetto francese André Le Nôtre (1613-1700) un progetto per il Giardino di Racconigi. Come si legge in un pieghevole curato dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed architettonici del Piemonte "il disegno inviato dal geniale artefice del giardino seicentesco francese propone uno schema geometrico in cui, su un piano leggermente digradante, sono disposte aiuole a disegno, parterres erbosi e specchi d'acqua. In fondo all'asse mediano (...) Le Nôtre colloca una grande vasca circolare, dietro la quale è una esedra polilobata ed ancora uno sfondo convesso di filari d'alberi, a significare materialmente l'organizzazione dello spazio all'infinito".
L'avvenuta realizzazione del progetto è documentata in planimetrie guariniane. Altri documenti settecenteschi testimoniano poi dell'avvenuta realizzazione del progetto. Era la prima volta che André Le Nôtre veniva chiamato ad operare su strutture italiane. Nel 1787, la principessa Giuseppina di Lorena, vedova del quinto principe di Carignano, decise di operare una significativa trasformazione del Parco affidandone l'incarico a Giacomo Pregliasco (1759-1819). In quegli anni di carestia, per la popolazione racconigese si trattó di un'importante occasione di lavoro. Le opere eseguite modificano l'area centrale del Parco di Le Nôtre, introducendo un'impostazione di tipo paesistica, che rappresenta una grande novità per il Piemonte. Nel Parco vengono cosí composte scene che evocano antiche civiltà, paesi esotici, momenti che evocano la vita dell'uomo; parte di questa impostazione è visibile tuttora. Poi compare sulla scena Carlo Alberto, innamorato della sua residenza racconigese. Anche il Parco, come il Castello, viene fatto oggetto di grandiosi interventi, che lo ampliano gradatamente fino ai poco più di 170 ettari attuali. Come scrive la Soprintendenza nel pieghevole già citato "i lavori, diretti dal giardiniere olandese Saverio Kurten, cancellano interamente i disegni di Le Nôtre, per ricomporre l'insieme, secondo un nuovo schema, caratterizzato dalla tortuosità dei percorsi, dalla irregolarità dei canali e degli specchi d'acqua, dalla varietà della vegetazione e dalla mutevolezza dei punti di vista. Ulteriore elemento di qualificazione dell'intervento carloalbertino è la funzione direttamente produttiva attribuita a vaste aree del parco, in cui sono introdotte coltivazioni agricole e spazi per la sperimentazione, connessi con la costruzione della "cascina modello" della Margheria". Attualmente il parco non è ancora completamente fruibile, ma consente un itinerario di parecchi chilometri, fin quasi a ridosso della Margheria.
Costeggiando il grande prato prospiciente la facciata guariniana si giunge, tra altissime querce, alla Palazzina Svizzera costruita nel 1890. Il vicino Viale dei Platani, previsto già dal Pregliasco, ospita alcuni esemplari davvero straordinari di queste piante. Proseguendo si giunge alla Ghiacciaia con sopra l'Eremitaggio e, costeggiando il prosciugato Lago dei Cigni si arriva al monumento al Trocadero, eretto da Ferdinando Bonsignore per volere della principessa Maria Teresa per onorare eroiche gesta belliche del consorte Carlo Alberto.
La strada serpeggia ora all'interno delle grandi radure erbose del cannocchiale prospettico est; sullo sfondo la sagoma rosso mattone del Castello. Tornati tra gli alberi si giunge al canale e all'Isola del Tempio, cosí detta per il tempio dorico che la sovrasta, sotto il quale si apre la Grotta del Mago Merlino. Poco oltre, ancora fra magnifici platani, ecco il Monumento a Werter, il cane della principessa Giuseppina; sorge nei pressi della Darsena, da cui i reali partivano per le gite in barca sul lago e sui canali. Il sentiero conduce poi alla Casa Russa (una volta usata come voliera), alla Casa Gotica (ex colombaia e fagianaia) e alla Scuderia dei Cavallini.
Attraversati i ponti sui canali di alimentazione del lago comincia il lungo e piacevole cammino verso la Margheria. Prestate attenzione al gioco di prospettiva voluto dagli architetti paesisti: l'edificio compare e scompare per dare la sensazione di un tragitto più lungo. La vista sulla Margheria è incantevole; un edificio davvero singolare per forme, estremamente raffinato ed equilibrato che, posto al termine di un grande prato e contornato da alberi, dà origine ad un'immagine onirica: un sogno neogotico, giusto premio al termine della lunga passeggiata per raggiungerlo.


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