Il grande attore torinese lascia un brillante ricordo anche alla La Trobe, Monash e Melbourne
Monetti all'Istituto Italiano di Cultura
Applaudita da un pubblico attento e qualificato la sua interpretazione di Tabucchi

Gli adagio di Albinoni a scandire per Fernando Pessoa, grande scrit-
tore portoghese, il delirio-illusione di parlare al telefono con Luigi Pi-
randello.
La metamorfosi dell'interprete nel monologo di Antonio Tabucchi
che Fabrizio Monetti, attore di raffinata cultura, ha generosamente re-
galato all'attentissimo pubblico che ha gremito i locali dell'Istituto Ita-
liano di Cultura di Melbourne.
A comprendere un testo complesso che coniuga la poetica di una sor-
ta di triade diallettica Pirandcllo- Pessoa-Tabucchi, illuminati introduzioni del prof. Bruno Ferraro (University of Auckland) e della professoressa Nicole Prunster (La Trobe University) che hanno preceduto la rappresentazione "Il signor Pirandello è desiderato al telefono".
La bravura di Fabrizio Monetti ha fatto il resto. Un'affabulazione che scorreva in un fiume di parole con dei rapidi glissando, contrappunti,
arresti, sincopi a segnare appunto il simulato sogno delirio di un prete-
stuoso paziente in una clinica psichiatrica.
Un omaggio di Tabucchi a Pessoa di cui e grande studioso e tutti e
due legati pirandellianamente al grande maestro di Agrigento.
Con la dissolvenza delle luci e mentre pirandellianamente Fabrizio
Monetti si spoglia dei suoi panni e si accinge a diventare Pessoa, la voce registrata di Antonio Tabucchi legge il sogno di Fernando Pessoa dal suo libro "Sogni di sogni".
Un incipit alla sfida quella di Monetti "Eccomi sono Pessoa, o così mi hanno detto di essere, diciamo che sono un attore e sono venuto per divertirvi, oppure se più vi piace sono Pessoa che finge di essere un attore che stasera interpreta Fernando Pessoa".

L'attore non sa "se si tratti di dramma o di commedia, il mio autore su questo è reticente e questa è la mia personale tragedia: che vivo entrambe le cose come se fossero la stessa cosa, che non è una cosa ne 1'altra". E dopo un attacco  incalzante e una lunga pausa: "Mi piacereb-
be telefonare a Pirandello... gli direi solo: buonasera Signor Pirandello, le telefono perché ho l'anima in pena".
Nel I93I Pirandello si recò a Lisbona per alcuni giorni, per assistere alla prima mondiale (in portoghese del suo "sogno... ma forse no". Non risulta che Pirandello abbia mai incontrato Pessoa. Quest'ultimo, in una delle lettere alla fidanzata Ophelia Queiroz aveva
rnanifestato il proposito di ricoverarsi. per un periodo di cura, in una clinica psichiatrica di Cascais. La rnotivazione che fornisce alla fidanzata è I'insonnia e il turbamento causati dalla "visita ' dei suoi personaggi che ormai lo obbligano a scrivere nel cuore della notte.
Pessoa comunque non fu mai ricoverato in una clinica psichiatrica.
E via via Monetti al suono di "Knocking Heaven's Door" di Bob Dylan spiega I'amore ondeggiando flessuosarnente il suo corpo segaligno "il sesso e solo un accidente, può essere uguale o differente, 1'uomo non è un animale, e una carne intelligente"  II flusso del conscio si traduce
nuovamente in parole e attraverso un rnonologo interiore di parlato Mon
etti-Pessoa racconta di come unavolta a Glasgow fu chiamato ad interpretare un giovane artista che si innarnorava dell'arte e di come avesse pianto di emozione estetica.
Arriviamo alla metamorfosi Pessoa-madre. E Monetti con un accorgimento minimalista (due orecchini e un foulard) diventa la diventa la madre di se stesso: "sono mia madre e mi tengo in collo. Come mi amo in quanto mia madre. Sono una rnadre dolce..." e qui. Monetti. prolungando la vocale  "o" di dolce, suadente e irresistibilmente serena. ci fa intuire il transfert
amato e sofferto.Le insonnie, il peso deIlo stare vivo, spingono Pessoa a rivolgersi
nuovamentr. a Piirandello che potrebbe aiutarlo ad uscire dalla propria situazione: "lui ci sa fare con i personaggi che si trovano intrappolati, schiavi di un ruolo e di una maschera". E gli direbbe ancora: "Ah, caro Pirandello. Vivere che equilibrio! E che stanchezza!"
E col dubbio brechtiano se faccia finta di  recitare a soggetto solo  perché non ricorda il copione, Mo netti-Pessoa alza la mano Con un  cenno di saluto: "Addio, caro Piran dello, ci vedremo certamente dopo", saluta il pubblico che ha attraversa o abissi e vette di emozioni, grazie alla sua duttilitá e vis interpretativa di questo testo arduo e insidioso.
La cometa di Fabrizio Monetti,  passata anche alle Universitá di La  Trobe, Monash e Melbourne, lascerá certo una lunga scia luminosa.
Rimanendo in tema strettamente letterario la serata si è conclusa con il lancio del Volume 14, curato da Annamaria Pagliaro, della Rivista di  italianistica "Spunti e Ricerche".
                                                                                                  (Giorgio G. Campanaro)

  IL GLOBO    (MELBOURNE)

      Lunedì 20 settembre1999