Catalogo della Mostra alla Galleria G.Salzano 1994 con testo di Paolo Fossati

       
 

Monetti 1994

La mostra precedente di Monetti (anche quella qui da Salzano,
credo fosse la sua prima "personale") ha avuto un effetto sin-
golare nella decotta immobilitá delle tante rassegne viste in questi
annå (I'avvertenza, in ogni caso, vale aldilá della situazione lo-
cale). Per la freschezza e la maturitá delle opere che vi erano
proposte si e trattato di un'esibizione scandalosa, come del re-
sto ha tutta la buona volontá di risultare questa con opere nuo-
ve e nuovissime. Forse e sempre singolare e scandalosa la qua-
litá cosi energica del risultato pittorico accanitamente e fresca-
mente ottenuto: lo e ancora di piç la caduta ora della pittura
di Monetti in tanta produzione di artigianato e di folclore figu-
rativo che vanno ammannendo in questi anni giovani e meno
giovani.
C'era, tanto piç ora c'e, aria di zolfo sulle tele e sui fogli di
un pittore tutto teso a non subire gusto o cultura, estremamen-
te deciso a starsene dalla parte di ciæ che dipinge per dargli pe-
so, emozione, tensione e dunque la vitalitá, segreta e misterio-
sa, che sente indispensabile riportare entro ciæ che fa. C'era,
ed ora con maggiore energia c'e, aria di zolfo per la padronan-
za e la consumata autoritá dei risultati: di una emozionante qua-
litá. Cioe poesia.

Ci si accorge subito a che livello giochi Monetti, quando (e ac-
cade pressocche ogni volta) la euforia e la vitalistica energia della
sua azione pittorica viene riconquistata dalla complicitá e dalla
tenerezza di una ragione emotiva, sentimentale calda e profon-
da. Un gioco di drenaggio, il riportare al loro segreto calore e
candore le esuberanze dell'esprimersi, le esperienze del comu-
nicare,1'esplodere e 1'immergersi senza paura in una singolare,
veloce forza di estroversione.
Una pittura fatta di una perentoria miscela: di movimento, cioe
di curiositá e di dispersione continua, e di immobilitá. Quasi
fosse I'opera di un innamorato tutto intensitá e stupore di in-
canti fermissimi di soli o lune che si ritrovi a correre, a rincor-
rere o a inseguire non sai se 1'amata o la sua stessa ombra.

Di modo che non riesce che a cogliere di sorpresa quel frusciare
e svolare nei suoi quadri di un gran numero di aguzzi frammenti
di colore e di colpi veloci, di sciami di neri e di bruni a scompa-
ginare 1'eleganza della composizione. Non sorprende il gioco
della velocitá e dell'energia pulsante che terremota con assidui-
tá il proprio di un artista di singolare capacitá di abbandono.
Non sorprende perche se di abbandono si tratta, e un prender
quota non dimentico di una piç stabile intimitá, da cui lo scia-
me s'e mosso e a cui non potrá non tornare dopo aver rapinato
in giro quanto consciamente o inconsciamente gli serve. Un luo-
go, da qualche parte, immoto e stupefatto che certi colori ed
intonazioni di colore si incaricano di svelare, certi gialli ed aran-
ciati intensi ovvero taluni verdi o azzurri cosi fulminanti da ri-
portarci di colpo nella stanza, appunto gialla, o del verde salo-
ne da biliardo di Van Gogh, per esempio, come ad un nucleo,
ad un luogo neppure troppo segreto, inabbandonabile. Non senza
il sospetto, persino, di una provocazione di ottima lega. Perche
1'energia che scorre in una scelta cosi secca, con tanta decisiva
volontá perseguita impone una pittura che non consola, cosi co-
me non calma 1'emozione e non compensa la coazione a muo-
versi ed a mulinare. Senza ingenuitá, in totale estraneitá a sud-
ditanze di gusto o di mode. Prendere o lasciare.

                                         Paolo Fossati