Le tarkas (tarka e anata)

Sono flauti dritti di legno, originari e caratteristici degli altipiani della Bolivia e del Perù. I due flauti sono identici per forma, struttura e materiale di costruzione, ma differiscono per dimensioni (la Tarka essendo più grande possiede un timbro più basso) e per accordatura (l’Anata è accordata una quarta più alta rispetto alla Tarka). Sono flauti a becco, cioè appartenenti alla famiglia del flauto dolce, nei quali l’aria viene soffiata in un apposito condotto che la porta ad infrangersi contro una tacca che ne determina la vibrazione e quindi il suono. Proprio per questa caratteristica organologica si suppone che la loro origine sia successiva alla colonizzazione ispanica; uno straordinario esempio di sovrapposizione, o meglio sincretismo, di elementi ispanici e indios. I due flauti vengono costruiti a partire da un unico blocco di legno massello, solitamente un legno estremamente duro, di sezione quadrata atto ad offrire possibilità di preziose decorazioni, incisioni e applicazioni, che rappresentano un’ ulteriore caratteristica specifica di questi strumenti, sulla cui superficie esterna sopravvivono divinità e simboli di antiche religioni precolombiane. Conoscendone le chiavi di lettura/scrittura queste decorazioni ‘parlano’ come libri, evocano e trasmettono valori e saperi di cui noi, purtroppo in questo caso ‘analfabeti’, possiamo solo valutare l’innegabile aspetto estetico e decorativo.
Il corpo dello strumento è dotato di sei fori equidistanti ed è privo di foro posteriore. Questi flauti vengono solitamente utilizzati in coppia o in gruppi (Tarkeada è il nome dei complessi musicali costituiti esclusivamente da suonatori di questi strumenti), con un repertorio di melodie per quarte e quinte parallele, offrendoci un ulteriore suggestione che ci rimanda alle forme primitive della musica europea. I Tarkeada hanno il loro specifico ruolo nelle feste popolari e in particolare durante il carnevale (Anata nella lingua locale significa appunto carnevale), spazio privilegiato nel quale, sacro e profano riescono a toccarsi, fondendosi nella libagione, nella maschera, nel ballo e nel suono. Tradizionalmente non si combinano le tarkas con le quenas e i sicu, bensì solo con strumenti ritmici (es il bombo e le chajchas), anche se questo uso è stato interrotto nelle città.