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"Economia come se la gente contasse", il sottotitolo del libro di Schumacher "Piccolo è bello" è il tema di fondo di questo fascicolo: come porre l'economia al servizio delle persone, invece di considerare queste al servizio del profitto.
In questa scheda proveremo a svolgere qualche riflessione generale sulle motivazioni per i comportamenti presentati nelle pagine seguenti. Bisogna però notare una cosa: spesso le azioni hanno una valenza più estesa delle idee che le esprimono, e ci si trova ad agire nella stessa direzione pur con idee diverse; questo per dire che, anche se non condividi le opinioni espresse in questa pagina, possiamo trovarci d'accordo sulle azioni presentate nelle pagine che seguono, proprio per i loro effetti diretti sul benessere dell'umanità e dell'ambiente. In altre parole potremmo dire così: non esiste una visione generale e condivisa sull'analisi della attuale situazione del pianeta e sulle strategie di cambiamento, persone diverse hanno idee diverse, ma quando si analizzano gli strumenti che abbiamo a disposizione per modificare la situazione nel senso di una maggiore giustizia, allora è più facile trovarsi d'accordo.
Il protagonista del racconto "La giacca stregata" di Dino Buzzati ("La boutique del mistero", Oscar Mondadori 1968) scopre che la giacca che gli ha confezionato uno strano sarto produce biglietti da 10'000 ogni volta che infila la mano in tasca. Il possessore della giacca inizia ad accumulare e a spendere, quando nota che le cifre estratte dalla giacca stregata corrispondono ai soldi rapinati o sottratti in qualche evento tragico che legge sul giornale. Un po' alla volta il protagonista matura la coscienza del collegamento diretto tra i soldi che estrae dalla giacca e i fatti di cronaca, e accetta la sua responsabilità nelle morti causate da quegli incidenti fino a liberarsi della giacca maledetta bruciandola.
Noi abitanti del nord del pianeta ci troviamo nella situazione del racconto: consumiamo ritenendo che il nostro benessere sia frutto del miracolo economico; ma molti si stanno accorgendo che i nostri consumi sono strettamente collegati alla povertà e allo sfruttamento del sud del mondo; non esiste però nessuna giacca diabolica, la "pompa" che risucchia il poco dei molti poveri del sud per trasferire benessere al nord funziona con i meccanismi dell'economia mondiale: debito, speculazione, sfruttamento.
Consideriamo ad esempio il debito estero dei paesi poveri verso i paesi ricchi, che ammonta a 1'700 miliardi di dollari. I paesi del sud versano circa 150 miliardi di dollari ogni anno ai paesi del nord per pagare gli interessi e come quota di rimborso del debito; questa cifra supera il flusso di capitali da nord verso sud per investimenti, donazioni e prestiti; in questo modo il sud povero finanzia il nord ricco. Per saldare il debito i paesi del sud, secondo le ricette della Banca Mondiale, devono tagliare la spesa pubblica, tra cui sanità e istruzione, e produrre per l'esportazione a scapito del consumo interno. Peggiorano così le condizioni di vita già molto difficili; l'UNICEF afferma che il debito estero provoca ogni anno la morte di 500'000 bambini.
Con la fine del comunismo, il capitalismo reale - l'attuale espressione storica del capitalismo - tende a proporsi come vincente. Ma se il comunismo è morto, il capitalismo non gode di ottima salute; anzi, possiamo dire che è malato. Il sistema capitalistico sta infatti mostrando le sue contraddizioni interne. L'ideologia del consumismo prevede che una delle molle fondamentali sia la crescita del benessere, ottenuta aumentando i consumi. Ma il mito della crescita illimitata - maggiori consumi per nuovi bisogni - può essere realizzato solo in un mondo in cui le risorse sono illimitate, mentre la nostra terra possiede quantità limitate di acqua, aria, petrolio, foreste. La questione ambientale nasce da questa contraddizione: consumare sempre di più in un mondo limitato. Prima o poi ci si deve fermare, e questa generazione è invitata ad assistere allo spettacolo.
Ma oltre ad essere malato, il capitalismo reale è sbagliato. In un mondo a risorse limitate l'aumento di consumo per una parte della popolazione può solo avvenire a scapito dell'altra parte; non è un caso se i cosiddetti "paesi in via di sviluppo" negli ultimi anni sono diventati "paesi in via di impoverimento". In un sistema economico mondiale i consumi dei ricchi sono collegati all'indigenza dei poveri, e se il 20% della popolazione mondiale che vive nel nord del pianeta consuma l'80% delle risorse agli altri non può restare molto, e così un quinto della popolazione mondiale vive in povertà assoluta, e stiamo parlando di 1 miliardo e 100 milioni di persone.
E allora, per frenare l'impoverimento di intere popolazione bisogna cambiare, ma come? Se le cause di ingiustizia sono strutturali gli interventi d'urgenza non sono sufficienti, le nostre azioni devono mirare ad una modifica del sistema economico.
Ma come facciamo noi, nel nostro piccolo, a cambiare il sistema? La risposta è semplice: bisogna cambiare vita! Infatti, se il cambiamento appare difficile, ci sono diverse azioni che possiamo intraprendere da subito per una trasformazione dell'economia nel senso della giustizia. La voglia di cambiare il mondo può assorbire molti aspetti della nostra giornata: fare la spesa, viaggiare, gestire i risparmi, e tante altre piccole cose. Sono gesti piccoli, ma concreti ed efficaci, con lo scopo dichiarato di incidere sui meccanismi, di modificare le regole. Sono comportamenti semplici che possono diventare abitudini, per un mondo migliore.
Non vogliamo dire che basta cambiare qualche abitudine e subito tutto il mondo diventerà più bello, assolutamente no, la strada verso la giustizia è molto lunga. Ma se non incominciamo noi a modificare i nostri atteggiamenti, chi lo farà? e come potremo chiedere ai politici di modificare le leggi? Le leggi mutano dopo che le idee ed i comportamenti sono cambiati.
In fondo stiamo parlando di una rivoluzione della cultura che nasce da piccoli gesti quotidiani: un nuovo stile di vita. Non si tratta però di cose fuori dal mondo per pochi idealisti convinti, ma di azioni concrete che possono essere adottate da un gran numero di persone. Sono passi nella direzione di un mondo più giusto partendo dalla nostra situazione; i meccanismi del mercato, come la legge della domanda e dell'offerta, sono strumenti a cui possiamo dare un significato nuovo e diverso. Le azioni di cui parleremo nelle prossime pagine nascono da un significato che non coincide con la logica del consumo e del profitto, ma che riguarda le persone e la loro eguaglianza.
Si tratta di cambiare i miti della nostra cultura; non è facile modificare l'immaginario collettivo, però è possibile. Infatti i valori di fondo di una società si evolvono; e noi possiamo attraverso le nostre idee, ma ancora di più attraverso i comportamenti che le esprimono, dare un impulso nella direzione della pace e della giustizia. E' questo lo strumento che abbiamo per bruciare la giacca stregata dei meccanismi economici ingiusti.
Nelle pagine che seguono abbiamo raccolto piccoli gesti della nostra vita di tutti i giorni, perché si possano diffondere e moltiplicare come un primo passo verso il cambiamento; sappiamo bene che ci sono tante altre azioni che possiamo compiere per migliorare le condizioni di vita sul pianeta lavorando su scala più ampia, ad esempio attraverso associazioni o movimenti di opinione. La conversione del singolo deve portare alla conversione della società, altrimenti a cosa serve?

Libri
Centro Nuovo Modello di Sviluppo, "Nord/Sud: predatori, predati e opportunisti", EMI 1993.