Comitato promotore della legge di iniziativa popolare per lo svolgimento del referendum abrogativo della Legge Rivola.
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Studenti ed insegnanti hanno manifestato durante il Consiglio regionale dell'Emilia Romagna
contro l'arroganza della maggioranza DS, PPI, Democratici.

 

Il Consiglio regionale ha respinto con il voto della maggioranza del gruppo DS, degli interi gruppi Popolare, Verdi, SDI-PRI, Democratici, la richiesta del Consigliere Masella di discutere la richiesta della discussione d'urgenza della proposta di legge popolare, presentata il 16 ottobre 2000 e sottoscritta da 6.000 cittadini, avente per scopo lo svolgimento del referendum abrogativo parziale della Legge che introduce il buono scuola a rimborso di tutte le spese scolastiche, a partire dalle rette, nella nostra regione.

Ringraziamo innanzitutto i gruppi consiliari di Rifondazione e P.d.C.I e il consigliere Ballarini dei DS per il loro voto favorevole.

Riteniamo che il voto contrario esprima una concezione della politica arrogante e antidemocratica, che vuole impedire ai cittadini di esprimersi direttamente nella vita politica della comunità.

L'art 1, comma 2 e l'art. 71, comma 2 della Costituzione affidano la sovranità al popolo, che la esercita attraverso l'iniziativa delle leggi, mediante proposta degli elettori. Il comma 1 dell'art 1 della legge reg. 34/99 affida ad almeno 5.000 elettori prima ancora che ai Consiglieri la potestà delle proposte di legge popolare.

Tutto questo è diventato carta straccia.

E' una vergogna che la maggioranza dei consiglieri abbia avuto il coraggio di andare contro la prassi istituzionale per impedire addirittura la stessa discussione sulla rilevanza dell'urgenza della legge popolare.
Una vergogna perché questi consiglieri hanno negato l'evidenza: cosa esiste di più urgente di una legge che propone di superare l'ingorgo istituzionale in cui si è trovato questo referendum, schiacciato fra la sospensione decisa da Errani e la scadenza delle elezioni politiche ?

Cosa esiste di più urgente di una legge che chiede di votare il 18 febbraio riducendo il tempo intercorrente fra l'indizione e lo svolgimento a 45 giorni invece di 120, in analogia con la legislazione nazionale ?
Cosa esiste di più urgente del fatto di consentire il pronunciamento popolare chiesto da 60.000 cittadini ormai da più di un anno in tempi brevi ?

Va bene che la paura di perdere il referendum da parte di DS e popolari fa novanta, ma in questo come negli altri casi è mancato soprattutto un minimo di rispetto verso i cittadini.

La raccolta delle firme per il referendum è iniziata a giugno 1999.
La proposta di referendum è stata approvata dall'Ufficio di Presidenza del Consiglio l'11 aprile 2000.
A luglio il Presidente Errani ha rifiutato l'indizione per novembre 2000.
Il 17 ottobre l'ha indetto per la data truffa del 20 maggio 2001, vista la preclusione a svolgere consultazioni referendarie nei tre mesi precedenti e successivi alle elezioni politiche.

La volontà di gran parte della maggioranza e del Presidente è sempre stata quella di rinviare il più possibile la consultazione nella speranza che non si svolga mai.

Non ci potrà lamentare poi del fenomeno della crescita dell'astensionismo o dell'affacciarsi di soggetti autonomi alle elezioni.

Chi arriva fino a negare che si possa esprimere il dissenso dimostrato da 60.000 cittadini verso il buono scuola emiliano, apripista per quello lombardo, si assume le proprie responsabilità.

A questo punto l'appuntamento con il referendum in Emilia Romagna è spostato a Novembre 2001.
In ogni caso questa scadenza non può essere annullata da nessuno.

 

Bologna, 20 dicembre 2000