NEV Comunicato stampa n. 27 da fed.evangelica@agora.stm.it
COMUNICATO STAMPA
Protesta del Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia contro l’ordinanza del Ministro della Pubblica Istruzione sull’attribuzione del credito scolastico per la frequenza alle lezioni della religione cattolica. Il provvedimento e’ "una violazione dei diritti di uguaglianza dei cittadini"
Roma 27 maggio 1999 (NEV-CS27) - Il Consiglio della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), riunito oggi a Roma, ha reso noto un documento sull’ordinanza del 14 maggio del Ministro della Pubblica Istruzione, relativa alle norme per lo svolgimento degli scrutini e degli esami nelle scuole statali, che pubblichiamo di seguito:
Il Consiglio della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia,
esprime le seguenti valutazioni:
ritenevamo che con le chiare sentenze della Corte Costituzionale n° 203 del 1989 e n° 13 del 1991 si fosse definitivamente chiuso il contenzioso relativo alla collocazione giuridica dell’insegnamento della religione cattolica e agli inalienabili diritti alla non discriminazione di coloro che non chiedono di avvalersi ne’ dell’insegnamento confessionale, ne’ degli insegnamenti che, del tutto impropriamente, l’Ordinanza Ministeriale definisce alternativi.
Purtroppo ci eravamo sbagliati.
Le pressioni della confessione religiosa di maggioranza ed il comportamento servile dei competenti organi di Governo creano ancora una volta fatti che costituiscono violazione dei diritti di eguaglianza dei cittadini e che costringeranno a riaprire un pesante conflitto sia sul piano politico che su quello giudiziario.
E’, infatti, palese che, in contrasto con i principi fissati nelle anzidette sentenze della Corte Costituzionale coloro i quali, avvalendosi delle facoltà di legge, avranno scelto di non seguire né l’insegnamento confessionale, ne’ le attività offerte in alternativa, saranno pregiudicati nell’acquisizione del cosiddetto credito formativo.
Si conferma, in tal modo, come attraverso l’organizzazione dell’insegnamento confessionale si tende a prevaricare coloro i quali ritengono che la testimonianza delle fede e la trasmissione dei valori religiosi sono compiti delle chiese e delle famiglie e non della scuola di Stato.
Appare poi veramente abnorme, anche sul piano della legalità formale, che il nuovo sistema venga introdotto alla fine dell’anno scolastico, quando gli studenti non sono più in grado di effettuare le proprie scelte anche in funzione della eventuale acquisizione dell’ulteriore credito formativo.