Contro il ritorno alla "religione di
Stato"
Comunicato del
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola
L'intenzione espressa dal ministro Moratti di "assicurare che il crocifisso venga esposto nelle aule scolastiche" è offensiva sia per chi appartiene ad altre confessioni e religioni; sia per chi non ha una fede religiosa; sia per quella parte del mondo cattolico che non vive la sua fede in modo integralista.
Tale intenzione è in significativa coincidenza con la proposta di legge leghista, che in termini chiaramente xenofobi fa del simbolo cattolico uno strumento di identità contro gli "altri", in particolare contro gli immigrati ed i cittadini di religione islamica.
Le ragioni della opposizione del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola alla presenza del crocifisso e di qualsiasi altro simbolo religioso nella scuola pubblica poggiano su quei valori di libertà e di eguaglianza che permeano la Costituzione italiana.
Come ha ricordato il Comitato Nazionale Scuola e Costituzione, se l'obbligo di esporre il crocifisso in tutte le sedi dello Stato venne introdotto dal fascismo (con disposizioni amministrative e con i Regi decreti 965/1924 e 1297/1928) sulla base dello Statuto albertino che attribuiva alla religione cattolica il carattere di "religione di Stato", la Costituzione della Repubblica italiana non riconosce più una religione di Stato e sancisce l'eguaglianza di tutti i cittadini, "senza distinzione [...] di religione" (art. 3).
Che in Italia non ci sia religione di Stato è affermazione, d'altronde, presente a chiare lettere nella revisione concordataria del 1984 (Protocollo addizionale, punto 1). Ancor più conta, poi, che la Corte costituzionale abbia ripetutamente ribadito il carattere laico dello Stato italiano, definendo tale laicità "principio supremo" costituzionale (sentenza 203/1989).
Infine, quanto alla magistratura ordinaria, la Corte di Cassazione con una importante sentenza (Sezione IV penale, n. 439, 1 marzo 2000) ha definitivamente assolto il prof. Marcello Montagnana, il quale nel 1994 aveva rifiutato di espletare la funzione di scrutatore, ove fosse presente il crocifisso nei seggi elettorali. Tale sentenza afferma che le vecchie disposizioni sui crocifissi nelle sedi pubbliche sono da ritenersi, in base alle sentenze della Consulta, in contrasto con i principi costituzionali di laicità, di eguaglianza, di libertà di coscienza. In particolare la sentenza dichiara insostenibili le giustificazioni addotte dal "parere" del Consiglio di Stato 63/1988 che aveva considerato ancora in vigore l'obbligo di esporre il crocifisso nelle aule e pone tale parere in contrasto con quanto recentemente argomentato dalla Corte costituzionale (329/1997).
Il
nostro Comitato ritiene, con il Comitato
Nazionale Scuola e Costituzione, che "nessun bambino o ragazzo debba
vivere, nella scuola italiana, l'umiliazione di sentirsi persona e cittadino di
seconda classe a causa di iniziative discriminanti, attuate in nome di un
malinteso diritto della maggioranza" ad imporre i propri simboli;
considera inconsistente l'argomento, talvolta addotto per suffragare tale
pretesa, che il simbolo religioso di una parte abbia valore universale
(identico argomento potrebbe infatti essere addotto da chi volesse imporre un
altro simbolo); impegna i docenti e gli organi direttivi della scuola allo
scrupoloso rispetto dei fondamentali princìpi della Costituzione.
Attilio Tempestini (presidente)
Cesare Pianciola (vicepresidente)
Carlo Ottino (direttore di "Laicità")