Mobilitiamoci contro il tentativo ministeriale di condizionare la scelta di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

Comitato bolognese Scuola e Costituzione

La circolare 174 del 14 dicembre 2001, riguardante l’iscrizione a tutte le classi per l’anno 2002/2003, modifica in modo pesante la condizione di chi non intende scegliere l’insegnamento della religione cattolica, prevedendo che la scelta di avvalersi o meno dell’IRC “ha effetto non solo per l’intero anno scolastico a cui si riferisce, ma anche per i successivi anni di corso, nei casi in cui sia prevista l’iscrizione d’ufficio…” .

La circolare 368/85 prevedeva espressamente “il diritto di scegliere ogni anno se avvalersi o meno” precisando che “il capo d’Istituto è tenuto a far pervenire agli aventi diritto il modulo di scelta”.

Tale procedura aveva lo scopo di non condizionare la libertà di coscienza dei cittadini (art. 19 della Costituzione) e la responsabilità educativa dei genitori (art. 30) che “lo Stato laico ha il dovere di salvaguardare “dinanzi ad un insegnamento di una religione positiva impartito “in conformità alla dottrina della Chiesa”, secondo il disposto del punto 5 a) del Protocollo addizionale” (Sentenza Corte Costituzionale n. 203/89, punto 8).

La circolare del Ministro Moratti costituisce un pesante cedimento all’offensiva delle gerarchie cattoliche.

Non a caso tale circolare fa seguito all’iniziativa del Provveditore di Bologna, che in data 19 ottobre aveva trasmesso ai Dirigenti scolastici una specie di Circolare sull’IRC formulata dalla Curia di Bologna, che conteneva fra le altre anche le affermazioni che “Non è ammesso da parte delle scuole consegnare ad alunni e genitori i moduli per la riconferma della scelta dell’IRC se non all’atto dell’iscrizione alle classi iniziali di un nuovo ciclo scolastico”; “E’ illegittimo altresì permettere agli alunni variazioni nella scelta dell’IRC in corso d’anno”.

L’arrogante pretesa della Curia di intervenire sull’organizzazione e sulle attività dei non avvalentisi si proponeva poi di impedire che le loro attività potessero consistere in corsi di inglese, informatica, corsi di recupero, ecc.

L’iniziativa bolognese è stata rintuzzata con decisione dal nostro Comitato che ha costretto il Provveditore a ben due rettifiche, la prima per precisare che le indicazioni del documento erano a carico esclusivo della Curia e la seconda per ricordare ai Dirigenti l’esistenza al riguardo delle tre sentenze della Corte Costituzionale.

Allo scopo il Comitato ha trasmesso ai Dirigenti una presa di posizione sulle questioni riguardanti l’IRC e le attività dei non avvalentesi e inserito nel proprio sito i testi delle tre sentenze della Corte: n. 203/89, 13/91, 290/92 e della Sentenza della Corte di cassazione sull’esposizione di crocefissi.

Bologna, novembre 2001