COMITATO NAZIONALE SCUOLA E COSTITUZIONE

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Comunicato stampa

 

Il Comitato nazionale Scuola e Costituzione dissente vivamente e protesta per l’intenzione espressa dal Ministro Moratti di diramare disposizioni con le quali “assicurare che il crocifisso venga esposto nelle aule scolastiche”.

 

Il Comitato

·       sottolinea con forza che non si tratta qui di uno scontro fra religioni o culture diverse o del pur doveroso rispetto di sensibilità individuali, ma del più ampio tema della laicità dello Stato, che in nessun caso dovrebbe effettuare scelte di campo in materia religiosa essendo, appunto, lo Stato di cittadini cattolici, appartenenti ad altre confessioni religiose e non credenti;

·       ricorda che la Corte costituzionale ha più volte ribadito il carattere laico dello Stato italiano, fino a considerare la laicità “principio supremo” della Costituzione (sentenza 203/1989) e che la Corte di Cassazione (IV sezione penale, n.439/2000) esaminando tutta la materia riguardante l’esposizione del crocifisso nelle sedi statali ha concluso che tutte le vecchie disposizioni sono in contrasto con i principi costituzionali di laicità e di eguaglianza e ledono il diritto alla libertà di coscienza in materia religiosa;

·        ricorda inoltre che la Corte di Cassazione nella stessa sentenza dichiara infondato il “parere” del Consiglio di Stato richiamato dal Ministro perché “urta contro il chiaro divieto posto in questa materia dall’art.3 cost.” e precisa che la motivazione del “parere” “è stata espressamente superata da corte cost. 329/97”.

 

Il Comitato nazionale Scuola e Costituzione si impegnerà in ogni modo, e chiede ai cittadini, ai parlamentari, ai docenti e agli operatori della scuola di impegnarsi decisamente, perché nessun bambino o ragazzo debba vivere, nella scuola italiana, l’umiliazione di doversi sentire persona e cittadino di seconda classe a causa di iniziative discriminanti attuate in nome di un malinteso diritto della maggioranza e di una presunta universalità del simbolo del crocifisso, rivendicata dalla gerarchia cattolica e da nessun altro sostenuta.

 

Roma, 19 settembre 2002