NEV - NOTIZIE EVANGELICHE
Servizio stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia
protestantesimo - ecumenismo - religioni

7 novembre 2001
settimanale - anno XXII - numero 45

Il crocifisso e la laicità

di Eugenio Bernardini

Anteprima di un editoriale del direttore del settimanale evangelico "Riforma" (redazione.torino@riforma.it), pubblicato sul n. del 9 novembre.

È un piccolo fatto, ma ha suscitato reazioni che fanno riflettere sui tempi che stiamo vivendo. Il fatto è questo: verso la fine di ottobre, nella scuola media statale di Melara, alle porte di La Spezia, arriva uno studente di etnia rom. La supplente di italiano lo accoglie, lo fa presentare ai suoi compagni di classe, scopre che è di religione musulmana.
Allora, con gesto simbolico, si alza e stacca il crocifisso che è al centro della parete alle sue spalle. Lo fa perché non si senta diverso, soprattutto in queste settimane in cui i simboli religiosi hanno assunto una rilevanza straordinaria.
Apriti cielo! Telefonate di protesta dei genitori che sono venuti a saperlo dai loro figli, intervento immediato della preside, commenti sui giornali.

Niente paura: il crocifisso è stato rimesso al suo posto, la supplente redarguita, le minoranze religiose ricollocate nel loro angolino, l'Italia, è confermato, è un paese cattolico. Unica voce flebile di protesta è quella delle chiese evangeliche di La Spezia e provincia che solidarizzano con l'insegnante "che ha avuto la sensibilità di anteporre il rapporto con la persona dello studente musulmano all'esposizione di un simbolo cattolico: il crocifisso". Il Vangelo invita ad accogliere lo straniero, dicono le chiese evangeliche spezzine, e "il Vangelo impegna tutti i cristiani. Non è così per il crocifisso, la cui esposizione è tipica del cattolicesimo. La religione cattolica, pur essendo maggioritaria, da tempo non è più religione di stato; nonostante ciò permangono retaggi inammissibili in ha una società civile".

Sul crocifisso nelle aule scolastiche e in altri luoghi pubblici c'è una polemica che ha ripreso vigore dopo che la revisione del 1984 del Concordato ha sancito la laicità dello stato italiano. Una sentenza del Consiglio di Stato del 1988 ha stabilito che i crocifissi possono comunque restare nelle scuole perché "a parte il significato per i credenti, rappresentano il simbolo della civiltà e della cultura cristiana nella sua radice storica, come valore universale indipendente da una specifica confessione religiosa". Più recentemente, però, la Corte di Cassazione ha dato ragione a chi rifiuta di presenziare un seggio in un'aula scolastica in cui sia presente il crocifisso.

In questi anni, solo gli evangelici e alcuni laici hanno continuato a lamentare questa indebita ostentazione fuori luogo di un simbolo religioso, proprio solo di una parte della popolazione italiana (con buona pace dell'opinione del Consiglio di Stato), e che nel passato ha sottolineato la "tolleranza" e la subalternità con cui venivano accolti e trattati i "diversi", evangelici ed ebrei in particolare. Poi il clima è cambiato: secolarizzazione ed ecumenismo sembravano avere "depotenziato" questo simbolo che, per alcuni, poteva essere ormai paragonato al tricolore, all'inno nazionale, al Forza Italia dell'epoca pre-Berlusconi, oppure essere considerato un muto testimone del passato, come il Colosseo.

Dopo l'11 settembre, invece, il crocifisso viene ricompreso in tutta la sua forza comunicativa, che noi evangelici abbiamo sempre rilevato e denunciato: l'Italia è un paese cattolico, i diversi dai cattolici ringrazino di poter vivere liberamente in questo paese. Punto. Lo hanno capito subito i genitori che hanno protestato per il gesto di quella povera supplente spezzina, e che rappresentano oggi un sentire comune in forte crescita. E lo ha capito la comunità islamica di La Spezia, che ha preso le distanze dalla rimozione del crocifisso perché "è stato un gesto eccessivo". E ora appare chiaro il motivo per cui, in tempi di disinteresse religioso, la gerarchia cattolica italiana ha difeso strenuamente il suo simbolo nelle aule delle pubbliche istituzioni della Repubblica: per avere un ulteriore elemento per tornare a occupare il posto che in Italia ha sempre preteso di rappresentare, cioè la sintesi dei valori religiosi e umani di questo paese.

C'è di che essere preoccupati. Specie dopo l'11 settembre c'è bisogno di più laicità, non di meno laicità; c'è bisogno di più pluralismo, non di meno pluralismo. E senza che questo significhi perdere la propria identità e cultura. No, non siamo proprio americani, ma neppure siamo francesi o olandesi o britannici. Siamo italiani e questo ci tocca. Fino a quando?

 

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