COMUNICATI STAMPA
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Status giuridico degli insegnanti di religione: reazioni negative dalle chiese protestanti dopo l'approvazione in Senato del disegno di legge: "Provvedimento contraddittorio, un reale arretramento rispetto al già precario equilibrio raggiunto con la revisione del Concordato".

Roma, 21 luglio 2000 (NEV-CS20) - Reazioni fortemente negative dalle chiese protestanti a seguito dell'approvazione da parte del Senato del progetto di legge sullo status giuridico degli insegnanti di religione cattolica. Riportiamo di seguito un comunicato diffuso oggi dalla "Associazione 31 ottobre, per una scuola laica e pluralista", promossa nell'ambito della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI):

"Di fronte all'approvazione al Senato del progetto di legge che istituisce l'immissione in ruolo dei docenti di religione cattolica, l' 'Associazione 31 ottobre, per una scuola laica e pluralista:

- rileva la contraddizione per cui si istituisce un ruolo per una disciplina che e' facoltativa, i cui contenuti e le cui modalità di insegnamento dipendono dall'approvazione di una istituzione esterna allo Stato italiano che ne verifica l'idoneità e la conformità alla sua dottrina;

- segnala che, di conseguenza, anche i meccanismi di assunzione (e di eventuale licenziamento) sfuggono alle ordinarie verifiche di un concorso pubblico, perché avvengono in base a criteri discrezionali definiti dall'autorità ecclesiastica. E per di più, in caso di perdita del gradimento, e di revoca dell'idoneità da parte di questa autorità (vedi il caso dei divorziati), lo Stato italiano si vedrà costretto ad assumersi l'onere di questo personale cosi' reclutato, impiegandolo nell'insegnamento di altre discipline o destinandolo ad altre mansioni;

- ritiene che questo provvedimento rappresenti complessivamente un reale arretramento rispetto al già precario equilibrio costruito con la revisione del Concordato del 1984: infatti, anziché muoversi nella prospettiva di una scuola laica e pluralista, in vista del superamento dell'insegnamento confessionale, con questo provvedimento lo Stato costituisce un corpo docente rigido, senza controllarne i requisiti ai fini di un insegnamento del fatto religioso in una prospettiva non confessionale;

- richiama al rispetto dei principi costituzionali dello Stato laico e del carattere facoltativo dell'insegnamento della religione cattolica, come previsto dallo stesso Concordato dell''84".


Progetto di legge sui docenti di religione: per la Tavola valdese e' "una iniziativa al limite della legalità democratica"; forti riserve anche da parte dell'Unione delle chiese cristiane avventiste del settimo giorno: "Provvedimento in contrasto con il principio di laicità dello Stato italiano"

Roma, 21 luglio 2000 (NEV-CS21) - Forti riserve da parte della Tavola valdese e dell'Unione delle chiese avventiste del settimo giorno sull'approvazione, avvenuta il 19 luglio in Senato, del progetto di legge sull'immissione in ruolo dei docenti di religione cattolica.

La Tavola valdese esprime "dissenso e preoccupazione per una iniziativa al limite della legalità democratica, che per di piu' supera quanto previsto dallo stesso Concordato - spiega il moderatore della Tavola valdese, ing. Gianni Rostan -. L'intero sistema dell'insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica come insegnamento confessionale - prosegue Rostan - contraddice il fondamentale principio costituzionale di laicità e non confessionalità della Stato".

Rilevando inoltre la palese contraddizione per cui si verrebbe ad istituire un ruolo per una materia scolastica facoltativa, la Tavola valdese "deplora il fatto che vengano lesi i diritti di quante e quanti hanno sostenuto regolari concorsi, che si vedrebbero scavalcati da persone che entrerebbero a ruolo senza alcune verifiche da parte dello stato; deplora inoltre questo ulteriore episodio di subalternità dello Stato laico ad una autorità esterna".

In una lettera indirizzata al presidente della Camera dei Deputati, il presidente dell'Unione delle chiese avventiste del settimo giorno, pastore Lucio Altin, afferma che la decisione del Senato "e' in contrasto con la posizione assunta dalla Stato italiano, che e' quella di uno Stato laico, anche se non antireligioso. (…) Ci auguriamo - scrive Altin - che alla

Camera si svolga un dibattito di alto profilo politico, che tenga conto di tutti gli elementi che costituiscono uno Stato laico garante della democrazia".

 

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