(sottoscritto da bioeticisti, filosofi e studiosi di
scienze umane)
La nascita
di un bambino voluto dai genitori è un bene prezioso, e il modo in cui avviene la
nascita o il concepimento non annulla né sminuisce questo grande valore. Solo
inveterati pregiudizi contro le tecniche o le novità possono indurre a credere
che solamente il concepimento conseguente al rapporto sessuale sia dignitoso e
moralmente accettabile. Le tecniche di fecondazione assistita rappresentano un
progresso medico e morale in quanto consentono alle persone di avere figli in
maniera sempre più responsabile.
La 40/2004, di conseguenza, è una legge oscurantista perché
limita fortemente la libertà personalissima di procreare, sia scoraggiando il
ricorso alla fecondazione in vitro per il fatto di imporre – contro ogni
indicazione medica – alle donne che la richiedono ripetute stimolazioni
ormonali, sia vietando la donazione dei gameti a chi non ha altro modo per
avere un figlio.
Un mondo
con più conoscenza è migliore di un mondo avvolto nell’ignoranza, e quindi
anche la ricerca scientifica volta a far crescere la conoscenza è moralmente
buona. Oggi la scienza sta spalancando nuovi straordinari orizzonti sulle prime
fasi della vita umana con ricerche da cui si attendono effetti terapeutici di
eccezionale valore. La legge 40/2004 blocca la ricerca scientifica in nome
della difesa del “mistero della vita”, mostrando un atteggiamento antiscientifico.
A difesa
della legge 40/2004 si sostiene che il concepito dalla fecondazione avrebbe i
diritti (o la dignità) della persona umana, per cui il principio di uguaglianza
imporrebbe di limitare o vietare la ricerca scientifica e la fecondazione in
vitro. Questa tesi presuppone che un embrione di quattro o di otto cellule sia
già una persona umana – una sorta di bambino in miniatura racchiuso in poche
cellule. Oltre ad essere una specifica posizione morale di alcuni che non può
essere imposta a tutti per legge, questa tesi non solo è molto controversa ma è
anche debole sul piano razionale. Infatti, il prodotto del concepimento
(l’embrione) nelle primissime fasi del concepimento può avere una pluralità di
destini, la maggior parte dei quali sono del tutto diversi da quello per cui
gli si vogliono riconoscere dei diritti. Tra questi destini possibili, ad
esempio, vi è anche quello di trasformarsi in un tumore maligno.
Solo
un’intensa e falsata campagna mediatica è riuscita a dare tanto rilievo
all’assurda idea che l’embrione sia persona dal concepimento. Lungi dall’essere
già persona dotata di diritti, l’embrione è una fase iniziale del processo
riproduttivo. Se è moralmente ingiusto trattare uguali in modo disuguale, è
altrettanto ingiusto trattare disuguali in modo uguale. L’articolo 1 della
legge deve essere abrogato come richiesto dal primo quesito del referendum.
Dopo avere “blindato” la legge in Parlamento ed impedito
qualsiasi miglioramento, si dice oggi che la materia oggetto del referendum è
troppo difficile e complessa perché i cittadini possano decidere al riguardo.
Questo è il consueto argomento antidemocratico, analogo a quello usato in
passato da chi riteneva che le donne o gli analfabeti non avessero conoscenze
sufficienti per avere il diritto al voto e partecipare alla vita politica. Non
solo la legge 40/2004 è antiscientifica, ma è difesa con argomenti poco
compatibili con una democrazia matura in cui le persone si confrontano senza
ricorrere all’espediente dell’astensione che sfrutta furbescamente il vantaggio
dato da chi per necessità o pigrizia non partecipa al voto. A votare al
referendum si è chiamati non da un numero (più o meno ampio) di cittadini, ma
da una legge dello Stato analoga a quella che chiama al voto nelle elezioni
politiche. Pur essendo consentito sul piano della legalità formale, dal punto
di vista sostanziale della moralità politica l’appello all’astensione è un
attentato alla vita democratica.
Mentre
auspichiamo il successo del referendum, ribadiamo che i divieti della legge
40/2004 restano moralmente ingiusti e di grave inciampo al progresso civile
anche se non fosse raggiunto il quorum. Su di essi dovrà riaprirsi il dibattito
politico e legislativo per riaffermare la moralità della fecondazione assistita
e per garantire ai cittadini la libertà riproduttiva.
Le
adesioni vanno inviate a: politeia@fildir.unimi.it
Prime
adesioni:
Bartolommei,
Sergio (Università di Pisa)
Borsellino,
Patrizia (Università dell’Insubria)
Corbellini,
Gilberto (Università La Sapienza, Roma)
D’Orazio,
Emilio (Centro Studi “Politeia”, Milano)
Lecaldano,
Eugenio (Università La Sapienza, Roma)
Mori,
Maurizio (Università di Torino)
Neri,
Demetrio (Università di Messina)