lettera di critica liberale
13 novembre 2001 - anno I - numero 3

UNA NOTA SULL’ESPOSIZIONE DEI CROCIFISSI NELLE SCUOLE ITALIANE

Roma (LCL – 13), 1 novembre 2001

La contrarietà all’esposizione del crocifisso nelle scuole è una costante nelle polemiche dei laici italiani fin da quando esso fu reintrodotto dal fascismo negli anni venti. Ma il modo in cui la questione è stata ora riproposta a La Spezia pare decisamente infelice. L’insegnante spezzina non lo ha tolto dall’aula scolastica, secondo quanto riferito dalla stampa, in nome della laicità dello Stato e della scuola pubblica, bensì perché lo ha ritenuto capace di ledere, in particolare, la sensibilità di uno scolaro musulmano. La decisione è stata quindi presa sulla base di una valutazione del maggiore o minor grado di considerazione e rispetto dovuto ad una particolare denominazione religiosa, e in relazione alla nuova presenza di immigrati islamici e dei loro figli. L’appartenenza alla religione islamica è stata cioè ritenuta degna di maggior considerazione, per esempio, di quella ebraica: non risulta sia mai accaduto che la presenza di uno studente ebreo abbia causato la rimozione del crocifisso per non turbarne la sensibilità, nonostante che per secoli gli ebrei siano stati perseguitati all’insegna del crocifisso; neppure la presenza del crocifisso è stata mai ritenuta offensiva per gli appartenenti a quelle confessioni protestanti di matrice calvinista che utilizzano la croce ma non il crocifisso (sospettato di iconolatria); tanto meno l’imposizione del crocifisso viene abitualmente ritenuta un’arrogante prepotenza nei confronti dei non credenti, tesa a dare ad intendere che le opinioni dei cattolici in materia di religione sono più degne di considerazione e rispetto che quelle di non credenti, atei o agnostici.

Sembra che si stia affermando in modo strisciante una sorta di gerarchia, che pone le diverse credenze in ordine decrescente di rispettabilità e di ossequio dovuto alla sensibilità dei loro seguaci, e che non ha nulla a che fare con l’uguaglianza dei cittadini in uno Stato laico. Ed è forse anche più grave che si considerino più degne di rispetto di altre le convinzioni in materia di religione ritenute, a torto o a ragione, meno tolleranti e più suscettibili delle altre rispetto a ogni loro messa in questione. Anziché educare i figli degli immigrati alla libera critica, anche, di ogni convinzione religiosa, si preferisce preservare (o stimolare ex novo in chi non ne fosse già provvisto) un atteggiamento prono ai dettami più rigidi diffusi nelle società di provenienza, ritenuto "naturalmente" se non doverosamente proprio di tutti gli individui le cui radici famigliari si trovano in tali società, e meritevole di essere preservato contro le tentazioni che potrebbe stimolare la società secolarizzata che li accoglie. Con il risultato di cacciare amichevolmente nell’integralismo religioso perfino i figli di quegli immigrati che magari si sono trasferiti in un paese occidentale non solo per bisogno economico, ma anche perché in cerca di una società meno oppressiva anche dal punto di vista religioso (si pensi, per esempio, ai moltissimi algerini che si trovano precisamente in questa situazione).

Ma, se si resta in quest’ordine di idee, più che all’auspicata rimozione del crocifisso in nome della laicità e della neutralità religiosa dello Stato e della scuola laici, ci ritroveremo alla prima occasione di fronte alla proposta di esposizione obbligatoria dei simboli religiosi di tutte le confessioni casualmente rappresentate in un’aula scolastica (o, domani, in un tribunale: in attesa di deferire a tribunali rabbinici o a corti islamiche i processi di cui fossero parti gli appartenenti a tali confessioni, come in effetti già proposto senza alcun imbarazzo da Cossiga. Il quale ha perfino osato affermare che questo discenderebbe da una sua particolare sensibilità "liberale": la crassa ignoranza in materia di liberalismo dei liberali immaginari parvenus degli ultimi anni ha alle spalle l’altrettanto crassa ignoranza di pezzi significativi della classe politica precedente).

(fmc)

P.S. Sarebbe anche il caso di ricordare che, fino alla presidenza Leone (oggetto di tanta inopinata nostalgia in occasione della sua odierna scomparsa), nelle aule italiane non erano esposti neppure i ritratti dei Presidenti della Repubblica (sarebbe bene pensarci in tempo, prima di dover esibire – Dio, Allah e Manitù non vogliano – il volto irridente di Berlusconi); quanto alla bandiera, di cui più d’uno in questa occasione ha anche proposto l’ostensione in ogni aula scolastica, per favore lasciamo perdere: se non altro per non ritrovarci da qualche parte anche quella "padana", in alternativa o al posto di quella europea.

 

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