E’ stata approvata la legge sull’immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica

A breve la clericalizzazione della scuola

 

La Camera dei deputati il 15 luglio 2003 ha definitivamente approvato la legge sull'immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica. Un pasticcio che non ha precedenti, in palese contrasto con i principi laici e democratici della Costituzione.

Ricordiamo che la questione degli insegnanti di religione cattolica si è creata nel nostro Paese col Concordato fascista del ’29. Da allora, si è andata configurando una categoria particolarissima di docenti designati dalla Chiesa Cattolica, ma pagati dallo Stato, quindi con i soldi di tutti gli italiani. Questa situazione, continuata invariata con l’avvento della Repubblica, è stata ribadita nel 1984 in occasione della revisione del Concordato dall’allora capo di governo Bettino Craxi, desideroso d'ingraziarsi una Chiesa cattolica in declino di consensi nella società civile. 

Col Concordato dell'84, l'insegnamento della religione cattolica perdeva però quella funzione di "coronamento dell'istruzione" riconosciutagli (almeno formalmente) dal regime fascista per diventare facoltativo. Da allora, nonostante e contro l'opera di ministri e funzionari statali, più ossequiosi al Vaticano che alla laicità dello Stato, il principio della facoltatività si è definitivamente affermato, anche se è stato necessario per questo -nell’89 e nel 91- il pronunciamento della Suprema Corte Costituzionale, che ha finalmente stabilito che quanti non volessero avvalersi della “Religione” non fossero costretti a frequentare "materie alternative" o a "studiare individualmente" durante quell’ora in cui altri compagni di classe usufruivano dell’insegnamento religioso. Tuttavia, le azioni di favoreggiamento dei nostalgici della Religione di Stato non sono state mai dismesse, e ancora oggi capita di dover sprecare energie contro i velleitari tentativi di far valere l’insegnamento religioso per determinare promozioni e bocciature o per le attribuzioni di punteggio del credito scolastico in occasione degli scrutini finali.

Essendo facoltativo l'insegnamento della religione cattolica, la quantità dei docenti chiamati ad impartirlo è quindi legato alle richieste di chi se ne avvalga, e poiché per prevedere la presenza di un insegnante di religione può bastare anche un alunno per classe, appare chiaro come il numero di questi docenti sia svincolato dal rapporto insegnanti-alunni valido per tutti gli altri docenti della scuola statale che hanno classi di circa trenta studenti. Il mercato del lavoro degli insegnanti di “Religione” allora è rimasto abbastanza stabile, nonostante siano diminuiti, in alcune realtà anche sensibilmente, il numero degli studenti “avvalentisi”. Un mercato che è tutto nelle mani della Chiesa romana perché lo Stato italiano, come abbiamo detto, accorda al Vaticano il privilegio di designare gli insegnanti di religione. Così non il diritto italiano, ma quello ecclesiastico regola la materia:

All'autorità della Chiesa è sottoposta l'istruzione e l'educazione religiosa cattolica che viene impartita in qualunque scuola o viene procurata per mezzo di vari strumenti di comunicazione sociale; spetta alla Conferenza episcopale emanare norme generali in questo campo d'azione, e spetta al Vescovo diocesano regolarlo e vigilare su esso. (Diritto Canonico, canone 804)

L'Ordinario del luogo si dia premura che coloro, i quali sono deputati come insegnanti di religione nelle scuole, anche non cattoliche, siano eccellenti per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana e per abilità pedagogica

È diritto dell'Ordinario del luogo per la propria diocesi di nominare o di approvare gli insegnanti di religione, e parimenti, se lo richiedono motivi di religione o di costumi, di rimuoverli oppure di esigere che siano rimossi (Diritto Canonico, canone 805).

Pertanto, l'insegnante di religione cattolica diviene un "prescelto" solo se completamente organico alla ideologia della Chiesa, che ne controlla “dottrina e costumi”.

Un principio questo, che non ha subito variazione alcuna nella legge sull’immissione in ruolo dei docenti di religione cattolica approvata il 15 luglio u.s., in virtù della quale lo Stato italiano, non solo continuerà ad obbedire a quanto la Chiesa decide, ma addirittura dovrà garantire che questo personale docente assai particolare vada ad insegnare materie diverse dalla religione cattolica. Il meccanismo introdotto dalla legge, infatti, prevede che qualora il Vescovo competente territorialmente ritenga questi insegnanti, a sua insindacabile decisione, non più adatti all'insegnamento cattolico, potrà esigere che vengano rimossi, ma poiché essi sono ormai a tutti gli effetti titolari di un contratto a tempo indeterminato con lo Stato, andranno a coprire le cattedre delle materie obbligatorie per tutti, alle quali gli altri docenti di ruolo hanno avuto accesso per le vie regolari (selettivi concorsi a cattedra, titoli, abilitazioni…). Vale appena ricordare, che molti dei docenti di religione cattolica non sono neppure laureati.

Si introduce, così, un vero e proprio canale di reclutamento del personale della scuola parallelo a quello Statale, per accedere al quale bisognerà essere eccellenti per retta dottrina, per testimonianza di vita cristiana. Un forte condizionamento etico, dunque, in totale contraddizione con i principi Costituzionali che garantiscono libertà di pensiero e di coscienza, nonché uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Inoltre, a voler pensare malignamente: ogni anno la Chiesa potrebbe decidere di esigere la rimozione dei propri insegnanti per incaricarne altri, costringendo così lo Stato a ricollocarli.

A questo punto il reclutamento del personale della scuola sarebbe sempre più nelle mani della Chiesa con la conseguente clericalizzazione di tutte le istituzioni scolastiche.

A sostegno di questa immissione in ruolo è stato fin troppo strumentalmente utilizzato l'argomento della sanatoria a favore di "poveri lavoratori precari" e l'attenzione per costoro è stata veramente singolare se si pensa che, sia centro-destra, sia  centro-sinistra hanno presentato recentemente svariati progetti di legge per la loro immissione nei ruoli statali. Un interesse che stupisce, soprattutto se si pensa che per gli altri docenti precari, con tanto di laurea e di concorsi ordinari a cattedra superati anche brillantemente non si è avuta una sollecitudine analoga, e che nel corrente anno scolastico neppure uno di loro è stato immesso in ruolo. Un interesse che disorienta, se si tiene conto che tutto questo accade mentre si sottraggono risorse economiche alla scuola statale e, ai complessivi 20000 posti di personale docente, tecnico ed ausiliario cancellati a luglio 2002, se ne aggiungeranno altri 30000 nell'anno scolastico che deve ancora iniziare.

Dobbiamo forse pensare che il Ministero, che tanto ha premuto per l’approvazione di questa sua legge, economizzi per trovare soldi da destinare alle private e per far posto ai particolari docenti cattolicissimi nelle scuole della Repubblica?

Tanta attenzione per “questi poveri precari” è quantomeno esagerata, se si pensa che il 70% di essi sono già da tempo  “stabilizzati" (contrattualmente sono così definiti quelli che hanno maturato quattro incarichi annuali) e per questo godono di tutele analoghe a quelle del personale di ruolo, e percepiscono la retribuzione di un docente laureato anche se insegnano nella scuola materna ed elementare.

Ora sarà proprio questo 70% ad essere immesso in ruolo, a condizione –prevede la legge- che in 10 anni abbiano maturato 4 anni di servizio.

Il senso di questo provvedimento allora, è quello di favorire la Chiesa romana in tutti i modi. Una Chiesa che già si è vista erogare a piene mani finanziamenti pubblici per le sue scuole, e che ora potrà finalmente controllare dall’interno anche la scuola Statale attraverso docenti a lei fedelissimi.

Saranno 22.225 gli insegnanti di religione cattolica ad essere immessi in ruolo solo per il prossimo anno, ed altri vi entreranno negli anni successivi. Per essi lo Stato appronterà periodici concorsi  miranti all’accertamento della preparazione culturale generale e didattica come quadro di riferimento complessivo, e con esclusione di contenuti specifici della religione cattolica, si legge al punto 3.5 della legge. Ma per quest’anno i “precari di religioni cattolica” neppure su queste elementari conoscenze dovranno render conto allo Stato, perché Il programma d’esame del primo concorso è volto unicamente all'accertamento della conoscenza dell'ordinamento scolastico, degli orientamenti didattici e pedagogici relativi agli ordini e ai gradi di scuola…e degli elementi essenziali della legislazione scolastica (5.2). Ovvero all’accertamento di  conoscenze che nel  mondo della scuola sono ordinaria amministrazione.

Alla fine del concorso non ci sarà neppure una graduatoria di merito, ma, recita sempre la legge, le commissioni compilano l'elenco di coloro che hanno superato il concorso (3.7).

Dopo aver sostenuto anche gli oneri economici che daranno una parvenza di legittimità a queste anticostituzionali immissioni in ruolo, dunque, la conclusione sarà di fornire alle Diocesi elenchi di persone a loro già assai note, e già da tempo da esse prescelte.

Onde evitare poi che si crei (meglio essere previdenti?!) qualche fastidioso inconveniente che possa far prevalere lo Stato nella gestione del rapporto di lavoro, la legge fa espressamente proprio il vincolo del diritto canonico, per cui: la revoca dell'idoneità da parte dell'ordinario diocesano competente per territorio diventa esecutiva a norma dell'ordinamento canonico (3.9). Quante sono le leggi dello Stato in cui sia presente il diretto riferimento ad un vincolo giuridico estraneo al suo ordinamento?

Il prezzo per lo Stato sarà altissimo. Se gli effetti della legge sono quelli che noi temiamo, il ritorno allo stato teocratico è prossimo e di bello non ci sarà proprio nulla da vedere.

 

Maria Mantello 

(Presidente sez. romana “Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno”)