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Carlo
Ottino
(Torino,
25/8/1929 - 25/4/2011)
Con Carlo Ottino scompare una importante figura di
riferimento della cultura laica della sinistra torinese.
Uomo di scuola, ha insegnato lettere nelle medie
inferiori e storia e filosofia nella secondaria superiore, per oltre venti
anni al Liceo Classico «V. Alfieri» di
Torino. È stato intensamente impegnato nella FNISM-Federazione Nazionale
Insegnanti (nella quale ha avuto anche incarichi direttivi).
Ha svolto attività politica successivamente nel Partito
Comunista Italiano, nel Partito Socialista Italiano e nel Partito della
Rifondazione Comunista; ultimamente aveva aderito a Sinistra Critica.
I valori di eguaglianza e libertà dell'antifascismo,
della Resistenza e della Costituzione, l'opposizione intransigente ad ogni
forma di discriminazione, sono stati i principi cui si è richiamato in ogni
occasione.
È stato un
attivista per i diritti umani in Amnesty International.
Ha collaborato con l'Opera Nomadi contribuendo «all'ascolto, all'incontro, alla conoscenza
reciproca, al cambiamento, nella dimensione in divenire della convivenza
multiculturale» (come scrisse in un documento dell'Associazione nel 2001).
Il 15 febbraio 1983 fu tra i fondatori del Comitato
Torinese per la Laicità della Scuola, del quale è stato presidente dal 1985
al 1996 (con l'intervallo nel 1992 della presidenza di Pier Valdo Comba); dal
1988 è stato ininterrottamente direttore del trimestrale del Comitato «Laicità», su cui ha scritto numerosi editoriali,
articoli, recensioni. La scommessa di Carlo Ottino e del Comitato è stata di
tenere insieme istanze e motivazioni diverse (religiose e irreligiose) sul
comune terreno della laicità dello Stato e della scuola. La laicità era per
lui soprattutto un metodo e una condotta di vita. Nella introduzione al
volume Nuove interviste sulla laicità (2003-2008) ha scritto che la
laicità è «in definitiva, per chi tende a
praticarla, un modo di vivere, una regola di atteggiamento e di
comportamento, attenta all’individuo senza individualismi, propensa alla
relatività senza relativismi, fautrice di moralità senza moralismi. Una
regola tesa a conoscere il passato, a vivere il presente, a comprendere nella
storicità anche l’utopia: a guardare dunque, senza dirottamenti metafisici o
confessionali, pure nelle piccole e grandi cose della quotidianità
problematica, verso il futuro».
In linea con le sue posizioni fermamente laiche, è
stato tra i promotori nel 2005 della Consulta Torinese per la Laicità delle
Istituzioni e poi del Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura
Laica "Piero Calamandrei" - Onlus, organizzazioni alle quali ha dato un apporto
prezioso.
La sua scomparsa lascia in chi l'ha conosciuto un
grande rimpianto ma anche l'eredità di semi fecondi di laicità, di democrazia
e di giustizia sociale.
Alcuni suoi scritti
Dopo vari articoli su Gramsci comparsi su riviste nel
1955, ha pubblicato il volume Concetti fondamentali nella teoria politica di Antonio
Gramsci, Feltrinelli, Milano 1956.
Tra gli articoli di storia dell'ebraismo ha pubblicato:
Cenni sull'esperienza sionista e antifascista di Enzo Sereni, e
Jabotinsky e l’Italia, in Gli
Ebrei in Italia durante il Fascismo, «Quaderni Cdec»,
1962 e 1963.
Dal 1964 al 1969 ha redatto numerose voci di storia e di
teoria politica per il Grande Dizionario Enciclopedico Utet e nell'Appendice
1997 ha scritto la voce Laicità.
Nel 1985-89 ha pubblicato, insieme a Maria Bertinetto, Daniela Molino e Massimo Novarino, i
volumetti Scomparsi; Tortura; Pena di morte presso le Edizioni
del Gruppo Abele.
Ha collaborato con il saggio La scuola italiana fra
Stato e Chiesa al volume di vari autori Scuola: il Concordato della discordia.
Scuola, Stato e Chiesa dalla legge Casati alla nuova ora di religione
cattolica, Rossoscuola / Il Manifesto, Torino 1988.
Ha pubblicato il contributo Ricerche e
viaggi ai campi di sterminio: esperienze nelle scuole del Piemonte nel
volume a cura di Enzo Traverso, Insegnare Auschwitz. Questioni etiche,
storiografiche, educative della deportazione e dello sterminio, Bollati Boringhieri,
Torino 1995.
Da
ricordare infine le introduzioni a Laicità. Domande e risposte in 38
interviste (1988-2003), Claudiana Editrice, Torino 2003 e a Nuove interviste sulla laicità
(2003-2008), La Grafica Nuova, Torino 2008.
(a
cura di Cesare Pianciola)
Carlo
Ottino e l'Opera Nomadi
Dopo una lunga sofferenza sopportata con dignità,
accompagnato dalle premure della consorte e dei figli, Carlo Ottino ci ha
lasciati il 25 aprile 2011: amico, oltre la quotidianità, nell'attività di
volontariato civile in favore degli "ultimi" di tutti i tempi, i
Sinti e i Rom, che costituivano (e costituiscono tuttora) un problema di
convivenza a Torino e in Regione.
Siamo negli anni '70, tempi in cui alle riflessioni ed
esigenze di impegno politico/sociale occorreva essere presenti nella società,
nelle istituzioni, nella scuola dell'obbligo e in quella superiore, a cui il
prof. Ottino apparteneva. In quei tempi si attivava in Torino l'Opera Nomadi,
associazione laica con finalità sociale e di tutela dei diritti dei Rom, dei
Sinti e di altri gruppi di origine nomade. L'impegno prioritario consisteva
nella promozione di interventi atti a togliere gli Zingari ed altri nomadi
dalla situazione di emarginazione in cui erano relegati e per favorire interventi
di accoglienza nel territorio: in particolare mediante la sosta, la
residenza, la scolarizzazione dei minori, la tutela della lingua e della
cultura zingara, le occupazioni, la rimozione di situazioni oggettive di
svantaggio.
Ottino in quegli anni c'era di persona, come
volontario, e con scritti sul campo, per perorare la causa dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti
(artigiani siciliani stagionali). Sono ancora attuali le sue puntualizzazioni
sotto il titolo: Zingari: che cosa si può fare? e le idee del documento
Rom, Sinti e Camminanti: soggetti di diritti e di accoglienza, nonché
le sue Considerazioni sul testo della Legge regionale del 25 febbraio
1993.
In questo ultimo decennio si è aggiunta la presenza dei
Rom Rumeni, cittadini dell'Europa Comunitaria, che – vergogna locale – non esistono
ufficialmente e "vivono qua e là", nascosti da cespugli, lungo il
torrente Stura.
Con Carlo Ottino,
con Norberto Bobbio, riconoscevamo che i
pregiudizi sono nella testa delle persone e lì bisogna combatterli con lo
sviluppo della conoscenza, dell'educazione e con la lotta contro ogni forma
di discriminazione. Continueremo con queste convinzioni, seguendo l'esempio
di Ottino, confortati anche dalla auspicata partecipazione dei Rom, Sinti e
Camminanti.
Secondo
Massano
Gabriella
Giuliani
“Il preside” Carlo Ottino, maestro
di vita
I ragazzi che negli anni ’60
frequentarono le scuole medie di San Maurizio Canavese in provincia di Torino
se lo ricordano bene “il preside” Carlo Ottino, con il suo caratteristico berretto
di panno “alla Nenni” e l’inseparabile borsa di pelle sempre piena di libri e
documenti. Severo, come dev’essere una guida per i giovani, ma sempre
umanamente disponibile a comprenderne i problemi. Fin dal suo arrivo in
paese, in qualità di preside incaricato, aveva dimostrato con i fatti di
credere nel suo lavoro volto all’educazione degli adolescenti e così “il
preside” – com’era da tutti conosciuto - si era ben presto guadagnato
autorevolezza e stima profonda, prima tra i ragazzi dell’avviamento professionale,
poi, a partire dal 1962, tra quelli della nuova scuola media unificata e tra
le loro famiglie. Meticoloso nell’organizzazione didattica, aveva saputo
suscitare l’entusiasmo dei docenti che collaboravano con lui, coinvolgendo in
questo progetto educativo il personale di segreteria e gli stessi bidelli,
che in quella favorevole situazione trovavano un’occasione di riscatto
socio-culturale. Con la sua forza coerente, in poco tempo “il preside”
riusciva a creare una sorta di scuola modello, forse poco conosciuta rispetto
ad altre esperienze dell’epoca, ma, sicuramente, altrettanto efficace e in
cui gli allievi respiravano il profumo della libertà di apprendere attraverso
il fare e si sperimentava il superamento degli insegnamenti diversificati per maschi e femmine. Si andava a lezione volentieri, stimolati da quel
clima di ricchezza culturale e dalle continue novità e a nessuno veniva in
mente di “tagliare” da scuola. Grazie a un complesso d’attività ispirate ai
principi fondamentali della pedagogia attivista, decisamente innovative per
quei tempi, quali ad esempio i laboratori artistici di pittura, affresco,
mosaico, ceramica e sbalzo su rame, gestiti mirabilmente dal prof. Raga come una piccola accademia d’arte; il cineforum,
attraverso la visione e il commento di opere scelte per le loro qualità
artistiche e di denuncia: vera e propria palestra di discussioni critiche e
di confronto d’idee; le visite guidate; le ricerche storiche svolte sul campo
e la raccolta di testimonianze orali, soprattutto tra i protagonisti della
lotta partigiana; le mostre (memorabile quella sulla Resistenza, organizzata
in collaborazione con l’Anpi locale nel 20°
anniversario della Liberazione dal nazifascismo, che, per originalità
metodologica e ricchezza dei materiali esposti, si meritò un lungo articolo
con relativa foto di alcuni ragazzi su La Gazzetta del Popolo), per gli
studenti di quelle generazioni lo studio divenne appassionante e ognuno
trovava modo di manifestare qualità e predisposizioni. Per questo tutti i “suoi”
studenti l’hanno sempre menzionato con affetto e stima profonda. Doloroso è,
dunque, il rammarico per averlo perso, ma la figura carismatica del “preside”
resterà indelebile nei loro cuori, perchè
consapevoli di aver beneficiato dell’insegnamento e dell’esempio morale e
civile di un grande, indimenticabile uomo.
Franco
Brunetta, allievo e amico del “preside”,
oggi
maestro di scuola
“Per la Scuola della Repubblica”
Il 25 aprile è
mancato Carlo Ottino, promotore e animatore del Comitato Torinese per la Laicità
della Scuola, che ha occupato un posto tanto importante nella vita della
nostra Associazione oltre che del Comitato nazionale Scuola e Costituzione.
Con Carlo
Ottino eravamo uniti da un’amicizia e da una collaborazione quasi
trentennale. Sono tanti i ricordi – oltre al dolore per la sua scomparsa –
che in questo momento si affollano nei nostri sentimenti... Quando Carlo
arrivava da Torino era come se una ventata di coraggio venisse in soccorso
delle nostre battaglie per la laicità della scuola. Le sue parole erano
sempre limpide, senza scorciatoie, sempre attente a coniugare i principi
della laicità con il livello alto di una irrinunciabile “cultura della
laicità”.
Il periodico
“Laicità” sotto la sua direzione, si era dimostrato da subito strumento
insostituibile nelle battaglie per l’affermazione di un’autentica democrazia
scolastica, in grado di coniugare la teoria di un’autonomia del sistema
scolastico dalle burocrazie delle maggioranze governative con la battaglia
quotidiana per la liberazione della scuola – e dello Stato – dai privilegi
del Vaticano.
Animatore con
le sue illuminate riflessioni (e amabilmente ironiche notazioni…) dei tanti
comitati Scuola e Costituzione che si andavano formando negli anni ’80, non
aveva mai smesso di ospitare sulle colonne di “Laicità” contributi di grande
qualità, di esimi costituzionalisti, di giuristi insigni affinché il faro di
ogni nostro intervento, di ogni nostra azione, fosse sempre un riferimento
consapevole alla Carta Costituzionale.
E proprio
questo grande rispetto per i principi fondamentali della nostra Costituzione
aveva spinto Carlo Ottino, quando già le sue forze non erano più floride, a
impegnarsi non solo nel suo “Comitato torinese per la laicità della scuola”,
non solo a seguire il Coordinamento nazionale della “Scuola della Repubblica”
di cui era tra i fondatori , ma a prendere parte nelle istituzioni dell’Ente
locale alla vita politica della sua Torino, e a battersi con convinzione per
l’effettiva uguaglianza di tutti gli individui prevista nell’articolo 3 della
Costituzione.
Il suo interesse
per la situazione dei campi nomadi, della popolazione rom, il suo rispetto
per le culture, le lingue, le
religioni delle minoranze sono tra gli aspetti più umani che Carlo perseguiva
senza esibizione, come un comportamento naturale, che altro non poteva
essere.
A Torino, ma
in noi tutti, Carlo ha lasciato non pochi semi da coltivare…
Il dolore per la
sua scomparsa è grande, ma sappiamo che il Comitato torinese continuerà la
sua opera, come lui avrebbe voluto, nel solco da lui tracciato; ed è a Cesare
Pianciola, agli amici e alle amiche tutte del
Comitato torinese che indirizziamo il nostro augurio di buon lavoro,
rinnoviamo il nostro sostegno, mentre li abbracciamo forte rivedendo tra di
noi il sorriso acuto e fraterno di Carlo.
per il Coordinamento nazionale
Antonia Sani
Ricomincio dal 3
Consulta Nazionale per
la Scuola Statale
Il 27
marzo 2011 a Bologna si è costituita la Consulta Nazionale per la Scuola
Statale "Ricomincio dal 3" con la partecipazione di genitori e
docenti dalle seguenti città: Bologna, Milano, Roma, Firenze, Viareggio,
Carpi, Modena, Padova, Vicenza, Verona, Venezia, Savona, Parma, Pistoia,
Napoli.
L’obiettivo
della consulta è quello di affiancare il momento della riflessione,
dell’elaborazione e della proposta a quello della mobilitazione gestito e
organizzato dai movimenti. Riflettere su quanto nella scuola si realizzi del
dettato costituzionale, a partire dall’art.3, e disegnare insieme proposte
per una scuola che possa pienamente dargli attuazione. Partito dalla
lettera-appello di Genitori e Scuola, il percorso ha visto crescere
l’adesione di soggetti più o meno organizzati, persone e movimenti da tutto
il territorio nazionale: è tale la preoccupazione per il futuro del sistema
di istruzione statale che si è deciso di unirsi in una sorta di unico
coordinamento, avendo come riferimento di partenza l'esperienza di
scrittura condivisa della Legge di Iniziativa Popolare “Per una Buona Scuola
per la Repubblica”.
La LIP è
stata un momento molto importante e significativo di costruzione collettiva,
con il quale il movimento ha espresso un’idea di scuola nata dalla mediazione
condivisa di tante diverse posizioni di partenza. Momento importante proprio
per il metodo seguito, di costruzione dal basso, che ha impegnato nel
2005-2006 insegnanti di ogni ordine e grado, genitori, studenti, al di là di
eventuali appartenenze politiche, sindacali o associative.
Il
metodo collaborativo e della condivisione infatti è per noi un
valore irrinunciabile: un’idea costruita collettivamente, frutto di
mediazione, ma con il potere della democrazia e la ricchezza di più teste
pensanti, di tante esperienze e realtà locali differenti tra loro.
Pensiamo
che questo metodo sia più che mai necessario in questo istante: quello che la
scuola vive è un malessere molto profondo, che rischia di dividere il fronte
di genitori e docenti, che si è finora presentato compatto contro
provvedimenti disastrosi ed ora procede invece in modo sgomento e scomposto nell’affrontarne
la messa in pratica.
Quindi non
è più rinviabile un’ampia operazione culturale: si deve lavorare sulla
ricostruzione di un sapere critico laico che ci porti a ridare significato
alle parole.
Cosa
significa avere una Buona Scuola per la Repubblica? Significa poter ragionare
seriamente di argomenti urgenti, quali gli scopi della valutazione, ma
soprattutto della funzione costituzionale del sistema di istruzione
statale e del disastro strutturale nel quale versano i diversi
gradi di scuola dopo anni di tagli; significa interrogarci sulla democrazia
nella scuola, e dunque sulla funzione degli organi collegiali e
sulle loro competenze.
L’intera
gestione del sistema scuola è in enorme crisi: l’amministrazione non funziona
più, e uno dei pochi strumenti istituzionali sui quali la scuola poteva
contare, il C.N.P.I (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, istituito
nel 1974 come organo collegiale elettivo) viene smantellato lentamente.
Ciononostante, non accettiamo la sconfitta: continuiamo a resistere, anzi,
vogliamo rilanciare. Raccogliamo la sfida lanciata in occasione
dell’Incontro nazionale delle scuole dello scorso 30 gennaio: non si deve
più solo difendere, bisogna pensare al rilancio della scuola statale.
“Ricomincio dal 3” ha come compito proprio il rilancio: ragionare sui principi
condivisi per delineare la Buona Scuola e chiederci quali siano le buone
pratiche che si possono adottare da subito nelle scuole per arginare lo
sfascio.
La Buona
Scuola c'è già, è diffusa nel territorio, sta nella passione di tante e tanti
insegnanti che, nonostante il degrado di risorse, di considerazione e di
immagine a cui la politica di vario colore li ha condannati da molti anni,
continuano a mettere al centro della loro azione il diritto all'istruzione dei
giovani e con passione sperimentano e realizzano quelle buone pratiche che ci
si propone di far emergere, valorizzare e citare ad esempio di Buona Scuola a
tutte le scuole del paese.
La Buona Scuola c’è già, ed è nella passione e nell’impegno di tanti genitori
e di tanti cittadini che lavorano negli organi collegiali, nelle scuole e
nelle associazioni, nei comitati e nei movimenti, per garantire il diritto
allo studio dei loro figli e delle loro figlie, il diritto ad avere pari
opportunità di accesso al sapere in un sistema di istruzione statale di
qualità, democratico, laico, inclusivo e gratuito.
La Buona Scuola c'è già, ed è nell’impegno e nelle lotte di tante e tanti
studenti che si battono per la propria crescita culturale e per il diritto al
futuro, spesso pagando di persona la repressione autoritaria di un sistema
sempre più poliziesco ed antidemocratico che, invece di ascoltare le istanze
dei primi protagonisti dell'istruzione, si preoccupa di attrezzarsi di
strumenti normativi per soffocare i più elementari diritti della democrazia.
Dalla condivisione e dal confronto può essere innescata una spirale virtuosa:
le esperienze significative possono rappresentare quel repertorio di buone
pratiche su cui rifondare la scuola statale italiana, una sorta di gara in
cui vinciamo tutti se tutti veniamo messi nelle condizioni di arrivare fino
in fondo.
Il
percorso si iscrive in quello generale di difesa dei beni comuni e
dunque si pone in una duplice ottica: la difesa dell’istruzione come bene
comune e la proposta di un’alternativa che possa alimentare nella
pratica quotidiana la rivendicazione di quell’attenzione e di quelle risorse
da parte della politica di cui la Buona Scuola ha bisogno, di cui il paese ha
bisogno.
La consulta è aperta a situazioni organizzate, comitati, associazioni,
gruppi, collettivi, ma anche singoli docenti, genitori, studenti o
cittadini, nella convinzione che una testa pensante nella fase di
progettazione e confronto valga in se stessa e indipendentemente da una rete
territoriale di riferimento. Al fine di rendere più efficace l’azione,
saranno predisposti un forum, un sito, una piattaforma, o altri
strumenti ritenuti utili alla comunicazione interna ed esterna.
Qualunque
iniziativa verrà proposta a tutta la rete in una sorta di Patto di
Consultazione e poi realizzata, nel singolo territorio o in tanti
contemporaneamente.
Ciò
riguarderà sia iniziative pubbliche che di discussione. Ipotizziamo una serie
di convegni sulle questioni più urgenti (OOCC, valutazione, buone
pratiche), che ci consentano di ragionare non solo della quantità dei tagli,
ma della loro qualità.
Sono già
in calendario o comunque in via di programmazione:
- Seminario su OO.CC. dell’Ass. Scuola della
Repubblica: data da definirsi, Bologna; 10 aprile, Milano;
- Seminario
su Merito e Valutazione: 3 maggio, Roma;
- Convegno
sull’Invalsi: 14 maggio, Firenze;
- Convegno
“Minoranze e diritto di cittadinanza” dell’Ass. 31
ottobre - Per una Scuola laica e pluralista.
27 marzo 2011
Alla Consulta
Nazionale hanno aderito finora le seguenti realtà collettive:
Genitori e scuola
ScuolaFutura Carpi
Coordinamento Buona Scuola Carpi
Lascuolasiamonoi Parma
Coordinamento IstruzioneBeneComune
Parma
NapoliScuole - Zona Franca
Associazione Scuola per la Repubblica
Assemblea Genitori ed
Insegnanti delle Scuole di Bologna e provincia
Coord. Presidenti consigli di Circolo e di
Istituto di Bologna e provincia
Scuola e Costituzione
Bologna
Associazione 31
ottobre - Per una Scuola laica e pluralista
Comitato Torinese per
la Laicità della Scuola
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica
di Padova
Redazione di école
Retescuole
Coord. Scuole Secondarie
Roma
Retescuole Verona
Tavolo regionale della Toscana per la difesa della
Scuola Statale
Tavolo regionale del Lazio per la difesa della Scuola Statale
CESP Padova
Assemblea in difesa della Scuola Pubblica Vicenza
Comunicato
sulla Sentenza Lautsi contro Italia
della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti
Umani
SOLIDARIETÀ
AL “D’AZEGLIO”
IN
DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA
I docenti del Liceo Classico “Gioberti”
di Torino esprimono la loro piena solidarietà al Collegio Docenti e al
Dirigente Scolastico del Liceo Classico “D’Azeglio” di Torino, che sono
oggetto in questi giorni di un attacco indecoroso da parte di esponenti
politici e del mondo cattolico.
In vista delle manifestazioni del 12 marzo 2011 in
difesa della Costituzione e della Scuola Pubblica, il Dirigente Scolastico
del Liceo D’Azeglio ha letto un noto passo di Piero Calamandrei
sull’importanza della scuola statale per la cittadinanza democratica. Niente
di eversivo, dal momento che si tratta di un testo di un padre costituente. I
docenti del D’Azeglio lo hanno fatto proprio, votandolo come documento del
Collegio, e mettendolo nel sito del liceo.
Per queste ragioni, per avere semplicemente sostenuto
in termini condivisibili da qualsiasi cittadino la centralità dell’istruzione
pubblica, per avere esercitato la propria libertà di pensiero e di
espressione, il Dirigente e il Collegio del Liceo d’Azeglio sono stati
attaccati dal consigliere regionale PDL Gian Luca Vignale, che intende
presentare un’interrogazione al Consiglio Regionale e persino promuovere
un’interrogazione parlamentare per chiedere provvedimenti disciplinari nei
loro confronti!
Un attacco di questo genere è indecoroso, niente lo
giustifica. Si inserisce nel quadro di un costante svilimento del patrimonio
dell’antifascismo, della resistenza e della tradizione costituente,
considerati “di sinistra”, quindi di parte, faziosi, e non invece, come sono,
i fondamenti condivisi della nostra Repubblica.
Per queste ragioni i docenti del Liceo “Gioberti” firmatari di questo documento esprimono la loro
piena solidarietà ai colleghi e al dirigente del “D’Azeglio” e condannano gli
attacchi politici di cui sono oggetto.
Appello firmato da 67 docenti del Liceo Gioberti.
Un analogo documento è stato sottoscritto da numerosi
docenti dell'Università di Torino e del Piemonte Orientale (visibile
all’indirizzo: http://www.torinolaica.it/).
COMUNICATO
Siamo solidali con i docenti del Liceo D'Azeglio e con
il preside che hanno messo sul sito del loro Liceo http://www.liceomassimodazeglio.it/ un messaggio in
occasione della manifestazione di sabato 12 marzo a difesa della Costituzione
e della Scuola pubblica, messaggio in cui si cita un bel passo di Piero Calamandrei e che sono stati attaccati per questo in
Consiglio Regionale dai difensori della scuola privata.
Riproduciamo, condividendole, l'analisi e la presa di
posizione della CUB - Scuola Università Ricerca.
Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola
17 marzo 2011
Il liceo “d’Azeglio”, Comunione e Liberazione e
l’eredità di Epicarmo Corbino
Il famoso paradosso di Oscar Wilde, secondo il quale la
natura imita l'arte può essere completato da un'affermazione analoga seppur
meno brillante: la realtà supera spesso l'immaginazione.
Chi andrebbe a pensare che l'esortazione a rispettare e
a difendere la legge fondamentale dello Stato, rivolta ai propri studenti da
un dirigente scolastico, possa urtare la sensibilità di qualcuno?
Chi andrebbe a pensare che la lettura dell'ormai
arcinoto discorso di Calamandrei a difesa della
scuola statale come presidio della democrazia possa destare reazioni negative
se non in qualche persona un po' blasé, ormai stanca di vederlo riprodotto da
tutte le parti e citato in ogni dove?
Invece la realtà supera l'immaginazione e il preside
del famoso liceo "d'Azeglio" di Torino, che ha osato tanto, viene
caricato a testa bassa dal signor Vincenzo Silvano (presidente della
Federazione delle Scuole della Compagnia delle Opere, vale a dire di
"Comunione e Liberazione"), che ha definito la lettura agli
studenti del passo di Calamandrei una
"incredibile performance", e si ritrova con un'interrogazione in
Consiglio Regionale a suo carico.
Caspita!
Leggere a quelle giovani anime innocenti il discorso di
Calamandrei è di un'audacia insensata e faziosa!
Almeno per il signor Silvano che, evidentemente, non conosce Calamandrei nemmeno attraverso le scarne informazioni che
ne dà Wikipedia: il nostro padre costituente fu avvocato di fama e presidente
del Consiglio Nazionale Forense, Accademico nazionale dei Lincei, direttore
dell'Istituto di diritto processuale comparato dell'Università di Firenze,
direttore di varie illustri riviste giuridiche, fondatore del settimanale
politico-letterario Il Ponte, estensore del codice di procedura civile.
Ma, per Vincenzo Silvano, egli è soltanto un
"cotanto illustre esponente della sinistra italiana" - e, dal tono
generale, si intende che, più o meno, qui "sinistra" ha lo stesso
valore evocativo del termine "comunista" per il nostro Presidente
del Consiglio.
L'illustre esponente di "Comunione e
Liberazione" procede affermando che "il testo proposto (o imposto?)
agli studenti del liceo d’Azeglio offre una visione assolutamente
unilaterale, quasi una caricatura della realtà, tanto è schierata e non
veritiera circa la situazione attuale del nostro sistema sociale e
scolastico; allo stesso modo (e questa è, dal punto di vista educativo, la
cosa più grave) non offre chiavi ermeneutiche che consentano ai giovani di
farsi domande o di trovare delle risposte partendo dai dati di realtà".
A noi pare che Calamandrei qualche "chiave
ermeneutica" ai giovani la offra - li invita a riflettere sul valore
della conoscenza, sul valore del luogo privilegiato in cui la conoscenza si
trasmette da una generazione all'altra (la scuola statale) sul legame saldo
tra conoscenza e libertà.
Forse, poiché il discorso di Calamandrei
parte da un'ipotesi, da un "poniamo il caso che…", Vincenzo Silvano
è indotto a credere che il padre costituente non parta dai "dati di
realtà". Cosa siano per il nostro polemista i "dati di realtà"
ce lo spiega nelle "sette domande ai pasdaran della scuola statale"
(va da sé che "pasdaran" è uno dei termini più moderati che si
possano usare per definire chi difende la scuola statale). La più parte delle
sette domande fa appello alla "legge di parità" e si riassume nel
leitmotiv preferito dai paladini delle scuole non statali, i quali ritengono
che lo Stato dia loro sempre troppi pochi soldi. Soldi cui le scuole
paritarie avrebbero diritto sacrosanto, almeno secondo il signor Silvano e
quelli che la pensano come lui. Anzi, dice Silvano, la pensavano così anche i
costituenti:
"Lei (rivolto al preside pasdaran) sa che l’art.
33 della Costituzione recita che Enti e privati hanno il diritto di istituire
scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato, e che gli stessi
padri costituenti spiegarono che si
intendeva solo precludere
l’obbligo per lo Stato di finanziare l’istituzione delle scuole private, e
non ogni altra possibilità discrezionale di sostegno economico? (si leggano,
a tal proposito, le dichiarazioni di Epicarmo Corbino)". E' vero, l'onorevole Epicarmo
Corbino - che peraltro aveva proposto la dicitura
"senza oneri per lo Stato" - la pensava così, ma il "dato di
realtà" ci insegna che su questo punto il dibattito in Costituente fu
acceso e che l' Assemblea, nella quasi totalità, precisò che l'espressione
"senza oneri per lo Stato" andava interpretata in senso
restrittivo. Tant'è che il gruppo Democratico Cristiano votò contro.
Ecco, ad esemplificazione, un passaggio del dibattito:
"Binni (Partito
Socialista Lavoratori Italiani).
Un ultimo punto su cui non potremo non scontrarci con i
rappresentanti della Democrazia cristiana è la questione della concessione di
sovvenzioni. Stamane ho sentito qualcuno di parte democristiana osservare: ma
nessuno le chiede!
Io sarei lietissimo che nessuno le chiedesse, ma temo
che questa mia speranza non si realizzerà (Interruzioni).
Moro (Democrazia Cristiana).
Non le abbiamo chieste e non le chiediamo!
Binni.
Naturalmente siamo abbastanza ben preparati per saper
distinguere la forma più rozza della domanda di queste sovvenzioni, la forma
cioè diretta della sovvenzione alla scuola, dalla forma più elegante, per cui
la sovvenzione è data alle famiglie, agli scolari, o mediante la cosiddetta
«ripartizione scolastica». Ma noi terremo fermo che sovvenzioni a scuole
private non si devono dare. Noi non accetteremo, e credo di interpretare il
pensiero di molti, non accetteremo la richiesta di alcuna sovvenzione a
scuole private, perché queste sovvenzioni hanno l'unico risultato di dare
maggiore forza alle scuole private diminuendo l'efficienza delle scuole di
Stato".
Questo scambio di battute sembra di stretta attualità,
e invece si svolgeva nell'aprile del 1947. Un altro "dato di
realtà" che il signor Silvano si bada bene dal considerare nella sua
riflessione sono i risultati mediocri conseguiti dalle scuole private nei
test OCSE-PISA. Citiamo da un articolo di Salvo Intravaia
del dicembre 2010, "Il quadro delineato dall'Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico attraverso l'indagine Pisa (Programme for International Student
Assessment) è impietoso. Il punteggio medio
conseguito dai quindicenni italiani delle scuole pubbliche in Lettura e
comprensione dei testi scritti è pari alla media Ocse: 489 punti, che
piazzano la scuola pubblica italiana al 23° posto.
Con le scuole private scivoliamo al 30° posto. Discorso
analogo per Matematica e Scienze, dove il gap con la media dei paesi Ocse è
di appena 5 punti: 492 per le statali italiane, che ci farebbero risalire
fino al 25° posto, e 497 per i paesi Ocse. Mescolando i dati con quelli degli
studenti che siedono tra i banchi delle private siamo costretti ad
accontentarci in Scienze di un assai meno lusinghiero 35° posto".
Eppure, mentre la scuola statale ha perso otto miliardi
di euro in tre anni, i finanziamenti statali diretti alle private sono in
costante crescita e ad essi si aggiungono quelli erogati attraverso i mille
rivoli della finanza pubblica, in primo luogo tramite gli enti locali amici!
Ciò nonostante a quelli della genia dei Silvano appaiono sempre troppo pochi!
Non stupisce perciò che l'interpellanza in Consiglio
Regionale relativa alla “svergognata” iniziativa di leggere Calamandrei agli studenti e di esortarli a difendere la
Costituzione venga presentata da un consigliere notoriamente vicino a Comunione
e Liberazione e dal firmatario di una proposta di modifica alla legge
regionale "sull'istruzione, il diritto allo studio e la libera scelta
educativa" che, smaccatamente, dà mano libera alla Regione nel
distribuire consistenti risorse economiche alle sole scuole private: sempre
per rispetto del "dato di realtà" aggiungiamo che i consiglieri si
chiamano Leo e Vignale e che la proposta di Legge regionale può agevolmente
essere letta da ogni cittadino il quale, in modo non ideologico, guidato dal
solo "dato di realtà", ne potrà trarre le sue conclusioni.
Infine - e sempre come dato di realtà - Epicarmo Corbino, con la sua
cavillosa interpretazione della frase "senza oneri per lo Stato",
ha dato alla nostra nazione un notevole contributo per sottili e bizantine
interpretazioni del dettato costituzionale. Ad esse si applichino pure, con
lo stile del Sig. Silvano, i paladini della “libertà di scelta”.
Costoro rivendichino dunque l’eredità del pensiero di Epicamo Corbino.
Noi ci accontenteremo di difendere, insieme al collegio
docenti del liceo “d’Azeglio”, il lascito ben più rilevante di Calamandrei.
Torino, 14 marzo 2011
Scuola
Università
Ricerca
SEDE NAZIONALE
Corso Marconi 34 Torino
Tel/fax 011.655897 - scuola@cubpiemonte.org - http://www.cubpiemonte.org
Mentre
Gelmini e Tremonti tagliano le risorse essenziali della scuola pubblica, si
prepara una legge regionale per finanziare le scuole paritarie private:
facciamola conoscere e diciamo un chiaro NO!
La situazione della scuola pubblica è
drammatica, il personale è stato drasticamente ridotto, i piani dell'offerta formativa non sono
stati finanziati, l'eliminazione delle ore di compresenza degli insegnanti
impedisce le attività di recupero per gli studenti in difficoltà, la
didattica laboratoriale e le stesse fondamentali valenze di
preparazione agli aspetti professionalizzanti delle varie specializzazioni
nella scuola secondaria, aumenta il numero di allievi per classe, molti studenti
in situazione di handicap sono costretti alla frequenza ad orario ridotto,
mancano le risorse per interventi urgenti al fine di superare le barriere
architettoniche ed attuare le norme di sicurezza degli edifici scolastici...
Di
fronte a questa situazione che si fa in Regione?
Il 15 giugno è stata presentata al Consiglio
regionale del Piemonte la Proposta di legge n. 20 del 15/6/2010 a
firma Vignale e altri “Modifiche alla legge regionale n. 28 del 28
dicembre 2007 (Norme sull'istruzione, il diritto allo studio e la libera
scelta educativa)”. Si tratta della traduzione concreta dell’impegno preso
durante la campagna elettorale da Cota e da tutto il centro destra di
modificare in peggio la legge sul “diritto
allo studio e la libera scelta educativa” varata dalla precedente
maggioranza di centro sinistra.
Di cosa si tratta in concreto?
a)
L’articolo 1 prevede che i “benefici previsti dall'art. 12 comma 1
lettera a, […] assegni di studio per iscrizione e frequenza” cioè i soldi pubblici che vanno a coprire le
spese per le rette delle scuole private siano d’ora in poi gestite
direttamente dalla Regione, in modo da eliminare il controllo che gli enti
locali potevano esercitare. Si tratta
di cifre considerevoli se si considera che per l’anno scolastico 2008/2009 le
domande ammesse e finanziate sono state 10.463 per un importo complessivo di
€. 10.741.884.
b) L’art. 2 istituisce un “fondo rotativo per l'edilizia scolastica finalizzato esclusivamente
alle scuole paritarie senza fini di lucro non dipendenti di Enti Pubblici”. Questo
articolo è particolarmente grave per due motivi: in primo luogo perché viola esplicitamente il dettato
dell’art. 33 della Costituzione (Enti e privati hanno il diritto di istituire
scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.),
assegnando risorse pubbliche per
l’edilizia scolastica delle scuole private
direttamente ai proprietari delle scuole stesse, senza nemmeno la foglia di
fico dei “contributi destinati alle
famiglie”; in secondo luogo perché discrimina ulteriormente, sulla scia di
quanto purtroppo già fa la legge in vigore, le scuole “paritarie senza fini di lucro dipendenti
di Enti Pubblici”come
ad esempio le scuole materne comunali. Le scuole dell’infanzia del Comune di
Torino perciò non vedranno nemmeno un euro.
c) per rafforzare
quanto disposto dall’art. 2, al fine di aggirare le competenze degli enti
locali per edilizia scolastica, si affida alla Regione la competenza in
materia.
d)
cancellando il comma 2 dell’art. 37, che stabilisce la ripartizione dei
finanziamenti previsti dalla legge (trentacinque per
cento per il sostegno di offerta di istruzione e il diritto di apprendimento
e il sessantacinque per cento a favore degli interventi a sostegno delle famiglie,
di cui il quaranta per cento per gli allievi delle scuole private), si vuole
avere mano libera per spostare, da un capitolo di spesa all’altro, le già
insufficienti risorse riservate per gli studenti delle scuole pubbliche alle scuole private.
In sintesi, siamo
di fronte ad uno smaccato intervento, esplicitamente ideologico, per spostare
notevoli risorse, nell’ordine di decine di milioni di euro, verso le scuole
private per consentir loro di rinnovare le strutture, abbassare le rette di
iscrizione e frequenza per
accrescere l’appetibilità. Il tutto
mentre il duo Gelmini-Tremonti, contemporaneamente, priva le scuole
pubbliche, le scuole di tutti, con centinaia di migliaia di allievi
(in Piemonte 509.849 nel 2008/2009), non solo di qualsiasi stanziamento per
l’edilizia, la manutenzione e la sicurezza, ma persino dei fondi per il
funzionamento ordinario.
DIFENDIAMO LA
SCUOLA PUBBLICA SECONDO COSTITUZIONE!
DICIAMO NO AL
PEGGIORAMENTO DELLA LEGGE REGIONALE N. 28 DEL 28.12.2007!
Consulta Torinese per la Laicità delle
Istituzioni
Comitato torinese per la laicità della
scuola
COOGEN – Coordinamento Genitori Nidi
Materne Elementari Medie
Comitato per l’Integrazione Scolastica
Coordinamento RSU no Gelmini
CGD – Coordinamento Genitori Democratici Piemonte
CIDI – Centro Iniziativa Democratica
Insegnanti
FNISM – Federazione Nazionale Insegnanti,
sezione di Torino “Frida Malan”
CEMEA Piemonte – Centri di esercitazione ai
metodi dell’educazione attiva
MCE – Movimento di Cooperazione Educativa
Associazione “31 Ottobre” per una scuola
laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani
CUB Scuola Università e Ricerca del
Piemonte
UIL Scuola
FLC-CGIL
LA
SCUOLA PUBBLICA NON DEVE CHIUDERE
Petizione al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
A partire dal 2008 la
Pubblica Istruzione è stata più volte fortemente penalizzata dalle manovre
governative con tagli per 8 miliardi di euro e 132.000 lavoratori previsti
dall’art. 64 della legge 133 del 2008 .
I risultati sono
sotto gli occhi di tutti. La situazione delle Scuole Statali, alla fine del
2010, è a dir poco drammatica, con aule fatiscenti, classi smembrate per
l’impossibilità a nominare i supplenti, diritti negati agli alunni e alle
alunne diversamente abili, azzeramento dei trasferimenti per il funzionamento
delle attività didattiche, blocco degli scatti di carriera per i docenti,
tagli al personale docente e non docente e così via.
C’è chi ritiene che
tutto questo sia una grande ingiustizia. Genitori, insegnanti e personale Ata
stanno raccogliendo firme per una petizione indirizzata al Presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano
In sintesi, si
chiede che il Garante della Costituzione intervenga affinché il Governo
reintegri i fondi sottratti alla Pubblica Istruzione e restituisca quelli
impropriamente concessi agli Istituti paritari. L’articolo 33 della
Costituzione, al comma 3, recita: «Enti e privati hanno il diritto di
istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».
ReteScuole
Milano , 12 novembre 2010
Il 12 marzo 2011, in piazza a Milano, si
chiuderà la campagna di raccolta firme.
Puoi
firmare la petizione anche on-line su:
www.firmiamo.it/scuolapubblicabenecomune
http://www.retescuole.net/
ATTIVITA’
DEI NON AVVALENTISI DELL’I.R.C.
Comitato Nazionale
Scuola e Costituzione
Ai Dirigenti Scolastici
Ai Consigli di Circolo e di Istituto
e ai Collegi dei docenti
Ai genitori e agli studenti e
studentesse
Il nostro Comitato è sorto a Roma
nel 1986 ,all’indomani dell’entrata in vigore del Nuovo Concordato
(1985) per tutelare i diritti di chi
non si avvale dell’ Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nella scuola
pubblica. Ad esso aderiscono numerosi
genitori, insegnanti, studenti
e cittadini, varie confessioni religiose (chiese evangeliche, comunità
ebraica), associazioni di docenti (FNISM, CIDI), di genitori (CGD) in varie
località del territorio nazionale .
Innanzitutto occorre far presente
che le attività dei non avvalentisi hanno pari dignità di quelle degli avvalentisi,
e devono essere organizzate ai sensi della C.M. Miur
59/10 e della Circolare dell’USR MIUR. AOODRER. REGISTRO UFFICIALE.
0011643.29-09-2010, che indica anche i capitoli di spesa ministeriali
previsti per la copertura finanziaria delle stesse, che non ricade sul
bilancio della singola Istituzione scolastica ( come erroneamente si
ritiene).
A questo proposito si precisa che
per l’anno finanziario 2011 e per ciascun anno del triennio 2011- 2013, le
somme assegnate nel Bilancio di previsione dello Stato (Tab.7) alle spese per
l’irc e le attività alternative non sono più
ascritte come per il passato agli USR di ciascuna regione, bensì
centralizzate in capitoli corrispondenti ai 4 livelli di scolarità, cui
dovranno fare riferimento i D.S. per le loro richieste di compenso ad
apposito personale docente:
-sistema prescolare..
cap.2156, art.2 € mln.
24.684.115 ( riduzione)
-scuola primaria …
cap.2154, art.2 € mln.
308.587.. (incremento)
-scuola sec. I grado...
cap. 2155, art.2 € mln.
101.039.. (riduzione)
-scuola sec. II grado..
cap.2149, art.2 € mln.
224.562… (incremento)
Riteniamo importante questa
segnalazione, poiché negli ultimi anni si sono moltiplicate le segnalazioni, da parte dei
genitori, di episodi di
discriminazione, in particolare:
•
Mancata organizzazione delle attività previste dal modulo ministeriale
e scelte dai genitori;
• Utilizzo del personale docente
incaricato delle attività per i non avvalentisi per supplenze in altre classi; utilizzo dell’insegnante di
religione cattolica per supplenze;
•
Consegna di moduli di scelta modificati unilateralmente dai Dirigenti
scolastici;
•
Tentativi di convincere i genitori a cambiare la scelta espressa;
•
Impedimento a cambiare la scelta da un anno all’altro.
Allo scopo di garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità
ricordiamo che la normativa in vigore è la stessa del 1991
2
Al riguardo occorre fare riferimento
prima di tutto al dettato costituzionale e alle sentenze che la Corte
Costituzionale ha emesso sulla questione: n. 203/1989, n.
13/1991,n.290/1992 i cui principi
fondamentali si possono così sintetizzare:
• “i principi supremi
dell’ordinamento costituzionale hanno una valenza superiore rispetto alle
altre norme o leggi”;
• la laicità dello Stato è un
principio supremo, che definisce la forma di Stato delineata nella
nostra Carta Costituzionale;
• il principio di laicità implica
garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione e dalla
religione;
• la religione cattolica non è più
la religione dello Stato italiano;
• l’insegnamento della religione
cattolica avviene nel rispetto della libertà di coscienza e della libertà
educativa dei genitori (artt. 19 e 30 della Costituzione);
• la scelta di non avvalersi non
produce alcun obbligo. “La previsione di altro insegnamento obbligatorio verrebbe a costituire
condizionamento per quella
interrogazione della coscienza, che deve essere conservata attenta al
suo unico oggetto: l’esercizio della libertà costituzionale di religione”;
• “lo stato di non obbligo ha la
finalità di non rendere equivalenti e alternativi l’insegnamento della
religione cattolica ed altro impegno scolastico, per non condizionare
dall’esterno della coscienza individuale l’esercizio di una libertà
costituzionale..”
“Lo stato di non obbligo vale dunque a separare
il momento dell’interrogazione di coscienza…da quello delle libere richieste
individuali all’organizzazione scolastica.”
Tali sentenze, introducendo il
principio di facoltatività, hanno modificato profondamente l’impostazione
data dal M.P.I. con le sue circolari degli anni 1985-1987, che si muovevano
in un’ottica di “opzionalità”, cioè di scelta
alternativa e obbligatoria fra due attività equivalenti.
Le sentenze e le successive
circolari ministeriali prevedono che:
1. deve essere garantita a tutti gli
alunni non avvalentisi l’opzione che i loro genitori o essi stessi ( se
quindicenni) hanno liberamente indicato nel
modulo loro consegnato all’atto dell’iscrizione ( quest’anno: mod.F, CM 101 del 30.12.2010). Le “attività didattiche e
formative” devono avere la stessa dignità di ogni altra attività organizzata
dalla scuola. Non è legittimo
aggregare gli alunni a quelli di altre classi che svolgono le normali
attività didattiche ( vedasi a questo proposito la sent.
del TAR del Veneto dello scorso mese di maggio che condannò una Scuola Media
di Padova e lo stesso MIUR a una sanzione di 1500 euro per non aver
ottemperato alla richiesta di attività alternativa espressa dai genitori
all’inizio dell’anno scolastico)
2. il Collegio dei docenti deve programmare
nel corrente anno scolastico le attività didattiche e formative da sottoporre
ai genitori che hanno scelto tale opzione all’inizio del nuovo a.s.
3. la scelta non può condizionare la
libertà di religione o dalla religione; pertanto non può essere precluso il
cambiamento di avvalersi o meno, durante l’a.s., se
dovuto a problemi di coscienza; a maggior ragione se questo avviene da un
anno all’altro, anche ove prevista
l’iscrizione d’ufficio. (T.U. D.P.R.297/1994 art.310, c.m.368 /85 “il capo
d’istituto è tenuto a far pervenire agli aventi diritto il modulo
prescritto”);
4. è illegittimo utilizzare i
docenti incaricati di seguire l’attività di chi non si avvale per supplenze
in classi mancanti di titolare. E’ parimenti illegittimo utilizzare
l’insegnante di religione cattolica per supplenze in classi nelle quali vi
siano alunni non avvalentisi.
Va assolutamente tenuto presente che
l’attività alternativa è dovuta ,
e qualora non ci fossero i docenti disponibili all’interno della scuola si
deve procedere alla chiamata di un supplente, come si farebbe per una
qualsiasi ora di una qualsiasi altra disciplina.
Ciò è esplicitamente chiarito nelle
apposite voci contenute nel bilancio dello Stato “ Spese per l’insegnamento
della religione cattolica e per le attività alternative alla religione
cattolica comprensive degli oneri fiscali e contributivi a carico del
lavoratore”.
La collocazione
oraria dovrà permettere a chi non si avvale l’uscita dalla scuola, anche
nella Scuola dell’Infanzia e Primaria ( si avrà attenzione nella formulazione
dell’orario di collocare l’irc alla prima o
all’ultima ora nelle classi dove siano presenti alunni che hanno scelto la
non presenza nella scuola durante l’irc)
6.
L’Intesa M.P.I.-C.E.I. di cui al DPR 202/90 e alla C.M. n. 9/1991
precisa che “nello scrutinio finale, nel caso in cui la normativa statale
richieda una deliberazione da adottarsi a maggioranza, il voto espresso
dall’insegnante di RC, se determinante, diviene un giudizio motivato iscritto
a verbale”;
7.
ai sensi dell’art. 309 del T.U. D.lgs. 297/94 la valutazione nel
profitto in religione cattolica va espressa con modulo a parte dalla pagella
scolastica.
8. La sentenza del Consiglio di
Stato n.7249 del 7/5/10 precisa che l’insegnante di r.c.
e quello di attività “alternativa” hanno gli stessi doveri e diritti per
quanto riguarda lo svolgimento dell’attività didattica e la partecipazione al
momento dello scrutinio finale.
9.
Infine: non è ammesso lo svolgimento di atti di culto in orario
scolastico (sentenza definitiva del T.A.R. Emilia Romagna n. 250/93). La
sentenza, accettata dai Ministri P.I. Jervolino (1993) e Lombardi (1996- Prot. N. 3084 CM), afferma che
a)
gli atti di culto, le celebrazioni religiose, le visite pastorali, ecc..non sono né attività scolastiche, né extrascolstiche;
b) tali attività non hanno nulla a
che fare con l’insegnamento della religione cattolica;
c) il fatto più grave e
antigiuridico è che le pratiche religiose e gli atti di culto abbiano luogo e
svolgimento in orario scolastico;
d) “la facoltà di parteciparvi o
meno non elimina il fatto obiettivo del turbamento e dello sconvolgimento
dell’attività scolastica, consistente nella soppressione dell’ora di
ordinario insegnamento e nella previsione, in luogo di essa, della
effettuazione di una attività affatto estranea alle finalità della scuola
statale”
In conclusione, ci appelliamo alla
responsabilità dei Dirigenti scolastici inerenti l’obbligo di garantire a
tutti gli alunni le stesse opportunità di istruzione, senza discriminazioni
di religione, lingua, condizione fisica e sociale, affinché, soprattutto in
questi momenti così difficili per un futuro di civile convivenza fra tutti i
cittadini, sappiano riaffermare la funzione costituzionale della Scuola
statale, espressione di uno Stato laico e pluralista, garante delle libertà fondamentali.
Ringraziando per l’attenzione,
dichiariamo la nostra disponibilità ad ulteriori momenti di approfondimento
delle questioni trattate, indicando che la normativa di riferimento è
reperibile all’indirizzo www.scuolaecostituzione.it
Comitato Nazionale Scuola e Costituzione
Roma, gennaio-febbraio 2011
COMUNICATO
STAMPA
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni
Ora Alternativa alla Religione
Vittoria delle
Associazioni laiche
Dopo un anno di battaglie volte a ribadire l'obbligatorietà
dell'attivazione dell'ora alternativa all'insegnamento della religione
cattolica nelle scuole e la possibilità del relativo utilizzo dei fondi
appositamente stanziati, le Associazioni Laiche Torinesi (Consulta Torinese per la Laicità
delle Istituzioni, Comitato Torinese per la Laicità della Scuola,
Associazione “31 ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli
evangelici italiani”, CIDI Centro Iniziativa Democratica Insegnanti, CGD
Coordinamento Genitori Democratici, FLC-CGIL Torino, COOGEN Coordinamento
Genitori Nidi, Materne, Elementari, Medie, CUB Scuola, FNISM Federazione
Nazionale Insegnanti, Gruppo di Studi Ebraici, UIL Scuola) hanno
finalmente ottenuto (dopo aver dovuto per tale scopo effettuare un esposto al
difensore civico della Regione Piemonte) che il Direttore dell'Ufficio
Scolastico Regionale, dott. Antonio De Sanctis, ottemperasse ai doveri del
proprio ufficio, informando adeguatamente tutte le scuole del Piemonte, di
ogni ordine e grado, in merito alle modalità di attivazione dell'ora
alternativa e di accesso ai fondi ad essa destinati.
D'ora in avanti, nessuno potrà più affermare di non conoscere la
normativa in materia e di non disporre di fondi per l'ora alternativa.
Ogni mancata attivazione di questa non potrà pertanto che
configurarsi per ciò che essa è, ovvero
una aperta VIOLAZIONE delle LEGGI DELLA REPUBBLICA e DEI
DIRITTI DEGLI STUDENTI E DELLE FAMIGLIE, che può e deve essere sanzionata per
legge.
Torino,
11 novembre 2010
Documento
sulle “Attività alternative” (AA) del Direttivo del Comitato Torinese per la
Laicità della Scuola
1)
In base alle
sentenze della Corte Costituzionale 203/1989 e 13/1991 l'IRC è una materia
pienamente facoltativa. Chi non se ne avvale è in uno “stato di non obbligo”.
Occorre vigilare affinché le quattro alternative previste finora dalla
normativa siano presenti nei moduli che le scuole sono tenute a fornire
all'atto della iscrizione e che tutte le quattro alternative siano
effettivamente garantite.
2)
Contrastiamo
l'attribuzione di crediti formativi per l'IRC e per le AA ai fini dell'esame
di Stato: ciò risulta discriminante per chi esce da scuola. Riteniamo perciò
negativa la recente sentenza del Consiglio di Stato (depositata il 7 maggio
2010); pur tuttavia essa contiene alcune indicazioni che devono essere
sottolineate (anche chi esce da scuola può avere il massimo dei crediti; le
scuole sono tenute a istituire le AA, per IRC e AA non si danno voti ma solo
giudizi).
3)
Sosteniamo le richieste
di AA soprattutto nella scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo
grado, per la nota difficoltà a mettere in atto in questi gradi di scuola
l'uscita da parte dei bambini. Anche gli allievi delle superiori hanno
ovviamente il diritto di avere le AA, ma l'indicazione prioritaria che noi
diamo agli allievi della secondaria di secondo grado è di avvalersi della
scelta di non essere presenti a scuola. Chiediamo ovunque possibile la
collocazione dell'IRC alla prima e all'ultima ora.
4)
Chiediamo che gli
Uffici scolastici regionali informino le scuole (in primo luogo: Dirigenti,
Consigli di Istituto, Collegi dei docenti) sui capitoli delle finanziarie
riguardanti gli stanziamenti (suddivisi regione per regione) per incarichi
annuali di IRC e di AA.
5)
Secondo la
normativa vigente, spetta ai Collegi docenti, sentiti genitori e allievi,
indicare contenuti e programmi delle AA. Questi compiti possono essere
facilitati dalla predisposizione e dal suggerimento di programmi di AA da parte
delle associazioni laiche. Le offerte dovrebbero essere indirizzate
soprattutto alla scuola dell'obbligo (vedi punto 3). Tuttavia contribuiamo
anche alla elaborazione di programmi di AA per il triennio della secondaria
di secondo grado. A titolo di esempio individuiamo soprattutto queste aree
(alcune più adatte all'obbligo, altre alla superiore):
- diritti umani ed educazione alla pace, in
collaborazione con associazioni come Amnesty;
- analisi dei giornali e dei mass-media;
- ecologia e animalismo;
- storia delle religioni e del libero pensiero;
- elementi di filosofia (nelle scuole dove non è
previsto questo insegnamento);
- elementi di economia (dove non è già previsto);
- storia della musica e attività musicali (dove non è
già previsto);
- questioni di genere, sessualità e affettività.
6) Nell'offerta di AA è comunque per noi irrinunciabile che si
offra una pluralità di programmi intorno ai quali si possa sviluppare un
dibattito democratico e si possano avere eventuali scelte differenziate da
parte di genitori e studenti.
Torino,
15 giugno 2010
Osservazioni sulla Proposta di legge regionale n. 20
La Pdl è stata presentata il 15 giugno 2010 col
titolo "Modifiche alla legge regionale n. 28 del 28 dicembre 2007 (norme
sull'istruzione, il diritto allo
studio e la libera scelta educativa)". In merito abbiamo presentato il
seguente documento nella Consultazione promossa il 28 ottobre in Regione
dalla VI Commissione.
Le sottoscritte Associazioni, operanti nel settore
dell'educazione e dell'istruzione, rilevano
che la Pdl n. 20 ha come ratio principale il trasferimento alle sole competenze
regionali delle provvidenze a sostegno delle scuole paritarie private,
aprendo ampie possibilità di incremento di tali provvidenze al di là dei
limiti che poneva la legge regionale n. 28 del 28 dicembre 2007.
Ciò traspare già dalla modifica dell'art. 12 che
introduce la diretta erogazione alle famiglie da parte della Regione degli
assegni di studio a parziale copertura delle sole spese per iscrizione e
frequenza, spese che, come è noto, incidono soprattutto sui frequentanti le
scuole paritarie private (Art. 1, punto 6, della Pdl n. 20).
Ancora più evidente l'intento di sostenere le scuole
paritarie introducendo una sperequazione a loro vantaggio è l'istituzione di
un "Fondo di rotazione per l'edilizia scolastica finalizzato esclusivamente [sottolineatura
nostra] alle scuole paritarie senza fini di lucro non dipendenti da Enti
Pubblici" (Art. 2).
Coerentemente con l'impianto delineato, si
lasciano ai Comuni e alle Province le
funzioni relative all'edilizia scolastica di tutte le scuole ad eccezione di
quelle paritarie, per le quali gli interventi attinenti all'edilizia
scolastica passano interamente alla competenza della Regione (Art. 3).
L'Art. 4 modifica l'Art. 37 della L. R. 28/2007
eliminando la ripartizione in esso prevista del finanziamento degli
interventi di spesa corrente. Non entriamo nel merito delle modalità di
ripartizione fissate con la legge 28/2007. Osserviamo che con la modifica
prevista dall'art. 4 si sopprime
qualsiasi vincolo, rimettendo la ripartizione alla decisione – ed eventualmente all'arbitrio – di maggioranze politiche
contingenti.
Come Associazioni che difendono la scuola pubblica
dello Stato e degli Enti locali in quanto scuola di tutti, non caratterizzata
da profili confessionali e ideologici di gruppi articolari, bene comune di
prioritaria rilevanza costituzionale, e tenendo conto della grave situazione
di difficoltà in cui versa la scuola pubblica dello Stato e degli Enti locali
in rapporto alla politica di restrizioni e risparmi messa in atto dal Governo
centrale, diamo perciò un giudizio
complessivamente negativo sulla Pdl n. 20 e invitiamo le forze
politiche che in Consiglio regionale sono sensibili al prevalere delle
istanze pubbliche e comuni su quelle privatistiche e confessionali nel campo
dell'istruzione e della formazione a
respingere la Pdl in questione e a
sensibilizzare l'opinione pubblica in merito.
Consulta Torinese per la Laicità
delle Istituzioni
Comitato Torinese per la Laicità
della Scuola
FNISM - Federazione Nazionale
Insegnanti - Sezione di Torino "Frida Malan"
CIDI - Centro di Iniziativa
democratica degli Insegnanti - Torino
MCE - Movimento Cooperazione
Educativa - Torino
ASSOCIAZIONE 31 OTTOBRE per una
scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani
CGD - Coordinamento Genitori
Democratici Piemonte
COOGEN - Coordinamento Genitori
Nidi, Materne, Elementari e Medie - Torino
Crocifissi fuori posto. La sentenza di Strasburgo
Il
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola si è sempre espresso fermamente
contro la presenza di simboli religiosi nelle sedi pubbliche e ha sostenuto
il lungo contenzioso del prof. Marcello Montagnana, prematuramente scomparso
nel 2004, nei processi che lo videro imputato per aver abbandonato l'ufficio
di scrutatore in un seggio elettorale a causa della presenza, nella scuola
che ospitava il seggio, del simbolo religioso cattolico, fino alla Sentenza
n. 439, 1/3/2000, della Corte di Cassazione, che stabilì definitivamente che
il fatto non costituiva reato, in base al supremo principio di laicità dello
Stato e della libertà di coscienza. "Crocifissi fuori posto"
abbiamo messo in occhiello a vari articoli che "Laicità" ha
pubblicato anno dopo anno sulla questione del crocifisso nei luoghi pubblici
e istituzionali. Anche su questo numero della rivista compare una recensione
di Carlo Ottino sull'argomento.
Il
Comitato accoglie dunque con grande soddisfazione la sentenza della Corte
europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che all'unanimità ha riconosciuto
le buone ragioni dei genitori della scuola "Vittorino da Feltre" di
Abano Terme (PD) i quali – dopo i contorcimenti del TAR Veneto
e una sentenza non risolutiva della Corte Costituzionale (ordinanza n. 389
del 15 dicembre 2004, che ebbe però il merito di chiarire che l'esposizione
dei crocifissi nelle scuole dipende da regolamenti e non da leggi) – hanno dovuto arrivare fino alla
Corte europea.
La
ratio della decisione della Corte di Strasburgo sono riassunte limpidamente
su "La Stampa" del 4/11/09 da Michele Ainis, professore di
Istituzioni di diritto pubblico a Roma:
"Primo:
il crocifisso è un simbolo religioso... Secondo: questo simbolo identifica
una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione
obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o
altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione
religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché
il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più
immediato corollario".
Ha
ragione Stefano Rodotà: "Questa sentenza ci porta verso un'Europa più ricca, verso un'Italia in cui si
rafforzano le condizioni della convivenza tra diversi..." ("La Repubblica",
4/11/09). Ma forse sarebbe più prudente dire: dovrebbe portarci.
Le
reazioni del centro-destra erano scontate (l'ineffabile Ministro Maria Stella
Gelmini, ha detto: "La presenza del crocifisso in classe non significa
adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione. Nessuno,
nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra
identità") e anche il ricorso del governo contro la sentenza era
prevedibile. Ma dobbiamo anche registrare che le dichiarazioni di numerosi esponenti del centro-sinistra
(nazionali e locali) sono a dir poco deludenti. «Ricordiamo che in Italia i
crocifissi in classe sono comparsi col fascismo, che in Francia non ci sono
da più di un secolo e che nell’Europa protestante non esistono proprio. Al
Pd, in particolare, ricordiamo che in Spagna il partito di Zapatero ha
proposto di toglierlo. Noi a quale modello di laicità ci ispiriamo?» (la
domanda è giustamente posta in un Comunicato stampa dell'UAAR).
Il
presidente dell'Associazione "31 Ottobre per una scuola laica e
pluralista promossa dagli evangelici italiani", Nicola Pantaleo, ha
dichiarato che "molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle
aule nel prossimo futuro" ma che
la sentenza della Corte incoraggia a tener fermo il principio per cui
"simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare
nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o
tribunali"(cfr. NEV, 44, 4/11/ 2009).
Marco Chiauzza - Cesare Pianciola
Comunicato
Le difficoltà che
in questo inizio d’anno scolastico ricadono pesantemente su coloro che non
scelgono l’insegnamento della religione cattolica (IRC) inducono le nostre associazioni
a intervenire pubblicamente a sostegno delle denunce di genitori, studenti,
insegnanti.
A noi si rivolgono
genitori democratici, studenti che credono nella laicità della scuola e si
vedono costretti a subire discriminazioni senza che venga loro riconosciuto
il rispetto di un diritto costituzionalmente garantito. Alle purtroppo frequenti violazioni
arbitrarie del passato si aggiunge quest’anno l’alibi della scarsità di
personale scolastico a causa dei pesanti tagli ai bilanci delle scuole e della
grande riduzione del numero di insegnanti.
RIBADIAMO CON FORZA
che sia il Nuovo Concordato (1984), sia le leggi applicative, sia
pronunciamenti della Corte Costituzionale e della Giustizia Amministrativa, le stesse
circolari ministeriali IMPONGONO LA PIENA FACOLTATIVITA’ DELL’IRC, e,
contestualmente, il pari diritto di coloro che non si avvalgono a veder
rispettate le proprie libere scelte : un’attività formativa con apposito
docente, studio individuale libero o assistito, la possibilità di assentarsi dalla
scuola.
Trattandosi di
DIRITTI è obbligo dell’amministrazione scolastica assicurarne la fruibilità .
Coloro che non
scelgono l’IRC non possono venire trasferiti come pacchi da una classe
all’altra, o essere costretti a rimanere in classe durante l’irc come “uditori”, o essere invitati a uscire dalla
scuola per non creare problemi, se ciò non corrisponde a una spontanea
richiesta.
CI RIVOLGIAMO
pertanto ai DIRIGENTI SCOLASTICI, agli ORGANI COLLEGIALI delle scuole
affinché prendano in esame tutte le possibili soluzioni, e, in caso di
assoluta conclamata impraticabilità a garantire un’attività alternativa se
richiesta NON ESITINO A RIVOLGERSI
ISTITUZIONALMENTE AL MINISTERO P.I. PER OTTENERE SUBITO LE RISORSE NECESSARIE.
Ai GENITORI e agli STUDENTI non avvalenti raccomandiamo di mantenere
ferma senza compromessi la rivendicazione del diritto alla propria dignità,
di non tollerare che chi sceglie l’IRC - insegnamento facoltativo
confessionale - fosse anche un solo alunno - disponga dal primo giorno di scuola
di un apposito docente, mentre NULLA E’ PREVISTO PER CHI USUFRUISCE DEL
NORMALE ORARIO SCOLASTICO DI UNA SCUOLA LAICA.
Il diritto alla
libertà di coscienza è un diritto non negoziabile, riguarda la singola
persona e non può essere questione di maggioranza o minoranza.
Ricordiamolo sempre!
28 settembre 2009
Per la Scuola della Repubblica
Coordinamento Genitori Democratici
Comunicato
stampa
Consulta
Romana per la Laicità delle Istituzioni
TAR
Lazio: illegittimi i crediti scolastici per l’ora di religione.
Con sentenza n. 7076 del 17 luglio 2009
il Tar del Lazio ha accolto due ricorsi proposti per l'annullamento delle
Ordinanze ministeriali emanate dall'allora Ministro P.I. Fioroni per gli
esami di Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la valutazione della frequenza
dell'insegnamento della religione cattolica ai fini della determinazione del
credito scolastico, e la partecipazione “a pieno titolo” agli scrutini da
parte degli insegnanti di religione cattolica.
Il TAR ha affermato che
“l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso
degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi
dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo
ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non
assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un
credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non
professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica”.
Motiva ancora la sentenza che
l’interpretazione data dal Ministero dell’Istruzione “ha portato all’adozione
di una disciplina annuale delle modalità organizzative degli scrutini
d’esame, che appare aver generato una violazione dei diritti di libertà
religiosa e della libera espressione del pensiero; nonché di libera
determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della religione
cattolica”.
I ricorsi sono stati promossi a
partire dal 2007 da alcuni studenti e studentesse con numerose associazioni
laiche e confessioni religiose non cattoliche (elenco completo a fine comunicato)
coordinate dalla Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni e dall’ Associazione
“per la Scuola della Repubblica” ed assistite dagli Avvocati prof. Massimo
Luciani, Fausto
Buccellato e Massimo Togna. Ad
esse il TAR ha riconosciuto la richiesta “di tutela di valori di carattere
morale, spirituale e/o confessionale che […] sono tutelati direttamente dalla
Costituzione e che quindi come tali non possono restare estranei all'alveo
della tutela del giudice amministrativo"
La sentenza 7076/2009 del TAR del
Lazio è importante perché dà una concreta applicazione al principio supremo
della laicità dello Stato nei termini in cui era stato affermato dalla Corte
Costituzionale nella nota sentenza n.203/1989.
Il TAR, dopo aver ricordato il
principio della laicità dello Stato, enunciato dalla Corte Costituzionale
come "garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà religiosa,
in regime di pluralismo confessionale e culturale (C. Cost.
n.203/89), ha precisato che “sul piano giuridico, un insegnamento di
carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale,
non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del
profitto scolastico", la scelta di avvalersi o meno dell’insegnamento
della religione cattolica deve essere assolutamente libera e in nessun modo
condizionata. "In una società democratica" ha affermato il TAR,
"certamente può essere considerata una violazione del principio del
pluralismo il collegamento dell'insegnamento della religione con consistenti
vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un'implicita promessa
di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali".
A tal proposito, ha precisato ancora
la sentenza che “lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell’assoluta,
inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e
di pratica di qualsiasi culto “noto”, non può conferire ad una determinata
confessione una posizione “dominante” - e quindi una indiscriminata tutela ed
un’evidentissima netta poziorità – violando il
pluralismo ideologico e religioso che caratterizza indefettibilmente ogni
ordinamento democratico moderno”, infatti "qualsiasi religione- per sua
natura - non è né un'attività culturale, né artistica, né ludica, né un'attività
sportiva né un'attività lavorativa, ma attiene all'essere più profondo della
spiritualità dell'uomo ed a tale stregua va considerata a tutti gli effetti”.
La sentenza è illuminante su quali
siano oggi i confini posti dalla legge all’insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche. Le associazioni e le confessioni promotrici
dei ricorsi continueranno ad operare per garantire il rispetto di tali limiti
ed auspicano che il Ministero dell’Istruzione prenda atto dell’illegittimità
delle ordinanze e non le riproponga negli anni a venire.
11 agosto 2009
LE
ASSOCIAZIONI e CONFESSIONI RELIGIOSE PROMOTRICI DEI RICORSI
Consulta Romana per la Laicità delle
Istituzioni
Comitato Insegnanti Evangelici
Italiani (CIEI)
Federazione delle Chiese Evangeliche
in Italia
Comitato torinese per la Laicità
della scuola
Tavola Valdese
CRIDES - Centro Romano di Iniziativa
per la Difesa dei Diritti nella Scuola
FNISM – Federazione Nazionale degli
Insegnanti
Associazione Democrazia Laica
Associazione “XXXI ottobre per una
scuola laica e pluralista (promossa dagli evangelici italiani)”
Associazione Nazionale del Libero
Pensiero “Giordano Bruno”
UAAR - Unione degli Atei e degli
Agnostici Razionalisti
Consulta Torinese per la Laicità
delle Istituzioni
Unione Italiana delle Chiese
Cristiane Avventiste del 7° Giorno
Alleanza Evangelica Italiana
Associazione “per la Scuola della
Repubblica”
Comitato Bolognese Scuola e
Costituzione
C.I.D.I. “Centro di Iniziativa
Democratica degli Insegnanti”
Coordinamento Genitori Democratici
Associazione Scuola Università e
Ricerca “As.SUR”
Chiesa Evangelica Luterana in Italia
Unione Cristiana Evangelica Battista
d’Italia
Movimento di Cooperazione Educativa
UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Federazione delle Chiese
Pentecostali
Consulta Romana per la Laicità delle
Istituzioni
Via delle Carrozze, 19 00187
Roma Tel. 06 6796011
romalaica@gmail.com http://romalaica.blogspot.com
IRC
E "ATTIVITÀ ALTERNATIVE"
In relazione alle numerose
segnalazioni pervenute a questo Comitato, soprattutto da parte di genitori di
allievi della scuola dell'obbligo, circa la situazione incresciosa di
"parcheggio" in altre classi di bambini che non si avvalgono
dell'IRC, invece di essere utilmente impegnati in attività didattiche,
ricordiamo quanto segue.
L’art. 9 della legge n. 121 del
1985, che recepisce il neo-Concordato del 1984, dispone che il diritto di
scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’IRC è garantito a ciascuno e che
tale scelta non può dare luogo ad alcuna forma di discriminazione.
Il diritto di non avvalersi
dell’IRC, in base alle sentenze Corte Costituzionale 203/1989 e13/1991 e
della circolare 9/1991 (applicativa della sentenza 13/91), prevede quattro
opzioni:
1) Le attività didattiche e formative
(le c.d. “attività alternative” all’IRC).
2)
Lo studio individuale:
la scuola deve individuare locali idonei ed assicurare adeguata assistenza.
3)
“Nessuna attività”:
la scuola è comunque tenuta a garantire la sicurezza e la vigilanza anche “senza
assistenza di personale docente”.
4)
Non essere presente a scuola: chi non ha scelto l’IRC non ha alcun obbligo, e
quindi non è tenuto ad essere presente a scuola durante l’ora di IRC nella
sua classe. È questa l'opzione che abbiamo sempre consigliato agli studenti
delle superiori. Ovviamente è più facile assentarsi dalla scuola se l'IRC è
posta all'inizio o alla fine dell'orario scolastico, ma anche in questo caso
non sempre i genitori dei bambini possono provvedere all'entrata ritardata o
all'uscita anticipata dei loro figli. Quindi molti desiderano siano
organizzate le c.d. attività alternative.
L’offerta
da parte della scuola di attività didattiche o formative, alternative
all’insegnamento della religione cattolica, ha carattere doveroso, ove vi siano
alunni che hanno chiesto di non avvalersi dell’insegnamento della religione
cattolica optando per l’ora alternativa. Sono deliberate dal collegio dei
docenti e prevedono eventualmente un docente apposito, con valutazione del profitto sotto forma di giudizio.
Per la carenza di fondi (tali attività sono a carico della scuola), spesso le
scuole tendono a non attivarle. Ma, se
sono richieste, la scuola è tenuta ad organizzarle, dopo aver sentito il
parere di genitori e studenti.
È
perciò opportuno che nei P.O.F., all'inizio dell'anno, siano esplicitamente
ricordati i diritti di chi non si avvale dell'IRC in base alla normativa
vigente e che le attività didattiche e formative alternative all'IRC -
soprattutto nella scuola primaria e secondaria inferiore, ma anche nella
secondaria superiore ove ci siano richieste in tal senso - siano previste e programmate.
Il Comitato Torinese per la Laicità
della Scuola
Torino, 15 giugno 2009
RELIGIONE CATTOLICA E CREDITI
Il Comitato Torinese per la Laicità della
Scuola ribadisce la propria ferma opposizione al fatto che, ai fini
dell’Esame di Stato conclusivo dei corsi di scuola media superiore, il
giudizio relativo alla frequenza dell’insegnamento della religione cattolica
concorra direttamente all’attribuzione del credito formativo e quindi anche,
indirettamente, a quella del credito scolastico. Il peso dell’IRC sui crediti
che concorrono a determinare il voto finale dell’esame di Stato configura
infatti una palese ed illegittima sperequazione ai danni degli studenti che
in base alle norme vigenti hanno scelto liberamente di non avvalersi
dell’insegnamento della religione cattolica, da considerasi
a tutti gli effetti meramente facoltativo. Pertanto il nostro Comitato,
insieme a molte altre associazioni laiche, ha presentato ricorso presso il
T.A.R. del Lazio contro l’Ordinanza del Ministero dell’Istruzione 40/2009.
Il Comitato Torinese per la Laicità
della Scuola
Torino, 15 giugno 2009
Comunicato
Il Comitato Torinese per la Laicità
della Scuola esprime piena solidarietà al prof. Alberto Marani, docente di
matematica e fisica presso il Liceo Scientifico “Righi” di Cesena, che il 20
maggio 2009 è stato sospeso dalle proprie funzioni e dallo stipendio per due
mesi.
Tra gli addebiti contestati al docente: quello di avere
sottoposto agli alunni delle proprie tre classi, nel settembre 2008, un
questionario anonimo per conteggiare quanti, se venisse dettagliatamente
programmata, sceglierebbero una materia alternativa all’insegnamento della
Religione cattolica (per documentare poi la propria richiesta, al Collegio
Docenti, di una precisa programmazione, inserita nel POF, delle Attività
Alternative). Nel questionario ciascuno doveva indicare quale insegnamento
avrebbe scelto (fra Religione cattolica, Storia delle religioni e Diritti
umani) qualora la scuola le programmasse tutte e tre. I risultati sono
stati i seguenti: 11,3 % sceglierebbero Religione Cattolica; 88,7 %
sceglierebbero una materia alternativa (23,9 % Storia delle religioni; 64,8%
Diritti umani).
A quanto pare la difesa della piena e consapevole libertà
di scelta tra IRC e attività didattiche alternative seriamente programmate è
risultata insopportabile agli ambienti cattolici integralisti.
Chiediamo la revoca dell'odioso provvedimento
disciplinare nei confronti del collega.
Torino, 6 giugno 2009
Dopo la
morte di Eluana
Pubblichiamo un
articolo sul caso Englaro che comparirà sul n. 1,
marzo 2009 di "Laicità"
Eluana Englaro e
gli ayatollah
In un clima di acuta tensione, aggravata dal
conflitto istituzionale tra il Presidente della Repubblica e il Governo, si è
conclusa il 9 febbraio la triste vicenda di Eluana Englaro, che dopo diciassette anni ha avuto finalmente il
suo diritto a morire con dignità.
Vogliamo ricordare che la Presidente
Mercedes Bresso aveva offerto la disponibilità delle strutture sanitarie
regionali per accogliere Eluana e dare attuazione
alla decisione della Cassazione. «Ritengo
– aveva dichiarato il 20 gennaio – che la tragica storia di Eluana sia una questione non più sopportabile in un paese
civile. C’è stata una lunga battaglia giuridica e sono stati calpestati i
diritti di un padre che, dopo aver sofferto per sedici anni, si vede
sballottato da un’interdizione all’altra. Ciascuno è libero di avere
un’opinione etica o religiosa su qualsiasi argomento ma esiste pur sempre
un’etica civile e laica che impone il rispetto delle persone, alla quale
desidero attenermi, fermo restando che spetta alla famiglia decidere».
Tra le numerose prese di posizione a
sostegno della Presidente segnaliamo il messaggio del Coordinatore della
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, Tullio Monti. Nella conferenza-stampa del 23 gennaio
anche i prof. Carlo Augusto Viano per la sezione torinese della Consulta di
Bioetica «A. Vitelli» e Maurizio Mori quale Presidente nazionale della
Consulta di Bioetica Onlus esprimevano la piena
solidarietà alle dichiarazioni della presidente Bresso e del sindaco
Chiamparino.
Mercedes Bresso aveva replicato
duramente al cardinale Poletto che aveva richiamato i medici cattolici alla
obiezione di coscienza. «Non viviamo in una Repubblica di ayatollah», aveva
affermato. «La parola ayatollah – precisava in una intervista del 23 gennaio
su «L'Unità on line» – non è un insulto, indica i capi
religiosi che per un insieme di circostanze hanno ottenuto il potere
temporale e hanno fatto coincidere la legge religiosa con quella politica.
L’appello lanciato da Poletto non va in quella direzione?».
Purtroppo le vicende successive
hanno visto un crescendo delle pesanti pressioni del Vaticano e la
subordinazione alla Chiesa romana di gran parte dei politici, compreso il
governo al completo. Per cui se siamo o no una «Repubblica di ayatollah»
rimane aperto come un inquietante interrogativo.
C. O. - C. P.
Comunicato
stampa
Consulta Torinese per la Laicità
delle Istituzioni
In merito alla questione Englaro la
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni esprime alla
Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, la propria
solidarietà ed il proprio plauso politico per l’iniziativa intrapresa.
Le posizioni di Mercedes Bresso
onorano, da un lato, il rispetto giuridico e politico delle decisioni
definitive della Magistratura, doveroso da parte dei rappresentanti delle
Istituzioni pubbliche; dall’altro onorano il senso civico ed il rispetto per
la laicità dello Stato (principio supremo della Costituzione Repubblicana)
che dovrebbe accomunare indistintamente tutte le Istituzioni e che purtroppo,
invece, di questi tempi è moneta dal corso assai raro.
Rispettare la libera scelta di Eluana Englaro di avvalersi o
meno di terapie ed interventi medici (quali l’alimentazione e l’idratazione
artificiali), sancita dalla Costituzione, non ha nulla a che fare con
l’eutanasia (sulla quale pure sarebbe urgente aprire una seria discussione
pubblica) e dovrebbe semmai essere al centro della eventuale legge sul
testamento biologico.
Alle gerarchie della Chiesa
cattolica ed ai tanti cattolici devoti impegnati in politica, ci permettiamo
di ricordare che il rispetto dell’etica laica e democratica non impone alcun
modello etico a nessun cittadino e mette ciascuno nelle condizioni di
esercitare liberamente per sé le proprie scelte etiche e di vita; a chi,
operatore pubblico o sanitario, per motivi etici o religiosi, dissenta da
tali impostazioni, deve essere fatto salvo il diritto del ricorso
all’obiezione di coscienza individuale, senza la pretesa di alcuno
(individui, partiti politici, confessioni religiosi) di imporre la propria
etica di parte a tutta la società, facendola diventare etica pubblica in
forza di legge.
La separazione fra etica
religiosa ed etica civile rappresenta la più importante conquista della
moderna civiltà occidentale, la cui messa in discussione costituirebbe un
inaccettabile tentativo di introdurre elementi di fondamentalismo e di
integralismo religioso nelle leggi dello Stato, oggi da parte della Chiesa
cattolica, in un domani assai prossimo, da parte di altre confessioni
religiose, con il serio rischio di un non lontano ritorno alle guerre di
religione.
Torino, 22 gennaio 2009
Consulta
Torinese per la Laicità delle Istituzioni
e-mail: info@torinolaica.it
sito: www.torinolaica.it
Comunicato
stampa
Siamo
scandalizzati dalle posizioni preconciliari espresse da alcuni vescovi, quali
Severino Poletto, Carlo Caffara e altri, sulla
vicenda di Eluana Englaro.
Il Concilio ha messo fine alla pretesa, storicamente data, della
gerarchia cattolica di porsi come padrona della legge di Dio e della
coscienza umana. Si identifica la Chiesa con il Papa e i Vescovi,
dimenticando che il popolo cristiano è una realtà composita, dove a tutti i
livelli di responsabilità e di partecipazione c’è una legittima pluralità di
opinione riguardo a un tema così delicato come il diritto di ogni persona a
rifiutare la interruzione dell’alimentazione forzata. Ed è una grande
ricchezza che sia così. Lo hanno affermato di recente anche alcuni preti
fiorentini esprimendo un senso comune di tanta parte della Chiesa cattolica e
richiamando le posizioni del cardinale Carlo Maria Martini così diverse da
quelle dei cardinali Poletto e Caffara.
Sono molti i cattolici che vedono la scelta di Eluana,
sostenuta oggi da suo padre, coerente con lo spirito profondo del Vangelo. E’
una testimonianza che obbliga la teologia dogmatica e l’etica tradizionale a
interrogarsi. E soprattutto aiuta tutti noi, la società intera, nella nostra
ricerca esistenziale, spirituale e religiosa.
Milano, 23 gennaio 2009
Le Comunità cristiane di base italiane
segrcdb@alice.it
www.cdbitalia.it
Comunicato Stampa
SONO
APERTE LE ISCRIZIONI
al
Master biennale di primo
livello in
Bioetica e Etica applicata
Torino, 2008/2009 e 2009/2010
Conferenza stampa di presentazione
lunedì 12 gennaio alle ore 11,00
presso il
Circolo dei lettori, Palazzo Graneri, via Bogino 9, Torino
Laicità
della Scuola
www.scuolaecostituzione.it
Il Dirigente
scolastico dell'Ist. Marconi di Pavullo Carlo Prandini ha fatto presente al parroco e agli Assessori
comunali che la benedizione della scuola prevista per il giorno 4 ottobre non
era opportuna in quanto lesiva del principio della libertà di religione.
Per questo è stato
messo all'indice da molte forze politiche e dalla stampa locale. Inoltre è
stato avviato nei suoi confronti un procedimento disciplinare.
Ancora oggi
l'Amministrazione scolastica di Modena sta operando per benedire ad ogni
costo l'edificio scolastico.
Le informazioni sul
caso sono reperibili all'indirizzo
http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/irc/prandini/indice.htm
Firmate e
diffondete l'appello di “Scuola e Costituzione” che si
trova all'indirizzo
http://www.firmiamo.it/laicitadellascuola
Bologna, 17 ottobre 2008
COMUNICATO
Il
Direttivo del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, riunito il 10
ottobre 2008, valuta molto negativamente la legge 6/8/2008, n. 133 e il piano triennale di razionalizzazione
del sistema di istruzione (2009-2011) che dovrebbe portare alla eliminazione
di circa 130 mila posti di docente e di
personale ATA, a una riduzione del tempo-scuola e a un aumento degli
alunni per classe. Ritiene gravissimo il decreto-legge 1° settembre 2008, n.
137, che ripristina il maestro unico, azzerando l'esperienza di
collaborazione e condivisione di responsabilità tra docenti che era maturata
nel Tempo pieno. Denuncia inoltre le pesanti conseguenze sociali che
avrebbero la riduzione o lo snaturamento del Tempo pieno.
Considera
inammissibile la sottrazione alla discussione parlamentare delle misure
riguardanti la scuola mediante l'uso del voto di fiducia.
Ravvisa
nella politica governativa il disegno di impoverire quantitativamente e
qualitativamente la scuola di Stato e in particolare la scuola primaria,
vanto del sistema italiano nei confronti internazionali.
Aderisce
alla mobilitazione del mondo della scuola con gli scioperi nazionali del 17
ottobre e del 30 ottobre, auspicando
nell'immediato futuro la costituzione di un largo fronte unitario per
contrastare l'attacco in atto alla scuola pubblica.
Torino,
10 ottobre 2008
Un’iniziativa sulla scuola
che parte dal quartiere S. Salvario
(Torino)
Esami di stato.
Ordinanza sulle modalità operative:
restano i privilegi
per i privatisti esterni e per i
frequentanti l’ora di religione.
www.scuolaecostituzione.it
Marzo 2008
COMUNICATO
Il Ministro della Pubblica Istruzione ha deciso di
ricorrere al Consiglio di Stato invece di recepire l'ordinanza del TAR Lazio
che sospendeva l'art. 8, parr. 13-14,
dell'Ordinanza Ministeriale n. 26 del 15 marzo 2007 perché "sul piano
didattico, l'insegnamento della religione non può a nessun titolo, concorrere
alla formazione del "credito scolastico" di cui all'art. 11 del
D.P.R. n. 323/1988, per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con
gli studenti che non seguono né l'insegnamento religioso e né usufruiscono di
attività sostitutive" (Ord. TAR Lazio n. 2408
del 24 maggio 2007).
La situazione è grave ed imbarazzante.
Il Ministro Fioroni ha cercato di introdurre
surrettiziamente l'ora di religione fra le materie che concorrono a pieno
titolo a formare la valutazione degli studenti per gli esami di Stato. Questo
determina una situazione di discriminazione e disparità fra gli studenti che
si avvolgono e quelli che non si avvalgono dell'insegnamento della religione
cattolica, senza poter o voler usufruire di attività alternative. Come ha
infatti stabilito la Corte Costituzionale con le sentenze 203/89 e 13/91 gli
studenti che non si avvalgono dell'IRC non possono essere sottoposti ad alcun
obbligo alternativo.
L'O.M. viola così l'art. 310, co. 3, del Testo unico
delle disposizioni legislative in materia di istruzione (D.Lgs.
297/94) ed il principio supremo di laicità stabilito dalla Costituzione.
Il TAR Lazio, sebbene solo con un provvedimento
cautelare, aveva esaminato e accolto l'istanza di sospensione dell'Ordinanza
Ministeriale.
Il Presidente della Sesta sezione del Consiglio di
Stato, ha annullato provvisoriamente (sino al giorno successivo agli
scrutini!!!), senza contraddittorio e senza motivazione, l'ordinanza
cautelare del TAR, impedendo così che gli scrutini stessi possano avvenire
nel rispetto della legge e della Costituzione.
Nell'attuale situazione gli scrutini si svolgeranno
secondo la volontà del Ministro, ma il successivo pronunciamento nel merito
del TAR Lazio, che deve ancora avvenire, con molta probabilità ne porrà in
dubbio l'esito annullando la parte impugnata dell'Ordinanza Ministeriale.
Si verificherebbe così una situazione di incertezza
giuridica sul corso e sugli esiti degli esami di Stato, la cui responsabilità
non potrà che ricadere sul Governo.
Chiediamo al Presidente del Consiglio on. Romano Prodi
di adoperarsi in tempi rapidissimi affinché impedisca questo grave scempio
della laicità della scuola pubblica e vengano ristabiliti lo status quo ante,
la legalità e la certezza del diritto, dal momento che il Governo può
annullare in sede di autotutela le contestate e discriminatorie innovazioni
apportate dall' O.M. 26/2007.
Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni
Associazione nazionale per la Scuola della Repubblica
CIDI - Centro d'iniziativa democratica degli insegnanti
CRIDES – Centro romano di iniziativa per la difesa dei
diritti nella scuola
Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano
Bruno"
Fondazione Critica Liberale
Gruppo Martin Buber-ebrei per
la pace
Associazione Italialaica.it
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni
Associazione XXXI Ottobre per una scuola laica e
pluralista
CIEI - Comitato Insegnanti Evangelici
Democrazia
Laica
Comitato
bolognese Scuola e Costituzione
AsSUR Associazione
Scuola Università Ricerca
Federazione
Chiese Evangeliche in Italia
AFFI
– Associazione Federativa Femminista Internazionale
UCEI
– Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Comitato
Torinese per la Laicità della Scuola
Comitato
Scuola e Costituzione
COMUNICATO
L’ Ordinanza 2408 pronunciata
dal TAR del Lazio il 23 maggio 2007 segna un buon passo avanti nella difesa
della laicità dello Stato e della libertà di coscienza .
Il TAR ha accolto
favorevolmente il ricorso proposto da numerose associazioni laiche,
confessioni religiose, studenti, rappresentati tutti dagli avv.ti Fausto
Buccellato e Massimo Luciani , contro l’Ordinanza Ministeriale n.26 del 15
marzo 2007 ( art. 8- credito scolastico, par. 13,14) relativa agli Esami di
Stato del corrente anno scolastico. I paragrafi citati, configurando la
competenza dei docenti di religione cattolica
ad esprimere il proprio voto nell’attribuzione del credito scolastico avrebbero dato
luogo a discriminazioni inaccettabili tra gli alunni che non hanno scelto
l’insegnamento di religione cattolica, ai quali sarebbero stati riconosciuti
crediti di diverso rango e solo sulla base di un loro presunto impegno .
Sarebbe stato totalmente stravolto lo “stato di non obbligo” loro
riconosciuto dalle famose sentenze 203/89 e 13/91 dalla Corte Costituzionale.
Le motivazioni con cui il
Tar Lazio ha accolto nell’immediato la richiesta di sospensiva relativa ai
paragrafi 13,14 si fondano:
-
sulla violazione del T.U. della legislazione
scolastica (D.P.R. 297/94, art.309) che dispone che l’insegnamento della
religione cattolica non fa parte della pagella scolastica e il profitto e l’impegno degli alunni
viene comunicato ad alunni e famiglie con una “speciale nota” a parte, a cura
del docente.;
-
“sul piano didattico- sono parole del TAR-
l’insegnamento della religione non
può, a nessun titolo, concorrere alla formazione del “credito scolastico”(..)
per gli esami di maturità, che darebbe postumamente
luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né
l’insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive”.
Sono espressioni che apprezziamo profondamente e ci restituiscono la
certezza che le nostre battaglie per una scuola laica e democratica non sono
vane.
Roma 24 maggio 2007
per i ricorrenti
Antonia Sani dell’assoc. naz. per la Scuola della Repubblica
Ordinanza n. 26 del Ministro Fioroni
Il ministro Fioroni ha emesso l'Ordinanza Ministeriale n.
26 del 15 marzo 2007 con
la quale si tenta ancora una volta di discriminare gli alunni che si presentano
all’Esame di Stato non avendo scelto di avvalersi dell'insegnamento di
religione cattolica.
→ Punto rilevante dell’O. M. e
conseguenze che ne derivano
Diverse associazioni laiche (tra cui Crides, Scuola e Costituzione, e Democrazia Laica) stanno
studiando l'opportunità di far ricorso al TAR con la massima urgenza,
nell'intento di far sospendere l'applicazione dell'Ordinanza prima che si
riuniscano i Consigli di Classe delle scuole superiori (15 maggio). Il
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola ha dato la sua adesione al
ricorso.
Roma,
28 aprile 2007
COMUNICATO STAMPA
Consulta Torinese
per la Laicità
delle Istituzioni
La Consulta Torinese
per la Laicità
delle Istituzioni intende sottolineare e rilanciare la proposta, avanzata
recentemente dal mondo evangelico italiano, di istituire la “Giornata
nazionale della libertà di coscienza, di religione e di pensiero”, nella
data del 17 febbraio, in cui si concentrano due importanti ricorrenze per la
laicità delle Istituzioni e per la cultura laica: il 17 febbraio 1600,
a Campo dei Fiori, a Roma, dopo un processo farsa messo
in scena dall’Inquisizione, veniva arso vivo, come eretico, il filosofo
nolano Giordano Bruno, campione del libero pensiero e della libertà di
coscienza; il 17 febbraio 1848, con le Lettere Patenti, il Re sabaudo Carlo
Alberto, concedeva i diritti civili ai valdesi e, successivamente, anche agli
ebrei, evento fondamentale per la libertà religiosa in Italia.
Ritenendo che mai proposta sia
giunta più opportuna, nei tempi e nei contenuti, la
Consulta Torinese per la
Laicità delle Istituzioni invita calorosamente le forze
politiche, i parlamentari e le Istituzioni locali (Comune di Torino,
Provincia di Torino, Regione Piemonte) ad adoperarsi fattivamente, per quanto
nelle rispettive competenze, affinché tale istanza venga accolta
positivamente e rapidamente.
Torino, 13
dicembre 2006
www.torinolaica.it
COMUNICATO
STAMPA
In relazione alla notizia
comparsa sui quotidiani odierni circa il diniego opposto dal dirigente
scolastico dei plessi di Vigodarzere, Terraglione e Saletto alla visita
pastorale del vescovo di Padova in orario scolastico, diniego stigamtizzato dalle autorità scolastiche regionali e
nazionali, il Comitato Nazionale Scuola e Costituzione dichiara la propria solidarietà al
dirigente che coraggiosamente ha riaffermato principi che non dovrebbero aver
bisogno di simili battaglie per essere rispettati.
- Il Nuovo Concordato ( legge 121/1985) e le Intese tra lo Stato
italiano e altre confessioni religiose , in conformità con la nostra
Costituzione, non ammettono atti di culto, né presenze di ministri di culto nella scuola
dello Stato,che è laica in uno Stato definito laico
nella sua Costituzione. E’ questa la
libertà della scuola di tutti. Le religioni hanno altre sedi
pienamente libere per i propri riti, a iniziare dalle proprie scuole private
- Il Concordato stabilisce norme
relative al solo insegnamento
della religione cattolica,considerato come
fatto culturale che può essere facoltativamente scelto a prescindere
dall’appartenenza confessionale. E’ evidente che in questa fattispecie non
rientrano le benedizioni, le visite
pastorali , qualsiasi
cerimonia religiosa; esse richiedono
infatti un’adesione fideistica ( a
meno che le gerarchie cattoliche non vogliano degradarle a mero
spettacolo…) Tali manifestazioni
non possono neppure essere materia di
delibera dei Consigli d’Istituto in quanto non relative a fatti culturali rivolti
alla generalità degli alunni . Nulla ha a che vedere un vescovo in visita
pastorale con un esperto di storia delle religioni !
- Non si tratta solo di
rispetto della diversità religiosa, ma di affermazione
del principio costituzionale della laicità
dello Stato. La visita pastorale nella scuola dello Stato non potrebbe aver
luogo anche se gli alunni di una determinata scuola fossero tutti di
religione cattolica, così come non potrebbero aver luogo nella scuola dello
Stato cerimonie religiose di qualsiasi altra religione.
E’ grave constatare come le massime
autorità scolastiche e rappresentanti politici del nostro Parlamento ignorino
o disconoscano i principi fondamentali della Costituzione, scambiando privilegi
con libertà , e come chi afferma e difende tali principi venga ancora una
volta- benché in regime di democrazia- costretto a piegare la testa
13 novembre 2006
COMITATO
NAZIONALE SCUOLA E COSTITUZIONE
via degli
Scialoja 18, 00196 Roma- tel. 0763.710036- 06.3337437- fax 06.3723742
scuolaecostituzione@virgilio.it
Documento
«LA SCUOLA DOPO LA MORATTI»
Comitato
Torinese per la Laicità della Scuola
Ribadiamo intanto il nostro NO alla ulteriore
regionalizzazione della scuola che si aprirebbe con la devolution e la
“riforma” della Costituzione votata dal centrodestra e ci impegniamo per il
NO al referendum costituzionale.
Pur tenendo conto delle novità introdotte dalla riforma
del Titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra che, soprattutto
attraverso il concetto di “legislazione concorrente”, ha modificato
l’equilibrio fra le competenze statali e regionali, la funzione legislativa
in materia di istruzione deve essere mantenuta il più possibile dallo Stato,
salve le competenze regionali in materia di formazione ed istruzione
professionale.
Torino, 14 giugno 2006
Comunicato
Direttivo del Comitato Torinese per la
Laicità della Scuola
Il
17 giugno 2006 si svolgerà a Torino il Pride
nazionale del movimento gay, lesbico, bisessuale e transgender. È, nelle
intenzioni degli organizzatori, un appuntamento di particolare rilievo per
chiedere conto al nuovo governo «delle legittime aspettative non di una
minoranza, ma della maggioranza della popolazione che vuole una Italia più
europea, più libera, più responsabile, più accogliente». Occorre infatti
riaffermare come questione di tutti
e non solo di una minoranza,
cioè come questione basilare di
laicità e di libertà, il diritto a realizzare il proprio progetto di
vita e il proprio orientamento sessuale senza dover sottostare a modelli
imposti da autorità tradizionali (in primis dalla Chiesa cattolica) e dal
diffuso conformismo. Siamo impegnati a diffondere una cultura che non solo
combatta pregiudizi e discriminazioni ma porti a sentire le differenze e la
pluralità umana come un bene prezioso per tutti. Per questi motivi saremo
presenti alla manifestazione del Pride nazionale e
invitiamo tutte le associazioni aderenti al nostro Comitato a promuovere la
partecipazione a questo importante appuntamento.
Torino,
4 maggio 2006
COMUNICATO
FERMIAMO LA MORATTI
Comitato
per la Scuola della Repubblica
Dal "portfolio" va tolto ogni
riferimento all'insegnamento della Religione Cattolica
Il TAR del Lazio ha nuovamente " fermato " la
Moratti; difatti dopo aver accolto la sospensione delle parti del
"portfolio" lesive della privacy e della facoltatività
dell'insegnamento della Religione cattolica, ieri con ordinanza n.1502/06
ha nuovamente censurato la Moratti che invece di dare
disposizioni conformi all'ordinanza del TAR, con la nota n. 1019 del
3/2/06 aveva tentato di vanificare l'efficacia obbligatoria della precedente
ordinanza del TAR.
Il TAR del Lazio con l'ordinanza di ieri ha precisato
che la nota ministeriale "utilizza una formula ambigua che consentirebbe
di vanificare l'ordine di questo giudice; che, pertanto deve essere
chiarito come il riferimento all'art. 909 del T.U. non consenta che si possa
continuare a redigere la parte del "portfolio" relativa alla
religione; già sospesa da questo Tribunale".
A questo punto il Ministro e le scuole si devono
uniformare eliminando dal "portfolio" ogni riferimento
all'insegnamento della Religione Cattolica.
Si deve solo aggiungere che una eventuale
perseveranza da parte del Ministro e/o delle scuole nell'inosservanza
all'ordine del giudice diventa penalmente rilevante.
Firenze, 16 marzo 2006
La
Francia si è mobilitata contro la condanna del giudice italiano.
Firma
l’appello a difesa e sostegno del giudice Luigi Tosti e del diritto
di non discriminazione di tutti i
cittadini: http://brightsfrance.free.fr/tosti.htm
APPELLO AI LAICI
IL GIUDICE LUIGI TOSTI DEVE ESSERE
ASSOLTO !
Il 15 agosto 2005 il papa Benedetto XVI afferma nella sua
omelia: « Nella vita pubblica, è
importante che Dio sia presente, ad esempio, mediante la Croce negli edifici
pubblici, che Dio sia presente nella nostra vita comune.».
Il 19 novembre 2005, Benedetto
XVI e Silvio Berlusconi, al termine di «uno scambio di opinioni sui rapporti
Stato-Chiesa in Italia » riaffermano « la volontà di collaborazione delle due parti nell’ambito del Trattato
del Laterano ».
Il 18
novembre 2005, il
giudice Luigi Tosti, 57 anni, è condannato dal tribunale de l’Aquila,
località situata a un centinaio di chilometri da Roma, a 7 mesi di carcere e
a 1 anno di sospensione. Il suo
delitto? Il giudice si rifiuta di tenere
udienze in aule dove sono presenti simboli religiosi.
Il giudice s’appoggia sulla
Costituzione repubblicana del 27 dicembre 1947, che stabilisce che tutti i
cittadini «sono
uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua,
religione » (Art.3). Ma una circolare del ministro fascista Rocco, che
risale al 1926, e da allora mai abrogata da nessuno dei successivi governi,
stabilisce che i crocifissi devono essere visibili nelle aule italiane,
rendendo palese la sentenza di Bossuet : “Il sacerdozio strettamente unito con la
magistratura, tutto è in pace dal
concorso di queste due potenze.”
Questo
perché l’Italia continua a vivere sotto il regime del trattato del Laterano e
del concordato firmato l’11 febbraio 1929 tra la Santa Sede e l’Italia,
rappresentata da Benito Mussolini, capo del governo dell’epoca. Nel 1984, il
Presidente del Consiglio, il socialista Bettino Craxi, rinnovò il concordato
con il Vaticano: certamente ora il culto cattolico non è più religione di
Stato, ma le leggi fasciste non sono state abrogate del tutto.
Sette
mesi di carcere per il giudice ... questo
è il segno di quello che la Chiesa cattolica chiama una “sana e legittima laicità” (espressione
di Pio XII)...
La
lotta dei cittadini laici e repubblicani italiani è quella di tutti i veri
laici, ovunque siano nel mondo, per la separazione delle chiese e dello stato
e per l’abrogazione dei concordati e di tutte le leggi antilaiche!
Noi esigiamo la cessazione immediata delle azioni
giudiziarie contro il giudice Luigi Tosti!
4
dicembre 2005
Spedire
le adesioni a : brightsfrance@free.fr
Indicare Cognome, nome, qualità,
località di domicilio (paese)
23 dicembre 2005 : 1720 firmatari – http://brightsfrance.free.fr/tosti.htm
Comunicato
stampa
Il giudice Luigi Tosti condannato al
processo de L'Aquila
L'AQUILA - E' stata scritta il
18.11.2005, in un'aula-ghetto allestita "senza crocifisso" e
destinata appositamente ad uno "sporco" imputato non cattolico, una
delle pagine più epiche della Giustizia italiana, perché si è finalmente
inflitta una giusta ed esemplare condanna a chi, pretendendo di affiancare al
sacro simbolo del crocifisso i propri falsi simboli, ha manifestato con sconfinata
arroganza l'assurda pretesa di godere degli stessi diritti e della stessa
dignità che la Repubblica Pontificia italiana accorda, giustamente, alla sola
superiore razza dei Cattolici. Plaudo alla totale prevaricazione del mio
diritto di difesa e all'imposizione del termine preventivo di "due
minuti", che mi è stato benevolmente concesso dal GUP-Presidente del
collegio per formulare ed illustrare le mie richieste. Mi rammarico
pubblicamente con la Stampa per la limitazione del Suo diritto di cronaca e di
ripresa audiovisiva, che ha impedito la documentazione della celebrazione del
dibattimento nell'interesse della collettività e a garanzia della
trasparenza della Giustizia. Spero che la mia sentenza di condanna -contro la
quale ricorrerò- sia l'inizio di un incendio che risvegli le coscienze dei
sudditi italiani che non intendono più tollerare l'emarginazione e la
discriminazione che parte dei Cattolici attua ai danni degli atei, degli
agnostici, degli ebrei, degli islamici, dei buddisti, degli evangelisti, dei
valdesi, dei testimoni di Geova e di tutti coloro che si identificano in
religioni diverse dalla loro. Spero che i 40 giorni per il deposito della
motivazione della condanna siano sufficienti per giustificare la
violazione dell'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti
dell'uomo, che sancisce che "ogni persona ha diritto alla libertà di
pensiero, di coscienza e di religione: questo diritto importa la libertà di
cambiare religione o pensiero, come anche la libertà di manifestare la propria
religone o il proprio pensiero individualmente o
collettivamente, in pubblico o in privato, per mezzo del culto,
dell'insegnamento, di pratiche e compimento di riti".
Ringrazio tutti coloro che si sono
sobbarcati i disagi e le spese di un viaggio per assistere alla celebrazione
di questo cristallino processo che, spero, resterà impresso nella loro
memoria. Ringrazio i deputati Enrico
Buemi e Marco Pannella per
l'appoggio morale e per la stima che mi hanno dimostrato con la loro presenza
fisica a L'Aquila. Ringrazio infine il Dio dei Cattolici per avere offerto a
mia moglie e a me l'opportunità di conoscere Marco Pannella e di stringere la
"zampa" di questo leone radicale che è riuscito, contro la volontà
della maggior parte degli italiani, a rendere più libera e più dignitosa
l'esistenza di tutti gli italiani.
Luigi
Tosti
luigit1@alice.it
Chi vuole ricevere la “Memoria” depositata presso il
Tribunale de L’Aquila scriva a: albatra1@yahoo.it
Documento di valutazione
La CGIL-scuola per la laicità dello
Stato
L’inserimento
della religione cattolica tra le discipline da valutare all’interno del
documento di valutazione è la conseguenza di una scelta sbagliata della
stessa legge di riforma e del decreto legislativo n. 59/2004.
È
quanto sostiene la Cgil-scuola (www.flcgil.it) che ha deciso di dare mandato
al proprio ufficio legale di predisporre una diffida da notificare al Governo
ed al Ministro dell’Istruzione, "affinché
ciascuno, per le proprie competenze, provveda a ritirare immediatamente tutti
i provvedimenti lesivi del principio di laicità dello Stato e delle norme
Costituzionali".
Prima
della riforma, sostiene il sindacato di Enrico Panini, l’insegnamento
dell’ora di religione compariva non tra le materie obbligatorie, ma tra
quelle che la scuola era obbligata a fornire.
"Successivamente, però - precisa il
sindacato - in tema di insegnamento
della religione cattolica, dapprima il Governo con i Decreti sul I e II
ciclo, poi il Ministro dell’Istruzione, con gli atti applicativi, violando,
palesemente, sia gli artt. 7, 8, 19 e 20 della Costituzione che la normativa
ordinaria in tema di insegnamento della religione cattolica nelle istituzioni
scolastiche statali, hanno stravolto i principi affermati anche dalla
giurisprudenza costituzionale ed hanno incluso l’insegnamento dell’ora di
religione cattolica nel monte ore obbligatorio e conseguentemente nella
scheda di valutazione".
Per
la Cgil-scuola ciò è assolutamente illegittimo. Da qui la richiesta al
Governo ed al Ministro di fare marcia indietro e di rispettare la laicità
della scuola.
TuttoscuolaFOCUS - giovedì 22 dicembre 2005
ASSOCIAZIONE “PER LA SCUOLA DELLA REPUBBLICA”
PORTFOLIO: l’insegnamento
della religione cattolica è nuovamente obbligatorio?
7 dicembre 2005
Il documento e la proposta di legge
per abrogare la legge
Moratti
del Comitato di
Firenze, sostenuto dall'Associazione nazionale
"Per la Scuola
della Repubblica"
Abrogazione? Sì grazie
Le sottoscrizioni della
proposta di legge
COMUNICATO STAMPA
C.R.I.D.E.S.
Centro romano per la difesa dei
diritti nella scuola
Via
Buonarroti 12 00185 Roma - telfax 063723742
La comunicazione da parte del MIUR
dei dati relativi alla frequenza dell’ “ora di religione” pubblicati con
grande risalto dal quotidiano La
Repubblica (11.8.05) ripropone la complessa problematica
dell’insegnamento della religione cattolica (irc)
nella scuola dello Stato. L’aumento
del numero degli alunni/e che non scelgono quest’insegnamento, soprattutto
nella Scuola Superiore, pur rappresentando l’importante diffondersi di una
coscienza critica in un’avanguardia più corposa, non deve tuttavia porre in ombra
i nodi che restano da affrontare nella realtà della vita scolastica per
tutelare tutti coloro che
sulla base del Nuovo Concordato (1985) avrebbero diritto di scegliere di non
frequentare l’”ora di religione”. I condizionamenti esercitati dalle burocrazie
scolastiche finiscono ancora oggi – a distanza di vent’anni - col rendere
spesso impercettibile il carattere divenuto facoltativo di questo insegnamento.
L’astuto mantenimento dell’irc all’interno dell’orario scolastico obbligatorio
in tutti gli ordini e gradi di scuola come ai tempi del Concordato del 1929,
quando la materia era
dichiarata obbligatoria, ha creato, infatti, e continua a creare una
serie di problemi organizzativi favorendo nell’opinione pubblica la
convinzione che l’irc sia di fatto la scelta
normale, scoraggiando di frequente genitori e studenti dal tentare
altre vie. Nella scuola primaria difficilmente vengono realizzate
alternative, benché la scuola sia tenuta ad assicurarle a chi le richieda;
nella scuola superiore vengono considerati “atei”, o, peggio, “fannulloni”
coloro che non frequentano l’”ora di religione”. Viene comunemente
sottovalutata o ignorata l’importante sentenza della Corte Costituzionale
(n.13/91), che proclama il diritto a non sottostare ad alcun obbligo per chi
non sceglie l’irc.
Ben maggiore consapevolezza si svilupperebbe intorno al concetto di
libertà di coscienza, di pluralismo religioso, di laicità dello Stato, se
l’insegnamento della religione cattolica - coerentemente con la sua
condizione di insegnamento religioso facoltativo - fosse collocato al di
fuori dell’orario scolastico obbligatorio. Se divenisse, insomma,
finalmente compatibile con la forma di
Stato laico, che qualifica la Repubblica italiana.
COMITATO
NAZIONALE SCUOLA E COSTITUZIONE
via
degli Scialoja 18, 00196 Roma- tel.fax 06.3611337 -
06.3337437 - 0763.710036- - fax 06.3723742
scuolaecostituzione@virgilio.it
Il Comitato nazionale Scuola e
Costituzione
· apprezza il fatto che il ministero
dell’istruzione abbia diffuso i dati sulla frequenza dell’ora di religione
cattolica, dati da anni più volte richiesti e mai resi pubblici;
·
osserva che la
disparità delle percentuali di coloro che non richiedono l’insegnamento della
religione cattolica ( 9,7% alle materne, 6,1% alle elementari, 11,2 % alle
medie inferiori, 37,6% alle superiori) dimostra quanto pesi nella scelta dei
genitori la discriminazione che la scelta di non frequentare l’insegnamento
confessionale comporta: collocazione oraria che non permette l’entrata o
l’uscita da scuola con orari differenziati; mancanza di attività destinate
agli allievi che non richiedono l’insegnamento cattolico, pur previste per
legge; mancanza di garanzia e di tutela per i bambini e i ragazzi
parcheggiati in locali inidonei, spesso in altre classi, affidati a personale non docente, o
precario o saltuario.
In questa situazione si capisce come
mai l’insegnamento di religione cattolica venga meno richiesto a mano a mano
che l’età degli allievi li rende più autonomi e attenua la preoccupazione dei
genitori per eventuali difficoltà e pericoli.
E sempre più appare evidente come
una reale libertà di scelta, che la Costituzione dello Stato laico tutela e
garantisce, richieda una sollecita
revisione degli accordi fra la Conferenza episcopale italiana e il Ministero
dell’Istruzione e la collocazione dell’insegnamento di religione cattolica
fuori del normale orario scolastico.
Roma, 12 agosto 2005
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