COMITATO TORINESE PER LA LAICITA' DELLA SCUOLA
 Via Donizetti 16 bis - 10126 Torino


 POSTA

Il Comitato riunisce dal 1983 cittadini ed enti impegnati nella promozione e nella difesa della laicità dello Stato e della scuola pubblica; si prefigge il rispetto dell'uguaglianza delle diverse posizioni religiose, il confronto tra le culture e la loro reciproca integrazione nel rispetto delle diversità e dei diritti individuali. Diamo consulenza e disponiamo di documentazione.

 

 

LE ASSOCIAZIONI  ADERENTI
e i link con i loro siti in rete

LA NOSTRA STORIA
LO STATUTO

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PROSSIMO CONVEGNO DI STUDIO

SCUOLA E LAICITA’

PER UN INSEGNAMENTO LAICO DELLE SCIENZE FISICHE E NATURALI

 

COMITATI e ASSOCIAZIONI LOCALI

SITI LAICI

INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA

scrutini finali e i.r.c.

AVVALERSI E NON AVVALERSI

Informazioni di base

 

VOLANTINO PLURILINGUE
per chi non si avvale dell’i.r.c.

 

LIBERTÀ di SCELTA

Piccola guida per una scelta consapevole dell’ insegnamento della religione

cattolica (IRC) nella scuola pubblica

 

a cura della

ASSOCIAZIONE 31 OTTOBRE

Per una scuola laica e pluralista

www.associazione31ottobre.it

 

 

SIMBOLI RELIGIOSI E LAICITA' DELLO STATO

LETTERE

laicità
Trimestrale del Comitato Torinese

Ultimo numero:
Laicità  - N. 2  giugno 2010

PER ADERIRE AL COMITATO ED ABBONARSI A LAICITA'

 

MicroMega 1/2006
1986-2006
vent’anni di pensiero critico
vent’anni di passione civile

 

APPELLO PER IL PERIODICO "L'INCONTRO"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le riunioni mensili del nostro direttivo sono aperte a tutti

PROSSIMO DIRETTIVO:                                                     GIO. 16 SETTEMBRE 2010 ore 17 c/o "C.E.M.E.A." VIA SACCHI 26 TORINO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento
5 luglio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Crocifissi fuori posto. La sentenza di Strasburgo

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola si è sempre espresso fermamente contro la presenza di simboli religiosi nelle sedi pubbliche e ha sostenuto il lungo contenzioso del prof. Marcello Montagnana, prematuramente scomparso nel 2004, nei processi che lo videro imputato per aver abbandonato l'ufficio di scrutatore in un seggio elettorale a causa della presenza, nella scuola che ospitava il seggio, del simbolo religioso cattolico, fino alla Sentenza n. 439, 1/3/2000, della Corte di Cassazione, che stabilì definitivamente che il fatto non costituiva reato, in base al supremo principio di laicità dello Stato e della libertà di coscienza. "Crocifissi fuori posto" abbiamo messo in occhiello a vari articoli che "Laicità" ha pubblicato anno dopo anno sulla questione del crocifisso nei luoghi pubblici e istituzionali. Anche su questo numero della rivista compare una recensione di Carlo Ottino sull'argomento.

Il Comitato accoglie dunque con grande soddisfazione la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che all'unanimità ha riconosciuto le buone ragioni dei genitori della scuola "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (PD) i quali dopo i contorcimenti del TAR Veneto e una sentenza non risolutiva della Corte Costituzionale (ordinanza n. 389 del 15 dicembre 2004, che ebbe però il merito di chiarire che l'esposizione dei crocifissi nelle scuole dipende da regolamenti e non da leggi) hanno dovuto arrivare fino alla Corte europea.

La ratio della decisione della Corte di Strasburgo sono riassunte limpidamente su "La Stampa" del 4/11/09 da Michele Ainis, professore di Istituzioni di diritto pubblico a Roma:

"Primo: il crocifisso è un simbolo religioso... Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario".

Ha ragione Stefano Rodotà: "Questa sentenza ci porta verso un'Europa  più ricca, verso un'Italia in cui si rafforzano le condizioni della convivenza tra diversi..." ("La Repubblica", 4/11/09). Ma forse sarebbe più prudente dire: dovrebbe portarci.

Le reazioni del centro-destra erano scontate (l'ineffabile Ministro Maria Stella Gelmini, ha detto: "La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione. Nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità") e anche il ricorso del governo contro la sentenza era prevedibile. Ma dobbiamo anche registrare che le dichiarazioni  di numerosi esponenti del centro-sinistra (nazionali e locali) sono a dir poco deludenti. «Ricordiamo che in Italia i crocifissi in classe sono comparsi col fascismo, che in Francia non ci sono da più di un secolo e che nell’Europa protestante non esistono proprio. Al Pd, in particolare, ricordiamo che in Spagna il partito di Zapatero ha proposto di toglierlo. Noi a quale modello di laicità ci ispiriamo?» (la domanda è giustamente posta in un Comunicato stampa dell'UAAR).

Il presidente dell'Associazione "31 Ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani", Nicola Pantaleo, ha dichiarato che "molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro"  ma che la sentenza della Corte incoraggia a tener fermo il principio per cui "simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o tribunali"(cfr. NEV, 44, 4/11/ 2009).

Marco Chiauzza - Cesare Pianciola

 


 

Comunicato

 

Le difficoltà che in questo inizio d’anno scolastico ricadono pesantemente su coloro che non scelgono l’insegnamento della religione cattolica (IRC) inducono le nostre associazioni a intervenire pubblicamente a sostegno delle denunce di genitori, studenti, insegnanti.

A noi si rivolgono genitori democratici, studenti che credono nella laicità della scuola e si vedono costretti a subire discriminazioni senza che venga loro riconosciuto il rispetto di un diritto costituzionalmente garantito.  Alle purtroppo frequenti violazioni arbitrarie del passato si aggiunge quest’anno l’alibi della scarsità di personale scolastico a causa dei pesanti tagli ai bilanci delle scuole e della grande riduzione del numero di insegnanti.

RIBADIAMO CON FORZA che sia il Nuovo Concordato (1984), sia le leggi applicative, sia pronunciamenti della Corte Costituzionale e della  Giustizia Amministrativa, le stesse circolari ministeriali IMPONGONO LA PIENA FACOLTATIVITA’ DELL’IRC, e, contestualmente, il pari diritto di coloro che non si avvalgono a veder rispettate le proprie libere scelte : un’attività formativa con apposito docente, studio individuale libero o assistito, la possibilità di assentarsi dalla scuola.

Trattandosi di DIRITTI è obbligo dell’amministrazione scolastica assicurarne la fruibilità .

Coloro che non scelgono l’IRC non possono venire trasferiti come pacchi da una classe all’altra, o essere costretti a rimanere in classe durante l’irc come “uditori”, o essere invitati a uscire dalla scuola per non creare problemi, se ciò non corrisponde a una spontanea richiesta.

CI RIVOLGIAMO pertanto ai DIRIGENTI SCOLASTICI, agli ORGANI COLLEGIALI delle scuole affinché prendano in esame tutte le possibili soluzioni, e, in caso di assoluta conclamata impraticabilità a garantire un’attività alternativa se richiesta  NON ESITINO A RIVOLGERSI ISTITUZIONALMENTE AL MINISTERO P.I. PER OTTENERE SUBITO LE RISORSE NECESSARIE.

 

Ai  GENITORI e agli STUDENTI  non avvalenti raccomandiamo di mantenere ferma senza compromessi la rivendicazione del diritto alla propria dignità, di non tollerare che chi sceglie l’IRC - insegnamento facoltativo confessionale - fosse anche un solo alunno - disponga dal primo giorno di scuola di un apposito docente, mentre NULLA E’ PREVISTO PER CHI USUFRUISCE DEL NORMALE ORARIO SCOLASTICO DI UNA SCUOLA LAICA.

Il diritto alla libertà di coscienza è un diritto non negoziabile, riguarda la singola persona e non può essere questione di maggioranza o minoranza.

Ricordiamolo sempre!

 

28 settembre 2009

 

 

Per la Scuola della Repubblica

Coordinamento Genitori Democratici

 


 

Comunicato stampa
Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

 

TAR Lazio: illegittimi i crediti scolastici per l’ora di religione.

 

Con sentenza n. 7076 del 17 luglio 2009 il Tar del Lazio ha accolto due ricorsi proposti per l'annullamento delle Ordinanze ministeriali emanate dall'allora Ministro P.I. Fioroni per gli esami di Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la valutazione della frequenza dell'insegnamento della religione cattolica ai fini della determinazione del credito scolastico, e la partecipazione “a pieno titolo” agli scrutini da parte degli insegnanti di religione cattolica.

 

Il TAR ha affermato che “l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica”.

Motiva ancora la sentenza che l’interpretazione data dal Ministero dell’Istruzione “ha portato all’adozione di una disciplina annuale delle modalità organizzative degli scrutini d’esame, che appare aver generato una violazione dei diritti di libertà religiosa e della libera espressione del pensiero; nonché di libera determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della religione cattolica”.

 

I ricorsi sono stati promossi a partire dal 2007 da alcuni studenti e studentesse con numerose associazioni laiche e confessioni religiose non cattoliche (elenco completo a fine comunicato) coordinate dalla Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni e dall’ Associazione “per la Scuola della Repubblica” ed assistite dagli Avvocati prof. Massimo Luciani, Fausto Buccellato e Massimo Togna. Ad esse il TAR ha riconosciuto la richiesta “di tutela di valori di carattere morale, spirituale e/o confessionale che […] sono tutelati direttamente dalla Costituzione e che quindi come tali non possono restare estranei all'alveo della tutela del giudice amministrativo"

 

La sentenza 7076/2009 del TAR del Lazio è importante perché dà una concreta applicazione al principio supremo della laicità dello Stato nei termini in cui era stato affermato dalla Corte Costituzionale nella nota sentenza n.203/1989.

Il TAR, dopo aver ricordato il principio della laicità dello Stato, enunciato dalla Corte Costituzionale come "garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà religiosa, in regime di pluralismo confessionale e culturale (C. Cost. n.203/89), ha precisato che “sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico", la scelta di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica deve essere assolutamente libera e in nessun modo condizionata. "In una società democratica" ha affermato il TAR, "certamente può essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell'insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un'implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali".

 

A tal proposito, ha precisato ancora la sentenza che “lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell’assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto “noto”, non può conferire ad una determinata confessione una posizione “dominante” - e quindi una indiscriminata tutela ed un’evidentissima netta poziorità – violando il pluralismo ideologico e religioso che caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno”, infatti "qualsiasi religione- per sua natura - non è né un'attività culturale, né artistica, né ludica, né un'attività sportiva né un'attività lavorativa, ma attiene all'essere più profondo della spiritualità dell'uomo ed a tale stregua va considerata a tutti gli effetti”.

 

La sentenza è illuminante su quali siano oggi i confini posti dalla legge all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. Le associazioni e le confessioni promotrici dei ricorsi continueranno ad operare per garantire il rispetto di tali limiti ed auspicano che il Ministero dell’Istruzione prenda atto dell’illegittimità delle ordinanze e non le riproponga negli anni a venire.

 

11 agosto 2009

 

LE ASSOCIAZIONI e CONFESSIONI RELIGIOSE PROMOTRICI  DEI RICORSI

 

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

Comitato Insegnanti Evangelici Italiani  (CIEI)

Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

Comitato torinese per la Laicità della scuola

Tavola Valdese

CRIDES - Centro Romano di Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola

FNISM – Federazione Nazionale degli Insegnanti

Associazione Democrazia Laica

Associazione “XXXI ottobre per una scuola laica e pluralista (promossa dagli evangelici italiani)”

Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

UAAR - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno

Alleanza Evangelica Italiana

Associazione “per la Scuola della Repubblica”

Comitato Bolognese Scuola e Costituzione

C.I.D.I. “Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti”

Coordinamento Genitori Democratici

Associazione Scuola Università e Ricerca “As.SUR”

Chiesa Evangelica Luterana in Italia

Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia

Movimento di Cooperazione Educativa

UCEI – Unione  delle Comunità Ebraiche Italiane

Federazione delle Chiese Pentecostali

 

             Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

             Via delle Carrozze, 19  00187  Roma   Tel. 06 6796011    

             romalaica@gmail.com   http://romalaica.blogspot.com

 


 

IRC E "ATTIVITÀ ALTERNATIVE"

 

In relazione alle numerose segnalazioni pervenute a questo Comitato, soprattutto da parte di genitori di allievi della scuola dell'obbligo, circa la situazione incresciosa di "parcheggio" in altre classi di bambini che non si avvalgono dell'IRC, invece di essere utilmente impegnati in attività didattiche, ricordiamo quanto segue.

 

L’art. 9 della legge n. 121 del 1985, che recepisce il neo-Concordato del 1984, dispone che il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’IRC è garantito a ciascuno e che tale scelta non può dare luogo ad alcuna forma di discriminazione.

Il diritto di non avvalersi dell’IRC, in base alle sentenze Corte Costituzionale 203/1989 e13/1991 e della circolare 9/1991 (applicativa della sentenza 13/91), prevede quattro opzioni:

1) Le attività didattiche e formative (le c.d. “attività alternative” all’IRC).

2) Lo studio individuale: la scuola deve individuare locali idonei ed assicurare adeguata assistenza.

3) “Nessuna attività”: la scuola è comunque tenuta a garantire la sicurezza e la vigilanza anche “senza assistenza di personale docente”.

4) Non essere presente a scuola: chi non ha scelto l’IRC non ha alcun obbligo, e quindi non è tenuto ad essere presente a scuola durante l’ora di IRC nella sua classe. È questa l'opzione che abbiamo sempre consigliato agli studenti delle superiori. Ovviamente è più facile assentarsi dalla scuola se l'IRC è posta all'inizio o alla fine dell'orario scolastico, ma anche in questo caso non sempre i genitori dei bambini possono provvedere all'entrata ritardata o all'uscita anticipata dei loro figli. Quindi molti desiderano siano organizzate le c.d. attività alternative.

 

L’offerta da parte della scuola di attività didattiche o formative, alternative all’insegnamento della religione cattolica, ha carattere doveroso, ove vi siano alunni che hanno chiesto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica optando per l’ora alternativa. Sono deliberate dal collegio dei docenti e prevedono eventualmente un docente apposito, con  valutazione del profitto sotto forma di giudizio. Per la carenza di fondi (tali attività sono a carico della scuola), spesso le scuole tendono  a non attivarle. Ma, se sono richieste, la scuola è tenuta ad organizzarle, dopo aver sentito il parere di genitori e studenti.

 

È perciò opportuno che nei P.O.F., all'inizio dell'anno, siano esplicitamente ricordati i diritti di chi non si avvale dell'IRC in base alla normativa vigente e che le attività didattiche e formative alternative all'IRC - soprattutto nella scuola primaria e secondaria inferiore, ma anche nella secondaria superiore ove ci siano richieste in tal senso -  siano previste e programmate.

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

 

Torino, 15 giugno 2009

 

 

 

RELIGIONE CATTOLICA E CREDITI

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola ribadisce la propria ferma opposizione al fatto che, ai fini dell’Esame di Stato conclusivo dei corsi di scuola media superiore, il giudizio relativo alla frequenza dell’insegnamento della religione cattolica concorra direttamente all’attribuzione del credito formativo e quindi anche, indirettamente, a quella del credito scolastico. Il peso dell’IRC sui crediti che concorrono a determinare il voto finale dell’esame di Stato configura infatti una palese ed illegittima sperequazione ai danni degli studenti che in base alle norme vigenti hanno scelto liberamente di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, da considerasi a tutti gli effetti meramente facoltativo. Pertanto il nostro Comitato, insieme a molte altre associazioni laiche, ha presentato ricorso presso il T.A.R. del Lazio contro l’Ordinanza del Ministero dell’Istruzione 40/2009.

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

 

Torino, 15 giugno 2009

 


 

Comunicato

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola esprime piena solidarietà al prof. Alberto Marani, docente di matematica e fisica presso il Liceo Scientifico “Righi” di Cesena, che il 20 maggio 2009 è stato sospeso dalle proprie funzioni e dallo stipendio per due mesi.

Tra gli addebiti contestati al docente: quello di avere sottoposto agli alunni delle proprie tre classi, nel settembre 2008, un questionario anonimo per conteggiare quanti, se venisse dettagliatamente programmata, sceglierebbero una materia alternativa all’insegnamento della Religione cattolica (per documentare poi la propria richiesta, al Collegio Docenti, di una precisa programmazione, inserita nel POF, delle Attività Alternative). Nel questionario ciascuno doveva indicare quale insegnamento avrebbe scelto (fra Religione cattolica, Storia delle religioni e Diritti umani) qualora la scuola le programmasse tutte e tre. I risultati sono stati i seguenti: 11,3 % sceglierebbero Religione Cattolica; 88,7 % sceglierebbero una materia alternativa (23,9 % Storia delle religioni; 64,8% Diritti umani).

A quanto pare la difesa della piena e consapevole libertà di scelta tra IRC e attività didattiche alternative seriamente programmate è risultata insopportabile agli ambienti cattolici integralisti.

Chiediamo la revoca dell'odioso provvedimento disciplinare nei confronti del collega.

 

Torino, 6 giugno 2009

 

 

 


 

 

Dopo la morte di Eluana

 

Pubblichiamo un articolo sul caso Englaro che comparirà sul n. 1, marzo 2009 di "Laicità"

 

Eluana Englaro e gli ayatollah

 

 In un clima di acuta tensione, aggravata dal conflitto istituzionale tra il Presidente della Repubblica e il Governo, si è conclusa il 9 febbraio la triste vicenda di Eluana Englaro, che dopo diciassette anni ha avuto finalmente il suo diritto a morire con dignità.

Vogliamo ricordare che la Presidente Mercedes Bresso aveva offerto la disponibilità delle strutture sanitarie regionali per accogliere Eluana e dare attuazione alla decisione della Cassazione. «Ritengo  aveva dichiarato il 20 gennaio  che la tragica storia di Eluana sia una questione non più sopportabile in un paese civile. C’è stata una lunga battaglia giuridica e sono stati calpestati i diritti di un padre che, dopo aver sofferto per sedici anni, si vede sballottato da un’interdizione all’altra. Ciascuno è libero di avere un’opinione etica o religiosa su qualsiasi argomento ma esiste pur sempre un’etica civile e laica che impone il rispetto delle persone, alla quale desidero attenermi, fermo restando che spetta alla famiglia decidere».

Tra le numerose prese di posizione a sostegno della Presidente segnaliamo il messaggio del Coordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, Tullio Monti.  Nella conferenza-stampa del 23 gennaio anche i prof. Carlo Augusto Viano per la sezione torinese della Consulta di Bioetica «A. Vitelli» e Maurizio Mori quale Presidente nazionale della Consulta di Bioetica Onlus esprimevano la piena solidarietà alle dichiarazioni della presidente Bresso e del sindaco Chiamparino.

Mercedes Bresso aveva replicato duramente al cardinale Poletto che aveva richiamato i medici cattolici alla obiezione di coscienza. «Non viviamo in una Repubblica di ayatollah», aveva affermato. «La parola ayatollah precisava in una intervista del 23 gennaio su «L'Unità on line»  non è un insulto, indica i capi religiosi che per un insieme di circostanze hanno ottenuto il potere temporale e hanno fatto coincidere la legge religiosa con quella politica. L’appello lanciato da Poletto non va in quella direzione?».

Purtroppo le vicende successive hanno visto un crescendo delle pesanti pressioni del Vaticano e la subordinazione alla Chiesa romana di gran parte dei politici, compreso il governo al completo. Per cui se siamo o no una «Repubblica di ayatollah» rimane aperto come un inquietante interrogativo.

 

C. O. - C. P.

 


 

 

Comunicato stampa
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

 

 

In merito alla questione Englaro la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni esprime alla Presidente della Regione Piemonte,  Mercedes Bresso, la  propria solidarietà ed il proprio plauso politico per l’iniziativa intrapresa.

Le posizioni di Mercedes Bresso onorano, da un lato, il rispetto giuridico e politico delle decisioni definitive della Magistratura, doveroso da parte dei rappresentanti delle Istituzioni pubbliche; dall’altro onorano il senso civico ed il rispetto per la laicità dello Stato (principio supremo della Costituzione Repubblicana) che dovrebbe accomunare indistintamente tutte le Istituzioni e che purtroppo, invece, di questi tempi è moneta dal corso assai raro.

Rispettare la libera scelta di Eluana Englaro di avvalersi o meno di terapie ed interventi medici (quali l’alimentazione e l’idratazione artificiali), sancita dalla Costituzione, non ha nulla a che fare con l’eutanasia (sulla quale pure sarebbe urgente aprire una seria discussione pubblica) e dovrebbe semmai essere al centro della eventuale legge sul testamento biologico.

Alle gerarchie della Chiesa cattolica ed ai tanti cattolici devoti impegnati in politica, ci permettiamo di ricordare che il rispetto dell’etica laica e democratica non impone alcun modello etico a nessun cittadino e mette ciascuno nelle condizioni di esercitare liberamente per sé le proprie scelte etiche e di vita; a chi, operatore pubblico o sanitario, per motivi etici o religiosi, dissenta da tali impostazioni, deve essere fatto salvo il diritto del ricorso all’obiezione di coscienza individuale, senza la pretesa di alcuno  (individui, partiti politici, confessioni religiosi) di imporre la propria etica di parte a tutta la società, facendola diventare etica pubblica in forza di legge.

La separazione fra etica religiosa  ed etica civile rappresenta la più importante conquista della moderna civiltà occidentale, la cui messa in discussione costituirebbe un inaccettabile tentativo di introdurre elementi di fondamentalismo e di integralismo religioso nelle leggi dello Stato, oggi da parte della Chiesa cattolica, in un domani assai prossimo, da parte di altre confessioni religiose, con il serio rischio di un non lontano ritorno alle guerre di religione.

 

Torino, 22 gennaio 2009

 

Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

e-mail: info@torinolaica.it

sito: www.torinolaica.it

 


 

Comunicato stampa

 

    Siamo scandalizzati dalle posizioni preconciliari espresse da alcuni vescovi, quali Severino Poletto, Carlo Caffara e altri, sulla vicenda di Eluana Englaro.

    Il Concilio ha messo fine alla pretesa, storicamente data, della gerarchia cattolica di porsi come padrona della legge di Dio e della coscienza umana. Si identifica la Chiesa con il Papa e i Vescovi, dimenticando che il popolo cristiano è una realtà composita, dove a tutti i livelli di responsabilità e di partecipazione c’è una legittima pluralità di opinione riguardo a un tema così delicato come il diritto di ogni persona a rifiutare la interruzione dell’alimentazione forzata. Ed è una grande ricchezza che sia così. Lo hanno affermato di recente anche alcuni preti fiorentini esprimendo un senso comune di tanta parte della Chiesa cattolica e richiamando le posizioni del cardinale Carlo Maria Martini così diverse da quelle dei cardinali Poletto e Caffara.

   Sono molti i cattolici che vedono la scelta di Eluana, sostenuta oggi da suo padre, coerente con lo spirito profondo del Vangelo. E’ una testimonianza che obbliga la teologia dogmatica e l’etica tradizionale a interrogarsi. E soprattutto aiuta tutti noi, la società intera, nella nostra ricerca esistenziale, spirituale e religiosa.

             

Milano, 23 gennaio 2009

 

Le Comunità cristiane di base italiane

segrcdb@alice.it

www.cdbitalia.it

 

 


 

Comunicato Stampa 

 

SONO APERTE LE ISCRIZIONI

al

Master biennale di primo livello in

Bioetica e Etica applicata

 

Torino, 2008/2009 e 2009/2010

 

Conferenza stampa di presentazione

lunedì 12 gennaio alle ore 11,00

presso il

Circolo dei lettori, Palazzo Graneri, via Bogino 9, Torino

 

 


 

 

Laicità della Scuola
www.scuolaecostituzione.it

 

Il Dirigente scolastico dell'Ist. Marconi di Pavullo Carlo Prandini ha fatto presente al parroco e agli Assessori comunali che la benedizione della scuola prevista per il giorno 4 ottobre non era opportuna in quanto lesiva del principio della libertà di religione.

Per questo è stato messo all'indice da molte forze politiche e dalla stampa locale. Inoltre è stato avviato nei suoi confronti un procedimento disciplinare.

Ancora oggi l'Amministrazione scolastica di Modena sta operando per benedire ad ogni costo l'edificio scolastico.

 

 

Le informazioni sul caso sono reperibili all'indirizzo

http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/irc/prandini/indice.htm

 

Firmate e diffondete l'appello di “Scuola e Costituzione” che si trova all'indirizzo

http://www.firmiamo.it/laicitadellascuola

 

Bologna, 17 ottobre 2008

 


 

COMUNICATO

 

Il Direttivo del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, riunito il 10 ottobre 2008, valuta molto negativamente la legge 6/8/2008, n. 133  e il piano triennale di razionalizzazione del sistema di istruzione (2009-2011) che dovrebbe portare alla eliminazione di circa 130 mila posti di docente e di  personale ATA, a una riduzione del tempo-scuola e a un aumento degli alunni per classe. Ritiene gravissimo il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, che ripristina il maestro unico, azzerando l'esperienza di collaborazione e condivisione di responsabilità tra docenti che era maturata nel Tempo pieno. Denuncia inoltre le pesanti conseguenze sociali che avrebbero la riduzione o lo snaturamento del Tempo pieno.

Considera inammissibile la sottrazione alla discussione parlamentare delle misure riguardanti la scuola mediante l'uso del voto di fiducia.

Ravvisa nella politica governativa il disegno di impoverire quantitativamente e qualitativamente la scuola di Stato e in particolare la scuola primaria, vanto del sistema italiano nei confronti internazionali.

Aderisce alla mobilitazione del mondo della scuola con gli scioperi nazionali del 17 ottobre  e del 30 ottobre, auspicando nell'immediato futuro la costituzione di un largo fronte unitario per contrastare l'attacco in atto alla scuola pubblica.

 

Torino, 10 ottobre 2008

 

 


 

Un’iniziativa sulla scuola che parte dal quartiere S. Salvario (Torino)

 


 

Esami di stato.

Ordinanza sulle modalità operative: restano i privilegi

per i privatisti esterni e per i frequentanti l’ora di religione.

 

www.scuolaecostituzione.it
Marzo 2008 


 

COMUNICATO

Il Ministro della Pubblica Istruzione ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato invece di recepire l'ordinanza del TAR Lazio che sospendeva l'art. 8, parr. 13-14, dell'Ordinanza Ministeriale n. 26 del 15 marzo 2007 perché "sul piano didattico, l'insegnamento della religione non può a nessun titolo, concorrere alla formazione del "credito scolastico" di cui all'art. 11 del D.P.R. n. 323/1988, per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l'insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive" (Ord. TAR Lazio n. 2408 del 24 maggio 2007).

La situazione è grave ed imbarazzante.

Il Ministro Fioroni ha cercato di introdurre surrettiziamente l'ora di religione fra le materie che concorrono a pieno titolo a formare la valutazione degli studenti per gli esami di Stato. Questo determina una situazione di discriminazione e disparità fra gli studenti che si avvolgono e quelli che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica, senza poter o voler usufruire di attività alternative. Come ha infatti stabilito la Corte Costituzionale con le sentenze 203/89 e 13/91 gli studenti che non si avvalgono dell'IRC non possono essere sottoposti ad alcun obbligo alternativo.

L'O.M. viola così l'art. 310, co. 3, del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione (D.Lgs. 297/94) ed il principio supremo di laicità stabilito dalla Costituzione.

Il TAR Lazio, sebbene solo con un provvedimento cautelare, aveva esaminato e accolto l'istanza di sospensione dell'Ordinanza Ministeriale.

Il Presidente della Sesta sezione del Consiglio di Stato, ha annullato provvisoriamente (sino al giorno successivo agli scrutini!!!), senza contraddittorio e senza motivazione, l'ordinanza cautelare del TAR, impedendo così che gli scrutini stessi possano avvenire nel rispetto della legge e della Costituzione.

Nell'attuale situazione gli scrutini si svolgeranno secondo la volontà del Ministro, ma il successivo pronunciamento nel merito del TAR Lazio, che deve ancora avvenire, con molta probabilità ne porrà in dubbio l'esito annullando la parte impugnata dell'Ordinanza Ministeriale.

Si verificherebbe così una situazione di incertezza giuridica sul corso e sugli esiti degli esami di Stato, la cui responsabilità non potrà che ricadere sul Governo.

Chiediamo al Presidente del Consiglio on. Romano Prodi di adoperarsi in tempi rapidissimi affinché impedisca questo grave scempio della laicità della scuola pubblica e vengano ristabiliti lo status quo ante, la legalità e la certezza del diritto, dal momento che il Governo può annullare in sede di autotutela le contestate e discriminatorie innovazioni apportate dall' O.M. 26/2007.

 

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni
Associazione nazionale per la Scuola della Repubblica
CIDI - Centro d'iniziativa democratica degli insegnanti
CRIDES – Centro romano di iniziativa per la difesa dei diritti nella scuola
Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"
Fondazione Critica Liberale
Gruppo Martin Buber-ebrei per la pace
Associazione Italialaica.it
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni
Associazione XXXI Ottobre per una scuola laica e pluralista
CIEI - Comitato Insegnanti Evangelici
Democrazia Laica
Comitato bolognese Scuola e Costituzione
AsSUR Associazione Scuola Università Ricerca
Federazione Chiese Evangeliche in Italia
AFFI – Associazione Federativa Femminista Internazionale
UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola
Comitato Scuola e Costituzione


 

COMUNICATO

 

L’ Ordinanza 2408  pronunciata dal TAR del Lazio il 23 maggio 2007 segna un buon passo avanti nella difesa della laicità dello Stato e della libertà di coscienza .

   Il TAR ha accolto favorevolmente il ricorso proposto da numerose associazioni laiche, confessioni religiose, studenti, rappresentati tutti dagli avv.ti Fausto Buccellato e Massimo Luciani , contro l’Ordinanza Ministeriale n.26 del 15 marzo 2007 ( art. 8- credito scolastico, par. 13,14) relativa agli Esami di Stato del corrente anno scolastico. I paragrafi citati, configurando la competenza dei docenti di religione cattolica  ad esprimere il proprio voto nell’attribuzione del credito scolastico avrebbero dato luogo a discriminazioni inaccettabili tra gli alunni che non hanno scelto l’insegnamento di religione cattolica, ai quali sarebbero stati riconosciuti crediti di diverso rango e solo sulla base di un loro presunto impegno . Sarebbe stato totalmente stravolto lo “stato di non obbligo” loro riconosciuto dalle famose sentenze 203/89 e 13/91 dalla Corte Costituzionale.

      Le motivazioni con cui il Tar Lazio ha accolto nell’immediato la richiesta di sospensiva relativa ai paragrafi 13,14 si fondano:

 

-                                              sulla violazione del T.U. della legislazione scolastica (D.P.R. 297/94, art.309) che dispone che l’insegnamento della religione cattolica non fa parte della pagella scolastica  e il profitto e l’impegno degli alunni viene comunicato ad alunni e famiglie con una “speciale nota” a parte, a cura del docente.;

-                                              “sul piano didattico- sono parole del TAR- l’insegnamento della religione  non può, a nessun titolo, concorrere alla formazione del “credito scolastico”(..) per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l’insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive”.

Sono espressioni che apprezziamo profondamente e ci restituiscono la certezza che le nostre battaglie per una scuola laica e democratica non sono vane.

 

Roma 24 maggio 2007

 

per i ricorrenti   

Antonia Sani dell’assoc. naz. per la Scuola della Repubblica

 


Ordinanza n. 26 del Ministro Fioroni

 

Il ministro Fioroni ha emesso l'Ordinanza Ministeriale n. 26 del 15 marzo 2007 con la quale si tenta ancora una volta di discriminare gli alunni che si presentano all’Esame di Stato non avendo scelto di avvalersi dell'insegnamento di religione cattolica.

 

Punto rilevante dell’O. M. e conseguenze che ne derivano

 

Diverse associazioni laiche (tra cui Crides, Scuola e Costituzione, e Democrazia Laica) stanno studiando l'opportunità di far ricorso al TAR con la massima urgenza, nell'intento di far sospendere l'applicazione dell'Ordinanza prima che si riuniscano i Consigli di Classe delle scuole superiori (15 maggio). Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola ha dato la sua adesione al ricorso.

 

Roma, 28 aprile 2007

 

 


 

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

 

La Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni intende sottolineare e rilanciare la proposta, avanzata recentemente dal mondo evangelico italiano, di istituire la “Giornata nazionale della libertà di coscienza, di religione e di pensiero”, nella data del 17 febbraio, in cui si concentrano due importanti ricorrenze per la laicità delle Istituzioni e per la cultura laica: il 17 febbraio 1600, a Campo dei Fiori, a Roma, dopo un processo farsa messo in scena dall’Inquisizione, veniva arso vivo, come eretico, il filosofo nolano Giordano Bruno, campione del libero pensiero e della libertà di coscienza; il 17 febbraio 1848, con le Lettere Patenti, il Re sabaudo Carlo Alberto, concedeva i diritti civili ai valdesi e, successivamente, anche agli ebrei, evento fondamentale per la libertà religiosa in Italia.

Ritenendo che mai proposta sia giunta più opportuna, nei tempi e nei contenuti, la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni invita calorosamente le forze politiche, i parlamentari e le Istituzioni locali (Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte) ad adoperarsi fattivamente, per quanto nelle rispettive competenze, affinché tale istanza venga accolta positivamente e rapidamente.

 

Torino,  13 dicembre 2006

 

www.torinolaica.it

 

 


 

 

 COMUNICATO  STAMPA

 

In relazione alla notizia comparsa sui quotidiani odierni circa il diniego opposto dal dirigente scolastico dei plessi di Vigodarzere, Terraglione e Saletto alla visita pastorale del vescovo di Padova in orario scolastico, diniego stigamtizzato dalle autorità scolastiche regionali e nazionali, il Comitato Nazionale Scuola e Costituzione  dichiara la propria solidarietà al dirigente che coraggiosamente ha riaffermato principi che non dovrebbero aver bisogno di simili battaglie per essere rispettati.  

 

      - Il Nuovo Concordato ( legge 121/1985) e le Intese tra lo Stato italiano e altre confessioni religiose , in conformità con la nostra Costituzione, non ammettono  atti di culto, né  presenze di ministri di culto nella scuola dello Stato,che è laica in uno Stato definito laico nella sua Costituzione. E’ questa la libertà della scuola di tutti. Le religioni hanno altre sedi pienamente libere per i propri riti, a iniziare dalle proprie scuole private

      -  Il Concordato stabilisce norme relative al solo insegnamento della religione cattolica,considerato come fatto culturale che può essere facoltativamente scelto a prescindere dall’appartenenza confessionale. E’ evidente che in questa fattispecie non rientrano le benedizioni, le visite pastorali , qualsiasi cerimonia religiosa; esse richiedono infatti  un’adesione fideistica ( a meno che le gerarchie cattoliche non vogliano degradarle a mero spettacolo…)  Tali manifestazioni non  possono neppure essere materia di delibera dei Consigli d’Istituto in quanto non relative a fatti culturali rivolti alla generalità degli alunni . Nulla ha a che vedere un vescovo in visita pastorale con un esperto di storia delle religioni !

 

      -   Non si tratta solo di rispetto della diversità religiosa, ma di affermazione 

 del principio costituzionale della laicità dello Stato. La visita pastorale nella scuola dello Stato non potrebbe aver luogo anche se gli alunni di una determinata scuola fossero tutti di religione cattolica, così come non potrebbero aver luogo nella scuola dello Stato cerimonie religiose di qualsiasi altra religione.

 

E’ grave constatare come le massime autorità scolastiche e rappresentanti politici del nostro Parlamento ignorino o disconoscano i principi fondamentali della Costituzione, scambiando privilegi con libertà , e come chi afferma e difende tali principi venga ancora una volta- benché in regime di democrazia- costretto a piegare la testa

                 

 

13 novembre 2006

 

 

COMITATO NAZIONALE SCUOLA E COSTITUZIONE

via degli Scialoja 18, 00196 Roma- tel. 0763.710036- 06.3337437- fax 06.3723742

scuolaecostituzione@virgilio.it

 


 

Documento
«LA SCUOLA DOPO LA MORATTI»

Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

Ribadiamo intanto il nostro NO alla ulteriore regionalizzazione della scuola che si aprirebbe con la devolution e la “riforma” della Costituzione votata dal centrodestra e ci impegniamo per il NO al referendum costituzionale.

Pur tenendo conto delle novità introdotte dalla riforma del Titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra che, soprattutto attraverso il concetto di “legislazione concorrente”, ha modificato l’equilibrio fra le competenze statali e regionali, la funzione legislativa in materia di istruzione deve essere mantenuta il più possibile dallo Stato, salve le competenze regionali in materia di formazione ed istruzione professionale.

… continua

 

Torino,  14 giugno 2006

 


 

Comunicato

 Direttivo del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

 

Il 17 giugno 2006 si svolgerà a Torino il Pride nazionale del movimento gay, lesbico, bisessuale e transgender. È, nelle intenzioni degli organizzatori, un appuntamento di particolare rilievo per chiedere conto al nuovo governo «delle legittime aspettative non di una minoranza, ma della maggioranza della popolazione che vuole una Italia più europea, più libera, più responsabile, più accogliente». Occorre infatti riaffermare come questione di tutti e non solo di una minoranza, cioè come questione basilare di laicità e di libertà, il diritto a realizzare il proprio progetto di vita e il proprio orientamento sessuale senza dover sottostare a modelli imposti da autorità tradizionali (in primis dalla Chiesa cattolica) e dal diffuso conformismo. Siamo impegnati a diffondere una cultura che non solo combatta pregiudizi e discriminazioni ma porti a sentire le differenze e la pluralità umana come un bene prezioso per tutti. Per questi motivi saremo presenti alla manifestazione del Pride nazionale e invitiamo tutte le associazioni aderenti al nostro Comitato a promuovere la partecipazione a questo importante appuntamento.

 

Torino, 4 maggio 2006

 


 

 

 

COMUNICATO

FERMIAMO LA MORATTI

Comitato per la Scuola della Repubblica

 

 

Dal "portfolio" va tolto ogni riferimento all'insegnamento della Religione Cattolica

 

 

 

Il TAR del Lazio ha nuovamente " fermato " la Moratti; difatti dopo aver accolto la sospensione delle parti del "portfolio" lesive della privacy e della facoltatività dell'insegnamento della Religione cattolica, ieri con ordinanza n.1502/06  ha nuovamente censurato la Moratti  che invece di dare disposizioni  conformi all'ordinanza del TAR, con la nota n. 1019 del 3/2/06 aveva tentato di vanificare l'efficacia obbligatoria della precedente ordinanza del TAR.

Il TAR del Lazio con l'ordinanza di ieri ha precisato che la nota ministeriale "utilizza una formula ambigua che consentirebbe di vanificare l'ordine di questo giudice; che, pertanto  deve essere chiarito come il riferimento all'art. 909 del T.U. non consenta che si possa continuare a redigere la parte del "portfolio" relativa alla religione; già sospesa da questo Tribunale".

A questo punto il Ministro e le scuole si devono uniformare eliminando dal "portfolio" ogni riferimento all'insegnamento della Religione Cattolica.

Si deve solo aggiungere che  una eventuale perseveranza da parte del Ministro e/o delle scuole nell'inosservanza all'ordine del giudice  diventa penalmente rilevante.

 

Firenze, 16 marzo 2006

 

 


 

 

La Francia si è mobilitata contro la condanna del giudice italiano.

Firma l’appello a difesa e sostegno del giudice Luigi Tosti e del diritto

di non discriminazione di tutti i cittadini: http://brightsfrance.free.fr/tosti.htm 

 

APPELLO AI LAICI

IL GIUDICE LUIGI TOSTI DEVE ESSERE ASSOLTO !

 

Il 15 agosto 2005 il papa Benedetto XVI afferma nella sua omelia: « Nella vita pubblica, è importante che Dio sia presente, ad esempio, mediante la Croce negli edifici pubblici, che Dio sia presente nella nostra vita comune.».

 

Il 19 novembre 2005, Benedetto XVI e Silvio Berlusconi, al termine di «uno scambio di opinioni sui rapporti Stato-Chiesa in Italia » riaffermano « la volontà di collaborazione delle due parti nell’ambito del Trattato del Laterano ».

 

Il 18 novembre 2005, il giudice Luigi Tosti, 57 anni, è condannato dal tribunale de l’Aquila, località situata a un centinaio di chilometri da Roma, a 7 mesi di carcere e a 1 anno di sospensione. Il suo delitto? Il giudice si rifiuta di tenere udienze in aule dove sono presenti simboli religiosi.

 

Il giudice s’appoggia sulla Costituzione repubblicana del 27 dicembre 1947, che stabilisce che tutti i cittadini «sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione » (Art.3). Ma una circolare del ministro fascista Rocco, che risale al 1926, e da allora mai abrogata da nessuno dei successivi governi, stabilisce che i crocifissi devono essere visibili nelle aule italiane, rendendo palese la sentenza di Bossuet : “Il sacerdozio strettamente unito con la magistratura, tutto è  in pace dal concorso di queste due potenze.” 

 

Questo perché l’Italia continua a vivere sotto il regime del trattato del Laterano e del concordato firmato l’11 febbraio 1929 tra la Santa Sede e l’Italia, rappresentata da Benito Mussolini, capo del governo dell’epoca. Nel 1984, il Presidente del Consiglio, il socialista Bettino Craxi, rinnovò il concordato con il Vaticano: certamente ora il culto cattolico non è più religione di Stato, ma le leggi fasciste non sono state abrogate del tutto.

 

Sette mesi di carcere per il giudice ... questo  è il segno di quello che la Chiesa cattolica chiama una “sana e legittima laicità” (espressione di Pio XII)...

 

La lotta dei cittadini laici e repubblicani italiani è quella di tutti i veri laici, ovunque siano nel mondo, per la separazione delle chiese e dello stato e per l’abrogazione dei concordati e di tutte le leggi antilaiche!

 

Noi esigiamo la cessazione immediata delle azioni giudiziarie contro il giudice Luigi Tosti!

 

4 dicembre 2005

 

Spedire le adesioni a : brightsfrance@free.fr

Indicare Cognome, nome, qualità, località di domicilio (paese)

 

23 dicembre 2005 : 1720 firmatari – http://brightsfrance.free.fr/tosti.htm

 

 


 

Comunicato stampa

Il giudice Luigi Tosti condannato al processo de L'Aquila

 

L'AQUILA - E' stata scritta il 18.11.2005, in un'aula-ghetto allestita "senza crocifisso" e destinata appositamente ad uno "sporco" imputato non cattolico, una delle pagine più epiche della Giustizia italiana, perché si è finalmente inflitta una giusta ed esemplare condanna a chi, pretendendo di affiancare al sacro simbolo del crocifisso i propri falsi simboli, ha manifestato con sconfinata arroganza l'assurda pretesa di godere degli stessi diritti e della stessa dignità che la Repubblica Pontificia italiana accorda, giustamente, alla sola superiore razza dei Cattolici. Plaudo alla totale prevaricazione del mio diritto di difesa e all'imposizione del termine preventivo di "due minuti", che mi è stato benevolmente concesso dal GUP-Presidente del collegio per formulare ed illustrare le mie richieste. Mi rammarico pubblicamente con la Stampa per la limitazione del Suo diritto di cronaca e di ripresa audiovisiva, che ha impedito la documentazione della celebrazione del dibattimento nell'interesse della collettività e a garanzia della trasparenza della Giustizia. Spero che la mia sentenza di condanna -contro la quale ricorrerò- sia l'inizio di un incendio che risvegli le coscienze dei sudditi italiani che non intendono più tollerare l'emarginazione e la discriminazione che parte dei Cattolici attua ai danni degli atei, degli agnostici, degli ebrei, degli islamici, dei buddisti, degli evangelisti, dei valdesi, dei testimoni di Geova e di tutti coloro che si identificano in religioni diverse dalla loro. Spero che i 40 giorni per il deposito della motivazione della condanna siano sufficienti per giustificare la violazione dell'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, che sancisce che "ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione: questo diritto importa la libertà di cambiare religione o pensiero, come anche la libertà di manifestare la propria religone o il proprio pensiero individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, per mezzo del culto, dell'insegnamento, di pratiche e compimento di riti".

Ringrazio tutti coloro che si sono sobbarcati i disagi e le spese di un viaggio per assistere alla celebrazione di questo cristallino processo che, spero, resterà impresso nella loro memoria. Ringrazio i deputati Enrico Buemi e Marco Pannella per l'appoggio morale e per la stima che mi hanno dimostrato con la loro presenza fisica a L'Aquila. Ringrazio infine il Dio dei Cattolici per avere offerto a mia moglie e a me l'opportunità di conoscere Marco Pannella e di stringere la "zampa" di questo leone radicale che è riuscito, contro la volontà della maggior parte degli italiani, a rendere più libera e più dignitosa l'esistenza di tutti gli italiani.

 

Luigi Tosti

luigit1@alice.it

 

Chi vuole ricevere la “Memoria” depositata presso il Tribunale de L’Aquila scriva a: albatra1@yahoo.it

 


 

Documento di valutazione

La CGIL-scuola per la laicità dello Stato

L’inserimento della religione cattolica tra le discipline da valutare all’interno del documento di valutazione è la conseguenza di una scelta sbagliata della stessa legge di riforma e del decreto legislativo n. 59/2004.

È quanto sostiene la Cgil-scuola (www.flcgil.it) che ha deciso di dare mandato al proprio ufficio legale di predisporre una diffida da notificare al Governo ed al Ministro dell’Istruzione, "affinché ciascuno, per le proprie competenze, provveda a ritirare immediatamente tutti i provvedimenti lesivi del principio di laicità dello Stato e delle norme Costituzionali".

Prima della riforma, sostiene il sindacato di Enrico Panini, l’insegnamento dell’ora di religione compariva non tra le materie obbligatorie, ma tra quelle che la scuola era obbligata a fornire.

"Successivamente, però - precisa il sindacato - in tema di insegnamento della religione cattolica, dapprima il Governo con i Decreti sul I e II ciclo, poi il Ministro dell’Istruzione, con gli atti applicativi, violando, palesemente, sia gli artt. 7, 8, 19 e 20 della Costituzione che la normativa ordinaria in tema di insegnamento della religione cattolica nelle istituzioni scolastiche statali, hanno stravolto i principi affermati anche dalla giurisprudenza costituzionale ed hanno incluso l’insegnamento dell’ora di religione cattolica nel monte ore obbligatorio e conseguentemente nella scheda di valutazione".

Per la Cgil-scuola ciò è assolutamente illegittimo. Da qui la richiesta al Governo ed al Ministro di fare marcia indietro e di rispettare la laicità della scuola.

TuttoscuolaFOCUS - giovedì 22 dicembre 2005


 

ASSOCIAZIONE “PER LA SCUOLA DELLA REPUBBLICA”

PORTFOLIO: l’insegnamento della religione cattolica è nuovamente obbligatorio?
7 dicembre 2005


 

Il documento e la proposta di legge per abrogare la legge Moratti
del Comitato di Firenze, sostenuto dall'Associazione nazionale
"Per la Scuola della Repubblica"

Abrogazione? Sì grazie

Le sottoscrizioni della proposta di legge


 

 

COMUNICATO STAMPA

 

C.R.I.D.E.S.

Centro romano per la difesa dei diritti nella scuola

Via Buonarroti 12 00185 Roma  - telfax 063723742

 

La comunicazione da parte del MIUR dei dati relativi alla frequenza dell’ “ora di religione” pubblicati con grande risalto dal quotidiano La Repubblica (11.8.05) ripropone la complessa problematica dell’insegnamento della religione cattolica (irc) nella scuola dello Stato.  L’aumento del numero degli alunni/e che non scelgono quest’insegnamento, soprattutto nella Scuola Superiore, pur rappresentando l’importante diffondersi di una coscienza critica in un’avanguardia più corposa, non deve tuttavia porre in ombra i nodi che restano da affrontare nella realtà della vita scolastica per tutelare tutti coloro che sulla base del Nuovo Concordato (1985) avrebbero diritto di scegliere di non frequentare l’”ora di religione”. I condizionamenti esercitati dalle burocrazie scolastiche finiscono ancora oggi – a distanza di vent’anni - col rendere spesso impercettibile il carattere divenuto facoltativo di questo insegnamento.      

    L’astuto mantenimento dell’irc all’interno dell’orario scolastico obbligatorio in tutti gli ordini e gradi di scuola come ai tempi del Concordato del 1929, quando  la materia  era  dichiarata obbligatoria, ha creato, infatti, e continua a creare una serie di problemi organizzativi favorendo nell’opinione pubblica la convinzione che l’irc sia di fatto la scelta normale, scoraggiando di frequente genitori e studenti dal tentare altre vie. Nella scuola primaria difficilmente vengono realizzate alternative, benché la scuola sia tenuta ad assicurarle a chi le richieda; nella scuola superiore vengono considerati “atei”, o, peggio, “fannulloni” coloro che non frequentano l’”ora di religione”. Viene comunemente sottovalutata o ignorata l’importante sentenza della Corte Costituzionale (n.13/91), che proclama il diritto a non sottostare ad alcun obbligo per chi non sceglie l’irc.   Ben maggiore consapevolezza si svilupperebbe intorno al concetto di libertà di coscienza, di pluralismo religioso, di laicità dello Stato, se l’insegnamento della religione cattolica - coerentemente con la sua condizione di insegnamento religioso facoltativo - fosse collocato al di fuori dell’orario scolastico obbligatorio. Se divenisse, insomma, finalmente compatibile con la forma di  Stato laico, che qualifica la Repubblica italiana.

 


 

COMITATO NAZIONALE SCUOLA E COSTITUZIONE

via degli Scialoja 18, 00196 Roma- tel.fax 06.3611337 - 06.3337437 - 0763.710036- - fax 06.3723742

scuolaecostituzione@virgilio.it

 

Il Comitato nazionale Scuola e Costituzione

·         apprezza il fatto che il ministero dell’istruzione abbia diffuso i dati sulla frequenza dell’ora di religione cattolica, dati da anni più volte richiesti e mai resi pubblici;

·         osserva che la disparità delle percentuali di coloro che non richiedono l’insegnamento della religione cattolica ( 9,7% alle materne, 6,1% alle elementari, 11,2 % alle medie inferiori, 37,6% alle superiori) dimostra quanto pesi nella scelta dei genitori la discriminazione che la scelta di non frequentare l’insegnamento confessionale comporta: collocazione oraria che non permette l’entrata o l’uscita da scuola con orari differenziati; mancanza di attività destinate agli allievi che non richiedono l’insegnamento cattolico, pur previste per legge; mancanza di garanzia e di tutela per i bambini e i ragazzi parcheggiati in locali inidonei, spesso in altre classi,  affidati a personale non docente, o precario o saltuario.

 

In questa situazione si capisce come mai l’insegnamento di religione cattolica venga meno richiesto a mano a mano che l’età degli allievi li rende più autonomi e attenua la preoccupazione dei genitori per eventuali difficoltà e pericoli.

E sempre più appare evidente come una reale libertà di scelta, che la Costituzione dello Stato laico tutela e garantisce,  richieda una sollecita revisione degli accordi fra la Conferenza episcopale italiana e il Ministero dell’Istruzione e la collocazione dell’insegnamento di religione cattolica fuori del normale orario scolastico.

 

Roma, 12 agosto 2005

 


 

 

 

 

Comitato Insegnanti Evangelici Italiani

Lettera aperta alle Istituzioni della Repubblica e agli organi di informazione nazionali

(8 aprile 2005)

 

 

 


 

 

 

COMUNICATO STAMPA

ASSOCIAZIONE “PER LA SCUOLA DELLA REPUBBLICA”

www.comune.bologna.it/iperbole/coscost

 

La Corte Costituzionale: il crocefisso nelle scuole non è previsto della Legge.

Le norme regolamentari di 80 anni fa non contengono alcun obbligo per le scuole.

 

Non essendoci una legge specifica, lo Stato e le Scuole devono applicare il principio supremo di laicità dello Stato. Quindi le scuole devono rispettare tale principio e non devono affiggere simboli religiosi. La pronuncia, al contrario di quanto parrebbe aver imprudentemente affermato qualche mezzo di informazione, è meramente processuale, poiché si limita ad affermare che la Corte costituzionale non è competente a giudicare della legittimità delle norme censurate (in quanto contenute, in realtà, in fonti regolamentari e non in fonti legislative).

La Corte Costituzionale afferma che le norme impugnate ''si limitano a disporre l'obbligo a carico dei Comuni di fornire gli arredi scolastici, rispettivamente per le scuole elementari e per quelle medie'', ma allo stesso tempo circoscrivono ''il loro oggetto e il loro contenuto solo all'onere della spesa per gli arredi''.

Insomma, dell'obbligo di esposizione del crocifisso nelle norme regolamentari impugnate non si parla affatto.

Infatti la tabella allegata al regio decreto del 1928 ''contiene soltanto elenchi di arredi previsti per le varie classi, elenchi peraltro in parte non attuali e superati, come ha riconosciuto la stessa amministrazione''. 

L’art. 118 del r.d. n. 965 del 1924 «si riferisce bensì alla presenza nelle aule del Crocifisso e del ritratto del Re, ma non si occupa dell’arredamento delle aule, e dunque non può trovare fondamento legislativo».

Infine - conclude la Corte - non ha alcun valore il fatto che l'art. 676 del testo unico preveda che rimangono in vita tutte le norme non espressamente abrogate dallo stesso testo unico, perché ''l'eventuale salvezza'' di norme ''non incluse nel testo unico e non incompatibili con esso, può concernere solo disposizioni legislative e non disposizioni regolamentari''

Il segnalato problema di legittimità riguarda il fondamento legislativo delle norme regolamentari (che l’ordinanza della Corte non ha indicato); Il problema amministrativo dovrà ovviamente trovare soluzione nel giudizio principale, da parte del Tribunale Amministrativo Regionale remittente.

 

Il comitato direttivo dell’associazione

 

Roma 15 dicembre 2004

 

 

 


 

VITTORIA ALLA CORTE COSTITUZIONALE PER I CONIUGI ALBERTIN E PER L'UAAR

 

COMUNICATO DELL’UAAR

 

Secondo la sentenza pubblicata oggi dalla Consulta, le norme che prevedono l'esposizione dei crocifissi nelle aule delle scuole pubbliche sono regolamenti e non leggi  per cui la loro compatibilità con la Costituzione è un giudizio che spetta a tutti i giudici e non alla  Consulta.

Sulla natura regolamentare di quelle disposizioni si era già espressa la Cassazione nel 2000 (caso Marcello Montagnana) e il tribunale de L'Aquila nel 2003 (caso Adel Smit) concludendo per l'illegittimità dell'esposizione dei crocifissi nelle aule delle scuole pubbliche.

Il giudizio finale torna adesso al Tar del Veneto, che ha già messo in dubbio la compatibilità di quei regolamenti con la Costituzione, per cui siamo fiduciosi per un esito finale positivo.

Salutiamo con soddisfazione questa ordinanza della Corte Costituzionale che permette all'UAAR di continuare la sua difesa della laicità dello Stato.

 

Giorgio Villella

Segretario nazionale Uaar

 

15 dicembre 2004

 

Ordinanza della Corte Costituzionale

Nel sito  www.uaar.it  sono riportati molti documenti e le ragioni del ricorso

 

 


 

 

RICORSO CROCIFISSO PADOVA: DECIDERÀ LA CONSULTA

COMUNICATO DELL’UAAR

 

Finalmente la questione dei crocifissi negli edifici pubblici va alla Corte costituzionale, per merito dell’UAAR e dei coniugi Albertin - soci UAAR da sempre - che nel 2002 avevano chiesto al Consiglio d’istituto delle scuole statali frequentate dai figli che fossero rimossi i crocifissi dalle aule. Al rifiuto del Consiglio di istituto, nel settembre 2002, si sono rivolti al TAR del Veneto che, con l’ordinanza del 14 gennaio 2004, ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale.

L’UAAR, che da anni ha in corso una campagna per la rimozione dei crocifissi dagli edifici pubblici, vede ancora una volta autorevolmente confermati i suoi dubbî sulla legittimità della presenza dei simboli religiosi (nella fattispecie cattolici) in uno Stato laico e attende con fiducia l’intervento risolutore della Corte Costituzionale. Infatti le sentenze della Corte in tutti questi anni hanno sempre ribadito che il supremo principio di laicità dello Stato è il fondamento della nostra Repubblica. Coerentemente, già nell’estate del 2002 il presidente della Corte costituzionale Cesare Ruperto, cattolico, aveva rimosso il crocifisso dall’aula delle udienze della Corte stessa.

 

In Italia le istituzioni pubbliche si comportano come se ci fosse la religione di Stato, come se l’Italia fosse una Repubblica Cattolica, simile alle Repubbliche Islamiche, invece che una Repubblica laica, come vuole la Costituzione e come quasi tutte quelle del mondo occidentale. Adesso la Corte farà giustizia.

 

14 gennaio 2004

 

Testo della sentenza

 


 

COMUNICATO STAMPA

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola ritiene di grande valore civile la sentenza del Tribunale dell’Aquila che impone la rimozione del simbolo religioso cattolico nella scuola.

In ogni caso e indipendentemente dalle motivazioni  particolari del ricorrente sig. Adel Smith, la sentenza ribadisce il principio che lo Stato laico non debba esporre nelle sedi pubbliche alcun simbolo religioso, con ciò rispettando le convinzioni di tutti i cittadini, credenti in varie religioni oppure non credenti.

 

La laicità come "principio supremo" del nostro ordinamento è stata sostenuta in numerose sentenze della Corte Costituzionale (cfr. sentenza 203/1989) ed è stata ampiamente richiamata nella sentenza della Cassazione che assolse definitivamente il prof. Marcello Montagnana perché si era rifiutato di assolvere i compiti di scrutatore in presenza di simboli religiosi nei seggi elettorali (Sezione IV penale, sentenza n. 439, 1 marzo 2000). In particolare la sentenza della Cassazione dichiarava insostenibile il "parere" del Consiglio di Stato 63/1988 che aveva considerato ancora in vigore l'obbligo di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche.

 

La presenza del crocifisso nei luoghi pubblici è dunque oggetto di dibattito culturale e di contenzioso giuridico da lunga data e sbagliano i difensori del simbolo cattolico che pongono la questione nei termini di conflitto tra Cattolicesimo e Islam, alimentando un clima di guerra tra religioni e in ultima analisi di intolleranza verso le minoranze religiose. Si tratta di ben altro e cioè del semplice fatto che la Costituzione della Repubblica italiana non riconosce una religione di Stato e sancisce l'eguaglianza di tutti i cittadini, “senza distinzione [...] di religione” (art. 3). Voler imporre il crocifisso in base a regi decreti degli anni Venti, come ha ancora dichiarato in questi giorni di voler fare  il ministro Moratti, dimostra solo la volontà pervicace di non voler prendere atto dei principi basilari della Costituzione repubblicana.

 

Torino, 27 ottobre 2003

 

                                                                       Attilio Tempestini (presidente)

                                                                       Cesare Pianciola (vicepresidente)

                                                                       Carlo Ottino (direttore di “Laicità”)

 


Dichiarazione
dell' Associazione “Per la Scuola della Repubblica”
 scuolarep@tin.it

 

L’ordinanza del Giudice del Tribunale dell’Aquila, con la quale s’impone al Dirigente scolastico della scuola di Ofena di rimuovere entro un mese il crocifisso, in quanto arredo, dal muro dell’aula dove studia il figlio del ricorrente, è destinato a tutelare la libertà religiosa del bambino, in attesa dell’intervento della Corte Costituzionale, che rimuova norme regolamentari e non legislative, ormai superate dall’art. 1 del protocollo addizionale del Concordato, che dichiara che la “religione cattolica non è più la sola religione dello Stato italiano”.

Questa decisione del Giudice, doverosa e inevitabile in relazione a quanto disposto dalla Costituzione, ha suscitato interventi indignati che rivelano la più completa disinformazione.

La pronuncia del Giudice, occasionalmente provocata dall’iniziativa di un genitore fondamentalista islamico, è in verità ispirata ai superiori valori culturali della Repubblica sanciti nella sua Costituzione, al principio di laicità dello Stato e al rispetto di tutte le credenze religiose e anche di chi non crede.

Tale impostazione caratterizza positivamente il nostro ordinamento e costituisce la vera barriera culturale all’integralismo islamico, come a quello di ogni altra confessione religiosa.

Bene ha fatto il Giudice dell’Aquila a sottolineare il valore costituzionale della laicità dello Stato.

E’ un principio che caratterizza la scuola pubblica statale e che la pone su un piano di superiorità rispetto a qualsiasi scuola confessionale o privata, perché in essa deve costituzionalmente essere assicurata la libertà e il pluralismo anche in materia religiosa.

Attendiamo il giudizio di merito, pronti a sostenere le ragioni del Giudice davanti alla Corte Costituzionale.

Denunciamo nel contempo la scomposta reazione di quanti hanno criticato la decisione del giudice giungendo ad attribuire al crocifisso non un valore religioso, ma di marcatore della nostra tradizione culturale, per contrastare una supposta aggressione da parte islamica.

Questo tipo di posizioni hanno un segno politico ben preciso e dimostrano la loro strumentalità in relazione all’apertura sul voto agli immigrati, al pari delle posizioni del fondamentalista islamico i cui comportamenti sono speculari a quelli di chi critica l’ordinanza.

 

Roma 26 ottobre 2003

 


 

Comunicato dell' Associazione “Per la Scuola della Repubblica”

Anno scolastico 2003-2004

scuolarep@tin.it

 

 

L’anno scolastico si apre all’insegna del disagio e dell’incertezza nelle scuole sia per la mancata soluzione del problema del precariato sia per lo stato di agitazione dei Dirigenti scolastici, ma soprattutto per  il succedersi di direttive non coordinate in conseguenza dei ritardi nell’attuazione della legge delega 53/2003.

Questi, frutto del disaccordo in seno alla maggioranza governativa sui contenuti dei decreti attuativi, derivano anche dall’incertezza sulla reale disponibilità delle risorse finanziarie necessarie per il loro avvio, nonostante sia stato previsto dal governo lo stanziamento di oltre 8.200 milioni di euro nel quinquennio 2004-2008,

Nella legge, del resto, sono presenti tutti gli equivoci di una legge quadro abbastanza generica per confondere le idee, ma abbastanza precisa per capire che si va verso la destrutturazione del sistema scolastico nazionale.

Mentre infatti la “grande riforma” preannunciata dalla Commissione Bertagna e dagli Stati generali della Scuola non è ancora decollata, l’unico effetto immediato della sua approvazione è stato la cancellazione dell’aumento di un anno dell’obbligo scolastico, introdotto nel 1999 dal governo di centrosinistra.  Per non lasciare nei prossimi anni le leve dei licenziati dalla Scuola media privi di un’occasione formativa e in attesa del decreto sul riordino delle superiori, è stato stipulato un Accordo Stato Regioni che ha favorito, seppure indirettamente, l’accelerazione del processo di regionalizzazione del sistema scolastico. Dai conseguenti Protocolli d’intesa tra MIUR  e giunte regionali sono scaturite soluzioni molto diverse, ma tutte inaccettabili, nella definizione del rapporto tra istruzione e formazione professionale, anche perché esse interferiscono con l’attuazione del passaggio delle competenze dallo Stato alle Regioni, previsto nella modifica del Titolo V della Costituzione approvata nel 2001.

Per il resto, l’attuazione della delega al governo per la riforma delle istituzioni scolastiche non ha fatto passi avanti, se non con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 12 settembre 2003, del primo schema di decreto legislativo per l'attuazione della
riforma nella scuola dell'infanzia e nel primo ciclo d’istruzione. Prevede tra l’altro l’anticipazione nell'età d’ingresso alla scuola dell'infanzia ed alla scuola primaria, la riduzione dell'orario annuale delle attività educative, l’eliminazione dell'esame di Stato per il passaggio dalla scuola primaria alla scuola secondaria di primo grado. Il decreto deve ancora passare al vaglio della Conferenza unificata e delle Commissioni parlamentari competenti per i prescritti pareri. Per quest’anno, ovviamente, resta la facoltà per i collegi docenti della scuola elementare di “sperimentare” o rinviare l’attuazione di quanto previsto dal decreto stesso. Immediato è, invece, il pesante ridimensionamento del Tempo pieno contro il quale si stanno mobilitando già genitori e insegnanti, che hanno proclamato una giornata di lotta per il 26 settembre.

Nelle scuole superiori l’introduzione della regola delle diciotto ore per tutti, su cui modellare l’orario di servizio di ogni insegnante, è destinata a creare incalcolabili danni per l’attività didattica, ma anche gravi tensioni nella gestione del quotidiano scolastico, per il quale altre difficoltà e contraddizioni sono prodotte dall’applicazione del nuovo Contratto.

La sua gestione, però, offre ai collegi docenti anche l’occasione per ridefinire i rapporti con il dirigente scolastico e con le Rsu nelle scelte per la definizione dell’uso del fondo precedentemente destinato dal MIUR alle Funzioni Obiettivo ed ora assegnato alle singole istituzioni scolastiche per la retribuzione delle nuove Figure strumentali, che - a differenza delle Funzioni Obiettivo previste dal precedente contratto - sono definite nel numero, nei criteri di attribuzione del fondo, dal Collegio stesso. Ciò consente al Collegio di riappropriarsi del proprio ruolo di programmazione e gestione delle attività organizzativo-didattiche, coinvolgendo un elevato numero di colleghi.

Alla confusione e alle tensioni create nell’ambito dell’utilizzazione di personale precario per i successivi rifacimenti delle graduatorie, ma anche per la mancanza di nomine in ruolo, si è aggiunta la frustrazione di molti per la creazione del ruolo per i docenti di religione cattolica, che, a regime, potrebbe contare circa quindicimila unità, e per la possibilità loro offerta di passare ad altri insegnamenti, in caso di perdita della dichiarazione d’idoneità dell’autorità ecclesiastica. S’introduce così un canale privilegiato di reclutamento del personale docente gestito, di fatto, dall’autorità religiosa, che acquista un significato ben più preoccupante se si considera la volontà della maggioranza governativa di mettere mano alla ridefinizione dello “statuto” degli insegnanti. Allo scopo ha presentato due disegni di legge che prevedono, tra l’altro, l’articolazione della categoria in tre settori (docente tirocinante, ordinario, esperto) e la determinazione delle modalità in cui si esprime l'autonomia e la libertà di insegnamento.

Questi disegni di legge sono la conferma, se ce ne fosse bisogno, di una politica governativa volta a colpire il ruolo istituzionale della scuola pubblica che, in quanto per tutti, pluralista e laica, è precondizione per l’esercizio della cittadinanza e lo sviluppo della democrazia. Intendono ridurla a servizio all’utenza assimilabile perciò alle scuole private. Tale assimilazione sta diventando sempre più evidente con la nuova norma che consente il finanziamento pubblico a loro favore, attraverso la concessione di un risarcimento di parte della retta d’iscrizione per chi le frequenta. Mentre si sottraggono o non si destinano risorse alla scuola pubblica se ne trovano per le private rese paritarie dall’improvvida legge 62/2000.

Contro questa strategia della maggioranza è necessario contrapporre un forte schieramento unitario impegnato a riaffermare, con coerenza e senza ambiguità, la centralità della scuola statale, autonoma e pluralista, ed il suo ruolo insostituibile per lo sviluppo democratico della nostra società secondo i principi affermati nella Costituzione. E’ necessario mobilitare intorno alla scuola pubblica ai suoi operatori e ai suoi studenti l’opinione pubblica democratica creando un vasto movimento di lotta che superi divisioni e dissensi sulla politica scolastica sorti, nell’ambito delle forze democratiche e laiche, durante i governi di centro-sinistra.

Una politica di ridimensionamento della scuola è, come l’attacco alla magistratura, un attacco alla democrazia.

E’ necessario quindi, ridefinire, attraverso un confronto di merito tra tutte le forze e associazioni democratiche una politica per la scuola, coerente con la funzione istituzionale che l’istruzione pubblica deve sempre svolgere in una società democratica.

In questa prospettiva riteniamo che già sin dall’inizio dell’anno scolastico il mondo della scuola debba mobilitarsi con tutte le iniziative possibili a livello locale (assemblee, dibattiti, contestazioni azioni legali, ecc.) per neutralizzare le innovazioni ministeriali e per chiedere a tutte le forze democratiche di convergere nella promozione di un’imponente manifestazione nazionale.

 

Roma,  settembre 2003

 

 

La politica scolastica di questo Governo colpisce i principi costituzionali: contestiamola con atti concreti e coerenti.

 


 

Comunicato dell' Associazione “Per la Scuola della Repubblica”   

 

In ruolo i docenti di religione cattolica

 

Ieri, il Senato della Repubblica ha approvato il Disegno di legge per l'immissione negli organici del personale scolastico di ruolo i docenti di religione cattolica. E’ stato già approvato dalla Camera dei deputati, alla quale è rinviato solo per la ratifica delle lievi modifiche introdotte.

 

Sarà quindi presto legge la normativa che consente ai docenti di religione cattolica, selezionati dalle curie diocesane, di entrare nei ruoli dello stato con la possibilità di trasmigrare dall'insegnamento della religione cattolica ad altro insegnamento, qualora dovessero essere privati dal loro vescovo dell'idoneità da lui stesso concessa. Si apre in tal modo un canale privilegiato di reclutamento che vanifica le legittime aspettative delle migliaia di docenti precari in attesa di sistemazione.

 

Si trovano soldi per i "cosiddetti precari" selezionati dalle curie vescovili per insegnare una disciplina facoltativa e non per i veri insegnanti precari, chiamati dalle autorità scolastiche per tappare i buchi negli organici delle discipline obbligatorie

 

La legge non solo costituisce la violazione del più elementare principio d'uguaglianza, ma è anche incostituzionale perché consente l'immissione nei ruoli dello stato personale selezionato da enti privati, tali restano le curie diocesane, senza il superamento di un regolare concorso pubblico.

 

Una così evidente contraddizione rappresenta un'affermazione dei settori integralisti del mondo cattolico, nel Polo e nella Margherita, impegnati a "clericalizzare" la scuola pubblica

 

 Roma 12 giugno 2003

 


 

Sull’immissione in ruolo degli insegnanti di religione cattolica

 

         «A breve la clericalizzazione della scuola»
           
di Maria Mantello 

            (Presidente della sez. romana “Associazione Nazionale del Libero Pensiero Giordano Bruno”)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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