COMITATO TORINESE PER LA LAICITA' DELLA SCUOLA
 Via Donizetti 16 bis - 10126 Torino


e-mail: laisc (at) arpnet (punto) it

Il Comitato riunisce dal 1983 cittadini ed enti impegnati nella promozione e nella difesa della laicità dello Stato e della scuola pubblica; si prefigge il rispetto dell'uguaglianza delle diverse posizioni religiose, il confronto tra le culture e la loro reciproca integrazione nel rispetto delle diversità e dei diritti individuali. Diamo consulenza e disponiamo di documentazione.

 

 

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INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA

Un “secondo canale” per la religione a scuola?

Lettera ai dirigenti scolastici
Comitato Naz. Scuola e Costituzione

Nota sull'obbligatorietà per la pubblica amministrazione di attivare le cosiddette attività alternative per gli alunni che ne fanno richiesta

scrutini finali e i.r.c.

 

VOLANTINO PLURILINGUE
per chi non si avvale dell’i.r.c.

 

LIBERTÀ di SCELTA

Piccola guida per una scelta consapevole dell’ insegnamento della religione

cattolica (IRC) nella scuola pubblica

 

a cura della

ASSOCIAZIONE 31 OTTOBRE

Per una scuola laica e pluralista

www.associazione31ottobre.it

 

 

SIMBOLI RELIGIOSI E LAICITA' DELLO STATO

 

LETTERE

 

laicità
Trimestrale del Comitato Torinese

 

Ultimo numero:
Laicità  - N. 4 marzo 2011

 

Supplemento on line di “Laicità”:

Laicità news – giugno 2011

 

PROPOSTE DI LETTURA

 

PER ADERIRE AL COMITATO ED ABBONARSI A LAICITA'

 

 

 

APPELLO PER IL PERIODICO "L'INCONTRO"

 

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento
6 gennaio 2012
(novità evidenziate in rosso)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Carlo Ottino

(Torino, 25/8/1929 - 25/4/2011)

 

Con Carlo Ottino scompare una importante figura di riferimento della cultura laica della sinistra torinese.

Uomo di scuola, ha insegnato lettere nelle medie inferiori e storia e filosofia nella secondaria superiore, per oltre venti anni al Liceo Classico «V. Alfieri» di Torino. È stato intensamente impegnato nella FNISM-Federazione Nazionale Insegnanti (nella quale ha avuto anche incarichi direttivi).

Ha svolto attività politica successivamente nel Partito Comunista Italiano, nel Partito Socialista Italiano e nel Partito della Rifondazione Comunista; ultimamente aveva aderito a Sinistra Critica.

I valori di eguaglianza e libertà dell'antifascismo, della Resistenza e della Costituzione, l'opposizione intransigente ad ogni forma di discriminazione, sono stati i principi cui si è richiamato in ogni occasione.

È  stato un attivista per i diritti umani in Amnesty International.

Ha collaborato con l'Opera Nomadi contribuendo «all'ascolto, all'incontro, alla conoscenza reciproca, al cambiamento, nella dimensione in divenire della convivenza multiculturale» (come scrisse in un documento dell'Associazione nel 2001).

Il 15 febbraio 1983 fu tra i fondatori del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, del quale è stato presidente dal 1985 al 1996 (con l'intervallo nel 1992 della presidenza di Pier Valdo Comba); dal 1988 è stato ininterrottamente direttore del trimestrale del Comitato «Laicità», su cui ha scritto numerosi editoriali, articoli, recensioni. La scommessa di Carlo Ottino e del Comitato è stata di tenere insieme istanze e motivazioni diverse (religiose e irreligiose) sul comune terreno della laicità dello Stato e della scuola. La laicità era per lui soprattutto un metodo e una condotta di vita. Nella introduzione al volume Nuove interviste sulla laicità (2003-2008) ha scritto che la laicità è «in definitiva, per chi tende a praticarla, un modo di vivere, una regola di atteggiamento e di comportamento, attenta all’individuo senza individualismi, propensa alla relatività senza relativismi, fautrice di moralità senza moralismi. Una regola tesa a conoscere il passato, a vivere il presente, a comprendere nella storicità anche l’utopia: a guardare dunque, senza dirottamenti metafisici o confessionali, pure nelle piccole e grandi cose della quotidianità problematica, verso il futuro».

In linea con le sue posizioni fermamente laiche, è stato tra i promotori nel 2005 della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni e poi del Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica "Piero Calamandrei" - Onlus, organizzazioni alle quali ha dato un apporto prezioso.

La sua scomparsa lascia in chi l'ha conosciuto un grande rimpianto ma anche l'eredità di semi fecondi di laicità, di democrazia e di giustizia sociale.

 

Alcuni suoi scritti

 

Dopo vari articoli su Gramsci comparsi su riviste nel 1955,  ha pubblicato il volume Concetti fondamentali nella teoria politica di Antonio Gramsci, Feltrinelli, Milano 1956.

Tra gli articoli di storia dell'ebraismo ha pubblicato: Cenni sull'esperienza sionista e antifascista di Enzo Sereni, e Jabotinsky e l’Italia, in Gli Ebrei in Italia durante il Fascismo, «Quaderni Cdec», 1962 e 1963.

Dal 1964 al 1969 ha redatto numerose voci di storia e di teoria politica per il Grande Dizionario Enciclopedico Utet e nell'Appendice 1997 ha scritto la voce Laicità.

Nel 1985-89 ha pubblicato, insieme a Maria Bertinetto, Daniela Molino e Massimo Novarino, i volumetti Scomparsi; Tortura; Pena di morte presso le Edizioni del Gruppo Abele.

Ha collaborato con il saggio La scuola italiana fra Stato e Chiesa al volume di vari autori Scuola: il Concordato della discordia. Scuola, Stato e Chiesa dalla legge Casati alla nuova ora di religione cattolica, Rossoscuola / Il Manifesto, Torino 1988.

Ha pubblicato il contributo Ricerche e viaggi ai campi di sterminio: esperienze nelle scuole del Piemonte nel volume a cura di Enzo Traverso, Insegnare Auschwitz. Questioni etiche, storiografiche, educative della deportazione e dello sterminio,  Bollati Boringhieri, Torino 1995.

Da ricordare infine le introduzioni a Laicità. Domande e risposte in 38 interviste (1988-2003), Claudiana Editrice, Torino 2003 e a  Nuove interviste sulla laicità (2003-2008), La Grafica Nuova, Torino 2008.

 

(a cura di Cesare Pianciola)

 

 

Carlo Ottino e l'Opera Nomadi

 

Dopo una lunga sofferenza sopportata con dignità, accompagnato dalle premure della consorte e dei figli, Carlo Ottino ci ha lasciati il 25 aprile 2011: amico, oltre la quotidianità, nell'attività di volontariato civile in favore degli "ultimi" di tutti i tempi, i Sinti e i Rom, che costituivano (e costituiscono tuttora) un problema di convivenza a Torino e in Regione.

Siamo negli anni '70, tempi in cui alle riflessioni ed esigenze di impegno politico/sociale occorreva essere presenti nella società, nelle istituzioni, nella scuola dell'obbligo e in quella superiore, a cui il prof. Ottino apparteneva. In quei tempi si attivava in Torino l'Opera Nomadi, associazione laica con finalità sociale e di tutela dei diritti dei Rom, dei Sinti e di altri gruppi di origine nomade. L'impegno prioritario consisteva nella promozione di interventi atti a togliere gli Zingari ed altri nomadi dalla situazione di emarginazione in cui erano relegati e per favorire interventi di accoglienza nel territorio: in particolare mediante la sosta, la residenza, la scolarizzazione dei minori, la tutela della lingua e della cultura zingara, le occupazioni, la rimozione di situazioni oggettive di svantaggio.

Ottino in quegli anni c'era di persona, come volontario, e con scritti sul campo, per perorare la causa  dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti (artigiani siciliani stagionali). Sono ancora attuali le sue puntualizzazioni sotto il titolo: Zingari: che cosa si può fare? e le idee del documento Rom, Sinti e Camminanti: soggetti di diritti e di accoglienza, nonché le sue Considerazioni sul testo della Legge regionale del 25 febbraio 1993.

In questo ultimo decennio si è aggiunta la presenza dei Rom Rumeni, cittadini dell'Europa Comunitaria, che vergogna locale non esistono ufficialmente e "vivono qua e là", nascosti da cespugli, lungo il torrente Stura.

Con Carlo Ottino, con Norberto Bobbio, riconoscevamo che i pregiudizi sono nella testa delle persone e lì bisogna combatterli con lo sviluppo della conoscenza, dell'educazione e con la lotta contro ogni forma di discriminazione. Continueremo con queste convinzioni, seguendo l'esempio di Ottino, confortati anche dalla auspicata partecipazione dei Rom, Sinti e Camminanti.

 

Secondo Massano

Gabriella Giuliani

 

 

“Il preside” Carlo Ottino, maestro di vita

 

I ragazzi che negli anni ’60 frequentarono le scuole medie di San Maurizio Canavese in provincia di Torino se lo ricordano bene “il preside” Carlo Ottino, con il suo caratteristico berretto di panno “alla Nenni” e l’inseparabile borsa di pelle sempre piena di libri e documenti. Severo, come dev’essere una guida per i giovani, ma sempre umanamente disponibile a comprenderne i problemi. Fin dal suo arrivo in paese, in qualità di preside incaricato, aveva dimostrato con i fatti di credere nel suo lavoro volto all’educazione degli adolescenti e così “il preside” – com’era da tutti conosciuto - si era ben presto guadagnato autorevolezza e stima profonda, prima tra i ragazzi dell’avviamento professionale, poi, a partire dal 1962, tra quelli della nuova scuola media unificata e tra le loro famiglie. Meticoloso nell’organizzazione didattica, aveva saputo suscitare l’entusiasmo dei docenti che collaboravano con lui, coinvolgendo in questo progetto educativo il personale di segreteria e gli stessi bidelli, che in quella favorevole situazione trovavano un’occasione di riscatto socio-culturale. Con la sua forza coerente, in poco tempo “il preside” riusciva a creare una sorta di scuola modello, forse poco conosciuta rispetto ad altre esperienze dell’epoca, ma, sicuramente, altrettanto efficace e in cui gli allievi respiravano il profumo della libertà di apprendere attraverso il fare e si sperimentava il superamento degli insegnamenti diversificati per maschi e femmine. Si andava a lezione volentieri, stimolati da quel clima di ricchezza culturale e dalle continue novità e a nessuno veniva in mente di “tagliare” da scuola. Grazie a un complesso d’attività ispirate ai principi fondamentali della pedagogia attivista, decisamente innovative per quei tempi, quali ad esempio i laboratori artistici di pittura, affresco, mosaico, ceramica e sbalzo su rame, gestiti mirabilmente dal prof. Raga come una piccola accademia d’arte; il cineforum, attraverso la visione e il commento di opere scelte per le loro qualità artistiche e di denuncia: vera e propria palestra di discussioni critiche e di confronto d’idee; le visite guidate; le ricerche storiche svolte sul campo e la raccolta di testimonianze orali, soprattutto tra i protagonisti della lotta partigiana; le mostre (memorabile quella sulla Resistenza, organizzata in collaborazione con l’Anpi locale nel 20° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, che, per originalità metodologica e ricchezza dei materiali esposti, si meritò un lungo articolo con relativa foto di alcuni ragazzi su La Gazzetta del Popolo), per gli studenti di quelle generazioni lo studio divenne appassionante e ognuno trovava modo di manifestare qualità e predisposizioni. Per questo tutti i “suoi” studenti l’hanno sempre menzionato con affetto e stima profonda. Doloroso è, dunque, il rammarico per averlo perso, ma la figura carismatica del “preside” resterà indelebile nei loro cuori, perchè consapevoli di aver beneficiato dell’insegnamento e dell’esempio morale e civile di un grande, indimenticabile uomo.

 

Franco Brunetta, allievo e amico del “preside”,

oggi maestro di scuola

 


 

 

“Per la Scuola della Repubblica”

www.scuolaecostituzione.it

 

  Il 25 aprile è mancato Carlo Ottino, promotore e animatore del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, che ha occupato un posto tanto importante nella vita della nostra Associazione oltre che del Comitato nazionale Scuola e Costituzione.

   Con Carlo Ottino eravamo uniti da un’amicizia e da una collaborazione quasi trentennale. Sono tanti i ricordi – oltre al dolore per la sua scomparsa – che in questo momento si affollano nei nostri sentimenti... Quando Carlo arrivava da Torino era come se una ventata di coraggio venisse in soccorso delle nostre battaglie per la laicità della scuola. Le sue parole erano sempre limpide, senza scorciatoie, sempre attente a coniugare i principi della laicità con il livello alto di una irrinunciabile “cultura della laicità”.

   Il periodico “Laicità” sotto la sua direzione, si era dimostrato da subito strumento insostituibile nelle battaglie per l’affermazione di un’autentica democrazia scolastica, in grado di coniugare la teoria di un’autonomia del sistema scolastico dalle burocrazie delle maggioranze governative con la battaglia quotidiana per la liberazione della scuola – e dello Stato – dai privilegi del Vaticano.

   Animatore con le sue illuminate riflessioni (e amabilmente ironiche notazioni…) dei tanti comitati Scuola e Costituzione che si andavano formando negli anni ’80, non aveva mai smesso di ospitare sulle colonne di “Laicità” contributi di grande qualità, di esimi costituzionalisti, di giuristi insigni affinché il faro di ogni nostro intervento, di ogni nostra azione, fosse sempre un riferimento consapevole alla Carta Costituzionale.

   E proprio questo grande rispetto per i principi fondamentali della nostra Costituzione aveva spinto Carlo Ottino, quando già le sue forze non erano più floride, a impegnarsi non solo nel suo “Comitato torinese per la laicità della scuola”, non solo a seguire il Coordinamento nazionale della “Scuola della Repubblica” di cui era tra i fondatori , ma a prendere parte nelle istituzioni dell’Ente locale alla vita politica della sua Torino, e a battersi con convinzione per l’effettiva uguaglianza di tutti gli individui prevista nell’articolo 3 della Costituzione.

 Il suo interesse per la situazione dei campi nomadi, della popolazione rom, il suo rispetto per le culture, le lingue,  le religioni delle minoranze sono tra gli aspetti più umani che Carlo perseguiva senza esibizione, come un comportamento naturale, che altro non poteva essere.

   A Torino, ma in noi tutti, Carlo ha lasciato non pochi semi da coltivare…

 Il dolore per la sua scomparsa è grande, ma sappiamo che il Comitato torinese continuerà la sua opera, come lui avrebbe voluto, nel solco da lui tracciato; ed è a Cesare Pianciola, agli amici e alle amiche tutte del Comitato torinese che indirizziamo il nostro augurio di buon lavoro, rinnoviamo il nostro sostegno, mentre li abbracciamo forte rivedendo tra di noi il sorriso acuto e fraterno di Carlo.

 

per il Coordinamento nazionale

Antonia Sani

 


 

 

Ricomincio dal 3

Consulta Nazionale per la Scuola Statale

 

 

Il 27 marzo 2011 a Bologna si è costituita la Consulta Nazionale per la Scuola Statale "Ricomincio dal 3" con la partecipazione di genitori e docenti dalle seguenti città: Bologna, Milano, Roma, Firenze, Viareggio, Carpi, Modena, Padova, Vicenza, Verona, Venezia, Savona, Parma, Pistoia, Napoli.

L’obiettivo della consulta è quello di affiancare il momento della riflessione, dell’elaborazione e della proposta a quello della mobilitazione gestito e organizzato dai movimenti. Riflettere su quanto nella scuola si realizzi del dettato costituzionale, a partire dall’art.3, e disegnare insieme proposte per una scuola che possa pienamente dargli attuazione. Partito dalla lettera-appello di Genitori e Scuola, il percorso ha visto crescere l’adesione di soggetti più o meno organizzati, persone e movimenti da tutto il territorio nazionale: è tale la preoccupazione per il futuro del sistema di istruzione statale che si è deciso di unirsi in una sorta di unico coordinamento, avendo come riferimento di partenza l'esperienza di scrittura condivisa della Legge di Iniziativa Popolare “Per una Buona Scuola per la Repubblica”.

La LIP è stata un momento molto importante e significativo di costruzione collettiva, con il quale il movimento ha espresso un’idea di scuola nata dalla mediazione condivisa di tante diverse posizioni di partenza. Momento importante proprio per il metodo seguito, di costruzione dal basso, che ha impegnato nel 2005-2006 insegnanti di ogni ordine e grado, genitori, studenti, al di là di eventuali appartenenze politiche, sindacali o associative.

Il metodo collaborativo e della condivisione infatti è per noi un valore irrinunciabile: un’idea costruita collettivamente, frutto di mediazione, ma con il potere della democrazia e la ricchezza di più teste pensanti, di tante esperienze e realtà locali differenti tra loro.

Pensiamo che questo metodo sia più che mai necessario in questo istante: quello che la scuola vive è un malessere molto profondo, che rischia di dividere il fronte di genitori e docenti, che si è finora presentato compatto contro provvedimenti disastrosi ed ora procede invece in modo sgomento e scomposto nell’affrontarne la messa in pratica.

Quindi non è più rinviabile un’ampia operazione culturale: si deve lavorare sulla ricostruzione di un sapere critico laico che ci porti a ridare significato alle parole.

Cosa significa avere una Buona Scuola per la Repubblica? Significa poter ragionare seriamente di argomenti urgenti, quali gli scopi della valutazione, ma soprattutto della funzione costituzionale del sistema di istruzione statale e del disastro strutturale nel quale versano i diversi gradi di scuola dopo anni di tagli; significa interrogarci sulla democrazia nella scuola, e dunque sulla funzione degli organi collegiali e sulle loro competenze.

L’intera gestione del sistema scuola è in enorme crisi: l’amministrazione non funziona più, e uno dei pochi strumenti istituzionali sui quali la scuola poteva contare, il C.N.P.I (Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, istituito nel 1974 come organo collegiale elettivo) viene smantellato lentamente. Ciononostante, non accettiamo la sconfitta: continuiamo a resistere, anzi, vogliamo rilanciare. Raccogliamo la sfida lanciata in occasione dell’Incontro nazionale delle scuole dello scorso 30 gennaio: non si deve più solo difendere, bisogna pensare al rilancio della scuola statale.


“Ricomincio dal 3” ha come compito proprio il rilancio: ragionare sui principi condivisi per delineare la Buona Scuola e chiederci quali siano le buone pratiche che si possono adottare da subito nelle scuole per arginare lo sfascio.

La Buona Scuola c'è già, è diffusa nel territorio, sta nella passione di tante e tanti insegnanti che, nonostante il degrado di risorse, di considerazione e di immagine a cui la politica di vario colore li ha condannati da molti anni, continuano a mettere al centro della loro azione il diritto all'istruzione dei giovani e con passione sperimentano e realizzano quelle buone pratiche che ci si propone di far emergere, valorizzare e citare ad esempio di Buona Scuola a tutte le scuole del paese.


La Buona Scuola c’è già, ed è nella passione e nell’impegno di tanti genitori e di tanti cittadini che lavorano negli organi collegiali, nelle scuole e nelle associazioni, nei comitati e nei movimenti, per garantire il diritto allo studio dei loro figli e delle loro figlie, il diritto ad avere pari opportunità di accesso al sapere in un sistema di istruzione statale di qualità, democratico, laico, inclusivo e gratuito.


La Buona Scuola c'è già, ed è nell’impegno e nelle lotte di tante e tanti studenti che si battono per la propria crescita culturale e per il diritto al futuro, spesso pagando di persona la repressione autoritaria di un sistema sempre più poliziesco ed antidemocratico che, invece di ascoltare le istanze dei primi protagonisti dell'istruzione, si preoccupa di attrezzarsi di strumenti normativi per soffocare i più elementari diritti della democrazia.


Dalla condivisione e dal confronto può essere innescata una spirale virtuosa: le esperienze significative possono rappresentare quel repertorio di buone pratiche su cui rifondare la scuola statale italiana, una sorta di gara in cui vinciamo tutti se tutti veniamo messi nelle condizioni di arrivare fino in fondo.

Il percorso si iscrive in quello generale di difesa dei beni comuni e dunque si pone in una duplice ottica: la difesa dell’istruzione come bene comune e la proposta di un’alternativa che possa alimentare nella pratica quotidiana la rivendicazione di quell’attenzione e di quelle risorse da parte della politica di cui la Buona Scuola ha bisogno, di cui il paese ha bisogno.


La consulta è aperta a situazioni organizzate, comitati, associazioni, gruppi, collettivi, ma anche singoli docenti, genitori, studenti o cittadini, nella convinzione che una testa pensante nella fase di progettazione e confronto valga in se stessa e indipendentemente da una rete territoriale di riferimento. Al fine di rendere più efficace l’azione, saranno predisposti un forum, un sito, una piattaforma, o altri strumenti ritenuti utili alla comunicazione interna ed esterna.

Qualunque iniziativa verrà proposta a tutta la rete in una sorta di Patto di Consultazione e poi realizzata, nel singolo territorio o in tanti contemporaneamente.

Ciò riguarderà sia iniziative pubbliche che di discussione. Ipotizziamo una serie di convegni sulle questioni più urgenti (OOCC, valutazione, buone pratiche), che ci consentano di ragionare non solo della quantità dei tagli, ma della loro qualità.

Sono già in calendario o comunque in via di programmazione:


- Seminario su OO.CC. dell’Ass. Scuola della Repubblica: data da definirsi, Bologna; 10 aprile, Milano;

- Seminario su Merito e Valutazione: 3 maggio, Roma;

- Convegno sull’Invalsi: 14 maggio, Firenze;

- Convegno “Minoranze e diritto di cittadinanza” dell’Ass. 31 ottobre - Per una Scuola laica e pluralista.



27 marzo 2011

 

 

Alla Consulta Nazionale hanno aderito finora le seguenti realtà collettive:

Genitori e scuola
ScuolaFutura Carpi
Coordinamento Buona Scuola Carpi
Lascuolasiamonoi Parma
Coordinamento IstruzioneBeneComune Parma
NapoliScuole - Zona Franca
Associazione Scuola per la Repubblica
Assemblea Genitori ed Insegnanti delle Scuole di Bologna e provincia
Coord. Presidenti consigli di Circolo e di Istituto di Bologna e provincia
Scuola e Costituzione Bologna
Associazione 31 ottobre - Per una Scuola laica e pluralista
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
Redazione di école
Retescuole
Coord. Scuole Secondarie Roma
Retescuole Verona
Tavolo regionale della Toscana per la difesa della Scuola Statale
Tavolo regionale del Lazio per la difesa della Scuola Statale
CESP Padova
Assemblea in difesa della Scuola Pubblica Vicenza

 

 


 

 

Comunicato

sulla Sentenza Lautsi contro Italia

della Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti Umani

 


 

 

SOLIDARIETÀ AL “D’AZEGLIO”

IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA

 

I docenti del Liceo Classico “Gioberti” di Torino esprimono la loro piena solidarietà al Collegio Docenti e al Dirigente Scolastico del Liceo Classico “D’Azeglio” di Torino, che sono oggetto in questi giorni di un attacco indecoroso da parte di esponenti politici e del mondo cattolico.

In vista delle manifestazioni del 12 marzo 2011 in difesa della Costituzione e della Scuola Pubblica, il Dirigente Scolastico del Liceo D’Azeglio ha letto un noto passo di Piero Calamandrei sull’importanza della scuola statale per la cittadinanza democratica. Niente di eversivo, dal momento che si tratta di un testo di un padre costituente. I docenti del D’Azeglio lo hanno fatto proprio, votandolo come documento del Collegio, e mettendolo nel sito del liceo.

Per queste ragioni, per avere semplicemente sostenuto in termini condivisibili da qualsiasi cittadino la centralità dell’istruzione pubblica, per avere esercitato la propria libertà di pensiero e di espressione, il Dirigente e il Collegio del Liceo d’Azeglio sono stati attaccati dal consigliere regionale PDL Gian Luca Vignale, che intende presentare un’interrogazione al Consiglio Regionale e persino promuovere un’interrogazione parlamentare per chiedere provvedimenti disciplinari nei loro confronti!

Un attacco di questo genere è indecoroso, niente lo giustifica. Si inserisce nel quadro di un costante svilimento del patrimonio dell’antifascismo, della resistenza e della tradizione costituente, considerati “di sinistra”, quindi di parte, faziosi, e non invece, come sono, i fondamenti condivisi della nostra Repubblica.

Per queste ragioni i docenti del Liceo “Gioberti” firmatari di questo documento esprimono la loro piena solidarietà ai colleghi e al dirigente del “D’Azeglio” e condannano gli attacchi politici di cui sono oggetto.

 

Appello firmato da 67 docenti del Liceo Gioberti.

Un analogo documento è stato sottoscritto da numerosi docenti dell'Università di Torino e del Piemonte Orientale (visibile all’indirizzo: http://www.torinolaica.it/).



 

 

COMUNICATO

 

Siamo solidali con i docenti del Liceo D'Azeglio e con il preside che hanno messo sul sito del loro Liceo http://www.liceomassimodazeglio.it/ un messaggio in occasione della manifestazione di sabato 12 marzo a difesa della Costituzione e della Scuola pubblica, messaggio in cui si cita un bel passo di Piero Calamandrei e che sono stati attaccati per questo in Consiglio Regionale dai difensori della scuola privata.

Riproduciamo, condividendole, l'analisi e la presa di posizione della CUB - Scuola Università Ricerca.

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

17 marzo 2011

 

 

Il liceo “d’Azeglio”, Comunione e Liberazione e l’eredità di Epicarmo Corbino

 

Il famoso paradosso di Oscar Wilde, secondo il quale la natura imita l'arte può essere completato da un'affermazione analoga seppur meno brillante: la realtà supera spesso l'immaginazione.

Chi andrebbe a pensare che l'esortazione a rispettare e a difendere la legge fondamentale dello Stato, rivolta ai propri studenti da un dirigente scolastico, possa urtare la sensibilità di qualcuno?

Chi andrebbe a pensare che la lettura dell'ormai arcinoto discorso di Calamandrei a difesa della scuola statale come presidio della democrazia possa destare reazioni negative se non in qualche persona un po' blasé, ormai stanca di vederlo riprodotto da tutte le parti e citato in ogni dove?

Invece la realtà supera l'immaginazione e il preside del famoso liceo "d'Azeglio" di Torino, che ha osato tanto, viene caricato a testa bassa dal signor Vincenzo Silvano (presidente della Federazione delle Scuole della Compagnia delle Opere, vale a dire di "Comunione e Liberazione"), che ha definito la lettura agli studenti del passo di Calamandrei una "incredibile performance", e si ritrova con un'interrogazione in Consiglio Regionale a suo carico.

Caspita!

Leggere a quelle giovani anime innocenti il discorso di Calamandrei è di un'audacia insensata e faziosa! Almeno per il signor Silvano che, evidentemente, non conosce Calamandrei nemmeno attraverso le scarne informazioni che ne dà Wikipedia: il nostro padre costituente fu avvocato di fama e presidente del Consiglio Nazionale Forense, Accademico nazionale dei Lincei, direttore dell'Istituto di diritto processuale comparato dell'Università di Firenze, direttore di varie illustri riviste giuridiche, fondatore del settimanale politico-letterario Il Ponte, estensore del codice di procedura civile.

Ma, per Vincenzo Silvano, egli è soltanto un "cotanto illustre esponente della sinistra italiana" - e, dal tono generale, si intende che, più o meno, qui "sinistra" ha lo stesso valore evocativo del termine "comunista" per il nostro Presidente del Consiglio.

L'illustre esponente di "Comunione e Liberazione" procede affermando che "il testo proposto (o imposto?) agli studenti del liceo d’Azeglio offre una visione assolutamente unilaterale, quasi una caricatura della realtà, tanto è schierata e non veritiera circa la situazione attuale del nostro sistema sociale e scolastico; allo stesso modo (e questa è, dal punto di vista educativo, la cosa più grave) non offre chiavi ermeneutiche che consentano ai giovani di farsi domande o di trovare delle risposte partendo dai dati di realtà". A noi pare che Calamandrei qualche "chiave ermeneutica" ai giovani la offra - li invita a riflettere sul valore della conoscenza, sul valore del luogo privilegiato in cui la conoscenza si trasmette da una generazione all'altra (la scuola statale) sul legame saldo tra conoscenza e libertà.

Forse, poiché il discorso di Calamandrei parte da un'ipotesi, da un "poniamo il caso che…", Vincenzo Silvano è indotto a credere che il padre costituente non parta dai "dati di realtà". Cosa siano per il nostro polemista i "dati di realtà" ce lo spiega nelle "sette domande ai pasdaran della scuola statale" (va da sé che "pasdaran" è uno dei termini più moderati che si possano usare per definire chi difende la scuola statale). La più parte delle sette domande fa appello alla "legge di parità" e si riassume nel leitmotiv preferito dai paladini delle scuole non statali, i quali ritengono che lo Stato dia loro sempre troppi pochi soldi. Soldi cui le scuole paritarie avrebbero diritto sacrosanto, almeno secondo il signor Silvano e quelli che la pensano come lui. Anzi, dice Silvano, la pensavano così anche i costituenti:

"Lei (rivolto al preside pasdaran) sa che l’art. 33 della Costituzione recita che Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato, e che gli stessi padri costituenti spiegarono che si  intendeva solo  precludere l’obbligo per lo Stato di finanziare l’istituzione delle scuole private, e non ogni altra possibilità discrezionale di sostegno economico? (si leggano, a tal proposito, le dichiarazioni di Epicarmo Corbino)". E' vero, l'onorevole Epicarmo Corbino - che peraltro aveva proposto la dicitura "senza oneri per lo Stato" - la pensava così, ma il "dato di realtà" ci insegna che su questo punto il dibattito in Costituente fu acceso e che l' Assemblea, nella quasi totalità, precisò che l'espressione "senza oneri per lo Stato" andava interpretata in senso restrittivo. Tant'è che il gruppo Democratico Cristiano votò contro.

Ecco, ad esemplificazione, un passaggio del dibattito:

 

"Binni (Partito Socialista Lavoratori Italiani).

Un ultimo punto su cui non potremo non scontrarci con i rappresentanti della Democrazia cristiana è la questione della concessione di sovvenzioni. Stamane ho sentito qualcuno di parte democristiana osservare: ma nessuno le chiede!

Io sarei lietissimo che nessuno le chiedesse, ma temo che questa mia speranza non si realizzerà (Interruzioni).

Moro (Democrazia Cristiana).

Non le abbiamo chieste e non le chiediamo!

Binni.

Naturalmente siamo abbastanza ben preparati per saper distinguere la forma più rozza della domanda di queste sovvenzioni, la forma cioè diretta della sovvenzione alla scuola, dalla forma più elegante, per cui la sovvenzione è data alle famiglie, agli scolari, o mediante la cosiddetta «ripartizione scolastica». Ma noi terremo fermo che sovvenzioni a scuole private non si devono dare. Noi non accetteremo, e credo di interpretare il pensiero di molti, non accetteremo la richiesta di alcuna sovvenzione a scuole private, perché queste sovvenzioni hanno l'unico risultato di dare maggiore forza alle scuole private diminuendo l'efficienza delle scuole di Stato".

 

Questo scambio di battute sembra di stretta attualità, e invece si svolgeva nell'aprile del 1947. Un altro "dato di realtà" che il signor Silvano si bada bene dal considerare nella sua riflessione sono i risultati mediocri conseguiti dalle scuole private nei test OCSE-PISA. Citiamo da un articolo di Salvo Intravaia del dicembre 2010, "Il quadro delineato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico attraverso l'indagine Pisa (Programme for International Student Assessment) è impietoso. Il punteggio medio conseguito dai quindicenni italiani delle scuole pubbliche in Lettura e comprensione dei testi scritti è pari alla media Ocse: 489 punti, che piazzano la scuola pubblica italiana al 23° posto.

Con le scuole private scivoliamo al 30° posto. Discorso analogo per Matematica e Scienze, dove il gap con la media dei paesi Ocse è di appena 5 punti: 492 per le statali italiane, che ci farebbero risalire fino al 25° posto, e 497 per i paesi Ocse. Mescolando i dati con quelli degli studenti che siedono tra i banchi delle private siamo costretti ad accontentarci in Scienze di un assai meno lusinghiero 35° posto".

Eppure, mentre la scuola statale ha perso otto miliardi di euro in tre anni, i finanziamenti statali diretti alle private sono in costante crescita e ad essi si aggiungono quelli erogati attraverso i mille rivoli della finanza pubblica, in primo luogo tramite gli enti locali amici! Ciò nonostante a quelli della genia dei Silvano appaiono sempre troppo pochi!

Non stupisce perciò che l'interpellanza in Consiglio Regionale relativa alla “svergognata” iniziativa di leggere Calamandrei agli studenti e di esortarli a difendere la Costituzione venga presentata da un consigliere notoriamente vicino a Comunione e Liberazione e dal firmatario di una proposta di modifica alla legge regionale "sull'istruzione, il diritto allo studio e la libera scelta educativa" che, smaccatamente, dà mano libera alla Regione nel distribuire consistenti risorse economiche alle sole scuole private: sempre per rispetto del "dato di realtà" aggiungiamo che i consiglieri si chiamano Leo e Vignale e che la proposta di Legge regionale può agevolmente essere letta da ogni cittadino il quale, in modo non ideologico, guidato dal solo "dato di realtà", ne potrà trarre le sue conclusioni.

Infine - e sempre come dato di realtà - Epicarmo Corbino, con la sua cavillosa interpretazione della frase "senza oneri per lo Stato", ha dato alla nostra nazione un notevole contributo per sottili e bizantine interpretazioni del dettato costituzionale. Ad esse si applichino pure, con lo stile del Sig. Silvano, i paladini della “libertà di scelta”.

Costoro rivendichino dunque l’eredità del pensiero di Epicamo Corbino.

Noi ci accontenteremo di difendere, insieme al collegio docenti del liceo “d’Azeglio”, il lascito ben più rilevante di Calamandrei.

 

Torino, 14 marzo 2011

 

Scuola

Università

Ricerca

SEDE NAZIONALE

Corso Marconi 34 Torino           

Tel/fax 011.655897 - scuola@cubpiemonte.org - http://www.cubpiemonte.org

 

 


 

 

Mentre Gelmini e Tremonti tagliano le risorse essenziali della scuola pubblica, si prepara una legge regionale per finanziare le scuole paritarie private: facciamola conoscere e diciamo un chiaro NO!

 

La situazione della scuola pubblica è drammatica, il personale è stato drasticamente ridotto, i piani dell'offerta formativa non sono stati finanziati, l'eliminazione delle ore di compresenza degli insegnanti impedisce le attività di recupero per gli studenti in difficoltà, la didattica laboratoriale e le stesse fondamentali valenze  di preparazione agli aspetti professionalizzanti delle varie specializzazioni nella scuola secondaria, aumenta il numero di allievi per classe, molti studenti in situazione di handicap sono costretti alla frequenza ad orario ridotto, mancano le risorse per interventi urgenti al fine di superare le barriere architettoniche ed attuare le norme di sicurezza degli edifici scolastici...

 

Di fronte a questa situazione che si fa in Regione?

 

Il 15 giugno è stata presentata al Consiglio regionale del Piemonte la Proposta di legge n. 20 del 15/6/2010 a firma Vignale e altri “Modifiche alla legge regionale n. 28 del 28 dicembre 2007 (Norme sull'istruzione, il diritto allo studio e la libera scelta educativa)”. Si tratta della traduzione concreta dell’impegno preso durante la campagna elettorale da Cota e da tutto il centro destra di modificare in peggio la legge sul “diritto allo studio e la libera scelta educativa” varata dalla precedente maggioranza di centro sinistra.

 

Di cosa si tratta in concreto?

 

a) L’articolo 1 prevede che  i “benefici previsti dall'art. 12 comma 1 lettera a, […] assegni di studio per iscrizione e frequenza” cioè  i soldi pubblici che vanno a coprire le spese per le rette delle scuole private siano d’ora in poi gestite direttamente dalla Regione, in modo da eliminare il controllo che gli enti locali potevano esercitare.  Si tratta di cifre considerevoli se si considera che per l’anno scolastico 2008/2009 le domande ammesse e finanziate sono state 10.463 per un importo complessivo di €. 10.741.884.

 

b) L’art. 2  istituisce un “fondo rotativo per l'edilizia scolastica finalizzato esclusivamente alle scuole paritarie senza fini di lucro non dipendenti di Enti Pubblici”. Questo articolo è particolarmente grave per due motivi: in primo luogo perché viola esplicitamente il dettato dell’art. 33 della Costituzione (Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.), assegnando risorse pubbliche  per l’edilizia scolastica delle scuole private direttamente ai proprietari delle scuole stesse, senza nemmeno la foglia di fico  dei “contributi destinati alle famiglie”; in secondo luogo perché discrimina ulteriormente, sulla scia di quanto purtroppo già fa la legge in vigore, le scuole “paritarie senza fini di lucro dipendenti di Enti Pubblici”come ad esempio le scuole materne comunali. Le scuole dell’infanzia del Comune di Torino perciò non vedranno nemmeno un euro.

c) per rafforzare quanto disposto dall’art. 2, al fine di aggirare le competenze degli enti locali per edilizia scolastica, si affida alla Regione la competenza in materia.

d) cancellando il comma 2 dell’art. 37, che stabilisce la ripartizione dei finanziamenti previsti dalla legge (trentacinque per cento per il sostegno di offerta di istruzione e il diritto di apprendimento e il sessantacinque per cento a favore degli interventi a sostegno delle famiglie, di cui il quaranta per cento per gli allievi delle scuole private), si vuole avere mano libera per spostare, da un capitolo di spesa all’altro, le già insufficienti risorse riservate per gli studenti delle scuole pubbliche alle  scuole private.

In sintesi, siamo di fronte ad uno smaccato intervento, esplicitamente ideologico, per spostare notevoli risorse, nell’ordine di decine di milioni di euro, verso le scuole private per consentir loro di rinnovare le strutture, abbassare le rette di iscrizione e frequenza  per accrescere  l’appetibilità. Il tutto mentre il duo Gelmini-Tremonti, contemporaneamente, priva le scuole pubbliche, le scuole di tutti, con centinaia di migliaia di allievi (in Piemonte 509.849 nel 2008/2009), non solo di qualsiasi stanziamento per l’edilizia, la manutenzione e la sicurezza, ma persino dei fondi per il funzionamento ordinario.

 

DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA SECONDO COSTITUZIONE!

DICIAMO NO AL PEGGIORAMENTO DELLA LEGGE REGIONALE N. 28 DEL 28.12.2007!

 

 

 

Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

Comitato torinese per la laicità della scuola

COOGEN – Coordinamento Genitori Nidi Materne Elementari Medie

Comitato per l’Integrazione Scolastica

Coordinamento RSU no Gelmini

CGD – Coordinamento Genitori Democratici Piemonte

CIDI – Centro Iniziativa Democratica Insegnanti

FNISM – Federazione Nazionale Insegnanti, sezione di Torino “Frida Malan”

CEMEA Piemonte – Centri di esercitazione ai metodi dell’educazione attiva

MCE – Movimento di Cooperazione Educativa

Associazione “31 Ottobre” per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani

CUB Scuola Università e Ricerca del Piemonte

UIL Scuola

FLC-CGIL

 


 

LA SCUOLA PUBBLICA NON DEVE CHIUDERE
Petizione al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

A partire dal 2008 la Pubblica Istruzione è stata più volte fortemente penalizzata dalle manovre governative con tagli per 8 miliardi di euro e 132.000 lavoratori previsti dall’art. 64 della legge 133 del 2008 .

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La situazione delle Scuole Statali, alla fine del 2010, è a dir poco drammatica, con aule fatiscenti, classi smembrate per l’impossibilità a nominare i supplenti, diritti negati agli alunni e alle alunne diversamente abili, azzeramento dei trasferimenti per il funzionamento delle attività didattiche, blocco degli scatti di carriera per i docenti, tagli al personale docente e non docente e così via. 

C’è chi ritiene che tutto questo sia una grande ingiustizia. Genitori, insegnanti e personale Ata stanno raccogliendo firme per una petizione indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

In sintesi, si chiede che il Garante della Costituzione intervenga affinché il Governo reintegri i fondi sottratti alla Pubblica Istruzione e restituisca quelli impropriamente concessi agli Istituti paritari. L’articolo 33 della Costituzione, al comma 3, recita: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».

ReteScuole
Milano , 12 novembre 2010

Il 12 marzo 2011, in piazza a Milano, si chiuderà la campagna di raccolta firme.

Puoi firmare la petizione anche on-line su:


www.firmiamo.it/scuolapubblicabenecomune

http://www.retescuole.net/

 


 

 

 

ATTIVITA’ DEI  NON AVVALENTISI DELL’I.R.C.

Comitato Nazionale Scuola e Costituzione

 

Ai Dirigenti Scolastici

Ai Consigli di Circolo e di Istituto e ai Collegi dei docenti

Ai genitori e agli studenti e studentesse

 

 

Il nostro Comitato è sorto a Roma nel 1986 ,all’indomani dell’entrata in vigore del Nuovo Concordato (1985)  per tutelare i diritti di chi non si avvale dell’ Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) nella scuola pubblica. Ad esso aderiscono numerosi  genitori, insegnanti, studenti  e cittadini, varie confessioni religiose (chiese evangeliche, comunità ebraica), associazioni di docenti (FNISM, CIDI), di genitori (CGD) in varie località del territorio nazionale .

 

Innanzitutto occorre far presente che le attività dei non avvalentisi hanno pari dignità di quelle degli avvalentisi, e devono essere organizzate ai sensi della C.M. Miur 59/10 e della Circolare dell’USR MIUR. AOODRER. REGISTRO UFFICIALE. 0011643.29-09-2010, che indica anche i capitoli di spesa ministeriali previsti per la copertura finanziaria delle stesse, che non ricade sul bilancio della singola Istituzione scolastica ( come erroneamente si ritiene).

A questo proposito si precisa che per l’anno finanziario 2011 e per ciascun anno del triennio 2011- 2013, le somme assegnate nel Bilancio di previsione dello Stato (Tab.7) alle spese per l’irc e le attività alternative non sono più ascritte come per il passato agli USR di ciascuna regione, bensì centralizzate in capitoli corrispondenti ai 4 livelli di scolarità, cui dovranno fare riferimento i D.S. per le loro richieste di compenso ad apposito personale docente:

 

  -sistema prescolare..       cap.2156, art.2   € mln. 24.684.115  ( riduzione)

  -scuola primaria …          cap.2154, art.2   € mln. 308.587..     (incremento)

  -scuola sec. I grado...      cap. 2155, art.2  € mln. 101.039..     (riduzione)

  -scuola sec. II grado..      cap.2149, art.2   € mln. 224.562…   (incremento)

 

Riteniamo importante questa segnalazione, poiché negli ultimi anni si sono moltiplicate  le segnalazioni, da parte dei genitori,  di episodi di discriminazione, in particolare:

 

  Mancata organizzazione delle attività previste dal modulo ministeriale e scelte dai genitori;

• Utilizzo del personale docente incaricato delle attività per i non avvalentisi per supplenze in altre   classi; utilizzo dell’insegnante di religione cattolica per supplenze;

  Consegna di moduli di scelta modificati unilateralmente dai Dirigenti scolastici;

  Tentativi di convincere i genitori a cambiare la scelta espressa;

  Impedimento a cambiare la scelta da un anno all’altro.

   Allo scopo di garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità ricordiamo che la normativa in vigore è la stessa  del 1991

                                                                                                                                   2

Al riguardo occorre fare riferimento prima di tutto al dettato costituzionale e alle sentenze che la Corte Costituzionale ha emesso sulla questione: n. 203/1989, n. 13/1991,n.290/1992  i cui principi fondamentali si possono così sintetizzare:

 

• “i principi supremi dell’ordinamento costituzionale hanno una valenza superiore rispetto alle altre  norme o leggi”;

• la laicità dello Stato è un principio supremo, che definisce la forma di Stato delineata nella nostra   Carta Costituzionale;

• il principio di laicità implica garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione e dalla religione;

• la religione cattolica non è più la religione dello Stato italiano;

• l’insegnamento della religione cattolica avviene nel rispetto della libertà di coscienza e della libertà educativa dei genitori (artt. 19 e 30 della Costituzione);

• la scelta di non avvalersi non produce alcun obbligo. “La previsione di altro insegnamento  obbligatorio verrebbe a costituire condizionamento per quella

   interrogazione della coscienza, che deve essere conservata attenta al suo unico oggetto: l’esercizio della libertà costituzionale di religione”;

• “lo stato di non obbligo ha la finalità di non rendere equivalenti e alternativi l’insegnamento della religione cattolica ed altro impegno scolastico, per non condizionare dall’esterno della coscienza individuale l’esercizio di una libertà costituzionale..”

 “Lo stato di non obbligo vale dunque a separare il momento dell’interrogazione di coscienza…da quello delle libere richieste individuali all’organizzazione scolastica.”

 

Tali sentenze, introducendo il principio di facoltatività, hanno modificato profondamente l’impostazione data dal M.P.I. con le sue circolari degli anni 1985-1987, che si muovevano in un’ottica di “opzionalità”, cioè di scelta alternativa e obbligatoria fra due attività equivalenti.

Le sentenze e le successive circolari ministeriali  prevedono che:

 

1. deve essere garantita a tutti gli alunni non avvalentisi l’opzione che i loro genitori o essi stessi ( se quindicenni) hanno liberamente indicato nel  modulo loro consegnato all’atto dell’iscrizione ( quest’anno: mod.F, CM 101 del 30.12.2010). Le “attività didattiche e formative” devono avere la stessa dignità di ogni altra attività organizzata dalla scuola. Non è legittimo  aggregare gli alunni a quelli di altre classi che svolgono le normali attività didattiche ( vedasi a questo proposito la sent. del TAR del Veneto dello scorso mese di maggio che condannò una Scuola Media di Padova e lo stesso MIUR a una sanzione di 1500 euro per non aver ottemperato alla richiesta di attività alternativa espressa dai genitori all’inizio dell’anno scolastico)

 

2. il Collegio dei docenti deve programmare nel corrente anno scolastico le attività didattiche e formative da sottoporre ai genitori che hanno scelto tale opzione all’inizio del nuovo a.s.

 

3. la scelta non può condizionare la libertà di religione o dalla religione; pertanto non può essere precluso il cambiamento di avvalersi o meno, durante l’a.s., se dovuto a problemi di coscienza; a maggior ragione se questo avviene da un anno  all’altro, anche ove prevista l’iscrizione d’ufficio. (T.U. D.P.R.297/1994 art.310, c.m.368 /85 “il capo d’istituto è tenuto a far pervenire agli aventi diritto il modulo prescritto”);

                                                                                                                               

4. è illegittimo utilizzare i docenti incaricati di seguire l’attività di chi non si avvale per supplenze in classi mancanti di titolare. E’ parimenti illegittimo utilizzare l’insegnante di religione cattolica per supplenze in classi nelle quali vi siano alunni non avvalentisi.

Va assolutamente tenuto presente che l’attività alternativa è dovuta , e qualora non ci fossero i docenti disponibili all’interno della scuola si deve procedere alla chiamata di un supplente, come si farebbe per una qualsiasi ora di una qualsiasi altra disciplina.

Ciò è esplicitamente chiarito nelle apposite voci contenute nel bilancio dello Stato “ Spese per l’insegnamento della religione cattolica e per le attività alternative alla religione cattolica comprensive degli oneri fiscali e contributivi a carico del lavoratore”.

        La collocazione oraria dovrà permettere a chi non si avvale l’uscita dalla scuola, anche nella Scuola dell’Infanzia e Primaria ( si avrà attenzione nella formulazione dell’orario di collocare l’irc alla prima o all’ultima ora nelle classi dove siano presenti alunni che hanno scelto la non presenza nella scuola durante l’irc)

 

6.  L’Intesa M.P.I.-C.E.I. di cui al DPR 202/90 e alla C.M. n. 9/1991 precisa che “nello scrutinio finale, nel caso in cui la normativa statale richieda una deliberazione da adottarsi a maggioranza, il voto espresso dall’insegnante di RC, se determinante, diviene un giudizio motivato iscritto a verbale”;

 

7.  ai sensi dell’art. 309 del T.U. D.lgs. 297/94 la valutazione nel profitto in religione cattolica va espressa con modulo a parte dalla pagella scolastica.

 

8. La sentenza del Consiglio di Stato n.7249 del 7/5/10 precisa che l’insegnante di r.c. e quello di attività “alternativa” hanno gli stessi doveri e diritti per quanto riguarda lo svolgimento dell’attività didattica e la partecipazione al momento dello scrutinio finale.

 

9.  Infine: non è ammesso lo svolgimento di atti di culto in orario scolastico (sentenza definitiva del T.A.R. Emilia Romagna n. 250/93). La sentenza, accettata dai Ministri P.I. Jervolino (1993) e Lombardi (1996- Prot. N. 3084 CM), afferma che

 

a)   gli atti di culto, le celebrazioni religiose, le visite pastorali, ecc..non sono né attività scolastiche, né extrascolstiche;

b) tali attività non hanno nulla a che fare con l’insegnamento della religione cattolica;

c) il fatto più grave e antigiuridico è che le pratiche religiose e gli atti di culto abbiano luogo e svolgimento in orario scolastico;

d) “la facoltà di parteciparvi o meno non elimina il fatto obiettivo del turbamento e dello sconvolgimento dell’attività scolastica, consistente nella soppressione dell’ora di ordinario insegnamento e nella previsione, in luogo di essa, della effettuazione di una attività affatto estranea alle finalità della scuola statale”

 

In conclusione, ci appelliamo alla responsabilità dei Dirigenti scolastici inerenti l’obbligo di garantire a tutti gli alunni le stesse opportunità di istruzione, senza discriminazioni di religione, lingua, condizione fisica e sociale, affinché, soprattutto in questi momenti così difficili per un futuro di civile convivenza fra tutti i cittadini, sappiano riaffermare la funzione costituzionale della Scuola statale, espressione di uno Stato laico e pluralista,  garante delle libertà fondamentali.

Ringraziando per l’attenzione, dichiariamo la nostra disponibilità ad ulteriori momenti di approfondimento delle questioni trattate, indicando che la normativa di riferimento è reperibile all’indirizzo www.scuolaecostituzione.it

 

Comitato Nazionale Scuola e Costituzione

 

Roma, gennaio-febbraio 2011

 


 

 

COMUNICATO STAMPA
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

Ora Alternativa alla Religione
Vittoria delle Associazioni laiche

Dopo un anno di battaglie volte a ribadire l'obbligatorietà dell'attivazione dell'ora alternativa all'insegnamento della religione cattolica nelle scuole e la possibilità del relativo utilizzo dei fondi appositamente stanziati, le Associazioni Laiche Torinesi (Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, Associazione “31 ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani”, CIDI Centro Iniziativa Democratica Insegnanti, CGD Coordinamento Genitori Democratici, FLC-CGIL Torino, COOGEN Coordinamento Genitori Nidi, Materne, Elementari, Medie, CUB Scuola, FNISM Federazione Nazionale Insegnanti, Gruppo di Studi Ebraici, UIL Scuola) hanno finalmente ottenuto (dopo aver dovuto per tale scopo effettuare un esposto al difensore civico della Regione Piemonte) che il Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale, dott. Antonio De Sanctis, ottemperasse ai doveri del proprio ufficio, informando adeguatamente tutte le scuole del Piemonte, di ogni ordine e grado, in merito alle modalità di attivazione dell'ora alternativa e di accesso ai fondi ad essa destinati.

D'ora in avanti, nessuno potrà più affermare di non conoscere la normativa in materia e di non disporre di fondi per l'ora alternativa.

Ogni mancata attivazione di questa non potrà pertanto che configurarsi per ciò che essa è, ovvero una aperta VIOLAZIONE delle LEGGI DELLA REPUBBLICA e DEI DIRITTI DEGLI STUDENTI E DELLE FAMIGLIE, che può e deve essere sanzionata per legge.

 

Torino, 11 novembre 2010

 




Documento sulle “Attività alternative” (AA) del Direttivo del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

 

 

  

              1)        In base alle sentenze della Corte Costituzionale 203/1989 e 13/1991 l'IRC è una materia pienamente facoltativa. Chi non se ne avvale è in uno “stato di non obbligo”. Occorre vigilare affinché le quattro alternative previste finora dalla normativa siano presenti nei moduli che le scuole sono tenute a fornire all'atto della iscrizione e che tutte le quattro alternative siano effettivamente garantite.

 

              2)        Contrastiamo l'attribuzione di crediti formativi per l'IRC e per le AA ai fini dell'esame di Stato: ciò risulta discriminante per chi esce da scuola. Riteniamo perciò negativa la recente sentenza del Consiglio di Stato (depositata il 7 maggio 2010); pur tuttavia essa contiene alcune indicazioni che devono essere sottolineate (anche chi esce da scuola può avere il massimo dei crediti; le scuole sono tenute a istituire le AA, per IRC e AA non si danno voti ma solo giudizi).

 

              3)        Sosteniamo le richieste di AA soprattutto nella scuola dell'infanzia, primaria, secondaria di primo grado, per la nota difficoltà a mettere in atto in questi gradi di scuola l'uscita da parte dei bambini. Anche gli allievi delle superiori hanno ovviamente il diritto di avere le AA, ma l'indicazione prioritaria che noi diamo agli allievi della secondaria di secondo grado è di avvalersi della scelta di non essere presenti a scuola. Chiediamo ovunque possibile la collocazione dell'IRC alla prima e all'ultima ora.

 

              4)        Chiediamo che gli Uffici scolastici regionali informino le scuole (in primo luogo: Dirigenti, Consigli di Istituto, Collegi dei docenti) sui capitoli delle finanziarie riguardanti gli stanziamenti (suddivisi regione per regione) per incarichi annuali di IRC e di AA.

 

              5)        Secondo la normativa vigente, spetta ai Collegi docenti, sentiti genitori e allievi, indicare contenuti e programmi delle AA. Questi compiti possono essere facilitati dalla predisposizione e dal suggerimento di programmi di AA da parte delle associazioni laiche. Le offerte dovrebbero essere indirizzate soprattutto alla scuola dell'obbligo (vedi punto 3). Tuttavia contribuiamo anche alla elaborazione di programmi di AA per il triennio della secondaria di secondo grado. A titolo di esempio individuiamo soprattutto queste aree (alcune più adatte all'obbligo, altre alla superiore):

 

- diritti umani ed educazione alla pace, in collaborazione con associazioni come Amnesty;

- analisi dei giornali e dei mass-media;

- ecologia e animalismo;

- storia delle religioni e del libero pensiero;

- elementi di filosofia (nelle scuole dove non è previsto questo insegnamento);

- elementi di economia (dove non è già previsto);

- storia della musica e attività musicali (dove non è già previsto);

- questioni di genere, sessualità e affettività.

 

6)        Nell'offerta di AA  è comunque per noi irrinunciabile che si offra una pluralità di programmi intorno ai quali si possa sviluppare un dibattito democratico e si possano avere eventuali scelte differenziate da parte di genitori e studenti.

 

Torino, 15 giugno 2010

 

 


 

 


Osservazioni sulla Proposta di legge regionale n. 20

 

 

La Pdl è stata presentata il 15 giugno 2010 col titolo "Modifiche alla legge regionale n. 28 del 28 dicembre 2007 (norme sull'istruzione, il  diritto allo studio e la libera scelta educativa)". In merito abbiamo presentato il seguente documento nella Consultazione promossa il 28 ottobre in Regione dalla VI Commissione.

 

Le sottoscritte Associazioni, operanti nel settore dell'educazione e dell'istruzione, rilevano  che la Pdl n. 20 ha come ratio principale il trasferimento alle sole competenze regionali delle provvidenze a sostegno delle scuole paritarie private, aprendo ampie possibilità di incremento di tali provvidenze al di là dei limiti che poneva la legge regionale n. 28 del 28 dicembre 2007.

 

Ciò traspare già dalla modifica dell'art. 12 che introduce la diretta erogazione alle famiglie da parte della Regione degli assegni di studio a parziale copertura delle sole spese per iscrizione e frequenza, spese che, come è noto, incidono soprattutto sui frequentanti le scuole paritarie private (Art. 1, punto 6, della Pdl n. 20).

 

Ancora più evidente l'intento di sostenere le scuole paritarie introducendo una sperequazione a loro vantaggio è l'istituzione di un "Fondo di rotazione per l'edilizia scolastica finalizzato esclusivamente [sottolineatura nostra] alle scuole paritarie senza fini di lucro non dipendenti da Enti Pubblici" (Art. 2).

 

Coerentemente con l'impianto delineato, si lasciano  ai Comuni e alle Province le funzioni relative all'edilizia scolastica di tutte le scuole ad eccezione di quelle paritarie, per le quali gli interventi attinenti all'edilizia scolastica passano interamente alla competenza della Regione (Art. 3).

 

L'Art. 4 modifica l'Art. 37 della L. R. 28/2007 eliminando la ripartizione in esso prevista del finanziamento degli interventi di spesa corrente. Non entriamo nel merito delle modalità di ripartizione fissate con la legge 28/2007. Osserviamo che con la modifica prevista dall'art. 4  si sopprime qualsiasi vincolo, rimettendo la ripartizione alla decisione ed eventualmente all'arbitrio di maggioranze politiche contingenti.

 

Come Associazioni che difendono la scuola pubblica dello Stato e degli Enti locali in quanto scuola di tutti, non caratterizzata da profili confessionali e ideologici di gruppi articolari, bene comune di prioritaria rilevanza costituzionale, e tenendo conto della grave situazione di difficoltà in cui versa la scuola pubblica dello Stato e degli Enti locali in rapporto alla politica di restrizioni e risparmi messa in atto dal Governo centrale, diamo perciò un giudizio complessivamente negativo sulla Pdl n. 20 e invitiamo le forze politiche che in Consiglio regionale sono sensibili al prevalere delle istanze pubbliche e comuni su quelle privatistiche e confessionali nel campo dell'istruzione e della formazione a respingere la Pdl in questione e a  sensibilizzare l'opinione pubblica in merito.

 

 

Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

FNISM - Federazione Nazionale Insegnanti - Sezione di Torino "Frida Malan"

CIDI - Centro di Iniziativa democratica degli Insegnanti - Torino

MCE - Movimento Cooperazione Educativa - Torino

ASSOCIAZIONE 31 OTTOBRE per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani

CGD - Coordinamento Genitori Democratici Piemonte

COOGEN - Coordinamento Genitori Nidi, Materne, Elementari e Medie - Torino

 



Crocifissi fuori posto. La sentenza di Strasburgo

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola si è sempre espresso fermamente contro la presenza di simboli religiosi nelle sedi pubbliche e ha sostenuto il lungo contenzioso del prof. Marcello Montagnana, prematuramente scomparso nel 2004, nei processi che lo videro imputato per aver abbandonato l'ufficio di scrutatore in un seggio elettorale a causa della presenza, nella scuola che ospitava il seggio, del simbolo religioso cattolico, fino alla Sentenza n. 439, 1/3/2000, della Corte di Cassazione, che stabilì definitivamente che il fatto non costituiva reato, in base al supremo principio di laicità dello Stato e della libertà di coscienza. "Crocifissi fuori posto" abbiamo messo in occhiello a vari articoli che "Laicità" ha pubblicato anno dopo anno sulla questione del crocifisso nei luoghi pubblici e istituzionali. Anche su questo numero della rivista compare una recensione di Carlo Ottino sull'argomento.

Il Comitato accoglie dunque con grande soddisfazione la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo che all'unanimità ha riconosciuto le buone ragioni dei genitori della scuola "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (PD) i quali dopo i contorcimenti del TAR Veneto e una sentenza non risolutiva della Corte Costituzionale (ordinanza n. 389 del 15 dicembre 2004, che ebbe però il merito di chiarire che l'esposizione dei crocifissi nelle scuole dipende da regolamenti e non da leggi) hanno dovuto arrivare fino alla Corte europea.

La ratio della decisione della Corte di Strasburgo sono riassunte limpidamente su "La Stampa" del 4/11/09 da Michele Ainis, professore di Istituzioni di diritto pubblico a Roma:

"Primo: il crocifisso è un simbolo religioso... Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario".

Ha ragione Stefano Rodotà: "Questa sentenza ci porta verso un'Europa  più ricca, verso un'Italia in cui si rafforzano le condizioni della convivenza tra diversi..." ("La Repubblica", 4/11/09). Ma forse sarebbe più prudente dire: dovrebbe portarci.

Le reazioni del centro-destra erano scontate (l'ineffabile Ministro Maria Stella Gelmini, ha detto: "La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione. Nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità") e anche il ricorso del governo contro la sentenza era prevedibile. Ma dobbiamo anche registrare che le dichiarazioni  di numerosi esponenti del centro-sinistra (nazionali e locali) sono a dir poco deludenti. «Ricordiamo che in Italia i crocifissi in classe sono comparsi col fascismo, che in Francia non ci sono da più di un secolo e che nell’Europa protestante non esistono proprio. Al Pd, in particolare, ricordiamo che in Spagna il partito di Zapatero ha proposto di toglierlo. Noi a quale modello di laicità ci ispiriamo?» (la domanda è giustamente posta in un Comunicato stampa dell'UAAR).

Il presidente dell'Associazione "31 Ottobre per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani", Nicola Pantaleo, ha dichiarato che "molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro"  ma che la sentenza della Corte incoraggia a tener fermo il principio per cui "simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o tribunali"(cfr. NEV, 44, 4/11/ 2009).

Marco Chiauzza - Cesare Pianciola

 


 

Comunicato

 

Le difficoltà che in questo inizio d’anno scolastico ricadono pesantemente su coloro che non scelgono l’insegnamento della religione cattolica (IRC) inducono le nostre associazioni a intervenire pubblicamente a sostegno delle denunce di genitori, studenti, insegnanti.

A noi si rivolgono genitori democratici, studenti che credono nella laicità della scuola e si vedono costretti a subire discriminazioni senza che venga loro riconosciuto il rispetto di un diritto costituzionalmente garantito.  Alle purtroppo frequenti violazioni arbitrarie del passato si aggiunge quest’anno l’alibi della scarsità di personale scolastico a causa dei pesanti tagli ai bilanci delle scuole e della grande riduzione del numero di insegnanti.

RIBADIAMO CON FORZA che sia il Nuovo Concordato (1984), sia le leggi applicative, sia pronunciamenti della Corte Costituzionale e della  Giustizia Amministrativa, le stesse circolari ministeriali IMPONGONO LA PIENA FACOLTATIVITA’ DELL’IRC, e, contestualmente, il pari diritto di coloro che non si avvalgono a veder rispettate le proprie libere scelte : un’attività formativa con apposito docente, studio individuale libero o assistito, la possibilità di assentarsi dalla scuola.

Trattandosi di DIRITTI è obbligo dell’amministrazione scolastica assicurarne la fruibilità .

Coloro che non scelgono l’IRC non possono venire trasferiti come pacchi da una classe all’altra, o essere costretti a rimanere in classe durante l’irc come “uditori”, o essere invitati a uscire dalla scuola per non creare problemi, se ciò non corrisponde a una spontanea richiesta.

CI RIVOLGIAMO pertanto ai DIRIGENTI SCOLASTICI, agli ORGANI COLLEGIALI delle scuole affinché prendano in esame tutte le possibili soluzioni, e, in caso di assoluta conclamata impraticabilità a garantire un’attività alternativa se richiesta  NON ESITINO A RIVOLGERSI ISTITUZIONALMENTE AL MINISTERO P.I. PER OTTENERE SUBITO LE RISORSE NECESSARIE.

 

Ai  GENITORI e agli STUDENTI  non avvalenti raccomandiamo di mantenere ferma senza compromessi la rivendicazione del diritto alla propria dignità, di non tollerare che chi sceglie l’IRC - insegnamento facoltativo confessionale - fosse anche un solo alunno - disponga dal primo giorno di scuola di un apposito docente, mentre NULLA E’ PREVISTO PER CHI USUFRUISCE DEL NORMALE ORARIO SCOLASTICO DI UNA SCUOLA LAICA.

Il diritto alla libertà di coscienza è un diritto non negoziabile, riguarda la singola persona e non può essere questione di maggioranza o minoranza.

Ricordiamolo sempre!

 

28 settembre 2009

 

 

Per la Scuola della Repubblica

Coordinamento Genitori Democratici

 


 

Comunicato stampa
Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

 

TAR Lazio: illegittimi i crediti scolastici per l’ora di religione.

 

Con sentenza n. 7076 del 17 luglio 2009 il Tar del Lazio ha accolto due ricorsi proposti per l'annullamento delle Ordinanze ministeriali emanate dall'allora Ministro P.I. Fioroni per gli esami di Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la valutazione della frequenza dell'insegnamento della religione cattolica ai fini della determinazione del credito scolastico, e la partecipazione “a pieno titolo” agli scrutini da parte degli insegnanti di religione cattolica.

 

Il TAR ha affermato che “l’attribuzione di un credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna religione in Etica Morale Pubblica”.

Motiva ancora la sentenza che l’interpretazione data dal Ministero dell’Istruzione “ha portato all’adozione di una disciplina annuale delle modalità organizzative degli scrutini d’esame, che appare aver generato una violazione dei diritti di libertà religiosa e della libera espressione del pensiero; nonché di libera determinazione degli studenti relativamente all’insegnamento della religione cattolica”.

 

I ricorsi sono stati promossi a partire dal 2007 da alcuni studenti e studentesse con numerose associazioni laiche e confessioni religiose non cattoliche (elenco completo a fine comunicato) coordinate dalla Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni e dall’ Associazione “per la Scuola della Repubblica” ed assistite dagli Avvocati prof. Massimo Luciani, Fausto Buccellato e Massimo Togna. Ad esse il TAR ha riconosciuto la richiesta “di tutela di valori di carattere morale, spirituale e/o confessionale che […] sono tutelati direttamente dalla Costituzione e che quindi come tali non possono restare estranei all'alveo della tutela del giudice amministrativo"

 

La sentenza 7076/2009 del TAR del Lazio è importante perché dà una concreta applicazione al principio supremo della laicità dello Stato nei termini in cui era stato affermato dalla Corte Costituzionale nella nota sentenza n.203/1989.

Il TAR, dopo aver ricordato il principio della laicità dello Stato, enunciato dalla Corte Costituzionale come "garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà religiosa, in regime di pluralismo confessionale e culturale (C. Cost. n.203/89), ha precisato che “sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una valutazione sul piano del profitto scolastico", la scelta di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica deve essere assolutamente libera e in nessun modo condizionata. "In una società democratica" ha affermato il TAR, "certamente può essere considerata una violazione del principio del pluralismo il collegamento dell'insegnamento della religione con consistenti vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un'implicita promessa di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali".

 

A tal proposito, ha precisato ancora la sentenza che “lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell’assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto “noto”, non può conferire ad una determinata confessione una posizione “dominante” - e quindi una indiscriminata tutela ed un’evidentissima netta poziorità – violando il pluralismo ideologico e religioso che caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico moderno”, infatti "qualsiasi religione- per sua natura - non è né un'attività culturale, né artistica, né ludica, né un'attività sportiva né un'attività lavorativa, ma attiene all'essere più profondo della spiritualità dell'uomo ed a tale stregua va considerata a tutti gli effetti”.

 

La sentenza è illuminante su quali siano oggi i confini posti dalla legge all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. Le associazioni e le confessioni promotrici dei ricorsi continueranno ad operare per garantire il rispetto di tali limiti ed auspicano che il Ministero dell’Istruzione prenda atto dell’illegittimità delle ordinanze e non le riproponga negli anni a venire.

 

11 agosto 2009

 

LE ASSOCIAZIONI e CONFESSIONI RELIGIOSE PROMOTRICI  DEI RICORSI

 

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

Comitato Insegnanti Evangelici Italiani  (CIEI)

Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

Comitato torinese per la Laicità della scuola

Tavola Valdese

CRIDES - Centro Romano di Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola

FNISM – Federazione Nazionale degli Insegnanti

Associazione Democrazia Laica

Associazione “XXXI ottobre per una scuola laica e pluralista (promossa dagli evangelici italiani)”

Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

UAAR - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti

Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno

Alleanza Evangelica Italiana

Associazione “per la Scuola della Repubblica”

Comitato Bolognese Scuola e Costituzione

C.I.D.I. “Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti”

Coordinamento Genitori Democratici

Associazione Scuola Università e Ricerca “As.SUR

Chiesa Evangelica Luterana in Italia

Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia

Movimento di Cooperazione Educativa

UCEI – Unione  delle Comunità Ebraiche Italiane

Federazione delle Chiese Pentecostali

 

             Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni

             Via delle Carrozze, 19  00187  Roma   Tel. 06 6796011    

             romalaica@gmail.com   http://romalaica.blogspot.com

 


 

IRC E "ATTIVITÀ ALTERNATIVE"

 

In relazione alle numerose segnalazioni pervenute a questo Comitato, soprattutto da parte di genitori di allievi della scuola dell'obbligo, circa la situazione incresciosa di "parcheggio" in altre classi di bambini che non si avvalgono dell'IRC, invece di essere utilmente impegnati in attività didattiche, ricordiamo quanto segue.

 

L’art. 9 della legge n. 121 del 1985, che recepisce il neo-Concordato del 1984, dispone che il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’IRC è garantito a ciascuno e che tale scelta non può dare luogo ad alcuna forma di discriminazione.

Il diritto di non avvalersi dell’IRC, in base alle sentenze Corte Costituzionale 203/1989 e13/1991 e della circolare 9/1991 (applicativa della sentenza 13/91), prevede quattro opzioni:

1) Le attività didattiche e formative (le c.d. “attività alternative” all’IRC).

2) Lo studio individuale: la scuola deve individuare locali idonei ed assicurare adeguata assistenza.

3) “Nessuna attività”: la scuola è comunque tenuta a garantire la sicurezza e la vigilanza anche “senza assistenza di personale docente”.

4) Non essere presente a scuola: chi non ha scelto l’IRC non ha alcun obbligo, e quindi non è tenuto ad essere presente a scuola durante l’ora di IRC nella sua classe. È questa l'opzione che abbiamo sempre consigliato agli studenti delle superiori. Ovviamente è più facile assentarsi dalla scuola se l'IRC è posta all'inizio o alla fine dell'orario scolastico, ma anche in questo caso non sempre i genitori dei bambini possono provvedere all'entrata ritardata o all'uscita anticipata dei loro figli. Quindi molti desiderano siano organizzate le c.d. attività alternative.

 

L’offerta da parte della scuola di attività didattiche o formative, alternative all’insegnamento della religione cattolica, ha carattere doveroso, ove vi siano alunni che hanno chiesto di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica optando per l’ora alternativa. Sono deliberate dal collegio dei docenti e prevedono eventualmente un docente apposito, con  valutazione del profitto sotto forma di giudizio. Per la carenza di fondi (tali attività sono a carico della scuola), spesso le scuole tendono  a non attivarle. Ma, se sono richieste, la scuola è tenuta ad organizzarle, dopo aver sentito il parere di genitori e studenti.

 

È perciò opportuno che nei P.O.F., all'inizio dell'anno, siano esplicitamente ricordati i diritti di chi non si avvale dell'IRC in base alla normativa vigente e che le attività didattiche e formative alternative all'IRC - soprattutto nella scuola primaria e secondaria inferiore, ma anche nella secondaria superiore ove ci siano richieste in tal senso -  siano previste e programmate.

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

 

Torino, 15 giugno 2009

 

 

 

RELIGIONE CATTOLICA E CREDITI

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola ribadisce la propria ferma opposizione al fatto che, ai fini dell’Esame di Stato conclusivo dei corsi di scuola media superiore, il giudizio relativo alla frequenza dell’insegnamento della religione cattolica concorra direttamente all’attribuzione del credito formativo e quindi anche, indirettamente, a quella del credito scolastico. Il peso dell’IRC sui crediti che concorrono a determinare il voto finale dell’esame di Stato configura infatti una palese ed illegittima sperequazione ai danni degli studenti che in base alle norme vigenti hanno scelto liberamente di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, da considerasi a tutti gli effetti meramente facoltativo. Pertanto il nostro Comitato, insieme a molte altre associazioni laiche, ha presentato ricorso presso il T.A.R. del Lazio contro l’Ordinanza del Ministero dell’Istruzione 40/2009.

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

 

Torino, 15 giugno 2009

 


 

Comunicato

 

Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola esprime piena solidarietà al prof. Alberto Marani, docente di matematica e fisica presso il Liceo Scientifico “Righi” di Cesena, che il 20 maggio 2009 è stato sospeso dalle proprie funzioni e dallo stipendio per due mesi.

Tra gli addebiti contestati al docente: quello di avere sottoposto agli alunni delle proprie tre classi, nel settembre 2008, un questionario anonimo per conteggiare quanti, se venisse dettagliatamente programmata, sceglierebbero una materia alternativa all’insegnamento della Religione cattolica (per documentare poi la propria richiesta, al Collegio Docenti, di una precisa programmazione, inserita nel POF, delle Attività Alternative). Nel questionario ciascuno doveva indicare quale insegnamento avrebbe scelto (fra Religione cattolica, Storia delle religioni e Diritti umani) qualora la scuola le programmasse tutte e tre. I risultati sono stati i seguenti: 11,3 % sceglierebbero Religione Cattolica; 88,7 % sceglierebbero una materia alternativa (23,9 % Storia delle religioni; 64,8% Diritti umani).

A quanto pare la difesa della piena e consapevole libertà di scelta tra IRC e attività didattiche alternative seriamente programmate è risultata insopportabile agli ambienti cattolici integralisti.

Chiediamo la revoca dell'odioso provvedimento disciplinare nei confronti del collega.

 

Torino, 6 giugno 2009

 

 

 


 

 

Dopo la morte di Eluana

 

Pubblichiamo un articolo sul caso Englaro che comparirà sul n. 1, marzo 2009 di "Laicità"

 

Eluana Englaro e gli ayatollah

 

 In un clima di acuta tensione, aggravata dal conflitto istituzionale tra il Presidente della Repubblica e il Governo, si è conclusa il 9 febbraio la triste vicenda di Eluana Englaro, che dopo diciassette anni ha avuto finalmente il suo diritto a morire con dignità.

Vogliamo ricordare che la Presidente Mercedes Bresso aveva offerto la disponibilità delle strutture sanitarie regionali per accogliere Eluana e dare attuazione alla decisione della Cassazione. «Ritengo  aveva dichiarato il 20 gennaio  che la tragica storia di Eluana sia una questione non più sopportabile in un paese civile. C’è stata una lunga battaglia giuridica e sono stati calpestati i diritti di un padre che, dopo aver sofferto per sedici anni, si vede sballottato da un’interdizione all’altra. Ciascuno è libero di avere un’opinione etica o religiosa su qualsiasi argomento ma esiste pur sempre un’etica civile e laica che impone il rispetto delle persone, alla quale desidero attenermi, fermo restando che spetta alla famiglia decidere».

Tra le numerose prese di posizione a sostegno della Presidente segnaliamo il messaggio del Coordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, Tullio Monti.  Nella conferenza-stampa del 23 gennaio anche i prof. Carlo Augusto Viano per la sezione torinese della Consulta di Bioetica «A. Vitelli» e Maurizio Mori quale Presidente nazionale della Consulta di Bioetica Onlus esprimevano la piena solidarietà alle dichiarazioni della presidente Bresso e del sindaco Chiamparino.

Mercedes Bresso aveva replicato duramente al cardinale Poletto che aveva richiamato i medici cattolici alla obiezione di coscienza. «Non viviamo in una Repubblica di ayatollah», aveva affermato. «La parola ayatollah precisava in una intervista del 23 gennaio su «L'Unità on line»  non è un insulto, indica i capi religiosi che per un insieme di circostanze hanno ottenuto il potere temporale e hanno fatto coincidere la legge religiosa con quella politica. L’appello lanciato da Poletto non va in quella direzione?».

Purtroppo le vicende successive hanno visto un crescendo delle pesanti pressioni del Vaticano e la subordinazione alla Chiesa romana di gran parte dei politici, compreso il governo al completo. Per cui se siamo o no una «Repubblica di ayatollah» rimane aperto come un inquietante interrogativo.

 

C. O. - C. P.

 


 

 

Comunicato stampa
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

 

 

In merito alla questione Englaro la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni esprime alla Presidente della Regione Piemonte,  Mercedes Bresso, la  propria solidarietà ed il proprio plauso politico per l’iniziativa intrapresa.

Le posizioni di Mercedes Bresso onorano, da un lato, il rispetto giuridico e politico delle decisioni definitive della Magistratura, doveroso da parte dei rappresentanti delle Istituzioni pubbliche; dall’altro onorano il senso civico ed il rispetto per la laicità dello Stato (principio supremo della Costituzione Repubblicana) che dovrebbe accomunare indistintamente tutte le Istituzioni e che purtroppo, invece, di questi tempi è moneta dal corso assai raro.

Rispettare la libera scelta di Eluana Englaro di avvalersi o meno di terapie ed interventi medici (quali l’alimentazione e l’idratazione artificiali), sancita dalla Costituzione, non ha nulla a che fare con l’eutanasia (sulla quale pure sarebbe urgente aprire una seria discussione pubblica) e dovrebbe semmai essere al centro della eventuale legge sul testamento biologico.

Alle gerarchie della Chiesa cattolica ed ai tanti cattolici devoti impegnati in politica, ci permettiamo di ricordare che il rispetto dell’etica laica e democratica non impone alcun modello etico a nessun cittadino e mette ciascuno nelle condizioni di esercitare liberamente per sé le proprie scelte etiche e di vita; a chi, operatore pubblico o sanitario, per motivi etici o religiosi, dissenta da tali impostazioni, deve essere fatto salvo il diritto del ricorso all’obiezione di coscienza individuale, senza la pretesa di alcuno  (individui, partiti politici, confessioni religiosi) di imporre la propria etica di parte a tutta la società, facendola diventare etica pubblica in forza di legge.

La separazione fra etica religiosa  ed etica civile rappresenta la più importante conquista della moderna civiltà occidentale, la cui messa in discussione costituirebbe un inaccettabile tentativo di introdurre elementi di fondamentalismo e di integralismo religioso nelle leggi dello Stato, oggi da parte della Chiesa cattolica, in un domani assai prossimo, da parte di altre confessioni religiose, con il serio rischio di un non lontano ritorno alle guerre di religione.

 

Torino, 22 gennaio 2009

 

Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

e-mail: info@torinolaica.it

sito: www.torinolaica.it

 


 

Comunicato stampa

 

    Siamo scandalizzati dalle posizioni preconciliari espresse da alcuni vescovi, quali Severino Poletto, Carlo Caffara e altri, sulla vicenda di Eluana Englaro.

    Il Concilio ha messo fine alla pretesa, storicamente data, della gerarchia cattolica di porsi come padrona della legge di Dio e della coscienza umana. Si identifica la Chiesa con il Papa e i Vescovi, dimenticando che il popolo cristiano è una realtà composita, dove a tutti i livelli di responsabilità e di partecipazione c’è una legittima pluralità di opinione riguardo a un tema così delicato come il diritto di ogni persona a rifiutare la interruzione dell’alimentazione forzata. Ed è una grande ricchezza che sia così. Lo hanno affermato di recente anche alcuni preti fiorentini esprimendo un senso comune di tanta parte della Chiesa cattolica e richiamando le posizioni del cardinale Carlo Maria Martini così diverse da quelle dei cardinali Poletto e Caffara.

   Sono molti i cattolici che vedono la scelta di Eluana, sostenuta oggi da suo padre, coerente con lo spirito profondo del Vangelo. E’ una testimonianza che obbliga la teologia dogmatica e l’etica tradizionale a interrogarsi. E soprattutto aiuta tutti noi, la società intera, nella nostra ricerca esistenziale, spirituale e religiosa.

             

Milano, 23 gennaio 2009

 

Le Comunità cristiane di base italiane

segrcdb@alice.it

www.cdbitalia.it

 

 


 

Comunicato Stampa 

 

SONO APERTE LE ISCRIZIONI

al

Master biennale di primo livello in

Bioetica e Etica applicata

 

Torino, 2008/2009 e 2009/2010

 

Conferenza stampa di presentazione

lunedì 12 gennaio alle ore 11,00

presso il

Circolo dei lettori, Palazzo Graneri, via Bogino 9, Torino

 

 


 

 

Laicità della Scuola
www.scuolaecostituzione.it

 

Il Dirigente scolastico dell'Ist. Marconi di Pavullo Carlo Prandini ha fatto presente al parroco e agli Assessori comunali che la benedizione della scuola prevista per il giorno 4 ottobre non era opportuna in quanto lesiva del principio della libertà di religione.

Per questo è stato messo all'indice da molte forze politiche e dalla stampa locale. Inoltre è stato avviato nei suoi confronti un procedimento disciplinare.

Ancora oggi l'Amministrazione scolastica di Modena sta operando per benedire ad ogni costo l'edificio scolastico.

 

 

Le informazioni sul caso sono reperibili all'indirizzo

http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/irc/prandini/indice.htm

 

Firmate e diffondete l'appello di “Scuola e Costituzione” che si trova all'indirizzo

http://www.firmiamo.it/laicitadellascuola

 

Bologna, 17 ottobre 2008

 


 

COMUNICATO

 

Il Direttivo del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola, riunito il 10 ottobre 2008, valuta molto negativamente la legge 6/8/2008, n. 133  e il piano triennale di razionalizzazione del sistema di istruzione (2009-2011) che dovrebbe portare alla eliminazione di circa 130 mila posti di docente e di  personale ATA, a una riduzione del tempo-scuola e a un aumento degli alunni per classe. Ritiene gravissimo il decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, che ripristina il maestro unico, azzerando l'esperienza di collaborazione e condivisione di responsabilità tra docenti che era maturata nel Tempo pieno. Denuncia inoltre le pesanti conseguenze sociali che avrebbero la riduzione o lo snaturamento del Tempo pieno.

Considera inammissibile la sottrazione alla discussione parlamentare delle misure riguardanti la scuola mediante l'uso del voto di fiducia.

Ravvisa nella politica governativa il disegno di impoverire quantitativamente e qualitativamente la scuola di Stato e in particolare la scuola primaria, vanto del sistema italiano nei confronti internazionali.

Aderisce alla mobilitazione del mondo della scuola con gli scioperi nazionali del 17 ottobre  e del 30 ottobre, auspicando nell'immediato futuro la costituzione di un largo fronte unitario per contrastare l'attacco in atto alla scuola pubblica.

 

Torino, 10 ottobre 2008

 

 


 

Un’iniziativa sulla scuola che parte dal quartiere S. Salvario (Torino)

 


 

Esami di stato.

Ordinanza sulle modalità operative: restano i privilegi

per i privatisti esterni e per i frequentanti l’ora di religione.

 

www.scuolaecostituzione.it
Marzo 2008 


 

COMUNICATO

Il Ministro della Pubblica Istruzione ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato invece di recepire l'ordinanza del TAR Lazio che sospendeva l'art. 8, parr. 13-14, dell'Ordinanza Ministeriale n. 26 del 15 marzo 2007 perché "sul piano didattico, l'insegnamento della religione non può a nessun titolo, concorrere alla formazione del "credito scolastico" di cui all'art. 11 del D.P.R. n. 323/1988, per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l'insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive" (Ord. TAR Lazio n. 2408 del 24 maggio 2007).

La situazione è grave ed imbarazzante.

Il Ministro Fioroni ha cercato di introdurre surrettiziamente l'ora di religione fra le materie che concorrono a pieno titolo a formare la valutazione degli studenti per gli esami di Stato. Questo determina una situazione di discriminazione e disparità fra gli studenti che si avvolgono e quelli che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica, senza poter o voler usufruire di attività alternative. Come ha infatti stabilito la Corte Costituzionale con le sentenze 203/89 e 13/91 gli studenti che non si avvalgono dell'IRC non possono essere sottoposti ad alcun obbligo alternativo.

L'O.M. viola così l'art. 310, co. 3, del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione (D.Lgs. 297/94) ed il principio supremo di laicità stabilito dalla Costituzione.

Il TAR Lazio, sebbene solo con un provvedimento cautelare, aveva esaminato e accolto l'istanza di sospensione dell'Ordinanza Ministeriale.

Il Presidente della Sesta sezione del Consiglio di Stato, ha annullato provvisoriamente (sino al giorno successivo agli scrutini!!!), senza contraddittorio e senza motivazione, l'ordinanza cautelare del TAR, impedendo così che gli scrutini stessi possano avvenire nel rispetto della legge e della Costituzione.

Nell'attuale situazione gli scrutini si svolgeranno secondo la volontà del Ministro, ma il successivo pronunciamento nel merito del TAR Lazio, che deve ancora avvenire, con molta probabilità ne porrà in dubbio l'esito annullando la parte impugnata dell'Ordinanza Ministeriale.

Si verificherebbe così una situazione di incertezza giuridica sul corso e sugli esiti degli esami di Stato, la cui responsabilità non potrà che ricadere sul Governo.

Chiediamo al Presidente del Consiglio on. Romano Prodi di adoperarsi in tempi rapidissimi affinché impedisca questo grave scempio della laicità della scuola pubblica e vengano ristabiliti lo status quo ante, la legalità e la certezza del diritto, dal momento che il Governo può annullare in sede di autotutela le contestate e discriminatorie innovazioni apportate dall' O.M. 26/2007.

 

Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni
Associazione nazionale per la Scuola della Repubblica
CIDI - Centro d'iniziativa democratica degli insegnanti
CRIDES – Centro romano di iniziativa per la difesa dei diritti nella scuola
Associazione Nazionale del Libero Pensiero "Giordano Bruno"
Fondazione Critica Liberale
Gruppo Martin Buber-ebrei per la pace
Associazione Italialaica.it
Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni
Associazione XXXI Ottobre per una scuola laica e pluralista
CIEI - Comitato Insegnanti Evangelici
Democrazia Laica
Comitato bolognese Scuola e Costituzione
AsSUR Associazione Scuola Università Ricerca
Federazione Chiese Evangeliche in Italia
AFFI – Associazione Federativa Femminista Internazionale
UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola
Comitato Scuola e Costituzione


 

COMUNICATO

 

L’ Ordinanza 2408  pronunciata dal TAR del Lazio il 23 maggio 2007 segna un buon passo avanti nella difesa della laicità dello Stato e della libertà di coscienza .

   Il TAR ha accolto favorevolmente il ricorso proposto da numerose associazioni laiche, confessioni religiose, studenti, rappresentati tutti dagli avv.ti Fausto Buccellato e Massimo Luciani , contro l’Ordinanza Ministeriale n.26 del 15 marzo 2007 ( art. 8- credito scolastico, par. 13,14) relativa agli Esami di Stato del corrente anno scolastico. I paragrafi citati, configurando la competenza dei docenti di religione cattolica  ad esprimere il proprio voto nell’attribuzione del credito scolastico avrebbero dato luogo a discriminazioni inaccettabili tra gli alunni che non hanno scelto l’insegnamento di religione cattolica, ai quali sarebbero stati riconosciuti crediti di diverso rango e solo sulla base di un loro presunto impegno . Sarebbe stato totalmente stravolto lo “stato di non obbligo” loro riconosciuto dalle famose sentenze 203/89 e 13/91 dalla Corte Costituzionale.

      Le motivazioni con cui il Tar Lazio ha accolto nell’immediato la richiesta di sospensiva relativa ai paragrafi 13,14 si fondano:

 

-                                              sulla violazione del T.U. della legislazione scolastica (D.P.R. 297/94, art.309) che dispone che l’insegnamento della religione cattolica non fa parte della pagella scolastica  e il profitto e l’impegno degli alunni viene comunicato ad alunni e famiglie con una “speciale nota” a parte, a cura del docente.;

-                                              “sul piano didattico- sono parole del TAR- l’insegnamento della religione  non può, a nessun titolo, concorrere alla formazione del “credito scolastico”(..) per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né l’insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive”.

Sono espressioni che apprezziamo profondamente e ci restituiscono la certezza che le nostre battaglie per una scuola laica e democratica non sono vane.

 

Roma 24 maggio 2007

 

per i ricorrenti   

Antonia Sani dell’assoc. naz. per la Scuola della Repubblica

 


Ordinanza n. 26 del Ministro Fioroni

 

Il ministro Fioroni ha emesso l'Ordinanza Ministeriale n. 26 del 15 marzo 2007 con la quale si tenta ancora una volta di discriminare gli alunni che si presentano all’Esame di Stato non avendo scelto di avvalersi dell'insegnamento di religione cattolica.

 

Punto rilevante dell’O. M. e conseguenze che ne derivano

 

Diverse associazioni laiche (tra cui Crides, Scuola e Costituzione, e Democrazia Laica) stanno studiando l'opportunità di far ricorso al TAR con la massima urgenza, nell'intento di far sospendere l'applicazione dell'Ordinanza prima che si riuniscano i Consigli di Classe delle scuole superiori (15 maggio). Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola ha dato la sua adesione al ricorso.

 

Roma, 28 aprile 2007

 

 


 

 

 

COMUNICATO STAMPA

 

Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni

 

La Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni intende sottolineare e rilanciare la proposta, avanzata recentemente dal mondo evangelico italiano, di istituire la “Giornata nazionale della libertà di coscienza, di religione e di pensiero”, nella data del 17 febbraio, in cui si concentrano due importanti ricorrenze per la laicità delle Istituzioni e per la cultura laica: il 17 febbraio 1600, a Campo dei Fiori, a Roma, dopo un processo farsa messo in scena dall’Inquisizione, veniva arso vivo, come eretico, il filosofo nolano Giordano Bruno, campione del libero pensiero e della libertà di coscienza; il 17 febbraio 1848, con le Lettere Patenti, il Re sabaudo Carlo Alberto, concedeva i diritti civili ai valdesi e, successivamente, anche agli ebrei, evento fondamentale per la libertà religiosa in Italia.

Ritenendo che mai proposta sia giunta più opportuna, nei tempi e nei contenuti, la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni invita calorosamente le forze politiche, i parlamentari e le Istituzioni locali (Comune di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte) ad adoperarsi fattivamente, per quanto nelle rispettive competenze, affinché tale istanza venga accolta positivamente e rapidamente.

 

Torino,  13 dicembre 2006

 

www.torinolaica.it

 

 


 

 

 COMUNICATO  STAMPA

 

In relazione alla notizia comparsa sui quotidiani odierni circa il diniego opposto dal dirigente scolastico dei plessi di Vigodarzere, Terraglione e Saletto alla visita pastorale del vescovo di Padova in orario scolastico, diniego stigamtizzato dalle autorità scolastiche regionali e nazionali, il Comitato Nazionale Scuola e Costituzione  dichiara la propria solidarietà al dirigente che coraggiosamente ha riaffermato principi che non dovrebbero aver bisogno di simili battaglie per essere rispettati.  

 

      - Il Nuovo Concordato ( legge 121/1985) e le Intese tra lo Stato italiano e altre confessioni religiose , in conformità con la nostra Costituzione, non ammettono  atti di culto, né  presenze di ministri di culto nella scuola dello Stato,che è laica in uno Stato definito laico nella sua Costituzione. E’ questa la libertà della scuola di tutti. Le religioni hanno altre sedi pienamente libere per i propri riti, a iniziare dalle proprie scuole private

      -  Il Concordato stabilisce norme relative al solo insegnamento della religione cattolica,considerato come fatto culturale che può essere facoltativamente scelto a prescindere dall’appartenenza confessionale. E’ evidente che in questa fattispecie non rientrano le benedizioni, le visite pastorali , qualsiasi cerimonia religiosa; esse richiedono infatti  un’adesione fideistica ( a meno che le gerarchie cattoliche non vogliano degradarle a mero spettacolo…)  Tali manifestazioni non  possono neppure essere materia di delibera dei Consigli d’Istituto in quanto non relative a fatti culturali rivolti alla generalità degli alunni . Nulla ha a che vedere un vescovo in visita pastorale con un esperto di storia delle religioni !

 

      -   Non si tratta solo di rispetto della diversità religiosa, ma di affermazione 

 del principio costituzionale della laicità dello Stato. La visita pastorale nella scuola dello Stato non potrebbe aver luogo anche se gli alunni di una determinata scuola fossero tutti di religione cattolica, così come non potrebbero aver luogo nella scuola dello Stato cerimonie religiose di qualsiasi altra religione.

 

E’ grave constatare come le massime autorità scolastiche e rappresentanti politici del nostro Parlamento ignorino o disconoscano i principi fondamentali della Costituzione, scambiando privilegi con libertà , e come chi afferma e difende tali principi venga ancora una volta- benché in regime di democrazia- costretto a piegare la testa

                 

 

13 novembre 2006

 

 

COMITATO NAZIONALE SCUOLA E COSTITUZIONE

via degli Scialoja 18, 00196 Roma- tel. 0763.710036- 06.3337437- fax 06.3723742

scuolaecostituzione@virgilio.it

 


 

Documento
«LA SCUOLA DOPO LA MORATTI»

Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

Ribadiamo intanto il nostro NO alla ulteriore regionalizzazione della scuola che si aprirebbe con la devolution e la “riforma” della Costituzione votata dal centrodestra e ci impegniamo per il NO al referendum costituzionale.

Pur tenendo conto delle novità introdotte dalla riforma del Titolo V della Costituzione voluta dal centrosinistra che, soprattutto attraverso il concetto di “legislazione concorrente”, ha modificato l’equilibrio fra le competenze statali e regionali, la funzione legislativa in materia di istruzione deve essere mantenuta il più possibile dallo Stato, salve le competenze regionali in materia di formazione ed istruzione professionale.

… continua

 

Torino,  14 giugno 2006

 


 

Comunicato

 Direttivo del Comitato Torinese per la Laicità della Scuola

 

Il 17 giugno 2006 si svolgerà a Torino il Pride nazionale del movimento gay, lesbico, bisessuale e transgender. È, nelle intenzioni degli organizzatori, un appuntamento di particolare rilievo per chiedere conto al nuovo governo «delle legittime aspettative non di una minoranza, ma della maggioranza della popolazione che vuole una Italia più europea, più libera, più responsabile, più accogliente». Occorre infatti riaffermare come questione di tutti e non solo di una minoranza, cioè come questione basilare di laicità e di libertà, il diritto a realizzare il proprio progetto di vita e il proprio orientamento sessuale senza dover sottostare a modelli imposti da autorità tradizionali (in primis dalla Chiesa cattolica) e dal diffuso conformismo. Siamo impegnati a diffondere una cultura che non solo combatta pregiudizi e discriminazioni ma porti a sentire le differenze e la pluralità umana come un bene prezioso per tutti. Per questi motivi saremo presenti alla manifestazione del Pride nazionale e invitiamo tutte le associazioni aderenti al nostro Comitato a promuovere la partecipazione a questo importante appuntamento.

 

Torino, 4 maggio 2006

 


 

 

 

COMUNICATO

FERMIAMO LA MORATTI

Comitato per la Scuola della Repubblica

 

 

Dal "portfolio" va tolto ogni riferimento all'insegnamento della Religione Cattolica

 

 

 

Il TAR del Lazio ha nuovamente " fermato " la Moratti; difatti dopo aver accolto la sospensione delle parti del "portfolio" lesive della privacy e della facoltatività dell'insegnamento della Religione cattolica, ieri con ordinanza n.1502/06  ha nuovamente censurato la Moratti  che invece di dare disposizioni  conformi all'ordinanza del TAR, con la nota n. 1019 del 3/2/06 aveva tentato di vanificare l'efficacia obbligatoria della precedente ordinanza del TAR.

Il TAR del Lazio con l'ordinanza di ieri ha precisato che la nota ministeriale "utilizza una formula ambigua che consentirebbe di vanificare l'ordine di questo giudice; che, pertanto  deve essere chiarito come il riferimento all'art. 909 del T.U. non consenta che si possa continuare a redigere la parte del "portfolio" relativa alla religione; già sospesa da questo Tribunale".

A questo punto il Ministro e le scuole si devono uniformare eliminando dal "portfolio" ogni riferimento all'insegnamento della Religione Cattolica.

Si deve solo aggiungere che  una eventuale perseveranza da parte del Ministro e/o delle scuole nell'inosservanza all'ordine del giudice  diventa penalmente rilevante.

 

Firenze, 16 marzo 2006

 

 


 

 

La Francia si è mobilitata contro la condanna del giudice italiano.

Firma l’appello a difesa e sostegno del giudice Luigi Tosti e del diritto

di non discriminazione di tutti i cittadini: http://brightsfrance.free.fr/tosti.htm 

 

APPELLO AI LAICI

IL GIUDICE LUIGI TOSTI DEVE ESSERE ASSOLTO !

 

Il 15 agosto 2005 il papa Benedetto XVI afferma nella sua omelia: « Nella vita pubblica, è importante che Dio sia presente, ad esempio, mediante la Croce negli edifici pubblici, che Dio sia presente nella nostra vita comune.».

 

Il 19 novembre 2005, Benedetto XVI e Silvio Berlusconi, al termine di «uno scambio di opinioni sui rapporti Stato-Chiesa in Italia » riaffermano « la volontà di collaborazione delle due parti nell’ambito del Trattato del Laterano ».

 

Il 18 novembre 2005, il giudice Luigi Tosti, 57 anni, è condannato dal tribunale de l’Aquila, località situata a un centinaio di chilometri da Roma, a 7 mesi di carcere e a 1 anno di sospensione. Il suo delitto? Il giudice si rifiuta di tenere udienze in aule dove sono presenti simboli religiosi.

 

Il giudice s’appoggia sulla Costituzione repubblicana del 27 dicembre 1947, che stabilisce che tutti i cittadini «sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione » (Art.3). Ma una circolare del ministro fascista Rocco, che risale al 1926, e da allora mai abrogata da nessuno dei successivi governi, stabilisce che i crocifissi devono essere visibili nelle aule italiane, rendendo palese la sentenza di Bossuet : “Il sacerdozio strettamente unito con la magistratura, tutto è  in pace dal concorso di queste due potenze.” 

 

Questo perché l’Italia continua a vivere sotto il regime del trattato del Laterano e del concordato firmato l’11 febbraio 1929 tra la Santa Sede e l’Italia, rappresentata da Benito Mussolini, capo del governo dell’epoca. Nel 1984, il Presidente del Consiglio, il socialista Bettino Craxi, rinnovò il concordato con il Vaticano: certamente ora il culto cattolico non è più religione di Stato, ma le leggi fasciste non sono state abrogate del tutto.

 

Sette mesi di carcere per il giudice ... questo  è il segno di quello che la Chiesa cattolica chiama una “sana e legittima laicità” (espressione di Pio XII)...

 

La lotta dei cittadini laici e repubblicani italiani è quella di tutti i veri laici, ovunque siano nel mondo, per la separazione delle chiese e dello stato e per l’abrogazione dei concordati e di tutte le leggi antilaiche!

 

Noi esigiamo la cessazione immediata delle azioni giudiziarie contro il giudice Luigi Tosti!

 

4 dicembre 2005

 

Spedire le adesioni a : brightsfrance@free.fr

Indicare Cognome, nome, qualità, località di domicilio (paese)

 

23 dicembre 2005 : 1720 firmatari – http://brightsfrance.free.fr/tosti.htm

 

 


 

Comunicato stampa

Il giudice Luigi Tosti condannato al processo de L'Aquila

 

L'AQUILA - E' stata scritta il 18.11.2005, in un'aula-ghetto allestita "senza crocifisso" e destinata appositamente ad uno "sporco" imputato non cattolico, una delle pagine più epiche della Giustizia italiana, perché si è finalmente inflitta una giusta ed esemplare condanna a chi, pretendendo di affiancare al sacro simbolo del crocifisso i propri falsi simboli, ha manifestato con sconfinata arroganza l'assurda pretesa di godere degli stessi diritti e della stessa dignità che la Repubblica Pontificia italiana accorda, giustamente, alla sola superiore razza dei Cattolici. Plaudo alla totale prevaricazione del mio diritto di difesa e all'imposizione del termine preventivo di "due minuti", che mi è stato benevolmente concesso dal GUP-Presidente del collegio per formulare ed illustrare le mie richieste. Mi rammarico pubblicamente con la Stampa per la limitazione del Suo diritto di cronaca e di ripresa audiovisiva, che ha impedito la documentazione della celebrazione del dibattimento nell'interesse della collettività e a garanzia della trasparenza della Giustizia. Spero che la mia sentenza di condanna -contro la quale ricorrerò- sia l'inizio di un incendio che risvegli le coscienze dei sudditi italiani che non intendono più tollerare l'emarginazione e la discriminazione che parte dei Cattolici attua ai danni degli atei, degli agnostici, degli ebrei, degli islamici, dei buddisti, degli evangelisti, dei valdesi, dei testimoni di Geova e di tutti coloro che si identificano in religioni diverse dalla loro. Spero che i 40 giorni per il deposito della motivazione della condanna siano sufficienti per giustificare la violazione dell'art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, che sancisce che "ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione: questo diritto importa la libertà di cambiare religione o pensiero, come anche la libertà di manifestare la propria religone o il proprio pensiero individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, per mezzo del culto, dell'insegnamento, di pratiche e compimento di riti".

Ringrazio tutti coloro che si sono sobbarcati i disagi e le spese di un viaggio per assistere alla celebrazione di questo cristallino processo che, spero, resterà impresso nella loro memoria. Ringrazio i deputati Enrico Buemi e Marco Pannella per l'appoggio morale e per la stima che mi hanno dimostrato con la loro presenza fisica a L'Aquila. Ringrazio infine il Dio dei Cattolici per avere offerto a mia moglie e a me l'opportunità di conoscere Marco Pannella e di stringere la "zampa" di questo leone radicale che è riuscito, contro la volontà della maggior parte degli italiani, a rendere più libera e più dignitosa l'esistenza di tutti gli italiani.

 

Luigi Tosti

luigit1@alice.it

 

Chi vuole ricevere la “Memoria” depositata presso il Tribunale de L’Aquila scriva a: albatra1@yahoo.it

 


 

Documento di valutazione

La CGIL-scuola per la laicità dello Stato

L’inserimento della religione cattolica tra le discipline da valutare all’interno del documento di valutazione è la conseguenza di una scelta sbagliata della stessa legge di riforma e del decreto legislativo n. 59/2004.

È quanto sostiene la Cgil-scuola (www.flcgil.it) che ha deciso di dare mandato al proprio ufficio legale di predisporre una diffida da notificare al Governo ed al Ministro dell’Istruzione, "affinché ciascuno, per le proprie competenze, provveda a ritirare immediatamente tutti i provvedimenti lesivi del principio di laicità dello Stato e delle norme Costituzionali".

Prima della riforma, sostiene il sindacato di Enrico Panini, l’insegnamento dell’ora di religione compariva non tra le materie obbligatorie, ma tra quelle che la scuola era obbligata a fornire.

"Successivamente, però - precisa il sindacato - in tema di insegnamento della religione cattolica, dapprima il Governo con i Decreti sul I e II ciclo, poi il Ministro dell’Istruzione, con gli atti applicativi, violando, palesemente, sia gli artt. 7, 8, 19 e 20 della Costituzione che la normativa ordinaria in tema di insegnamento della religione cattolica nelle istituzioni scolastiche statali, hanno stravolto i principi affermati anche dalla giurisprudenza costituzionale ed hanno incluso l’insegnamento dell’ora di religione cattolica nel monte ore obbligatorio e conseguentemente nella scheda di valutazione".

Per la Cgil-scuola ciò è assolutamente illegittimo. Da qui la richiesta al Governo ed al Ministro di fare marcia indietro e di rispettare la laicità della scuola.

TuttoscuolaFOCUS - giovedì 22 dicembre 2005


 

ASSOCIAZIONE “PER LA SCUOLA DELLA REPUBBLICA”

PORTFOLIO: l’insegnamento della religione cattolica è nuovamente obbligatorio?
7 dicembre 2005


 

Il documento e la proposta di legge per abrogare la legge Moratti
del Comitato di Firenze, sostenuto dall'Associazione nazionale
"Per la Scuola della Repubblica"

Abrogazione? Sì grazie

Le sottoscrizioni della proposta di legge


 

 

COMUNICATO STAMPA

 

C.R.I.D.E.S.

Centro romano per la difesa dei diritti nella scuola

Via Buonarroti 12 00185 Roma  - telfax 063723742

 

La comunicazione da parte del MIUR dei dati relativi alla frequenza dell’ “ora di religione” pubblicati con grande risalto dal quotidiano La Repubblica (11.8.05) ripropone la complessa problematica dell’insegnamento della religione cattolica (irc) nella scuola dello Stato.  L’aumento del numero degli alunni/e che non scelgono quest’insegnamento, soprattutto nella Scuola Superiore, pur rappresentando l’importante diffondersi di una coscienza critica in un’avanguardia più corposa, non deve tuttavia porre in ombra i nodi che restano da affrontare nella realtà della vita scolastica per tutelare tutti coloro che sulla base del Nuovo Concordato (1985) avrebbero diritto di scegliere di non frequentare l’”ora di religione”. I condizionamenti esercitati dalle burocrazie scolastiche finiscono ancora oggi – a distanza di vent’anni - col rendere spesso impercettibile il carattere divenuto facoltativo di questo insegnamento.      

    L’astuto mantenimento dell’irc all’interno dell’orario scolastico obbligatorio in tutti gli ordini e gradi di scuola come ai tempi del Concordato del 1929, quando  la materia  era  dichiarata obbligatoria, ha creato, infatti, e continua a creare una serie di problemi organizzativi favorendo nell’opinione pubblica la convinzione che l’irc sia di fatto la scelta normale, scoraggiando di frequente genitori e studenti dal tentare altre vie. Nella scuola primaria difficilmente vengono realizzate alternative, benché la scuola sia tenuta ad assicurarle a chi le richieda; nella scuola superiore vengono considerati “atei”, o, peggio, “fannulloni” coloro che non frequentano l’”ora di religione”. Viene comunemente sottovalutata o ignorata l’importante sentenza della Corte Costituzionale (n.13/91), che proclama il diritto a non sottostare ad alcun obbligo per chi non sceglie l’irc.   Ben maggiore consapevolezza si svilupperebbe intorno al concetto di libertà di coscienza, di pluralismo religioso, di laicità dello Stato, se l’insegnamento della religione cattolica - coerentemente con la sua condizione di insegnamento religioso facoltativo - fosse collocato al di fuori dell’orario scolastico obbligatorio. Se divenisse, insomma, finalmente compatibile con la forma di  Stato laico, che qualifica la Repubblica italiana.

 


 

COMITATO NAZIONALE SCUOLA E COSTITUZIONE

via degli Scialoja 18, 00196 Roma- tel.fax 06.3611337 - 06.3337437 - 0763.710036- - fax 06.3723742

scuolaecostituzione@virgilio.it

 

Il Comitato nazionale Scuola e Costituzione

·         apprezza il fatto che il ministero dell’istruzione abbia diffuso i dati sulla frequenza dell’ora di religione cattolica, dati da anni più volte richiesti e mai resi pubblici;

·         osserva che la disparità delle percentuali di coloro che non richiedono l’insegnamento della religione cattolica ( 9,7% alle materne, 6,1% alle elementari, 11,2 % alle medie inferiori, 37,6% alle superiori) dimostra quanto pesi nella scelta dei genitori la discriminazione che la scelta di non frequentare l’insegnamento confessionale comporta: collocazione oraria che non permette l’entrata o l’uscita da scuola con orari differenziati; mancanza di attività destinate agli allievi che non richiedono l’insegnamento cattolico, pur previste per legge; mancanza di garanzia e di tutela per i bambini e i ragazzi parcheggiati in locali inidonei, spesso in altre classi,  affidati a personale non docente, o precario o saltuario.

 

In questa situazione si capisce come mai l’insegnamento di religione cattolica venga meno richiesto a mano a mano che l’età degli allievi li rende più autonomi e attenua la preoccupazione dei genitori per eventuali difficoltà e pericoli.

E sempre più appare evidente come una reale libertà di scelta, che la Costituzione dello Stato laico tutela e garantisce,  richieda una sollecita revisione degli accordi fra la Conferenza episcopale italiana e il Ministero dell’Istruzione e la collocazione dell’insegnamento di religione cattolica fuori del normale orario scolastico.

 

Roma, 12 agosto 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Siamo ospitati nella
rete del Servizio Telematico Pubblico
per le Associazioni

a cura del
Comune di Torino