|
|
|
COMITATO TORINESE PER LA LAICITA'
DELLA SCUOLA Il Comitato riunisce dal 1983 cittadini ed enti impegnati nella promozione e nella difesa della laicità dello Stato e della scuola pubblica; si prefigge il rispetto dell'uguaglianza delle diverse posizioni religiose, il confronto tra le culture e la loro reciproca integrazione nel rispetto delle diversità e dei diritti individuali. Diamo consulenza e disponiamo di documentazione. |
|
LE
ASSOCIAZIONI ADERENTI ARCHIVIO INIZIATIVE E CONVEGNI PER UN
INSEGNAMENTO LAICO DELLE SCIENZE FISICHE E NATURALI COMITATI e ASSOCIAZIONI LOCALI INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA Informazioni di baseVOLANTINO PLURILINGUE
|
|
Crocifissi fuori posto. La sentenza di Strasburgo Il Comitato Torinese per la Laicità della Scuola si
è sempre espresso fermamente contro la presenza di simboli religiosi nelle
sedi pubbliche e ha sostenuto il lungo contenzioso del prof. Marcello
Montagnana, prematuramente scomparso nel 2004, nei processi che lo videro
imputato per aver abbandonato l'ufficio di scrutatore in un seggio elettorale
a causa della presenza, nella scuola che ospitava il seggio, del simbolo
religioso cattolico, fino alla Sentenza n. 439, 1/3/2000, della Corte di
Cassazione, che stabilì definitivamente che il fatto non costituiva reato, in
base al supremo principio di laicità dello Stato e della libertà di
coscienza. "Crocifissi fuori posto" abbiamo messo in occhiello a
vari articoli che "Laicità" ha pubblicato anno dopo anno sulla
questione del crocifisso nei luoghi pubblici e istituzionali. Anche su questo
numero della rivista compare una recensione di Carlo Ottino sull'argomento. Il Comitato accoglie dunque con grande
soddisfazione la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di
Strasburgo che all'unanimità ha riconosciuto le buone ragioni dei genitori
della scuola "Vittorino da Feltre" di Abano Terme (PD) i quali – dopo i contorcimenti del
TAR Veneto e una sentenza non risolutiva della Corte Costituzionale
(ordinanza n. 389 del 15 dicembre 2004, che ebbe però il merito di chiarire
che l'esposizione dei crocifissi nelle scuole dipende da regolamenti e non da
leggi) – hanno
dovuto arrivare fino alla Corte europea. La ratio della decisione della Corte di Strasburgo
sono riassunte limpidamente su "La Stampa" del 4/11/09 da Michele
Ainis, professore di Istituzioni di diritto pubblico a Roma: "Primo: il crocifisso è un simbolo
religioso... Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una
soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa
violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha
nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre
offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di
laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato
corollario". Ha ragione Stefano Rodotà: "Questa sentenza ci
porta verso un'Europa più ricca,
verso un'Italia in cui si rafforzano le condizioni della convivenza tra
diversi..." ("La Repubblica", 4/11/09). Ma forse sarebbe più
prudente dire: dovrebbe portarci. Le reazioni del centro-destra erano scontate
(l'ineffabile Ministro Maria Stella Gelmini, ha detto: "La presenza del
crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo
della nostra tradizione. Nessuno, nemmeno qualche corte europea
ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità") e anche il
ricorso del governo contro la sentenza era prevedibile. Ma dobbiamo anche
registrare che le dichiarazioni di
numerosi esponenti del centro-sinistra (nazionali e locali) sono a dir poco
deludenti. «Ricordiamo che in Italia i crocifissi in classe sono comparsi col
fascismo, che in Francia non ci sono da più di un secolo e che nell’Europa
protestante non esistono proprio. Al Pd, in particolare, ricordiamo che in
Spagna il partito di Zapatero ha proposto di toglierlo. Noi a quale modello
di laicità ci ispiriamo?» (la domanda è giustamente posta in un Comunicato
stampa dell'UAAR). Il presidente dell'Associazione "31 Ottobre
per una scuola laica e pluralista promossa dagli evangelici italiani",
Nicola Pantaleo, ha dichiarato che "molto difficilmente vedremo i
crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro" ma che la sentenza della Corte incoraggia
a tener fermo il principio per cui "simboli e riti di una determinata
fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano
scuole, ospedali, uffici o tribunali"(cfr. NEV, 44, 4/11/ 2009). Marco Chiauzza - Cesare Pianciola
Comunicato Le
difficoltà che in questo inizio d’anno scolastico ricadono pesantemente su
coloro che non scelgono l’insegnamento della religione cattolica (IRC)
inducono le nostre associazioni a intervenire pubblicamente a sostegno delle
denunce di genitori, studenti, insegnanti. A
noi si rivolgono genitori democratici, studenti che credono nella laicità
della scuola e si vedono costretti a subire discriminazioni senza che venga
loro riconosciuto il rispetto di un diritto costituzionalmente garantito. Alle purtroppo frequenti violazioni
arbitrarie del passato si aggiunge quest’anno l’alibi della scarsità di
personale scolastico a causa dei pesanti tagli ai bilanci delle scuole e
della grande riduzione del numero di insegnanti. RIBADIAMO
CON FORZA che sia il Nuovo Concordato (1984), sia le leggi applicative, sia
pronunciamenti della Corte Costituzionale e della Giustizia Amministrativa, le stesse circolari ministeriali
IMPONGONO LA PIENA FACOLTATIVITA’ DELL’IRC, e, contestualmente, il pari
diritto di coloro che non si avvalgono a veder rispettate le proprie libere
scelte : un’attività formativa con apposito docente, studio individuale
libero o assistito, la possibilità di assentarsi dalla scuola. Trattandosi
di DIRITTI è obbligo dell’amministrazione scolastica assicurarne la
fruibilità . Coloro
che non scelgono l’IRC non possono venire trasferiti come pacchi da una
classe all’altra, o essere costretti a rimanere in classe durante l’irc come
“uditori”, o essere invitati a uscire dalla scuola per non creare problemi,
se ciò non corrisponde a una spontanea richiesta. CI
RIVOLGIAMO pertanto ai DIRIGENTI SCOLASTICI, agli ORGANI COLLEGIALI delle
scuole affinché prendano in esame tutte le possibili soluzioni, e, in caso di
assoluta conclamata impraticabilità a garantire un’attività alternativa se
richiesta NON ESITINO A RIVOLGERSI
ISTITUZIONALMENTE AL MINISTERO P.I. PER OTTENERE SUBITO LE RISORSE
NECESSARIE. Ai GENITORI e agli STUDENTI non avvalenti raccomandiamo di mantenere
ferma senza compromessi la rivendicazione del diritto alla propria dignità,
di non tollerare che chi sceglie l’IRC - insegnamento facoltativo
confessionale - fosse anche un solo alunno - disponga dal primo giorno di
scuola di un apposito docente, mentre NULLA E’ PREVISTO PER CHI USUFRUISCE
DEL NORMALE ORARIO SCOLASTICO DI UNA SCUOLA LAICA. Il
diritto alla libertà di coscienza è un diritto non negoziabile, riguarda la
singola persona e non può essere questione di maggioranza o minoranza. Ricordiamolo sempre! 28 settembre 2009 Per la
Scuola della Repubblica Coordinamento
Genitori Democratici Comunicato stampa TAR Lazio: illegittimi i crediti scolastici per l’ora di religione.
Con
sentenza n. 7076 del 17 luglio 2009 il Tar del Lazio ha accolto due ricorsi proposti
per l'annullamento delle Ordinanze ministeriali emanate dall'allora Ministro
P.I. Fioroni per gli esami di Stato del 2007 e 2008 che prevedevano la
valutazione della frequenza dell'insegnamento della religione cattolica ai
fini della determinazione del credito scolastico, e la partecipazione “a
pieno titolo” agli scrutini da parte degli insegnanti di religione cattolica. Il TAR
ha affermato che “l’attribuzione di un
credito formativo ad una scelta di carattere religioso degli studenti e dei
loro genitori, quale quella di avvalersi dell’insegnamento della religione
cattolica nelle scuole pubbliche, dà luogo ad una precisa forma di
discriminazione, dato che lo Stato Italiano non assicura identicamente la
possibilità per tutti i cittadini di conseguire un credito formativo nelle
proprie confessioni ovvero per chi dichiara di non professare alcuna
religione in Etica Morale Pubblica”. Motiva
ancora la sentenza che l’interpretazione data dal Ministero dell’Istruzione “ha portato all’adozione di una disciplina
annuale delle modalità organizzative degli scrutini d’esame, che appare aver
generato una violazione dei diritti di libertà religiosa e della libera
espressione del pensiero; nonché di libera determinazione degli studenti
relativamente all’insegnamento della religione cattolica”. I
ricorsi sono stati promossi a partire dal 2007 da alcuni studenti e
studentesse con numerose associazioni laiche e confessioni religiose non
cattoliche (elenco completo a fine comunicato) coordinate dalla Consulta
Romana per la Laicità delle Istituzioni e dall’ Associazione “per la Scuola
della Repubblica” ed assistite dagli Avvocati prof. Massimo Luciani, La
sentenza 7076/2009 del TAR del Lazio è importante perché dà una concreta
applicazione al principio supremo della laicità dello Stato nei termini in
cui era stato affermato dalla Corte Costituzionale nella nota sentenza
n.203/1989. Il TAR,
dopo aver ricordato il principio della laicità dello Stato, enunciato dalla
Corte Costituzionale come "garanzia
dello Stato per la salvaguardia della libertà religiosa, in regime di
pluralismo confessionale e culturale (C. Cost. n.203/89), ha precisato che
“sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente
attinente alla fede individuale, non può assolutamente essere oggetto di una
valutazione sul piano del profitto scolastico", la scelta di
avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica deve essere
assolutamente libera e in nessun modo condizionata. "In una società democratica" ha affermato il TAR,
"certamente può essere considerata una violazione del principio del
pluralismo il collegamento dell'insegnamento della religione con consistenti
vantaggi sul piano del profitto scolastico e quindi con un'implicita promessa
di vantaggi didattici, professionali ed in definitiva materiali". A tal
proposito, ha precisato ancora la sentenza che “lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell’assoluta,
inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e
di pratica di qualsiasi culto “noto”, non può conferire ad una determinata
confessione una posizione “dominante” - e quindi una indiscriminata tutela ed
un’evidentissima netta poziorità – violando il pluralismo ideologico e
religioso che caratterizza indefettibilmente ogni ordinamento democratico
moderno”, infatti "qualsiasi religione- per sua natura - non è né
un'attività culturale, né artistica, né ludica, né un'attività sportiva né
un'attività lavorativa, ma attiene all'essere più profondo della spiritualità
dell'uomo ed a tale stregua va considerata a tutti gli effetti”. La
sentenza è illuminante su quali siano oggi i confini posti dalla legge
all’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. Le
associazioni e le confessioni promotrici dei ricorsi continueranno ad operare
per garantire il rispetto di tali limiti ed auspicano che il Ministero
dell’Istruzione prenda atto dell’illegittimità delle ordinanze e non le
riproponga negli anni a venire. 11 agosto 2009 LE ASSOCIAZIONI e CONFESSIONI RELIGIOSE
PROMOTRICI DEI RICORSI Consulta
Romana per la Laicità delle Istituzioni Comitato
Insegnanti Evangelici Italiani (CIEI) Federazione
delle Chiese Evangeliche in Italia Comitato
torinese per la Laicità della scuola Tavola
Valdese CRIDES -
Centro Romano di Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola FNISM –
Federazione Nazionale degli Insegnanti Associazione
Democrazia Laica Associazione
“XXXI ottobre per una scuola laica e pluralista (promossa dagli evangelici
italiani)” Associazione
Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” UAAR -
Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti Consulta
Torinese per la Laicità delle Istituzioni Unione
Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno Alleanza
Evangelica Italiana Associazione
“per la Scuola della Repubblica” Comitato
Bolognese Scuola e Costituzione C.I.D.I.
“Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti” Coordinamento
Genitori Democratici Associazione
Scuola Università e Ricerca “As.SUR” Chiesa
Evangelica Luterana in Italia Unione
Cristiana Evangelica Battista d’Italia Movimento
di Cooperazione Educativa UCEI –
Unione delle Comunità Ebraiche
Italiane Federazione
delle Chiese Pentecostali Consulta Romana per la Laicità delle
Istituzioni
Via delle Carrozze, 19
00187 Roma Tel. 06 6796011 romalaica@gmail.com http://romalaica.blogspot.com
IRC E "ATTIVITÀ ALTERNATIVE" In
relazione alle numerose segnalazioni pervenute a questo Comitato, soprattutto
da parte di genitori di allievi della scuola dell'obbligo, circa la
situazione incresciosa di "parcheggio" in altre classi di bambini
che non si avvalgono dell'IRC, invece di essere utilmente impegnati in
attività didattiche, ricordiamo quanto segue. L’art. 9
della legge n. 121 del 1985, che recepisce il neo-Concordato del 1984,
dispone che il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi dell’IRC è
garantito a ciascuno e che tale scelta non può dare luogo ad alcuna forma di
discriminazione. Il
diritto di non avvalersi dell’IRC, in base alle sentenze Corte Costituzionale
203/1989 e13/1991 e della circolare 9/1991 (applicativa della sentenza
13/91), prevede quattro opzioni: 1) Le
attività didattiche e formative (le c.d. “attività alternative” all’IRC). 2) Lo studio individuale: la scuola
deve individuare locali idonei ed assicurare adeguata assistenza. 3) “Nessuna attività”: la
scuola è comunque tenuta a garantire la sicurezza e la vigilanza anche “senza
assistenza di personale docente”. 4) Non essere presente a scuola: chi
non ha scelto l’IRC non ha alcun obbligo, e quindi non è tenuto ad essere
presente a scuola durante l’ora di IRC nella sua classe. È questa l'opzione
che abbiamo sempre consigliato agli studenti delle superiori. Ovviamente è
più facile assentarsi dalla scuola se l'IRC è posta all'inizio o alla fine
dell'orario scolastico, ma anche in questo caso non sempre i genitori dei
bambini possono provvedere all'entrata ritardata o all'uscita anticipata dei
loro figli. Quindi molti desiderano siano organizzate le c.d. attività
alternative. L’offerta
da parte della scuola di attività didattiche o formative, alternative
all’insegnamento della religione cattolica, ha carattere doveroso, ove vi
siano alunni che hanno chiesto di non avvalersi dell’insegnamento della
religione cattolica optando per l’ora alternativa. Sono deliberate dal
collegio dei docenti e prevedono eventualmente un docente apposito, con valutazione del profitto sotto forma di
giudizio. Per la carenza di fondi (tali attività sono a carico della scuola),
spesso le scuole tendono a non
attivarle. Ma, se sono richieste, la scuola è tenuta ad organizzarle, dopo
aver sentito il parere di genitori e studenti. È perciò
opportuno che nei P.O.F., all'inizio dell'anno, siano esplicitamente
ricordati i diritti di chi non si avvale dell'IRC in base alla normativa
vigente e che le attività didattiche e formative alternative all'IRC -
soprattutto nella scuola primaria e secondaria inferiore, ma anche nella
secondaria superiore ove ci siano richieste in tal senso - siano previste e programmate. Il
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola Torino, 15 giugno 2009 RELIGIONE
CATTOLICA E CREDITI Il
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola ribadisce la propria ferma
opposizione al fatto che, ai fini dell’Esame di Stato conclusivo dei corsi di
scuola media superiore, il giudizio relativo alla frequenza dell’insegnamento
della religione cattolica concorra direttamente all’attribuzione del credito
formativo e quindi anche, indirettamente, a quella del credito scolastico. Il
peso dell’IRC sui crediti che concorrono a determinare il voto finale
dell’esame di Stato configura infatti una palese ed illegittima sperequazione
ai danni degli studenti che in base alle norme vigenti hanno scelto
liberamente di non avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica, da
considerasi a tutti gli effetti meramente facoltativo. Pertanto il nostro
Comitato, insieme a molte altre associazioni laiche, ha presentato ricorso
presso il T.A.R. del Lazio contro l’Ordinanza del Ministero dell’Istruzione
40/2009. Il
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola Torino, 15 giugno 2009 Comunicato Il
Comitato Torinese per la Laicità della Scuola esprime piena solidarietà al
prof. Alberto Marani, docente di matematica e fisica presso il Liceo Scientifico
“Righi” di Cesena, che il 20 maggio 2009 è stato sospeso dalle proprie
funzioni e dallo stipendio per due mesi. Tra gli addebiti contestati al
docente: quello di avere sottoposto agli alunni delle proprie tre classi, nel
settembre 2008, un questionario anonimo per conteggiare quanti, se venisse
dettagliatamente programmata, sceglierebbero una materia alternativa
all’insegnamento della Religione cattolica (per documentare poi la propria
richiesta, al Collegio Docenti, di una precisa programmazione, inserita nel
POF, delle Attività Alternative). Nel questionario ciascuno doveva indicare
quale insegnamento avrebbe scelto (fra Religione cattolica, Storia delle
religioni e Diritti umani) qualora la scuola le programmasse tutte e
tre. I risultati sono stati i seguenti: 11,3 % sceglierebbero Religione
Cattolica; 88,7 % sceglierebbero una materia alternativa (23,9 % Storia delle
religioni; 64,8% Diritti umani). A quanto pare la difesa della
piena e consapevole libertà di scelta tra IRC e attività didattiche
alternative seriamente programmate è risultata insopportabile agli ambienti
cattolici integralisti. Chiediamo la revoca dell'odioso
provvedimento disciplinare nei confronti del collega. Torino, 6 giugno 2009 Dopo la morte di Eluana Pubblichiamo
un articolo sul caso Englaro che comparirà sul n. 1, marzo 2009 di
"Laicità" Eluana
Englaro e gli ayatollah In un clima di acuta tensione, aggravata
dal conflitto istituzionale tra il Presidente della Repubblica e il Governo,
si è conclusa il 9 febbraio la triste vicenda di Eluana Englaro, che dopo
diciassette anni ha avuto finalmente il suo diritto a morire con dignità. Vogliamo
ricordare che la Presidente Mercedes Bresso aveva offerto la disponibilità
delle strutture sanitarie regionali per accogliere Eluana e dare attuazione
alla decisione della Cassazione. «Ritengo
– aveva
dichiarato il 20 gennaio – che la tragica storia di Eluana
sia una questione non più sopportabile in un paese civile. C’è stata una
lunga battaglia giuridica e sono stati calpestati i diritti di un padre che,
dopo aver sofferto per sedici anni, si vede sballottato da un’interdizione
all’altra. Ciascuno è libero di avere un’opinione etica o religiosa su
qualsiasi argomento ma esiste pur sempre un’etica civile e laica che impone
il rispetto delle persone, alla quale desidero attenermi, fermo restando che
spetta alla famiglia decidere». Tra le
numerose prese di posizione a sostegno della Presidente segnaliamo il
messaggio del Coordinatore della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni,
Tullio Monti. Nella conferenza-stampa
del 23 gennaio anche i prof. Carlo Augusto Viano per la sezione torinese
della Consulta di Bioetica «A. Vitelli» e Maurizio Mori quale Presidente
nazionale della Consulta di Bioetica Onlus esprimevano la piena solidarietà
alle dichiarazioni della presidente Bresso e del sindaco Chiamparino. Mercedes
Bresso aveva replicato duramente al cardinale Poletto che aveva richiamato i
medici cattolici alla obiezione di coscienza. «Non viviamo in una Repubblica
di ayatollah», aveva affermato. «La parola ayatollah – precisava in una intervista del
23 gennaio su «L'Unità on line» – non è un insulto, indica i capi
religiosi che per un insieme di circostanze hanno ottenuto il potere
temporale e hanno fatto coincidere la legge religiosa con quella politica.
L’appello lanciato da Poletto non va in quella direzione?». Purtroppo
le vicende successive hanno visto un crescendo delle pesanti pressioni del
Vaticano e la subordinazione alla Chiesa romana di gran parte dei politici,
compreso il governo al completo. Per cui se siamo o no una «Repubblica di
ayatollah» rimane aperto come un inquietante interrogativo. C. O. - C. P. Comunicato stampa In
merito alla questione Englaro la Consulta Torinese per la Laicità delle
Istituzioni esprime alla Presidente della Regione Piemonte,
Mercedes Bresso, la propria solidarietà ed il proprio plauso
politico per l’iniziativa intrapresa. Le
posizioni di Mercedes Bresso onorano, da un lato, il rispetto giuridico e
politico delle decisioni definitive della Magistratura, doveroso da parte dei
rappresentanti delle Istituzioni pubbliche; dall’altro onorano il senso
civico ed il rispetto per la laicità dello Stato (principio supremo della
Costituzione Repubblicana) che dovrebbe accomunare indistintamente tutte le
Istituzioni e che purtroppo, invece, di questi tempi è moneta dal corso assai
raro. Rispettare
la libera scelta di Eluana Englaro di avvalersi o meno di terapie ed interventi
medici (quali l’alimentazione e l’idratazione artificiali), sancita dalla
Costituzione, non ha nulla a che fare con l’eutanasia (sulla quale pure
sarebbe urgente aprire una seria discussione pubblica) e dovrebbe semmai
essere al centro della eventuale legge sul testamento biologico. Alle
gerarchie della Chiesa cattolica ed ai tanti cattolici devoti impegnati in
politica, ci permettiamo di ricordare che il rispetto dell’etica laica e
democratica non impone alcun modello etico a nessun cittadino e mette
ciascuno nelle condizioni di esercitare liberamente per sé le proprie scelte
etiche e di vita; a chi, operatore pubblico o sanitario, per motivi etici o
religiosi, dissenta da tali impostazioni, deve essere fatto salvo il diritto
del ricorso all’obiezione di coscienza individuale, senza la pretesa di
alcuno (individui, partiti politici, confessioni religiosi) di imporre
la propria etica di parte a tutta la società, facendola diventare etica
pubblica in forza di legge. La
separazione fra etica religiosa ed etica civile rappresenta la più
importante conquista della moderna civiltà occidentale, la cui messa in
discussione costituirebbe un inaccettabile tentativo di introdurre elementi
di fondamentalismo e di integralismo religioso nelle leggi dello Stato, oggi
da parte della Chiesa cattolica, in un domani assai prossimo, da parte di
altre confessioni religiose, con il serio rischio di un non lontano ritorno
alle guerre di religione. Torino, 22 gennaio 2009 Consulta
Torinese per la Laicità delle Istituzioni e-mail: info@torinolaica.it sito: www.torinolaica.it Comunicato stampa Siamo scandalizzati dalle
posizioni preconciliari espresse da alcuni vescovi, quali Severino Poletto,
Carlo Caffara e altri, sulla vicenda di Eluana Englaro. Il Concilio ha messo fine alla pretesa,
storicamente data, della gerarchia cattolica di porsi come padrona della legge
di Dio e della coscienza umana. Si identifica la Chiesa con il Papa e i
Vescovi, dimenticando che il popolo cristiano è una realtà composita, dove a
tutti i livelli di responsabilità e di partecipazione c’è una legittima
pluralità di opinione riguardo a un tema così delicato come il diritto di
ogni persona a rifiutare la interruzione dell’alimentazione forzata. Ed è una
grande ricchezza che sia così. Lo hanno affermato di recente anche alcuni
preti fiorentini esprimendo un senso comune di tanta parte della Chiesa
cattolica e richiamando le posizioni del cardinale Carlo Maria Martini così
diverse da quelle dei cardinali Poletto e Caffara. Sono molti i cattolici che vedono la
scelta di Eluana, sostenuta oggi da suo padre, coerente con lo spirito profondo
del Vangelo. E’ una testimonianza che obbliga la teologia dogmatica e l’etica
tradizionale a interrogarsi. E soprattutto aiuta tutti noi, la società
intera, nella nostra ricerca esistenziale, spirituale e religiosa. Milano, 23 gennaio 2009 Le Comunità cristiane di base
italiane segrcdb@alice.it SONO APERTE LE ISCRIZIONI al Master biennale di primo livello in Torino, 2008/2009 e 2009/2010
Conferenza
stampa di presentazione lunedì
12 gennaio alle ore 11,00 presso
il Circolo dei
lettori, Palazzo Graneri, via Bogino 9, Torino Laicità della Scuola Il
Dirigente scolastico dell'Ist. Marconi di Pavullo Carlo Prandini ha fatto
presente al parroco e agli Assessori comunali che la benedizione della scuola
prevista per il giorno 4 ottobre non era opportuna in quanto lesiva del
principio della libertà di religione. Per
questo è stato messo all'indice da molte forze politiche e dalla stampa
locale. Inoltre è stato avviato nei suoi confronti un procedimento
disciplinare. Ancora
oggi l'Amministrazione scolastica di Modena sta operando per benedire ad ogni
costo l'edificio scolastico. Le
informazioni sul caso sono reperibili all'indirizzo http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/irc/prandini/indice.htm Firmate
e diffondete l'appello di “Scuola e Costituzione” che si
trova all'indirizzo http://www.firmiamo.it/laicitadellascuola Bologna,
17 ottobre 2008 COMUNICATO
Il Direttivo del Comitato Torinese per la Laicità della
Scuola, riunito il 10 ottobre 2008, valuta molto negativamente la legge
6/8/2008, n. 133 e il piano triennale
di razionalizzazione del sistema di istruzione (2009-2011) che dovrebbe
portare alla eliminazione di circa 130 mila posti di docente e di personale ATA, a una riduzione del
tempo-scuola e a un aumento degli alunni per classe. Ritiene gravissimo il
decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, che ripristina il maestro unico,
azzerando l'esperienza di collaborazione e condivisione di responsabilità tra
docenti che era maturata nel Tempo pieno. Denuncia inoltre le pesanti
conseguenze sociali che avrebbero la riduzione o lo snaturamento del Tempo
pieno. Considera inammissibile la sottrazione alla
discussione parlamentare delle misure riguardanti la scuola mediante l'uso
del voto di fiducia. Ravvisa nella politica governativa il disegno di
impoverire quantitativamente e qualitativamente la scuola di Stato e in
particolare la scuola primaria, vanto del sistema italiano nei confronti
internazionali. Aderisce alla mobilitazione del mondo della scuola
con gli scioperi nazionali del 17 ottobre
e del 30 ottobre, auspicando nell'immediato futuro la costituzione di
un largo fronte unitario per contrastare l'attacco in atto alla scuola
pubblica. Torino, 10 ottobre 2008 Un’iniziativa sulla scuola che parte dal quartiere S. Salvario
(Torino) Ordinanza sulle
modalità operative: restano i privilegi per i
privatisti esterni e per i frequentanti l’ora di religione. www.scuolaecostituzione.it COMUNICATO Il Ministro della
Pubblica Istruzione ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato invece di
recepire l'ordinanza del TAR Lazio che sospendeva l'art. 8, parr. 13-14,
dell'Ordinanza Ministeriale n. 26 del 15 marzo 2007 perché "sul piano
didattico, l'insegnamento della religione non può a nessun titolo, concorrere
alla formazione del "credito scolastico" di cui all'art. 11 del
D.P.R. n. 323/1988, per gli esami di maturità, che darebbe postumamente luogo
ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né
l'insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive"
(Ord. TAR Lazio n. 2408 del 24 maggio 2007). La situazione è grave ed
imbarazzante. Il Ministro Fioroni ha cercato
di introdurre surrettiziamente l'ora di religione fra le materie che
concorrono a pieno titolo a formare la valutazione degli studenti per gli
esami di Stato. Questo determina una situazione di discriminazione e
disparità fra gli studenti che si avvolgono e quelli che non si avvalgono
dell'insegnamento della religione cattolica, senza poter o voler usufruire di
attività alternative. Come ha infatti stabilito la Corte Costituzionale con
le sentenze 203/89 e 13/91 gli studenti che non si avvalgono dell'IRC non
possono essere sottoposti ad alcun obbligo alternativo. L'O.M. viola così l'art.
310, co. 3, del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di
istruzione (D.Lgs. 297/94) ed il principio supremo di laicità stabilito dalla
Costituzione. Il TAR Lazio, sebbene
solo con un provvedimento cautelare, aveva esaminato e accolto l'istanza di
sospensione dell'Ordinanza Ministeriale. Il Presidente della Sesta
sezione del Consiglio di Stato, ha annullato provvisoriamente (sino al giorno
successivo agli scrutini!!!), senza contraddittorio e senza motivazione,
l'ordinanza cautelare del TAR, impedendo così che gli scrutini stessi possano
avvenire nel rispetto della legge e della Costituzione. Nell'attuale situazione
gli scrutini si svolgeranno secondo la volontà del Ministro, ma il successivo
pronunciamento nel merito del TAR Lazio, che deve ancora avvenire, con molta
probabilità ne porrà in dubbio l'esito annullando la parte impugnata
dell'Ordinanza Ministeriale. Si verificherebbe così
una situazione di incertezza giuridica sul corso e sugli esiti degli esami di
Stato, la cui responsabilità non potrà che ricadere sul Governo. Chiediamo al Presidente
del Consiglio on. Romano Prodi di adoperarsi in tempi rapidissimi affinché
impedisca questo grave scempio della laicità della scuola pubblica e vengano
ristabiliti lo status quo ante, la legalità e la certezza del diritto, dal
momento che il Governo può annullare in sede di autotutela le contestate e
discriminatorie innovazioni apportate dall' O.M. 26/2007. Consulta
Romana per la Laicità delle Istituzioni COMUNICATO
L’ Ordinanza 2408 pronunciata dal TAR del Lazio il 23 maggio 2007 segna un
buon passo avanti nella difesa della laicità dello Stato e della libertà di
coscienza . Il TAR ha accolto favorevolmente il ricorso proposto da
numerose associazioni laiche, confessioni religiose, studenti, rappresentati
tutti dagli avv.ti Fausto Buccellato e Massimo Luciani , contro l’Ordinanza
Ministeriale n.26 del 15 marzo 2007 ( art. 8- credito scolastico, par. 13,14)
relativa agli Esami di Stato del corrente anno scolastico. I paragrafi
citati, configurando la competenza dei docenti di religione cattolica ad esprimere il proprio voto
nell’attribuzione del credito scolastico avrebbero dato luogo a
discriminazioni inaccettabili tra gli alunni che non hanno scelto
l’insegnamento di religione cattolica, ai quali sarebbero stati riconosciuti
crediti di diverso rango e solo sulla base di un loro presunto impegno .
Sarebbe stato totalmente stravolto lo “stato di non obbligo” loro
riconosciuto dalle famose sentenze 203/89 e 13/91 dalla Corte Costituzionale. Le motivazioni con cui il Tar Lazio ha accolto nell’immediato
la richiesta di sospensiva relativa ai paragrafi 13,14 si fondano: -
sulla
violazione del T.U. della legislazione scolastica (D.P.R. 297/94, art.309)
che dispone che l’insegnamento della religione cattolica non fa parte della
pagella scolastica e il profitto e
l’impegno degli alunni viene comunicato ad alunni e famiglie con una
“speciale nota” a parte, a cura del docente.; -
“sul piano didattico-
sono parole del TAR- l’insegnamento della religione non può, a nessun titolo, concorrere alla formazione del
“credito scolastico”(..) per gli esami di maturità, che darebbe postumamente
luogo ad una disparità di trattamento con gli studenti che non seguono né
l’insegnamento religioso e né usufruiscono di attività sostitutive”. Sono espressioni che
apprezziamo profondamente e ci restituiscono la certezza che le nostre
battaglie per una scuola laica e democratica non sono vane.
Roma 24 maggio 2007 per i ricorrenti Antonia Sani dell’assoc.
naz. per la Scuola della Repubblica Ordinanza
n. 26 del Ministro Fioroni Il
ministro Fioroni ha emesso l'Ordinanza Ministeriale n.
26 del 15 marzo 2007 con la quale si tenta
ancora una volta di discriminare gli alunni che si presentano all’Esame di
Stato non avendo scelto di avvalersi dell'insegnamento di religione
cattolica. → Punto rilevante dell’O. M. e conseguenze che ne
derivano Diverse
associazioni laiche (tra
cui Crides, Scuola e Costituzione, e Democrazia Laica)
stanno studiando l'opportunità di far ricorso al TAR con la massima urgenza, nell'intento
di far sospendere l'applicazione dell'Ordinanza prima che si riuniscano i
Consigli di Classe delle scuole superiori (15 maggio). Il Comitato Torinese
per la Laicità della Scuola ha dato la sua adesione al ricorso. Roma, 28 aprile 2007 COMUNICATO STAMPA Consulta Torinese per Ritenendo
che mai proposta sia giunta più opportuna, nei tempi e nei contenuti, Torino, 13 dicembre 2006
COMUNICATO STAMPA In relazione alla notizia comparsa sui quotidiani odierni circa il diniego
opposto dal dirigente scolastico dei plessi di Vigodarzere, Terraglione e
Saletto alla visita pastorale del vescovo di Padova in orario scolastico,
diniego stigamtizzato dalle autorità scolastiche regionali e nazionali, il
Comitato Nazionale Scuola e Costituzione
dichiara la propria solidarietà al dirigente che coraggiosamente ha
riaffermato principi che non dovrebbero aver bisogno di simili battaglie per
essere rispettati. - Il Nuovo Concordato ( legge
121/1985) e le Intese tra lo Stato italiano e altre confessioni religiose ,
in conformità con la nostra Costituzione, non ammettono atti di culto, né presenze di ministri di culto nella scuola dello Stato,che è
laica in uno Stato definito laico nella sua Costituzione. E’ questa la libertà
della scuola di tutti. Le religioni hanno altre sedi pienamente libere
per i propri riti, a iniziare dalle proprie scuole private - Il
Concordato stabilisce norme relative al solo insegnamento della
religione cattolica,considerato come fatto culturale che può essere
facoltativamente scelto a prescindere dall’appartenenza confessionale. E’
evidente che in questa fattispecie non rientrano le benedizioni, le visite
pastorali , qualsiasi cerimonia religiosa; esse richiedono
infatti un’adesione fideistica ( a
meno che le gerarchie cattoliche non vogliano degradarle a mero
spettacolo…) Tali manifestazioni
non possono neppure essere materia di
delibera dei Consigli d’Istituto in quanto non relative a fatti culturali
rivolti alla generalità degli alunni . Nulla ha a che vedere un vescovo in
visita pastorale con un esperto di storia delle religioni ! -
Non si tratta solo di rispetto della diversità religiosa, ma di
affermazione del principio costituzionale della laicità
dello Stato. La visita pastorale nella scuola dello Stato non potrebbe aver
luogo anche se gli alunni di una determinata scuola fossero tutti di
religione cattolica, così come non potrebbero aver luogo nella scuola dello
Stato cerimonie religiose di qualsiasi altra religione. E’ grave
constatare come le massime autorità scolastiche e rappresentanti politici del
nostro Parlamento ignorino o disconoscano i principi fondamentali della
Costituzione, scambiando privilegi con libertà , e come chi afferma e difende
tali principi venga ancora una volta- benché in regime di democrazia-
costretto a piegare la testa 13 novembre 2006 COMITATO NAZIONALE SCUOLA E COSTITUZIONE via degli Scialoja 18, 00196 Roma- tel. 0763.710036- 06.3337437- fax
06.3723742 scuolaecostituzione@virgilio.it Documento Comitato Torinese per la Laicità della Scuola Ribadiamo intanto il nostro NO alla ulteriore regionalizzazione
della scuola che si aprirebbe con la devolution e la “riforma” della Costituzione
votata dal centrodestra e ci impegniamo per il NO al referendum
costituzionale. Pur
tenendo conto delle novità introdotte dalla riforma del Titolo V della
Costituzione voluta dal centrosinistra che, soprattutto attraverso il concetto
di “legislazione concorrente”, ha modificato l’equilibrio fra le competenze
statali e regionali, la funzione legislativa in materia di istruzione deve
essere mantenuta il più possibile dallo Stato, salve le competenze regionali
in materia di formazione ed istruzione professionale.
… continua
Torino, 14 giugno 2006
Comunicato
Direttivo del Comitato Torinese per la
Laicità della Scuola
Il 17 giugno 2006 si svolgerà a Torino il Pride nazionale
del movimento gay, lesbico, bisessuale e transgender. È, nelle intenzioni
degli organizzatori, un appuntamento di particolare rilievo per chiedere
conto al nuovo governo «delle legittime aspettative non di una minoranza, ma
della maggioranza della popolazione che vuole una Italia più europea, più
libera, più responsabile, più accogliente». Occorre infatti riaffermare come
questione di tutti e non solo di una minoranza, cioè come questione
basilare di laicità e di libertà, il diritto a realizzare il proprio
progetto di vita e il proprio orientamento sessuale senza dover sottostare a
modelli imposti da autorità tradizionali (in primis dalla Chiesa cattolica) e
dal diffuso conformismo. Siamo impegnati a diffondere una cultura che non
solo combatta pregiudizi e discriminazioni ma porti a sentire le differenze e
la pluralità umana come un bene prezioso per tutti. Per questi motivi saremo
presenti alla manifestazione del Pride nazionale e invitiamo tutte le
associazioni aderenti al nostro Comitato a promuovere la partecipazione a
questo importante appuntamento. Torino, 4 maggio 2006
COMUNICATO
FERMIAMO LA MORATTI Comitato
per la Scuola della Repubblica
Dal "portfolio" va tolto
ogni riferimento all'insegnamento della Religione Cattolica Il TAR del Lazio ha nuovamente
" fermato " la Moratti; difatti dopo aver accolto la sospensione
delle parti del "portfolio" lesive della privacy e della
facoltatività dell'insegnamento della Religione cattolica, ieri con ordinanza
n.1502/06 ha nuovamente censurato la Moratti che invece
di dare disposizioni conformi all'ordinanza del TAR, con la nota n.
1019 del 3/2/06 aveva tentato di vanificare l'efficacia obbligatoria della
precedente ordinanza del TAR. Il TAR del Lazio con l'ordinanza
di ieri ha precisato che la nota ministeriale "utilizza una formula
ambigua che consentirebbe di vanificare l'ordine di questo giudice; che,
pertanto deve essere chiarito come il riferimento all'art. 909 del T.U.
non consenta che si possa continuare a redigere la parte del
"portfolio" relativa alla religione; già sospesa da questo
Tribunale". A questo punto il Ministro e le
scuole si devono uniformare eliminando dal "portfolio" ogni
riferimento all'insegnamento della Religione Cattolica. Si deve solo aggiungere che
una eventuale perseveranza da parte del Ministro e/o delle scuole
nell'inosservanza all'ordine del giudice diventa penalmente rilevante. Firenze, 16 marzo 2006 La Francia si è mobilitata contro la condanna del
giudice italiano. Firma l’appello a difesa e sostegno del giudice
Luigi Tosti e del diritto di non
discriminazione di tutti i cittadini: http://brightsfrance.free.fr/tosti.htm APPELLO
AI LAICI IL
GIUDICE LUIGI TOSTI DEVE ESSERE ASSOLTO ! Il 15 agosto 2005 il
papa Benedetto XVI afferma nella sua omelia: « Nella
vita pubblica, è importante che Dio sia presente, ad esempio, mediante la
Croce negli edifici pubblici, che Dio sia presente nella nostra vita comune.». Il 19 novembre
2005, Benedetto XVI e
Silvio Berlusconi, al termine di «uno
scambio di opinioni sui rapporti Stato-Chiesa in Italia » riaffermano
« la volontà di collaborazione delle due parti nell’ambito del Trattato
del Laterano ». Il 18 novembre 2005, il
giudice Luigi Tosti, 57 anni, è condannato dal tribunale de l’Aquila,
località situata a un centinaio di chilometri da Roma, a 7 mesi di carcere e
a 1 anno di sospensione. Il suo
delitto? Il giudice si rifiuta di tenere
udienze in aule dove sono presenti simboli religiosi. Il
giudice s’appoggia sulla Costituzione repubblicana del 27 dicembre 1947, che
stabilisce che tutti i cittadini «sono
uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua,
religione » (Art.3). Ma una circolare del ministro fascista Rocco, che
risale al 1926, e da allora mai abrogata da nessuno dei successivi governi,
stabilisce che i crocifissi devono essere visibili nelle aule italiane,
rendendo palese la sentenza di Bossuet : “Il sacerdozio strettamente unito
con la magistratura, tutto è in pace
dal concorso di queste due potenze.”
Questo perché l’Italia continua a vivere
sotto il regime del trattato del Laterano e del concordato firmato l’11
febbraio 1929 tra la Santa Sede e l’Italia, rappresentata da Benito Mussolini,
capo del governo dell’epoca. Nel 1984, il Presidente del Consiglio, il
socialista Bettino Craxi, rinnovò il concordato con il Vaticano: certamente
ora il culto cattolico non è più religione di Stato, ma le leggi fasciste non
sono state abrogate del tutto. Sette mesi di carcere per il giudice ...
questo è il segno di quello che la
Chiesa cattolica chiama una “sana e legittima laicità” (espressione di
Pio XII)... La lotta dei cittadini laici e
repubblicani italiani è quella di tutti i veri laici, ovunque siano nel
mondo, per la separazione delle chiese e dello stato e per l’abrogazione dei
concordati e di tutte le leggi antilaiche! Noi esigiamo
la cessazione immediata delle azioni giudiziarie contro il giudice Luigi
Tosti! 4 dicembre 2005 Spedire le adesioni a : brightsfrance@free.fr Indicare Cognome, nome, qualità, località di
domicilio (paese) 23
dicembre 2005 : 1720
firmatari – http://brightsfrance.free.fr/tosti.htm
Comunicato stampa Il
giudice Luigi Tosti condannato al processo de L'Aquila L'AQUILA
- E' stata scritta il 18.11.2005, in un'aula-ghetto allestita "senza
crocifisso" e destinata appositamente ad uno "sporco" imputato
non cattolico, una delle pagine più epiche della Giustizia italiana, perché
si è finalmente inflitta una giusta ed esemplare condanna a chi, pretendendo
di affiancare al sacro simbolo del crocifisso i propri falsi simboli, ha
manifestato con sconfinata arroganza l'assurda pretesa di godere degli stessi
diritti e della stessa dignità che la Repubblica Pontificia italiana accorda,
giustamente, alla sola superiore razza dei Cattolici. Plaudo alla totale
prevaricazione del mio diritto di difesa e all'imposizione del termine
preventivo di "due minuti", che mi è stato benevolmente concesso
dal GUP-Presidente del collegio per formulare ed illustrare le mie richieste.
Mi rammarico pubblicamente con la Stampa per la limitazione del Suo diritto
di cronaca e di ripresa audiovisiva, che ha impedito la documentazione della
celebrazione del dibattimento nell'interesse della collettività e a
garanzia della trasparenza della Giustizia. Spero che la mia sentenza di
condanna -contro la quale ricorrerò- sia l'inizio di un incendio che risvegli
le coscienze dei sudditi italiani che non intendono più tollerare
l'emarginazione e la discriminazione che parte dei Cattolici attua ai danni
degli atei, degli agnostici, degli ebrei, degli islamici, dei buddisti, degli
evangelisti, dei valdesi, dei testimoni di Geova e di tutti coloro che si
identificano in religioni diverse dalla loro. Spero che i 40 giorni per il
deposito della motivazione della condanna siano sufficienti
per giustificare la violazione dell'art. 9 della Convenzione per la
salvaguardia dei diritti dell'uomo, che sancisce che "ogni persona ha diritto alla libertà
di pensiero, di coscienza e di religione: questo diritto importa la libertà
di cambiare religione o pensiero, come anche la libertà di manifestare la
propria religone o il proprio pensiero individualmente o collettivamente, in
pubblico o in privato, per mezzo del culto, dell'insegnamento, di pratiche e
compimento di riti". Ringrazio
tutti coloro che si sono sobbarcati i disagi e le spese di un viaggio per
assistere alla celebrazione di questo cristallino processo che, spero,
resterà impresso nella loro memoria. Ringrazio i deputati Enrico
Buemi e Marco Pannella per l'appoggio morale e per
la stima che mi hanno dimostrato con la loro presenza fisica a L'Aquila.
Ringrazio infine il Dio dei Cattolici per avere offerto a mia moglie e a me
l'opportunità di conoscere Marco Pannella e di stringere la "zampa"
di questo leone radicale che è riuscito, contro la volontà della maggior
parte degli italiani, a rendere più libera e più dignitosa l'esistenza di tutti
gli italiani. Luigi Tosti Chi
vuole ricevere la “Memoria”
depositata presso il Tribunale de L’Aquila scriva a: albatra1@yahoo.it Documento
di valutazione La
CGIL-scuola per la laicità dello Stato L’inserimento della religione cattolica tra le
discipline da valutare all’interno del documento di valutazione è la
conseguenza di una scelta sbagliata della stessa legge di riforma e del
decreto legislativo n. 59/2004. È quanto sostiene la Cgil-scuola (www.flcgil.it)
che ha deciso di dare mandato al proprio ufficio legale di predisporre una
diffida da notificare al Governo ed al Ministro dell’Istruzione, "affinché
ciascuno, per le proprie competenze, provveda a ritirare immediatamente tutti
i provvedimenti lesivi del principio di laicità dello Stato e delle norme
Costituzionali". Prima della riforma, sostiene il sindacato di Enrico
Panini, l’insegnamento dell’ora di religione compariva non tra le materie
obbligatorie, ma tra quelle che la scuola era obbligata a fornire. "Successivamente, però - precisa il
sindacato - in tema di insegnamento della religione cattolica, dapprima il
Governo con i Decreti sul I e II ciclo, poi il Ministro dell’Istruzione, con
gli atti applicativi, violando, palesemente, sia gli artt. 7, 8, 19 e 20
della Costituzione che la normativa ordinaria in tema di insegnamento della
religione cattolica nelle istituzioni scolastiche statali, hanno stravolto i
principi affermati anche dalla giurisprudenza costituzionale ed hanno incluso
l’insegnamento dell’ora di religione cattolica nel monte ore obbligatorio e
conseguentemente nella scheda di valutazione". Per la Cgil-scuola ciò è assolutamente illegittimo.
Da qui la richiesta al Governo ed al Ministro di fare marcia indietro e di
rispettare la laicità della scuola. TuttoscuolaFOCUS - giovedì 22 dicembre 2005 ASSOCIAZIONE “PER LA SCUOLA DELLA
REPUBBLICA” PORTFOLIO:
l’insegnamento della religione cattolica è nuovamente obbligatorio? Il documento e la proposta di legge
per abrogare la legge
Moratti Le sottoscrizioni della proposta di legge
COMUNICATO
STAMPA C.R.I.D.E.S. Centro
romano per la difesa dei diritti nella scuola Via Buonarroti 12 00185 Roma - telfax 063723742 La
comunicazione da parte del MIUR dei dati relativi alla frequenza dell’ “ora
di religione” pubblicati con grande risalto dal quotidiano La Repubblica
(11.8.05) ripropone la complessa problematica dell’insegnamento della
religione cattolica (irc) nella scuola dello Stato. L’aumento del numero degli alunni/e che non scelgono
quest’insegnamento, soprattutto nella Scuola Superiore, pur rappresentando
l’importante diffondersi di una coscienza critica in un’avanguardia più
corposa, non deve tuttavia porre in ombra i nodi che restano da affrontare
nella realtà della vita scolastica per tutelare tutti coloro che sulla
base del Nuovo Concordato (1985) avrebbero diritto di scegliere di non
frequentare l’”ora di religione”. I condizionamenti esercitati dalle
burocrazie scolastiche finiscono ancora oggi – a distanza di vent’anni - col
rendere spesso impercettibile il carattere divenuto facoltativo di
questo insegnamento. L’astuto mantenimento dell’irc all’interno dell’orario scolastico obbligatorio in tutti gli ordini e gradi di scuola come ai tempi del Concordato del 1929, quando la materia era dichiarata obbligatoria, ha creato, infatti, e continua a creare una serie di problemi organizzativi favorendo nell’opinione pubblica la convinzione che l’irc sia di fatto la scelta normale, scoraggiando di frequente genitori e studenti dal tentare altre vie. Nella scuola primaria difficilmente vengono realizzate alternative, benché la scuola sia tenuta ad assicurarle a chi le richieda; nella scuola superiore vengono considerati “atei”, o, peggio, “fannulloni” coloro che non frequentano l’”ora di religione”. Viene comunemente sottovalutata o ignorata l’importante sentenza della Corte Costituzionale (n.13/91), che proclama il diritto a non sottostare ad alcun obbligo per chi non sceglie l’irc. Ben maggiore consapevolezza si svilupperebbe intorno al concetto di libertà di coscienza, di pluralismo religioso, di laicità dello Stato, se l’insegnamento della religione cattolica - coerentemente con la sua condizione di insegnamento religioso facoltativo - fosse collocato al di fuori dell’orario scolastico obbligatorio. Se divenisse, insomma, finalmente compatibile con la forma di Stato laico, che qualifica la Repubblica italiana. COMITATO NAZIONALE SCUOLA E COSTITUZIONE via degli Scialoja 18, 00196 Roma- tel.fax
06.3611337 - 06.3337437 - 0763.710036- - fax 06.3723742 scuolaecostituzione@virgilio.it Il
Comitato nazionale Scuola e Costituzione ·
apprezza il fatto che il ministero dell’istruzione abbia diffuso i
dati sulla frequenza dell’ora di religione cattolica, dati da anni più volte
richiesti e mai resi pubblici; ·
osserva che la disparità delle percentuali di coloro che non
richiedono l’insegnamento della religione cattolica ( 9,7% alle materne, 6,1%
alle elementari, 11,2 % alle medie inferiori, 37,6% alle superiori) dimostra
quanto pesi nella scelta dei genitori la discriminazione che la scelta di non
frequentare l’insegnamento confessionale comporta: collocazione oraria che
non permette l’entrata o l’uscita da scuola con orari differenziati; mancanza
di attività destinate agli allievi che non richiedono l’insegnamento
cattolico, pur previste per legge; mancanza di garanzia e di tutela per i
bambini e i ragazzi parcheggiati in locali inidonei, spesso in altre classi, affidati a personale non docente, o
precario o saltuario. In
questa situazione si capisce come mai l’insegnamento di religione cattolica
venga meno richiesto a mano a mano che l’età degli allievi li rende più
autonomi e attenua la preoccupazione dei genitori per eventuali difficoltà e
pericoli. E sempre
più appare evidente come una reale libertà di scelta, che la Costituzione
dello Stato laico tutela e garantisce,
richieda una sollecita revisione degli accordi fra la Conferenza
episcopale italiana e il Ministero dell’Istruzione e la collocazione
dell’insegnamento di religione cattolica fuori del normale orario scolastico. Roma, 12 agosto 2005 |
|
Siamo ospitati nella rete del Servizio Telematico Pubblico
|