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progetto Summit




Giancarlo Susanna: "Fare musica alla radio: un'opinione su Internet e le nuove tecnologie in ambito musicale"  (intervista n. 1, ovvero primo approccio) - 01/09/96

Alberto Campo: "Democrazia sulla Rete?"  (prima mail, ovvero ventaglio di argomenti) - 11/09/96

"Democrazia sulla Rete?"  (seconda mail) - 30/09/96

Marco Mathieu: "Un personaggio "multimediale"" (iniziamo a conoscerci) - 05/10/96





Chi sono:



Giancarlo Susanna è stato tra i primi conduttori di Rai Stereonotte e per ben tre volte nel comitato di redazione del Mucchio Selvaggio.





Alberto Campo è giornalista musicale tra i fondatori di Rumore e collaboratore di Repubblica e Musica!. Ha lavorato a Planet Rock durante la gestione Aldo Grasso ed è attualmente direttore di Radio Flash.





Marco Mathieu ha fatto moltissime cose. Torinese, è stato per dieci anni nei Negazione, poi ha suonato con i Fluxus e attualmente si dedica con grande passione alla scrittura. Ma se proprio volete sapere tutto quello che ha fatto, fatevelo raccontare da lui nell'intervista!






Contributi:


Giancarlo Susanna

"Fare musica alla radio:
un'opinione su Internet e le nuove tecnologie in ambito musicale"
(intervista n. 1, ovvero primo approccio)

Giancarlo Susanna nasce a Brescia il 2 Gennaio del 1951, svolge i suoi studi a Roma dove decide di stabilirsi e dove tuttora vive e lavora. La sua esperienza di giornalista musicale la comincia in radio, memore della sua passione da ragazzo, quando ancora non esistevano le radio private, e in RAI <<quest'entità astratta e lontana, inarrivabile>> c'erano Massarini e Arbore. Giancarlo inizia nel 1975 con le Radio Libere, illegali e pirata, dove viene chiamato per la sua competenza in campo musicale. Nel 1976 lavora con Radio Blu di Roma, del movimento dell'extrasinistra. Qui inizia a fare un discorso serio, presentandosi ai microfoni con nome e cognome e facendo ascoltare musica di qualità escludendo la musica leggera. La radio viene in seguito acquisita dal P.C. e Walter Veltroni in qualità di addetto alla stampa e alla propaganda della federazione romana diventa il suo referente. Nel `80 è a Radio 3 RAI, nel `82 è uno dei primi conduttori di Stereonotte con Stefano Bonagura. Anche quest'anno si alterna alla conduzione di RAI Stereonotte. Per quel che riguarda la carta stampata i nomi da fare sono Fare Musica, Rockstar e il Mucchio Selvaggio dove per la terza volta è nel comitato di redazione. Giancarlo ci tiene a sottolineare che la sua carriera giornalistica nasce più da una serie di circostanze che dalla sua volontà di "arrivare": <<nascono delle cose e tu ci sei dentro...>>. Tra le innumerevoli interviste fatte, due gli sono rimaste particolarmente care per il tipo di rapporto instauratosi tra intervistatore e intervistato, quella con Ivano Fossati e quella con Steve Wynn dei Dream Syndicate. Le attenzioni di Giancarlo, in campo musicale, vanno da gruppi quali: Spain e Uncle Tupelo alla canzone d'autore sperimentale sul piano del suono, come Joe Henry col suo lavoro Trampoline ( ex Jawhawks) e Tom Waits, senza dimenticare la musica italiana che segue con più attenzione dal 1985.

A Giancarlo abbiamo chiesto se pensa che l'avvento di Internet possa contribuire a rendere più democratico l'accesso ai media da parte delle piccole entità musicali (gruppi, etichette, fanzine...). Lui ci ha risposto che <<quella di Internet sarà davvero una grandissima possibilità, il fatto è che siccome è una cosa molto nuova, ci vorrà un minimo di tempo per appropriarsene, per usarla bene, però effettivamente soprattutto per le piccole realtà... ad esempio se tu fai un disco in un paese sperduto nel Vermont puoi benissimo farlo sapere in Cina, in Giappone o in Italia, quindi avere anche dei contatti successivi; da questo punto di vista Internet è un grande mezzo di comunicazione>>. Giancarlo ha poi posto l'accento su un problema importante riguardante Internet, che è quello del tentativo da parte di alcuni stati di "regolamentare" Internet, sperando che ancora una volta regolamentare non diventi una parola dalla connotazione negativa. Rimanendo in argomento abbiamo domandato se lui era a conoscenza di progetti Radio-RAI che riguardassero Internet. Giancarlo ci ha risposto che per quel che riguardava l'esperienza personale, ovvero Stereonotte, non si era pensato ancora a nulla di simile, visto che Stereonotte è una trasmissione realizzata con un dispendio di mezzi limitato, mentre ci ha anticipato che c'è qualcosa in progetto per Planet Rock (la trasmissione già famosa con il nome di Stereodrome), magari un sito Internet dove comparirà la travagliata storia di questa trasmissione e altre cose per aumentare lo scambio di idee con il pubblico.

Abbiamo poi lasciato alle spalle l'argomento Internet e siamo passati al panorama più strettamente musicale. Gli abbiamo domandato se pensava che questa larga diffusione delle nuove tecnologie, anche per quel che riguarda gli strumenti musicali, avrebbe fatto abbandonare il filone più tradizionale: roots (radici) and soul (anima) della musica. Giancarlo ci ha risposto che non necessariamente una cosa esclude l'altra. Attingendo alla sua esperienza sul campo ci ha fatto alcuni esempi: la musica cosmica sviluppatasi in Germania e gruppi quali i Tangerine Dream non hanno impedito che si continuassero a formare gruppi con chitarra, basso e batteria e che avessero un enorme successo (vedi Nirvana). Tutto sta alla scelta dell'artista che veicola nel modo migliore le proprie emozioni e sensazioni. Riassumendo potremmo individuare tre filoni, 1) chi rimane fedele alla tradizione 2) chi tenta di aprire nuove strade per la musica 3) chi contamina, ovvero rinnova la tradizione con l'apporto di nuovi mezzi. Secondo Giancarlo un buon esempio di gruppo che unisce tradizione e innovazione in Italia sono gli Üstmamo.





Alberto Campo

"Democrazia sulla Rete?"
(prima mail, ovvero ventaglio di argomenti)

> Ciao come va?
> Iniziamo a farti qualche domanda, tanto per affilarti i denti.
> Pensi che Internet renda più democratico il mondo della musica -penso alle
> maggiori possibilità per piccoli gruppi e piccole etichette- rispetto a
> mezzi quali la TV e la radio? Internet e Radio, pensi che questi due mezzi
> siano antitetici o hai già pensato ad un utilizzo futuro che coinvolga
> entrambi questi mezzi?
> Ci risentiamo

Proviamo a rispondere... Dire che la Rete possa rendere più "democratica" la musica è un po' come sostenere che possa rendere più democratico il Mondo. Vero in teoria, ma in pratica... Anche il suffragio universale avrebbe dovuto rendere più democratico il mondo, ma come la mettiamo se un giorno votano tutti per i fascisti, che poi - probabilmente - aboliranno le elezioni?! Uguale per la Musica e la Rete. In termini speculativi, tutto semplice e lineare: io, musicista, metto in Network la mia musica; tu, ascoltatore, vieni a prelevarla e versi il tuo obolo. Niente più managers, majors, negozianti, eccetera. Bello, vero?! Ma chi controlla la Rete?! Chi le infrastrutture telefoniche? Le solite majors, of course. Dunque, siamo al punto di partenza. Il controllo dei sistemi di distribuzione, alias: il vero nodo della civiltà telematica, come del capitalismo avanzato. Dunque, non NECESSARIAMENTE la Rete è fonte di maggiore democrazia. Le tecnologie non lo son mai, le idee sì (tipo il punk: TUTTI possono farlo, ovvero la moderna musica elettronica, che tra campionatori e pochi altri aggeggi mette anche un NON musicista in grado di fare musica). Quanto alla relazione Radio/Rete... Devo dire che ho avuto ancora poco tempo per rifletterci... A naso, direi che le possibilità di simbiosi sono numerose e invitanti. Versante radiofonico: la possibilità di "immortalare" per iscritto - si fa per dire... - alcuni aspetti particolari destinati altrimenti a perdersi nell'etere... Informazioni, commenti, brevi approfondimenti, caratteristiche e dettagli dell'emittente, rapporti dialogici fra chi trasmette e chi ascolta. Versante Rete: dotare di musica la comunicazione telematica, offrendo la possibilità di personalizzarla. In uno slogan: la Radio Interattiva. Ma non mi spingerei oltre, per evitare di scrivere corbellerie... Alla prossima.





Alberto Campo

"Democrazia sulla Rete?"
(seconda mail)

> ciao alberto abbiamo ricevuto la tua risposta grazie, ora ti lancio nuovo
> message con un'altra domanda piu' in specifico sulla musica:
>
> 1)ci sono caratteristiche comuni in alcune delle tendenze musicali che si
> vanno facendo strada ultimamente, tra cui: la tendenza a dilatare i tempi di
> durata dei pezzi, l'uso di brani di "vecchie" canzoni campionati di vecchie
> sonorita' (intertestualita' musicale?), il superamento della concezione
> lineare della canzone, ovvero non c'e' piu' uno sviluppo riconoscibile
> (strofa ritornello, strofa ritornello). Pensi che queste caratteristiche
> siano la manifestazione di una nuova concezione musicale oppure pensi che le
> tendenze musicali che hanno queste caratteristiche verranno ricordate tra
> vent'anni come noi adesso ricordiamo episodi quali la musica cosmica che pur
> influenzando alcuni gruppi non hanno sostanzialmente cambiato il modo
> tradizionale di fare musica?
> 2) secondo te ci potra' essere come sta avvenedo in altri settori artistici
> una convergenza tra la sperimentazione piu' estrema ( faccio dei nomi come
> es. glass, niman, riley) e la musica pop sul versante della musica
> elettronica e il rock comunemente inteso con i suoi generi che vita avrebbe?

Eccoci alla seconda puntata: meglio tardi che mai...

1) Cambia la nostra vita quotidiana, a cominciare dal fatto che questo dialogo avviene in rete, per esempio. Dunque, cambia la musica che l'accompagna. Non potrebbe essere altrimenti. Anche le canzoni, quindi. In realtà, la musica era in arretrato di qualche decennio. Il cut up in ambito letterario (Burroughs) e la pop art in quello delle arti figurative (Warhol) avevano formulato già l'idea che la creazione artistica non fosse più frutto dell'illuminazione geniale dell'Artista romanticamente inteso, consistendo bensì nella capacità di assemblare frammenti di opere già esistenti, e magari di supposto basso livello artistico, espunti dal contesto originario e ricollocati altrove, addirittura con un senso completamente diverso. L'avvento dell'hip hop, vent'anni fa, ha cambiato le carte in tavola: la tecnica dei dj newyorkesi che lavoravano sui breakbeats, porzioni di musica - spesso stacchi ritmici - "rubate" dai dischi che le contenevano e rimontate come tasselli in un mosaico inedito, altro non era che cut up musicale. E l'idea stessa del remix, strumento di manipolazione e trasfigurazione della versione originaria di un brano, originariamente praticata dai produttori dub giamaicani e mutuata in seguito dagli ingegneri sonori della disco music, nasce dalla medesima intuizione: reimpiegare ciò che già esiste. E' o non è il riciclaggio una filosofia di vita,del resto, oggigiorno? Potremmo chiamarla musica "ecologica"... Tutto questo per dire che le canzoni che ascoltiamo oggi, così diverse da quelle di un tempo, non sono che il frutto della nostra epoca. Tra vent'anni le ricorderemo forse come preistoria, ma adesso - piaccia o non piaccia - non v'è musica più viva di quella.

2) Mi riaggancio a quanto scritto sopra per dire che il rock è morto. Come il jazz. O il blues. O l'opera lirica. Nel senso che vive come uno zombie: ogni volta che viene evocato, mai di sua spontanea volontà. Le regole sono state scritte, difficile andare oltre. E come accade che vi siano cantanti lirici, o jazzisti, o bluesmen, che di volta in volta riaccendono un'apparenza di vita in uno stile codificato e cristallizzato, così avviene nel rock. Cobain, per esempio: ispirato nel suo modo di reinterpretare convenzioni - Beatles, Zeppelin, Pistols - già formalizzatz e universalmente accettate. Lo dimostra il fatto che il film, cambiando attori e comparse, è sempre lo stesso: il rituale del concerto rock è ormai liturgico come una messa. Il rock è morto "a prescindere" da ciò che gli è accaduto intorno, comunque. Semmai le nuove musiche nascono proprio per colmare quel vuoto di vita che l'imbalsamazione del rock ha creato nei costumi e nei comportamenti giovanili. Ecco i raves, l'ecstasy e, la techno, allora, anziché il concerto, l'eroina e il rock. E la techno, per quanto possa sembrare oltraggioso affermarlo, già incorpora elementi di "avanguardia": il lessico minimalista, lo studio delle poliritmie (ascoltarsi la jungle per credere!), le spazialità ambientali... Non è un caso che Philip Glass abbia collaborato recentemente con Aphex Twin. E che, d'altra parte, l'antica intuizione di Eno, ossia che la musica del futuro sarebbe stata creata da "non musicisti", si è infine avverata. Persino gli U2 hanno allargato i propri ranghi per far entrare il dj/produttore/non musicista Howie B! E volete poi mettere l'esercizio sperimentale di gingillarsi con nuove tecnologie di cui ancora fatichiamo a intuire i limiti?! Risposta confusa a domanda complessa, sorry.

Alla prossima.





Marco Mathieu

"Un personaggio "multimediale""
(seconda mail)

Qui di seguito ci sono quelle che credo essere le vostre domande seguite da quelle che sono senza dubbio le mie risposte.

> Vuoi spiegare ai non addetti chi è Marco Mathieu, facendo un po' la sintesi della tua
> carriera?

Marco scrive suona il basso organizza concerti fa il tifo per il toro ascolta musica tutto il giorno fa fotografie ama viaggiare spostarsi è legato al sud-est asiatico legge libri ama il basket e quando può va a giocare sui campetti all'aperto in estate dopo aver fatto il play e/o guardia per parecchi anni e tutta la trafila delle categorie giovanili. Con i Negazione ha scritto testi suonato il basso girato l'Europa gli Stati Uniti e l'Italia per quasi dieci anni. Con i Fluxus ha suonato il basso per un anno. Ha scritto il suo primo libro, storia di un viaggio nella ex-Iugoslavia, intitolato "A che ora è la fine del mondo". Ama i tatuaggi e le storie vissute, gli incontri con i fatti le persone le città e altro ancora. È buddista. Molte delle cose che gli piacciono sono anche state e/o sono tuttora parte del suo lavoro. È quindi giornalista fotografo traduttore e autore free-lance. Collabora con Rumore Gulliver Smemoranda Dfb Avvenimenti Musica di Repubblica Giunti editore ed editing. Poi è manager e booking agent, che vuol dire gestione e organizzazione di concerti per Africa Unite Madaski Mgz & le signore angeli e Rsu. In passato ha anche fatto il tour-manager il barista il magazziniere il facchino ai concerti il local promoter il traduttore la comparsa e il responsabile della colonna sonora in un film di Guido Chiesa intitolato Babylon, il pony express il dj a Radioflash lo studente universitario l'autista il fattorino e mille altre cose.

Marco Mathieu è nato a Torino il sei marzo del millenovecentosessantaquattro e qui attualmente risiede.

> Si può dire, per usare un termine abusato, che tu sei un personaggio "multimediale":
> musicista, giornalista - anche contemporaneamente, all'inglese -, agente musicale, poi
> ancora musicista. In quale veste ti trovi meglio?

Quello che attualmente amo fare di più è scrivere. Sto lavorando a un libro che è un diario di un viaggio ambientato in Birmania a cui tengo moltissimo.

> Prima i Negazione, adesso i Fluxus: hai fatto e fai parte di formazioni certamente non
> popolari per il grosso pubblico, ma molto influenti nello svecchiare il suono rock in Italia...

Non ho capito quale fosse la domanda ma posso dire che sono state due storie completamente diverse. Negazione è un pezzo importante della mia vita durato quasi dieci anni impossibile da delimitare entro i dischi i tour e quant'altro ancora. Una storia esagerata per intensità e significato che ha attraversato le strade i palchi di mezzo mondo e molte persone. I Fluxus sono stati un passaggio durato un anno un album e un po' di concerti. La collaborazione a un progetto. Una piccola esperienza aggiunta. Non so cosa sia il suono rock in Italia. non mi è mai interessato svecchiare nulla...

> Mi sembra che complessivamente in Italia oggi ci siano diversi gruppi interessanti,
> stilisticamente variegati: secondo te in passato sono mancate più le idee valide, oppure
> mancavano le tecnologie per dare un suono a idee potenzialmente valide?

Penso che queste siano tutte palle. Non esiste tecnologia che possa supplire alla mancanza di idee di cose da dire o di entrambe le cose.

> Come ti rapporti tu, musicista rock, con la tecnologia elettronica?

Non sono né mi sento un musicista rock, per suonare usavo e/o uso un basso Rickembacker con pick-up attivi Emg un amplificatore Gallien Kruger 800 Rb una cassa Marshall e una Acoustic un distorsore a pedale e raramente qualche altro effetto sempre a pedale plettri Jim Dunlop corde Ghs o Amalgamated Metal. Non ho mai utilizzato tecnologia elettronica comunemente intesa, come computer sintetizzatori e campionatori. Non ho comunque nulla contro l'uso delle macchine. La musica è fatta di emozioni e di idee. Comunque la si suoni.

> Oltre a essere indicata da molti come il mezzo di affermazione della vera democrazia
> musicale, si è ormai da tempo incrociata con la musica rock, modificandone talvolta la
> struttura: qualcuno aveva paura che in questo modo venisse decretata la morte del "vero" > rock...

Non faccio differenza tra musica suonata e programmata. L'evoluzione tecnologica nella musica è pari a quella di altri aspetti della vita quotidiana, tipo elettrodomestici e strumenti di lavoro. Io non ho il mito del rock e ascolto molta musica più o meno rumorosa come sostengono i miei vicini di casa. Lamentandosi. Di sicuro prediligo i gruppi che sul palco suonano e sudano e saltano. Poi adoro ascoltare Deep Forest Leftfield Prodigy e molta roba techno. E dub. E hip-hop. E jungle. E reggae. E classica. E folk. Etcetera etcetera.

> Il mio modesto parere è che ogni novità, quando viene alla ribalta, deve essere gridata e
> affermare la sua superiorit&agra