BACK TO THE PLANET
Messages After The Bleep...
(1995, Arthur Mix Records / Vital)


Avremmo potuto stupirvi con effetti speciali e colori tridimensionali... ma non avevamo una lira, per cui solo adesso ci è giunto questo disco, che una volta ascoltato è parso sicuramente degno di transitare su queste gloriose pagine. I BACK TO THE PLANET sono un gruppo multirazziale emerso dalla scena dei free festivals inglesi, grandi raduni a base di concerti, droghe, peace & love (memorabili negli anni `80 gli happenings di Stonehenge), da cui sono uscite grandi bands psichedeliche come Ozric Tentacles e Omnia Opera, e più recentemente i "crossoveristi" Senser. Non sono quindi tra i gruppi già osannati dalla stampa britannica dopo un solo 45 giri (Oasis, Bluetones) o addirittura prima: Messages After The Bleep, loro 2 album, esce autoprodotto, dopo che l'esordio Mind+Soul Collaborators, uscito su etichetta major, aveva solo sfiorato il successo. Fin dall'iniziale Tidal Motion l'opera si presenta come una fumante mistura di techno, reggae, rock, psichedelia, ska e quant'altro: mentre i ritmi rimangono per lo più fedeli alle coordinate giamaicane, con qualche accelerazione dance (Immanent Deities), le tastiere, memori della lezione dei già citati Ozric Tentacles e Omnia Opera, diffondono praticamente in ogni pezzo una cascata di effetti "space". La chitarra di Fraggle, sebbene non particolarmente in evidenza, svolge un lavoro interessante lungo tutto il disco, con un paio di impennate (Never Let Them, Criminal). Ma è la vocalist Fil a imperversare con il suo timbro che a volte sembra procedere sul filo della stonatura, ma che in realtà ricerca semplicemente armonie meno facili e prevedibili, avvicinandosi talvolta a Bjork, talvolta a Edie Brickell (Electro Rays). Nel complesso è notevole la naturalezza con cui i BTTP fondono nel loro sound stili e influenze decisamente eterogenei: esempio ne è Flexing Muscle in cui la cadenza dance, già messa in pericolo dai vocalizzi di Fil, viene dolcemente stravolta da un intermezzo space-dub. Comunque il meglio lo danno quando rallentano: infatti le perle dell'album sono il sognante dub psichedelico di Meditational Thoughts e la morbida e ipnotica Under the Skin.
In conclusione, bisogna sbattersi un po' per trovare questo disco, ma cercatelo: ne vale la pena, parola di

Corvo Rosso