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Newsletter 6/2008

a cura di claudio canal

 

 

                                                                        

 

 

un modesto notiziario per un paese incerto fin dal nome:

 

BIRMANIA in italiano, BURMA in inglese, MYANMAR  il nome ufficiale in birmano.

BURMA è la resa fonetica data dalle autorità coloniali della pronuncia di phamma con cui la maggioranza della popolazione chiamava il paese. Il termine MYANMAR, adottato ufficialmente dal giugno 1989, è il nome usato nelle Cronaca del Palazzo di vetro, un libro di storia commissionato dal re birmano nel 1829.

La giunta militare che governa il paese l’ha imposto come gesto anticoloniale.

 

 

 

E’ tornata per pochi giorni nei media mondiali la Birmania/Myanmar. Si può dire, cinicamente, grazie al Ciclone Nargis del 2 maggio scorso.

Poi, come se la natura matrigna di leopardiana memoria avesse fatto le sue scelte politiche, è sopraggiunto il terremoto in Cina. Più importante, più temibile, la Cina.

La Birmania è tornata dov’era, nel mondo invisibile al nostro mondo. Ci vorrà qualche altro disastro o rivolta o fattaccio perché qualcuno la degni di uno sguardo.

 

Foto satellitare del delta dell’Irrawaddy, la prima  del 15 aprile, la seconda del 5 maggio, dopo il passaggio di Nargis, dove si vede come la linea costiera e le terre basse siano inondate.

                                                                                                            da Le Monde, 22 maggio 08

 

 

 

Quanti i morti? Quanti i profughi? Le cifre si rincorrono, chi parla di 3 milioni di senza tetto, chi di 300.000 morti [v. Daily Telegraph, www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/burmamyanmar/1926897/Burma-cyclone-kills-more-than-350-people.html]. Tutti gli osservatori e i soccorritori sono concordi nell’indicare il ciclone come un disastro più grave dello Tsunami nell’Oceano Indiano del 2004.

 

Un servizio video della CNN è vedibile su YouTube: www.youtube.com/watch?v=HINrGeQd9p4

 

 

Quello che è certo è che non sapremo mai esattamente l’entità del disastro.

Quello che sappiamo è che il ciclone si è abbattuto sulla zona più fertile del paese, quella che produceva riso, che è il sostentamento base della popolazione.

Che nei paesi rurali, dove vive la gran parte della popolazione, la vita è disperata.

Che l’esercito, il tristemente noto Tatmadaw, forte di più di 400.000 effettivi, non si è fatto vedere nelle zone disastrate.

Che la Giunta al potere  frappone ostacoli di ogni tipo agli aiuti dall’estero; dopo la Conferenza dei donatori a Yangon, sotto l’egida delle Nazioni Unite, la Giunta si è lamentata del fatto che i paesi donatori “vogliono legare gli aiuti economici con il pieno accesso alle regioni del delta dell’Irrawaddy” [1].

Che molti birmani emigrano in Thailandia dove, c’è da augurarsi, il governo si comporti meglio di quello italiano.

 

BoGaLay vicino alla città di Pya Pon ha avuto 10.000 morti

 

 

 

 

 

 

 

 

da  Le Monde 22 maggio 08

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come scrive un amico birmano in un commovente italiano:E' da vero un disastro sia con il ciclone sia anche con il referendum sulla nuova costituzione indetto dal regime militare. Sentiamo molto male con questi due sucessivi che non possiamo fare niente. Tutti e due sono i veri disastri per la nostra patria. Abbiamo perso il nostro futuro”

 

  

Infatti la nuova Costituzione è stata approvata dal referendum realizzato subito dopo il disastro, dal 92,48% dei votanti, dice la Giunta. Poco dopo è entrata in vigore, anche se inizialmente la Giunta aveva garantito che ciò sarebbe successo entro due anni, dopo le elezioni politiche.

Con la nuova Costituzione i militari restano la forza dominante del paese, controllano la maggioranza dei ministri, hanno il diritto di dichiarare lo stato di emergenza, limitare i diritti politici dei partiti in nome della “sicurezza nazionale”, trascurare le richieste di autonomia delle minoranze [2].

Su Lawka Pala (Legal Journal on Burma) www.blc-burma.org/activity_pub_liob.html dibattiti e analisi della bozza di Costituzione.

 

Il 5 giugno è stato arrestato il più celebre attore cinematografico   e satirico della Birmania, Zarganar [Maung Thura, nome d’arte, appunto, Zarganar, pinzette]. Aveva già fatti diversi anni nel famigerato carcere di Insein [3] dopo la rivolta del 1988 ed era stato arrestato lo scorso ottobre durante le manifestazioni popolari.

Le ragioni di quest’ultimo arresto sono semplici:

Zarganar ha organizzato un team di oltre 400 volontari che, sfidando i divieti e le restrizioni del regime militare, hanno portato soccorso a 42 villaggi, alcuni dei quali mai raggiunti da nessun tipo di aiuto né governativo, né straniero. Zarganar ha inoltre parlato con i media internazionali [vedi la lunga e bella intervista [in inglese] poco prima di essere arrestato sull’attività di soccorso nelle zone devastate: www.irrawaddy.org/article.php?art_id=12448] dando preziose informazioni sulla realtà del paese dopo il ciclone Nargis [4].

 

La giunta è ossessionata dalla propria sopravvivenza e l’arresto di Zarganar è un segnale per quanti pensassero durante questa fase di stabilire legami con i soccorritori stranieri. 

Sull’impegno di Zarganar nelle operazioni di soccorso v.

il video della CNN in http://burmasitmone.wordpress.com/2008/06/06/who-is-zarganar/

 

Una delle accuse che gli erano state rivolte durante il precedente arresto era stata quella di aver diffuso e commentato sarcasticamente il video ufficiale che  riprendeva la festa di nozze lo scorso ottobre della figlia del dittatore Than Shwe, leader della giunta militare.

E’ importante vederlo perché rappresenta perfettamente il mondo a parte in cui vivono questi pretoriani e il loro entourage    http://www.khitpyaing.org/ads/seinCnya_eng.php.

 

 

[1] Anche in Cina non si scherza quanto a divieti ai giornalisti e ai fotografi. Vedi il documentato articolo su Le Monde   del 7 giugno 2008, La police chinoise interdit l'accès aux ruines des écoles du Sichuan, www.lemonde.fr/web/

 

[2] Il 4 di giugno il battaglione di fanteria 240 ha attaccato diversi villaggi nella zona Karen, bruciando il riso, distruggendo le case e costringendo alla fuga  nella foresta più di un migliaio di persone. Vedi: www.freeburmarangers.org/Reports/2008/20080606.html

 

Su una delle prossime Newsletter pubblicherò un mio lavoro sulla situazione delle minoranze in Birmania.

[3] Carcere di Insein, alle porte di Yangon

 

[4] Barzelletta raccontata da Zarganar:

 

Bush, Hu Jintao, presidente della Cina, e Than Shwe, leader della giunta birmana, vanno a trovare Dio.

Bush gli chiede quando gli Stati Uniti diventeranno la più potente nazione del mondo. “Non durante la tua vita” risponde Dio ad un Bush in lacrime.

Hu chiede quando la Cina diventerà la più ricca del mondo. Stessa risposta di Dio e stesse lacrime del presidente cinese.

Alla fine Than Shwe chiede quando la Birmania avrà abbastanza acqua ed elettricità. Dio scoppia in lacrime: “Non nella mia vita”

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