SUI FINANZIAMENTI ALLE SCUOLE PRIVATE:

IL RUOLO DEGLI ENTI LOCALI

(ovvero: LA PRATICA DELL'OBIETTIVO)

di Gino Giove

"PER LA CONTRADDIZION CHE NOL CONSENTE"

"ch'assolver non si può chi non si pente,

né pentere e volere insieme puossi

per la contraddizion che nol consente"

Dante, Inferno, XXVII, 118-120

Guido Da Montefeltro, valente condottiero noto più per la sua astuzia che per la forza, arrivato alle soglie della vecchiaia si pente e si fa frate francescano. Ad un certo punto, Papa Bonifacio VIII, concedendogli in anticipo l'assoluzione per il peccato che stava per commettere, lo convince a fornirgli un consiglio fraudolento per conquistare la rocca di Palestrina, ultimo baluardo della famiglia Colonna, storica nemica della famiglia alla quale apparteneva Bonifacio.

Quando Guido muore, un diavolo dotato di dialettica - che gli era stato "alle croste" fin da quel momento - va a sottrarre la sua anima a S. Francesco, perché, appunto, non si può assolvere chi non si pente, né è possibile pentirsi e voler peccare nello stesso tempo, perché si tratta di una evidente contraddizione logica.

Con la stessa logica di Guido da Montefeltro si comportano i paladini - confessionali, confindustriali o professionisti della politica "molto moderni" e "molto realisti" che siano - dell'introduzione del "libero mercato" anche per l'istruzione: questi signori fingono di ignorare la profonda contraddizione nella loro posizione: da un lato, infatti, inneggiano alla fine dello stato-gestore per attribuire una nuova definizione al concetto di "pubblico" (che diventerebbe, in senso più allargato, esercizio di funzioni rispetto a finalità comuni, semplice servizio); dall'altro, senza alcun pudore, pretendono (o erogano) pubblici finanziamenti da parte di (o attraverso) quello stesso stato, o sue articolazioni, come le Regioni.

Il posto riservato a questa gente è sempre l'8 bolgia dell'VIII cerchio dell'Inferno (quello dei fraudolenti verso chi non si fida); è anche facile da ricordare.

Dopo una sentenza pilatesca della Corte costituzionale, dopo le mobilitazioni del mondo della scuola (gli scioperi del 18 ottobre e 19 dicembre, con la manifestazione nazionale romana), le prese di posizione di intellettuali, organizzazioni e comitati vari, i sostenitori dei finanziamenti pubblici alle scuole private (trasversali agli schieramenti politici) sono ritornati all'attacco.

La strategia più recente è quella di cercare di aggirare la questione dell'incostituzionalità dei finanziamenti alle scuole private, mettendo tutti di fronte al fatto compiuto, attraverso una serie di provvedimenti di legge approvati dalle Regioni, "dal basso", si sarebbe detto una volta. In prima linea, in funzione di apripista, c'è l'Emilia Romagna dell'Ulivo, con uno zelo - o una protervia, se si preferisce - degno di miglior causa; ma la Lombardia del Polo di Formigoni, in quanto a protervia, non è da meno. Se la Regione Emilia Romagna si limita - si fa per dire - a concedere contributi di 3 milioni e mezzo alle famiglie di studenti bisognosi e meritevoli che frequentino le scuole private di ogni ordine e grado, e 350.000 lire a quelle di studenti delle scuole pubbliche, la Regione Lombardia concede, senza mezzi termini, finanziamenti esclusivamente alle scuole private. In Emilia la legge regionale parla apertamente della costituzione di un sistema formativo integrato pubblico-privato, praticando così l'obiettivo perseguito dal ministro Berlinguer con il suo Disegno di legge. La legge emiliana opera una chiara forzatura, ampliando notevolmente le competenze delle Regioni in materia di istruzione e formazione professionale. Un'altra grande, negativa, novità di questa legge è che gli assegni di studio verranno attribuiti "a parziale copertura delle spese di acquisto dei libri di testo, di iscrizione e frequenza a scuole statali e non statali". Al punto che la legge è stata approvata non solo da DS e PPI, ma anche da AN, che ha dichiarato che la legge "apre un'autostrada alla legge di parità" e che, se loro fossero stati al governo regionale, "non avrebbero saputo fare meglio, anzi, forse non sarebbero riusciti a farla passare".

Sulla legge della Lombardia (sulla quale i DS locali hanno votato contro) c'è stato uno scontro nel Governo, che però si è risolto con l'approvazione finale da parte del Consiglio dei ministri del provvedimento. L'accordo è stato trovato con una formula di precisazione che si arrampica sui vetri: i finanziamenti alle scuole materne devono intendersi (altrimenti sarebbero incostituzionali, dal momento che una Regione non può sostituirsi allo Stato per legiferare in questo senso) come finanziamenti a copertura di "servizi" e sotto la voce "assistenza". Cioè la scuola materna svolgerebbe una funzione diversa da quella delle altre scuole. Il presidente Formigoni (che ha in cantiere di distribuire bonus per altri 300 miliardi alle sole famiglie che hanno figli nelle scuole private), dal canto suo, ha rivendicato senza problemi alla sua legge il carattere di prima legge sulla parità, in quanto atta a finanziare direttamente le scuole private, mentre quella dell'Emilia sarebbe solo diretta a finanziare il diritto allo studio. Staremo a vedere, a questo punto, quali marchingegni inventerà il ministro Berlinguer per giustificare l'obbligo dell'ultimo anno di scuola materna (anche questo teso, in realtà, a favorire le scuole materne private, notoriamente presenti sul mercato al 50% circa) previsto dal suo Disegno di Riforma dei cicli scolastici: si configurerà come l'obbligo a usufruire di un servizio?

Nel frattempo la mobilitazione contro i vari trucchi per aggirare il dettato costituzionale e introdurre finanziamenti alle scuole private prosegue. Oltre alle iniziative legali contro la legge dell'Emilia Romagna, per SABATO 27 FEBBRAIO è stata indetta da un ampio arco di forze una MANIFESTAZIONE NAZIONALE A BOLOGNA, alle ore 15. La CUB Scuola ha impegnato tutte le sue strutture per la migliore riuscita della manifestazione.

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