
SUGLI ORGANICI D’ISTITUTO
Alla luce delle disposizioni attualmente in vigore, i Dirigenti
Scolastici inviano alla Direzione Generale Regionale una proposta di formazione delle
classi ed una conseguente richiesta di organico dei docenti “sentiti i competenti
organi collegiali” (art.45 DM 331/98, art.22 comma 3 L.448/2001, art.2 comma 3
Decreto Interministeriale organici 2002/2003), rappresentando “le esigenze definite
nel piano dell’offerta formativa e ogni altro elemento ritenuto utile” (art.2
comma 3 Decreto Interministeriale) e dopo aver informato le RSU (art.6 comma 3 CCNL ‘99;
art.46 DM 331/98).
Se il POF prevede un’offerta formativa da realizzare
tramite l’organico funzionale, perché l’istituto è tra quelli che sta sperimentando
l’organico funzionale, la C.M. 16/2002 recita: “Dall’anno scolastico 2002/2003
cessa di trovare applicazione il decreto 3 aprile 2000, n.105, che ha introdotto
l’organico funzionale in un limitato numero di istituzioni scolastiche dell’istruzione
secondaria. Pertanto, la dotazione organica delle scuole interessate va gradualmente
ricondotta nell’ambito della dimensione ordinaria, in relazione alla disponibilità di
posti non coperti da titolari”. Ciò vuol dire che l’organico funzionale
d’istituto si riduce solo in presenza di posti che si rendano liberi in conseguenza al
trasferimento dei docenti titolari.
La cattedre, poi,
vengono costituite secondo le modalità contenute nell’art. 4 del Decreto
Interministeriale, quindi, in prima battuta, anche con meno di 18 ore (comma 1). Dopo la
costituzione delle cattedre-sede, “si procede alla costituzione di posti orario tra
le diverse sedi della stessa scuola” (comma 2). Solo dopo le suddette operazioni gli
spezzoni residui “sono utilizzati prioritariamente, ove possibile, per ricondurre
fino alla concorrenza delle diciotto ore i posti d’insegnamento costituiti con orario
inferiore, anche individuando moduli organizzativi diversi da quelli previsti dai decreti
costitutivi delle cattedre, purché sia salvaguardata l’unitarietà dell’insegnamento
di ciascuna disciplina” (comma 4). Successivamente, “qualora gli spezzoni
residui non possano essere utilizzati secondo le modalità di cui ai commi precedenti, si
procede alla fase associativa per la costituzioni di posti di insegnamento tra istituzioni
scolastiche autonome secondo la normativa attualmente in vigore” (comma 5). Infine, “prima
di procedere alle assunzioni a tempo determinato di propria competenza, i dirigenti
scolastici, fatte salve le priorità indicate ai commi precedenti, attribuiscono ai
docenti in servizio nell’istituzione, con il loro consenso, ore aggiuntive di
insegnamento oltre l’orario obbligatorio, fino ad un massimo di 24 ore settimanali”(comma
6).
Se la procedura per la determinazione degli
organici è stata diversa da quella illustrata, è necessario richiedere immediatamente
come RSU un incontro di conciliazione presso l’apposito Ufficio della Direzione Generale
Regionale e contattare la sede locale della CUB-Scuola
CUB SCUOLA
Corso Regio Parco 31 bis 10152 Torino
Telefax 011282929 E mail: cubscuola.torino@tin.it
CUB SCUOLA
Corso Regio Parco 31 bis 10152 Torino
Telefax 011282929 E
mail: cubscuola.torino@tin.it
SUL TAGLIO
DEGLI ORGANICI
GLI INTENTI
La riduzione degli organici del personale
docente ed Ata fa parte delle misure di riduzione / riorientamento della spesa decise con
la finanziaria. Le ragioni ufficiali dei tagli sono tre:
·
In Italia il rapporto allievi / docenti è più basso che negli
altri Paesi dell'Ocse ed il riequilibrio di questo rapporto sarebbe un obiettivo
ampiamente condiviso. Così nella sessione di bilancio il ministro Moratti ricordava che
la riduzione degli organici per questo stesso motivo fosse stata decisa dai Governi del
Centro-sinistra e regolarmente indicata nei programmi annuali e triennali, salvo poi non
realizzarla, nella pratica, per aumenti imprevisti di posti registrati a consuntivo; [i]
·
Per riqualificare la spesa pubblica per l'istruzione sarebbe
necessario spostare risorse dai costi di gestione (tra i quali i più importanti sono
quelli fissi per il personale) alla spesa d’investimento;
Come si può notare, non si tratta di
considerazioni particolarmente innovative: da più di un decennio, la politica di gestione
del personale della scuola ha avuto come stella polare i riferimenti alla riqualificazione
della spesa e alla carriera (o al "riconoscimento del maggiore impegno") di
alcuni insegnanti.
Questi obiettivi sono sempre stati condivisi dai
sindacati istituzionali e nella loro pratica rivendicativa è stato costante il
riferimento a "non disperdere le risorse", cioè in pratica a concentrare gli
aumenti solo su di una parte del personale. Solo dopo la vera e propria rivolta degli
insegnanti contro il concorsone di due anni fa, le organizzazioni sindacali presenti alle
trattative (Cgil-Cisl-Uil più Snals e Gilda) hanno mutato rotta, proponendo come
obiettivo le retribuzioni europee.
Allo stesso modo si può verificare come anche nelle finanziarie
precedenti si erano operati tagli negli organici, basati sia sulla riduzione del numero
delle classi causata dal fatto demografico del calo delle iscrizioni, sia aumentando il
numero degli allievi per classi. Per esempio
le tabelle degli organici allegate al DM 331/1998 prevedevano nel triennio 1998-2000 una
diminuzione complessiva dell'1,7% del numero degli allievi, concentrata soprattutto nelle
superiori, un taglio complessivo di 12.200 classi (pari al 3,2%, quindi nettamente
superiore al calo demografico), con la conseguente riduzione del 2,2% del personale
insegnante (in concreto: 15.250 posti in meno)
Quello che è cambiato sono sostanzialmente tre cose:
·
L'accordo tra i ministri dell'Istruzione e dell'Economia propone di
realizzare le riforme sull'età d’ingresso a scuola, dell'articolazione complessiva del
sistema (staccando la formazione professionale dall'istruzione "generale") e
della politica retributiva a costo zero. Quindi bisogna per prima cosa realizzare i
tagli per poter contestualmente avviare le riforme: il che è perfettamente coerente con
la logica neo-liberale che vede nella riduzione della spesa pubblica di Welfare una delle
condizioni dello sviluppo economico. La proposta è di legare retribuzione, maggior
impegno lavorativo ed organici più ristretti: uno scambio "cannibale" tra
numero dei posti e qualche aumento salariale.
·
Come la Moratti affermava in sede di finanziaria, la riduzione
dell'organico avviene a spese essenzialmente dei docenti precari. In questo il precedente
governo aveva - dal punto di vista dei riformatori attuali - predicato bene, ma razzolato
male. I tagli pianificati non si erano realizzati ed anzi alcune misure andavano in senso
opposto: dal semi-esonero per duemila docenti comandati presso le Ssis agli "organici
funzionali" la cui sperimentazione guidata con mano clientelare prevedeva un organico
superiore a quello ordinario.
·
Le misure organizzative non sono più predisposte dal Ministero
assieme agli esperti sindacali, né sono previsti meccanismi concertativi d’addolcimento
dei tagli. Il Ministero vuol prendere in mano senza mediazioni la gestione degli organici
e quindi i sindacati istituzionali non possono più svolgere la funzione ambigua di
"indirizzo" e al tempo stesso di "moderazione" dell'innovazione. Ciò ha prodotto una forte protesta sindacale e la richiesta di un
confronto sugli organici, anche se non sono oggetto di contrattazione.[iii]
Sono previste riduzioni di organico progressive, nel corso di un triennio, fino a
un totale di 36.000 unità nel 2004/2005. Il taglio per il prossimo anno sarà di 8.500
posti nelle 10.750 scuole (quindi quasi un posto per scuola), così articolato:
L'incidenza delle riduzioni non è parallela
alla diminuzione delle iscrizioni prevista: infatti, il numero di alunni dovrebbe ridursi
di più nella scuola elementare (- 12.500 iscritti) che nei gradi successivi (-6.000 nella
scuola media, -8.000 nelle secondarie). Va detto che - stante l'attuale rapporto
alunni/docenti - un calo nelle iscrizioni di circa 26.000 unità dovrebbe comportare una
riduzione di non più di 2.500 posti[iv].
La scelta di limitare i tagli nelle elementari
dipende probabilmente in parte dall'incremento della scolarità previsto nei prossimi anni
per le iscrizioni anticipate previste dalla nuova Riforma dei cicli; ma forse anche
dall'intento di saturare l'orario di lavoro nelle medie, eliminando progressivamente i
meccanismi che prevedono ore a disposizione.
I modi per realizzare questi tagli sono indicati
nella circolare n. 16 del 19 febbraio 2002, che presenta lo schema del decreto
interministeriale "relativo alle disposizioni sulla determinazione degli organici del
personale docente per l'anno scolastico 2002-2003".
I tagli decisi a livello centrale determinano la
nuova consistenza degli organici regionali; sono poi i direttori regionali a doverli
ripartire tra le province di competenza e tra le scuole. Inoltre i direttori regionali
possono anche ridurre le dotazioni organiche provinciali (Dop): cioè i posti disponibili
per il tempo pieno, il tempo prolungato ed i progetti.
E' prevista la possibilità di effettuare
compensazioni tra le dotazioni dei diversi gradi e di accantonare un'aliquota di posti
delle dotazioni regionali "per far fronte a esigenze di particolare criticità"
oltre che per permettere la prosecuzione di progetti di particolare rilevanza didattica
e/o sociale. In sostanza, una parte dell'organico regionale può essere riservata per
concedere qualche classe in più in situazioni disperate o politicamente scottanti, oppure
per continuare ad essere utilizzata per progetti, su comando ecc.
Questo comporta che nella fase di confronto con
le scuole i direttori regionali probabilmente punteranno in prima battuta a massimizzare i
tagli, ad un'applicazione rigida della normativa, per crearsi così una
"riserva" di posti.
Infine il Ministero prevede di costituire
un'apposita struttura per monitorare il corretto adempimento delle operazioni.
Sono i dirigenti scolastici a
formulare la proposta degli organici di istituto sulla base delle esigenze stabilite nel
piano dell'offerta formativa, "improntando le proposte a rigorosi criteri di
razionalità e di contenimento della spesa"; i direttori regionali definiscono le
dotazioni di ogni scuola nei limiti dell'organico complessivo a disposizione.
I criteri di formazione delle classi non sono
molto cambiati, poiché il riferimento è sempre al D.M. 331 del 1998[v].
·
Si richiama comunque la necessità di accorpare le classi
intermedie ed eventual-mente anche quelle finali (al posto di due quinte di 13
e 14 studenti, una sola di 27), per raggiungere il valore medio previsto di 25.
·
Anche nei casi in cui è presente un portatore di handicap,
il nulla osta per la concessione di classi con numero d’allievi inferiore al minimo
fissato "dovrà essere limitato ai casi di comprovata gravità"
In ogni caso “i posti
e gli spezzoni orari derivanti da detti incrementi non modificano il numero e la
composizione delle cattedre, anche costituite tra più scuole, così come determinati
dall’organico” (art. 9): insomma si vuol chiudere la porta alla possibilità di
utilizzare eventuali classi in più per risolvere i problemi di cattedre orario
particolarmente disagiate. Gli spezzoni naturalmente dovranno prioritariamente essere
offerti agli insegnanti della scuola, ma come orario aggiuntivo, non ricomponendo le
cattedre.
Un ulteriore meccanismo, che sarà messo in opera ad integrazione
delle misure suddette, riguarda la formazione dell'organico di diritto. Dopo aver
determinato le cattedre “complete” delle varie discipline sulla base della normativa,
saranno create cattedre orarie a livello d’istituto, comprendendo indifferentemente
diverse sedi della stessa scuola e ore nei corsi diurni e serali (art. 8 commi 2 e 3).
Se residuano degli spezzoni (il che accade quasi sempre), "dovrà
essere preliminarmente verificata la possibilità di utilizzare [per gli spezzoni] il
completamento a diciotto ore dei posti d’insegnamento costituiti con orario inferiore a
quello dell'obbligo", "anche attraverso alla scissione degli insegnamenti
appartenenti alla stessa classe di concorso" (per esempio scindendo l’insegnamento
di lettere e storia tra due docenti.
Prima di assumere docenti a tempo determinato per gli ulteriori
eventuali spezzoni residui, questi saranno proposti ai docenti in servizio che
intendessero svolgere più di diciotto ore d’insegnamento, fino ad un massimo di
ventiquattro.
[i] Dalla replica del Ministro Letizia Moratti nell'esame in Commissione VII, della legge finanziaria (11 ottobre 2001): "Un'ultima fondamentale annotazione in materia di personale della scuola. L'art. 40 della legge finanziaria 1998 prevedeva una riduzione del personale del 3% nel biennio 1998/1999, con un risparmio previsto di 1900 miliardi. La legge finanziaria del 2000 prevedeva un’ulteriore riduzione dell'1% con riferimenti espliciti a riduzioni delle supplenze brevi. A fronte di queste misure vi è stato invece un incremento di personale docente di 55.000 unità, di 94.000 ATA e un incremento incontrollato di supplenze. Questa è la situazione che noi abbiamo ereditato e le disposizioni contenute nell'art. 13 sono finalizzate a fornire gli strumenti per l'inizio di un effettivo governo della spesa del personale scolastico nonché per l'inizio di una riqualificazione della spesa, finora prevista ma mai attuata."
[ii] "Sulla
valorizzazione del personale docente, da conseguire attraverso il reinvestimento dei
risparmi preventivati, siamo sempre stati consapevoli che la soluzione effettivamente
più congrua ed opportuna sarebbe quella di destinare a quel fine l'intero ammontare
dei risparmi stessi. Peraltro, questa soluzione si porrebbe del resto nel solco del
perseguimento degli obiettivi di qualità tracciati già dalla legge n.440 del 1997.
Peraltro devo mettere in evidenza che risorse per il comparto della scuola sono state
specificatamente previste nella legge finanziaria, in aggiunta alle risorse previste
per tutto il pubblico impiego" (Replica del Ministro Letizia Moratti ...)
[iii] Come è comprensibile,
quando con l'intesa del 4 febbraio la "concertazione" (in sostanza, un
rapporto privilegiato con l'amministrazione) è stata di nuovo offerta, il sindacato
ha firmato e sospeso gli scioperi. Solo dopo, quando è peggiorata la congiuntura tra
Cgil-Cisl-Uil ed il Governo Berlusconi, il problema dei tagli è stato portato in
primo piano, con scioperi unitari territoriali.
[iv] Come chiarisce anche la circolare ministeriale 16/2002, le riduzioni avvengono "sia in dipendenza di un puntuale adeguamento delle previsioni alla effettiva situazione degli alunni frequentanti nell'anno scolastico in corso, sia per effetto di modeste riduzioni legate a esigenze di contenimento della spesa"
[v] Ricordiamoli
brevemente: nella scuola materna, il numero minimo per sezione è di quindici
bambini ed il massimo di venticinque, con la possibilità di ridistribuire eventuali
eccedenze (art. 14); nelle elementari il
numero di allievi per classe non può superare “di norma” venticinque (art. 15).
Nelle scuole secondarie di primo grado le classi prime si formano con un numero
massimo di 25 e minimo di 15; in caso di resti, la consistenza può essere elevata a
ventisei o al massimo a ventisette (art. 16 commi 1 e 2). In sostanza: da 30 a 52 due
classi; da 53 a 78 tre classi ... Negli anni successivi si procede a fusioni solo se
il numero medio per classe scende al di sotto di quindici.
Nelle scuole secondarie di secondo grado il numero minimo di allievi è “di norma” 25 e questo è il divisore utilizzato per la formazione delle classi iniziali di ogni indirizzo e ciclo; gli eventuali resti devono essere ridistribuiti fino a 28. In casi particolari (art. 18 commi 4 e 5) è concessa l’istituzione di classi con non meno di venti allievi. Nelle classi intermedie si procede a riaccorpamenti se il numero medio per classe è inferiore a venti. Restano valide in ogni grado le eccezioni previste dall’art. 10 per gli alunni portatori di handicap che prevedono “di norma” classi con non più di venticinque allievi e che, nei casi di maggior gravità, consentono la costituzione di classi anche con meno di venti iscritti.
[vi] Art. 9: “Al fine di
assicurare la massima possibile coincidenza tra le classi previste ai fini della
determina-zione dell'organico di diritto e quelle effettivamente costituite all'inizio
di ciascun anno scolastico, è consentito derogare, in misura non superiore al 10%, al
numero massimo e minimo di alunni per classe previsto, di regola, per ciascun grado di
scuola, dai successivi articoli”.
Quattro BUONE
RAGIONI PER NON ACCETTARE CATTEDRE CON PIU' DI 18 ORE
1 - SOLIDARIETA' COI COLLEGHI
Ogni ora eccedente le 18 che noi accettiamo
viene sottratta ai colleghi. Per ogni 18 ore di orario prolungato ci sarà un supplente
che si troverà senza lavoro. A livello
nazionale, si tratta di molte migliaia di posti di lavoro. Anche fra i colleghi di ruolo,
avverrà che l'ultimo nella graduatoria d'Istituto potrà perdere la
cattedra o rimanere con uno spezzone.
2 - RETRIBUZIONE
Le ore di lavoro straordinario sono pagate
molto meno di quelle ordinarie. Questo perché le ore eccedenti sono pagate in modo
proporzionale alla retribuzione meno l'Indennità Integrativa Speciale, che rappresenta circa il 31 % della
retribuzione lorda. D'altro canto ogni ora di lezione in più si ripercuote anche
sugli altri impegni di lavoro (più consigli, più compiti da correggere...).
Consideriamo, ad esempio, una retribuzione mensile media:
|
|
lordo (euro) |
netto (euro) |
|
cattedra di
18 ore |
1571 |
1252 |
|
cattedra di
24 ore |
2167 |
1497 |
Ad un aumento di lavoro pari al 33 %
corrisponde un aumento della retribuzione solo del 23% sul lordo e del 19% sul netto! Se calcoliamo convenzionalmente 4 + 1/3 settimane al mese, con
un calcolo approssimato:
|
|
retribuzione
oraria netta |
|
per le prime
18 ore |
16,0 euro/ora |
|
per ogni ora
oltre le 18 |
9,4 euro/ora |
3 - IMPARIAMO DAL PASSATO E GUARDIAMO AL FUTURO
Da anni è in atto una manovra per
trasformare quello dell'insegnante da un mezzo lavoro mezzo pagato a un lavoro
intero mezzo pagato.
Quando e se la maggior parte degli
insegnanti avrà accettato una cattedra di 24 ore, quella sarà la prestazione di lavoro
normale e sarà retribuita, in termini di salario reale, come l'attuale cattedra di 18
ore. Al Governo basterà concedere aumenti salariali inferiori all'inflazione. Inoltre un insegnante che
lavora 24 ore alla settimana in classe ha meno tempo ed energia da dedicare alle altre
attività funzionali all'insegnamento.
4 - UNA QUESTIONE DI PRINCIPIO
Da anni ci illudono promettendo un
adeguamento agli stipendi europei e turlupinandoci nei fatti. Dimostriamo, per una volta,
di avere quel senso critico la cui mancanza rimproveriamo spesso ai nostri allievi.
Dimostriamo di essere uniti nella difesa dei nostri interessi comuni. Pretendiamo una
retribuzione dignitosa e rifiutiamo le briciole, per di più avvelenate.
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